Targetti (Regioni) su ruolo apprendistato di primo livello

martedì 13 novembre 2012


Targetti (Regioni) su ruolo apprendistato di primo livello

 

Roma, 13 novembre ’12 (comunicato stampa) "Oggi abbiamo un'occasione importante per riflettere sul ruolo dell'apprendistato di primo livello”, un sistema finalizzato al raggiungimento della qualifica e del diploma professionale attraverso un percorso lavorativo, come possibile sistema duale sul modello tedesco”. Lo ha dichiarato Stella Targetti (vicepresidente Regione Toscana) che ha partecipato a Napoli alla Conferenza “Lavorare insieme per l’occupazione dei giovani”, come coordinatrice della Commissione 'Istruzione, lavoro, innovazione e ricerca' della Conferenza delle Regioni.

“In Germania vi accedono il 65% dei giovani ed è ritenuto il principale motivo di una disoccupazione giovanile all'8%,  che è la più bassa d'Europa. In Italia, dal punto di vista normativo, siamo in una fase avanzata della definizione degli aspetti regolatori a livello di tutte le Regioni, ma la vera sfida è l'applicazione di un contratto di lavoro che è ancora troppo poco attraente per le  imprese. Il contratto prevede infatti obblighi formativi importanti per le imprese, ma il sistema di incentivazione – gli sgravi contributivi – non è assolutamente proporzionato al compito formativo richiesto. Attualmente gli sgravi non sono collegati alla quantità e alla qualità della formazione prevista. Le imprese italiane sono soprattutte piccole e medie imprese e quindi fanno inevitabilmente grande fatica ad offrire agli apprendisti un contesto di formazione organizzato. La soluzione è dunque supportare la capacità formativa delle nostre aziende, creando un forte sinergia con il mondo dell'istruzione e della formazione professionale. Ciò può essere fatto anche attraverso la costituzione di poli tecnico professionali sul territorio, pensandoli come reti di soggetti pubblici e privati (scuole, agenzie formative, imprese, fondazioni Its, università) che mettono in comune risorse professionali e strumentali, a partire dai laboratori necessari a far acquisire ai ragazzi le competenze applicative. E qui torniamo all'esempio della Germania, dove esistono laboratori extra-aziendali che supportano le imprese che non hanno la possibilità di svilupparne uno al proprio interno. Questi laboratori extra-aziendali sono in gran parte finanziati dalle camere professionali. Ecco, forse dovremmo partire da qui, pensando ad utilizzare a questo scopo anche i fondi paritetici interprofessionali”.