Targetti (Regioni) su Diritto allo Studio Universitario

martedì 23 luglio 2013


 

Roma, 23 luglio ’13 (comunicato stampa) “E’ da ritirare l’emendamento sul diritto allo studio universitario approvato dalla Camera dei Deputati all’interno del decreto del fare”, dichiara Stella Targetti, coordinatrice della Commissione istruzione, lavoro e ricerca della Conferenza delle Regioni, spiegando una posizione condivisa dagli assessori regionali al diritto allo studio universitario riuniti nella IX Commissione.
“Il problema sarà sicuramente posto all’attenzione della Conferenza delle Regioni, in quanto le nuove norme introdotte indeboliscono il sistema del diritto allo studio universitario oltre ad invadere la competenza esclusiva delle Regioni in materia. Infatti il possibile sdoppiamento di competenze comporterà solo confusione tra due distinti sistemi di diritto allo studio, quello “ministeriale” e l’altro “regionale”. Si crea così anche un doppio canale di finanziamento del diritto allo studio, illudendo che ci siano più risorse quando in realtà ce ne sarebbero meno.
Questo articolo – spiega la Targetti – prevede l'istituzione di un “Programma nazionale di sostegno allo studio degli studenti capaci e meritevoli”, in pratica si propone un nuovo canale di finanziamento del diritto allo studio che si aggiungerebbe a quello già esistente e che presenta forti criticità sia dal punto di vista normativo che finanziario.
La confusione normativa che si creerebbe con l'istituzione di un doppio canale di finanziamento è evidente, mettendo in discussione così la garanzia che tutti gli studenti abbiano riconosciuto il diritto allo studio.
Il sistema integrato di diritto allo studio prevede per le borse di studio la concorrenza del finanziamento dello Stato, delle tasse degli studenti e delle Regioni. Spetta poi a Regioni e Università, nella loro autonomia, stabilire interventi aggiuntivi ai Livelli essenziali delle Prestazioni. Oggi gli studenti e le Regioni fanno rispettivamente la loro parte, mentre il Fondo integrativo statale – pari a 160 milioni di euro nel 2013 – è pari a zero per il 2014.
Il nuovo canale di diritto allo studio abbozzato nel “Decreto del Fare” viene invece finanziato con una quota del Fondo di Finanziamento Ordinario spettante alle università per una cifra pari a 274 milioni di euro. Così si ottiene un doppio effetto negativo: da una parte si toglie alle università una parte dell'FFO appena e faticosamente riconquistato, dall'altra si sancisce la deresponsabilizzazione finanziaria dello Stato in materia di DSU.
Il diritto allo studio – conclude la Targetti - non può ridursi ad un bancomat, cioè alla sola erogazione monetaria delle borse di studio, ma si tratta di un sistema di servizi ed investimenti (alloggi, mense, strutture dedicate) che le Regioni portano avanti da anni, anche con fondi propri, per garantire che il diritto allo studio sia un effettivo diritto di cittadinanza per tutti gli studenti”.