[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
DELLAI ALLA CONFERENZA DI LUSERNA: “TUTELARE LE MINORANZE SIGNIFICA TUTELARE L’AUTONOMIA” Il punto su situazione e prospettive di ladini, mocheni e cimbri nell’intenso confronto istituzionale di stamani

sabato 13 luglio 2002


(g.p.) - “La tutela delle minoranze non si deve limitare a semplici forme di “protezione” perché questo rischia a lungo termine di trasformarsi in svantaggio anziché in vantaggio”. Con questo messaggio, che è soprattutto una sfida con la quale l’intera comunità provinciale è chiamata a confrontarsi, il presidente della Giunta provinciale di Trento, Lorenzo Dellai ha introdotto i lavori della seconda conferenza delle minoranze che si è svolta quest’oggi a Luserna. Un appuntamento fortemente significativo proprio perché il tema della tutela e della valorizzazione delle minoranze linguistiche presenti sul territorio trentino non può che tradursi in una riflessione a 360 gradi sulla natura e sul futuro della nostra stessa Autonomia. Numerosi i rappresentanti istituzionali presenti, a sottolineare l’ importanza del confronto, dall’assessore provinciale all’agricoltura e montagna Dario Pallaoro all’assessore regionale Gino Fontana, ai diversi sindaci delle comunità ladine e mochene invitati dal “padrone di casa”, Luigi Nicolussi Castellan, sindaco di Luserna, al preside della Facoltà di Giurisprudenza, Roberto Toniatti, al professor Casonato in rappresentanza del rettore dell’Università di Trento. La giornata si è aperta con la visita da parte dei rappresentanti istituzionali alla “Haus von Prükk”, una casa museo aperta al pubblico due anni fa dopo un sapiente recupero delle sue strutture architettoniche originali come pure degli arredi tipici di una cultura rurale alpina. Poi, davanti al municipio la corale polifonica di Luserna ha accolto gli ospiti con canti in lingua originale. I lavori, iniziati subito dopo, sono stati aperti dal presidente della Giunta provinciale di Trento. “Affinché la “tutela” non produca a lungo andare una sorta di isolamento – ha detto Lorenzo Dellai – oggi appare indispensabile un costante confronto con “l’esterno” , con soggetti nuovi anche in una più ampia dimensione europea (in questo senso decisivo potrebbe rivelarsi il contributo dell’ Università che si è già definito in termini di continuità e stabilità)”. “Occorre dettare una disciplina di settore e sviluppare una corrispondente azione amministrativa – ha spiegato Dellai - avendo ben presente la necessità di ricercare soluzioni il più possibile rispettose delle peculiarità di ciascuna minoranza linguistica, all’interno di una più ampia politica di salvaguardia e valorizzazione delle stesse”. Di qui la scelta della Giunta provinciale di istituire il Servizio per la promozione delle minoranze linguistiche locali e la Conferenza delle minoranze il cui lavoro è stato al centro del confronto odierno. I campi di azione individuati sono ovviamente molti, trattandosi di una tematica trasversale”. Si va dalla formazione, alla lingua, dalla cultura alla comunicazione, agli interventi a sostegno dell’economia, con un occhio di riguardo allo strumento del patto territoriale. Ma quali saranno le misure operative che potranno garantire non solo sopravvivenza ma anche sviluppo e piena integrazione sociale alle minoranze linguistiche? Si prospetta anzitutto la definizione, nella prossima legge annuale di adeguamento, di uno specifico quadro normativo per le scuole delle minoranze che consenta flessibilità nella gestione del personale e maggiore autonomia in campo didattico. Alcuni esempi concreti sono l’istituzione di una figura assimilabile all’intendente ladino e la costituzione di un organismo di coordinamento e proposta tra i dirigenti scolastici degli Istituti che operano nei territori delle minoranze. È stata inoltre richiesta la definizione di un programma di intervento specifico dell’IPRASE, anche in collaborazione con l’Università ;, per la predisposizione di programmi e materiale didattico in lingua minoritaria nonché per il sostegno alle sperimentazioni linguistiche. Saranno poi avviate azioni finanziate sulla