[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
NUOVI PREZIOSI REPERTI PER LA TRIDENTUM SOTTERRANEA La Giunta provinciale autorizza l’acquisto degli interrati di Casa Crivelli Bellesini

venerdì 12 luglio 2002


(g.p.) – Si amplia l’offerta culturale proposta dal progetto “ Tridentum sotterranea” che vede il suo fulcro nell’area archeologica di Piazza Battisti a Trento. La Giunta provinciale, con delibera presentata dall’assessore Silvano Grisenti, ha infatti autorizzato l’acquisto di una parte degli interrati di Casa Crivelli Bellesini, in Piazza Duomo, nel capoluogo. Qui - nei mesi di gennaio/ottobre 1997 e febbraio/marzo 1999 - sono venuti alla luce importanti reperti archeologici all’indomani degli scavi per la ristrutturazione dello stabile. È stata pertanto avviata una campagna di ricerche archeologiche, condotta dai competenti funzionari dell'Ufficio Beni Archeologici, nell'area delle cantine e del cortile dell'edificio che ha permesso di individuare (lungo il lato sud della casa), in perfetto allineamento con il muro perimetrale che divide palazzo Crivelli - Bellesini dall'attiguo palazzo Balduini, i resti del muro che in età romana delimitava la città lungo il lato sud. Tale muro, conservato per una altezza media di circa m 3 a partire dalla quota della risega è in opera mista di laterizi e ciottoli. Addossata alla cinta, una possente struttura rettangolare, interamente realizzata in mattoni, serviva probabilmente da contrafforte o da sostegno della scala di accesso al camminamento di ronda. Uno stretto vicolo, largo 80 centimetri, separava la cinta muraria dall'edificio ad esso adiacente; il vicolo, interamente percorribile al momento della costruzione dell'edificio venne in seguito chiuso da una porta lungo il lato est della quale si è conservata la soglia in pietra. I resti murari messi in luce, conservati per un'altezza media di 1,30 metri, hanno uno sviluppo chiaro ed articolato. Essi delimitavano una serie di ambienti che si affacciano su di un cortile centrale pavimentato con lastre di calcare rosso. Un secondo cortile, in semplice battuto di terra, si trovava a ridosso della cinta cittadina ed era accessibile esclusivamente dal vicolo e da uno dei vani. Alcuni di questi ambienti erano dotati di un pavimento in battuto di malta e soglie di accesso in rosso ammonitico. Un vano aveva in origine una pavimentazione a mosaico (opus tessellatum ), totalmente distrutta già in antico e della quale si è conservata solo una piccola striscia di tessere di colore rosa a ridosso di uno dei muri perimetrali. Due ambienti, disposti in successione, erano entrambi dotati di sistema di riscaldamento ad hypocaustum di cui sono rimasti i pilastrini che sostenevano il pavimento. Nel primo la pavimentazione era costituita da uno spendido tessellato policromo, in gran parte andato distrutto in seguito alla costruzione di una cisterna in epoca bassomedievale. Dalla demolizione è stata risparmiata, in corrispondenza del lato sud del vano, una fascia lunga circa 6 metri e larga mediamente 60 centimetri. Per il mosaico sono state impiegate tessere di colore bianco, nero e rosa disposte a formare un motivo ad archi e merli che in origine doveva perimetrare interamente il campo centrale, ora perduto. Diverse figure geometriche, fusi, pelte e spine, vivacizzano inoltre l'articolato disegno. Del mosaico, sottoposto alle necessarie opere di resturo, è prevista la ricollocazione in situ. Da tale vano si accedeva, tramite una soglia in rosso ammonitico, direttamente a quello successivo; un ambiente rettangolare, di minori dimensioni e absidato in corrispondenza di uno dei lati brevi (lato sud). Le distruzioni operate in epoca medievale e rinascimentale hanno comportato la totale demolizione dell'antico pavimento. L'elevato numero di lastre di marmo presente nei materiali del crollo testimonia però che esso era decorato secondo la tecnica dell'opus sectile , cioè con l’accostamento di lastre di marmo di colore diverso disposte a formare motivi geometrici. Tale rivestimento doveva proseguire anche nello zoccolo della parete, come attestano alcuni frammenti variamente modanati nonché i segni delle grappe presenti su di essi; la parte superiore del muro era invece intonacata e dipinta. Per la presenza in entrambi questi ambienti di un sistema di riscaldamento ad hypocaustum essi possono essere identificati come ambienti aventi una funzione termale; in particolare il primo, di più vaste dimensioni e di forma rettangolare era il tepidarium, mentre il secondo fungeva da caldarium , di cui mantiene il tipico sviluppo absidale. Gli ambienti messi in luce sono tutti pertinenti al medesimo edificio, di cui però non conosciamo lo sviluppo complessivo. Le ricerche non ci permettono di affermare con sicurezza se essi sono pertinenti ad una ricca residenza privata - domus - oppure se si tratta di un settore delle terme cittadine come sembrerebbero suggerire le dimensioni degli ambienti termali, oppure ancora se si tratta di una residenza privata con settore termale aperto al pubblico. Le ricerche confermano invece che l'edificio è stato costruito nel corso del II secolo d.C. e che il suo utilizzo è durato almeno fino al IV -V secolo d.C. Alcuni saggi condotti in alcuni punti dello scavo hanno permesso di verificare che questo edificio insiste su un'area già interessata da strutture più antiche databili tra l'ultimo quarto del I secolo a.C. ed il I d.C., in seguito completamente demolite per la costruzione del nuovo cantiere.