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Pmi: Confindustria-Cerved, cresce incertezza per imprese Centro-Nord

venerdì 12 aprile 2019


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(AGI) - Roma, 12 apr. - Il trend di crescita delle Pmi del
Centro-Nord fa registrare una decisa accelerazione fino al 2017, con
una piena uscita dalla crisi, pur rimanendo ampie le differenze
regionali. Ma diversi indicatori nel 2018 vedono suonare
significativi campanelli d'allarme, con aspettative per il 2019-2020
di una frenata ancora piu' brusca. E' la fotografia scattata dalla
quarta edizione del Rapporto 'Pmi Centro-Nord', curato da
Confindustria e Cerved sullo stato di salute e le prospettive a breve
e medio termine delle Pmi di capitali (tra 10 e 250 addetti) che
operano nelle regioni piu' sviluppate del Paese. Le stime confermano
il rallentamento dei principali indicatori di bilancio. Secondo le
previsioni di Confindustria e Cerved, nel 2019 la crescita di
fatturato e valore aggiunto delle Pmi analizzate dovrebbe dimezzarsi,
con conseguenze evidenti sulla redditivita': i margini dovrebbero
crescere con tassi intorno all'1% e la redditivita' netta tornerebbe
a contrarsi. Solo nel 2020 e' prevista una debole ripresa degli
indici.
In questo quadro di "crescente debolezza congiunturale", il
rapporto approfondisce tre possibili percorsi per il recupero di
livelli piu' elevati di competitivita': la capitalizzazione e la
crescita dimensionale; l'apertura del capitale aziendale; la
propensione all'esportazione. Ricette che sembrano particolarmente
indicate per le imprese familiari, che costituiscono tuttora (con 100
mila imprese su 150 mila) la tipologia d'impresa prevalente, anche
nelle regioni del Centro-Nord. L' "apertura" di queste imprese
all'apporto di capitali esterni puo' rappresentare una grande
opportunita' di crescita: molte di loro, infatti, possono essere
classificate come "eccellenti", con un potenziale di crescita
inespresso eppure molto rilevante.
(AGI)Gav (Segue)
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(AGI) - Roma, 12 apr. - Nel bacino delle oltre 100 mila Pmi di
capitali del Centro-Nord sono state individuate poco meno di
3.500 imprese che hanno caratteristiche compatibili con
l'acquisizione da parte di un fondo di private equity (per
crescita dei ricavi, profitti e generazione di cassa), e oltre
500 che hanno caratteristiche finanziarie, di governance e
leadership molto simili a quelle delle societa' gia' quotate,
per un totale di oltre 4.000 imprese "eccellenti".
    Gli effetti sul Pil di una apertura del loro capitale a
queste iniezioni di liquidita' sarebbero assai significativi,
potenzialmente quantificabili nel medio periodo fino a 3,7
punti percentuali in media nazionale, ed anche piu' elevati
nelle regioni del Centro-Nord dove la presenza imprenditoriale
e' piu' significativa (+4,3% nel Nord-Est, +3,9% nel
Nord-Ovest): piu' contenuto, ma sempre rilevante (attorno al
3%), nelle regioni del Centro.
    Come pure rilevanti sarebbero gli effetti sull'economia di
un ampliamento del club delle imprese a forte vocazione
internazionale, se e' vero che esse registrano risultati di
bilancio (oneri finanziari, redditivita', liquidita')
sistematicamente migliori di quelli del complesso delle PMI e,
in particolare, una crescita del valore aggiunto tra 2009 e
2017 di oltre 10 punti in media superiore a quella del
complesso delle Pmi.
    Lo scenario economico davanti a cui si trovano le PMI del
Centro Nord inizia, dunque, a farsi piu' incerto, e il ritmo
con cui i risultati economici degli ultimi anni si consolidano
diventa sempre piu' lento. Nel Centro-Nord, come in tutto il
paese, servono percio' piu' imprese eccellenti, cioe' piu'
robuste, piu' capitalizzate, piu' aperte e piu'
internazionalizzate, per premere di nuovo sull'acceleratore. E
una politica economica che torni a considerarle come il
principale motore del benessere e della ricchezza del Paese.
(AGI)
Gav
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