legge statale 482/99 che dovranno essere puntualmente monitorate alla luce della necessità di promuovere una politica linguistica organica. Sul fronte della comunicazione, si è parlato delle autorizzazioni ministeriali e degli adempimenti tecnici per la diffusione del canale Rai Bozen nei territori delle minoranze, come pure della predisposizione di un piano di programmazione radio-televisiva per la tutela delle popolazioni minoritarie attraverso un nuova convenzione con la Rai o specifici accordi con emittenti locali. Un altro capitolo riguarda la definizione, da parte della Provincia, del soggetto competente a fissare le norme linguistiche e di grafia (regolamentazione del ruolo dei due Istituti e delle modalità di esercizio di questa competenza). Sul fronte delle politiche culturali si tratterà di accompagnare il passaggio di competenze relative ai rapporti finanziari e amministrativi tra Provincia e Istituti culturali dal Servizio Attività culturali al Servizio per la Promozione delle minoranze linguistiche locali e quindi di definire – attraverso una delibera di Giunta - un sistema di finanziamento tramite il nuovo Fondo provinciale per le minoranze per l’ulteriore sostegno agli Istituti culturali. Un altro obiettivo riguarda la valorizzazione (con specifica previsione deliberativa) degli organismi consultivi (consulta ladina del Comprensorio e commissioni presso gli Istituti culturali) nell’elaborazione e condivisione di linee di intervento finanziabili con il futuro Fondo provinciale per le minoranze. Per quanto riguarda l’economia, come accennato, la strada sarà quella del massimo sostegno ai patti territoriali elaborati nei territori delle minoranze, come strumento per contrastare l’abbandono della popolazione (con particolare riferimento alla creazione di nuove opportunità di lavoro in loco o basate sul telelavoro). “Queste linee di azione prioritarie – ha spiegato il presidente della Giunta provinciale, Lorenzo Dellai, saranno non solo seguite e verificate all’interno dei tavoli di lavoro per ambiti tematici, ma anche inserite, nella cornice dell’accordo di programma tra Provincia e Università di Trento, in un progetto organico di coinvolgimento dell’Ateneo trentino”. Primo passo di questa collaborazione è rappresentato dalla già concordata costituzione di un gruppo misto di lavoro con il compito di sostenere una strategia di lungo periodo per la promozione di politiche coordinate e integrate di tutela a favore delle minoranze. Scheda La minoranza ladina occupa attualmente tre aree geografiche: Canton dei Grigioni, Ladinia centrale (area dolomitica) e Friuli. Le tre zone rappresentano la parte residuale di un più vasto territorio romanzo che si estendeva intorno al 1000 d.C. su di una regione compresa tra le sorgenti del Reno e l’Adriatico. Al giorno d’oggi la minoranza ladina è composta da una comunità di circa 770.000 individui così ripartiti: 40.000 presso il Canton dei Grigioni, 700.000 in Friuli, mentre 30.000 sono i Ladini dolomitici. La Ladinia è suddivisa in cinque vallate (Gardena, Badia, Fassa, Livinallongo e Ampezzo), presso le quali la lingua ladina assume significative varianti locali. L’attuale Comprensorio Ladino di Fassa è da considerarsi l’ erede della Magnifica Comunità di Fassa (Communitas Fasciae ), della quale la prima menzione documentaria risale al 1253. La vita del popolo fassano fu da sempre caratterizzata da un’economia stagnante e di pura sussistenza a causa delle difficili condizioni climatico-geografiche. Accanto all’agricoltura un’importante attività economica fu l’allevamento di bovini e ovini. Le disagiate condizioni di vita spinsero molti fassani all’emigrazione stagionale. A partire dall’inizio del XIX secolo l’emigrazione assunse un carattere di massa in concomitanza con lo sviluppo dell’attività del pittore-decoratore. Soprattutto dai più disagiati paesi dell’alta valle schiere di pittori emigrarono stagionalmente per raggiungere le più floride regioni dell’Europa centrale in cerca di lavoro. Oggi la situazione risulta decisamente mutata soprattutto grazie al notevole sviluppo dell’attività turistica. Significativi