Legge di Stabilità 2015: audizione Chiamparino

martedì 4 novembre 2014


 

 
Roma, 4 novembre ’14 (comunicato stampa) “Noi collochiamo le nostre proposte per la legge di stabilità nel quadro della riforma del Titolo V  della Costituzione che ha come cardine il superamento del bicameralismo perfetto proprio con il riconoscimento del ruolo del sistema delle autonomie, delle Regioni e dei Comuni”. E’ questa la considerazione politica e istituzionale con cui il Presidente della Conferenza delle Regioni ha aperto il suo intervento nel corso dell’audizione che si è tenuta oggi nella sala del Mappamondo alla Camera dei deputati e che ha visto la partecipazione – nella delegazione della Conferenza delle Regioni - anche del Presidente della Lombardia, Roberto Maroni, e degli Assessore al bilancio Massimo Garavaglia (Lombardia), Gaetano Giancane (Campania); Alessandra Sartore (Lazio) e Roberto Ciambetti (Veneto).
Una premessa quella del Presidente Chiamparino necessaria anche per sottolineare il fatto che le Regioni si sentono “a pieno titolo componenti autonome  ma integrate nello Stato e in quanto tali intendono essere protagoniste delle scelte politiche ed economiche del Governo. Soggetti istituzionali con “pari dignità”, ma anche con “pari doveri”, “a cominciare – ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni - da quelli legati alla necessità di “stare dentro una logica di risanamento e riqualificazione della spesa pubblica, ricercando le strade per una “maggiore efficienza dello Stato e della pubblica amministrazione”, senza dimenticare che “molta strada devono fare le Regioni”, ma “altrettanta ne deve percorrere lo Stato e la pubblica amministrazione nel suo insieme”. Considerando anche i traguardi raggiunti: “penso ad esempio alla tanto vituperata sanità che è gestita completamente dalle Regioni e che l’Oms colloca come dati di costo e in termini di efficacia ai primi posti dell’Unione Europea”.
“All’interno della Conferenza delle Regioni abbiamo giudizi politici differenti sulla manovra - ha proseguito Chiamparino  ma personalmente credo che una legge di stabilità con cui il governo intende trasferire risorse alle imprese e ai cittadini sia condivisibile, ma proprio perché si vogliono immettere risorse nell’economia occorre stare molto attenti agli effetti collaterali di queste scelta sia rispetto ai servizi che il sistema delle regioni eroga, sia rispetto alla fiscalità e alla tariffazione locale connessa all’erogazione dei servizi stessi.
Nella formulazione originaria noi abbiamo definito questa manovra come non sostenibile perché ai 4 miliardi di tagli previsti, con la riduzione dei trasferimenti per il 2015 vanno aggiunti 1,75 mld frutto degli effetti delle finanziarie pregresse e - cosa che pochi considerano – il fatto che le Regioni a differenza di altri livelli dell’amministrazione dello Stato hanno anticipato al 2015 il raggiungimento del bilancio e questo equivale ad un effetto riduttivo della capacità di spesa di circa 2,8 miliardi Poi c’è la riduzione dell’Irap – da me condivisa – a cui però corrisponde una riduzione di gettito che per le Regioni a statuto ordinario è dell’ordine di 450 milioni.
A tutto ciò va aggiunta un’altra considerazione: il taglio delle risorse per le nuove province è una riduzione che rischia di provocare un effetto domino  Avendo la legge nazionale attribuito alle province determinate funzioni fondamentali di cui alcune molto importanti come viabilità e scuole è evidente che qualora l’esercizio di dette funzioni non trovi corrispettivo finanziario, questi enti si rivolgeranno immediatamente alle Regioni, cosa che peraltro già sta avvenendo”. Inoltre “se si prende la spesa primaria delle Regioni dal 2009 al 2012 si nota che ha sopportato un taglio di circa il 38,5% mentre il peso della spesa primaria delle istituzioni regionali sul totale della spesa primaria è del 4,5%. Viceversa l’amministrazione centrale dello Stato che pesa per il 24 per cento ha avuto una riduzione del 12,2 per cento”.
"Le nostre proposte – su cui abbiamo avviato un confronto con il Governo – mirano a rendere più stringente il patto per la salute, firmato ad agosto. E' questo il primo punto: siamo pronti ad accentuare in tutte le Regioni la logica su cui è basato il patto, pronti a fare più risparmi a condizione però che insieme al Governo si rimettano in gioco risorse per investimenti nella sanità che sono giacenti presso il bilancio dello Stato per opere che non si sono realizzate. Risorse che potrebbero aiutare a migliorare l’assetto edilizio e tecnologico della sanità con ricadute positive anche sulle spese di gestione. Secondo punto: costi standard, ma per tutti. Vogliamo aprire un confronto con il governo e nello specifico con il ministero dell’economia per una loro applicazione rigorosa alle Regioni , ma anche a tutta l’amministrazione dello Stato, in tutti i campi e non solo sulla sanità in una logica che abbini più strettamente efficienza nella gestione dei servizi, costi ed efficacia dell’erogazione del servizio. Infine sottolineo l’importanza di un patto verticale incentivato che consenta verso i Comuni e verso le aziende quella flessibilità che permetterebbe di rimettere in circolo risorse. Un ulteriore intervento potrebbe riguardare l’ottimizzazione di flussi finanziari di risorse regionali che sono già poste nel bilancio dello Stato.
Se – come auspico – si avvia un ragionamento approfondito su questi temi, credo che possano esistere i presupposti – ha concluso Chiamparino - per rendere il concorso delle Regioni ai saldi della manovra realmente affrontabile".