progetti volti a salvaguardare e valorizzare la lingua e la cultura ladine sono stati realizzati dall’Istituto culturale ladino. I ladini di Fassa oggi sono quasi 8000. L'insediamento mòcheno interessa la sponda sinistra e parte della sponda destra della valle del Fèrsina. I paesi mòcheni sono: Frassilongo/Garait, Roveda /Oechlait, Fierozzo /Vlarötz e Palù/Palae. La Valle, data anche la vicinanza con il borgo di Pergine, venne fin dall’ antichità sfruttata per i suoi boschi, pascoli e i ricchi giacimenti minerari. In diversi punti sono infatti ancora riscontrabili resti dei forni fusori e discariche di scorie risalenti a 1300-1100 anni avanti Cristo. Fu però solo con la colonizzazione sistematica del territorio da parte di famiglie contadine di origine tedesca, attuata dai conti del Tirolo tra il 1300 e gli inizi del 1400, che furono fondati insediamenti permanenti. L’ economia della valle conobbe poi un periodo di fiorente attività mineraria, ma già nel 1600 tornò a prevalere l’allevamento accompagnato dal fenomeno diffuso dell’emigrazione temporanea maschile per l’esercizio del commercio ambulante (i cromeri – krumern). Il mòcheno, che ha le caratteristiche tipiche degli idiomi medio-alto bavaresi, fu segnalato fin dai tempi antichi come parlata "alemanna ossia tedesca". La presenza di scuole tedesche, i contatti con comunità di lingua tedesca dovuti alla pratica del commercio ambulante e altri sistemi di trasmissione della cultura e dei beni famigliari, hanno rafforzato il mantenimento dell'idioma. Oggi la popolazione mochena è costituita da circa 1000 abitanti. Luserna rappresenta l’ultima comunità ove il cimbro (definito dalla prof.ssa Hornung dell’Università di Vienna come “la più antica parlata periferica esistente del dominio linguistico tedesco”) costituisce lingua madre. Le origini di quest’isola linguistica vanno ricercate nelle migrazioni di popolazioni originarie della Baviera e del Tirolo occidentale nei primi decenni dell’anno mille. Tali coloni si spostarono dopo il 1053 dalle zone limitrofe Monaco verso il veronese. Successivamente queste genti si stanziarono nel territorio della Lessinia e poi sull’altipiano di Asiago. Solo verso il XIII esse colonizzarono il versante sud-orientale del Trentino, fondando quindi anche Luserna. La lingua cimbra si è però mantenuta solo a Luserna anche grazie agli stretti rapporti mantenuti con il mondo mitteleuropeo. Arrivata all’apice dell’incremento demografico agli inizi del millenovecento contando più di mille abitanti, oggi la piccola comunità cimbra deve fare i conti con uno spopolamento che ha portato a 296 il numero dei residenti, con un rapporto giovani/anziani di 1:5, contro una media provinciale di 1:1,2. Scheda: alcuni dati statistici Va precisato che i dati di seguito elencati non comprendono ladini, mocheni o cimbri residenti in altre valli, ed hanno valore provvisorio poiché derivano da elaborazioni non definitive; quindi saranno soggetti a piccoli aggiustamenti. Tuttavia sono già indicativi di alcune dinamiche presenti nelle comunità minoritarie S E R V I Z I O S T A T I S T I C A SISTEMA INFORMATIVO STATISTICO Censimento delle popolazioni linguistiche - 21 ottobre 2001 Appartenenza alla popolazione di lingua ladina Comune Ladina Non ladina Non risponde Totale Percentuale di appartenenza Campitello di Fassa 625 73 34 732 85,4 Canazei 1498 317 1 1816 82,5 Mazzin 381 59 0 440 86,6 Moena 1967 582 52 2601 75,6 Pozza di Fassa 1587 175 23 1785 88,9 Soraga 574 65 38 677 84,8 Vigo di Fassa 921 143 9 1073 85,8 Comprensorio 7553 1414 157 9124 82,8 Appartenenza alla popolazione di lingua mochena Comune Mochena Non mochena Non risponde Totale Percentuale di appartenenza Fierozzo 423 13 5 441 95,9 Frassilongo 340 16 1 357 95,2 Palù del Fersina 184 9 0 193 95,3 Totale 947 38 6 991 95,6 Appartenenza alla popolazione di lingua cimbra Comune Cimbra Non cimbra Non risponde Totale Percentuale di appartenenza Luserna 267 15 14 296 90,2 S E R V I Z I O S T A T I S T I C A SISTEMA INFORMATIVO STATISTICO Censimento della popolazione di lingua ladina – novembre 1995 Appartenenza alla popolazione di lingua ladina Comune Si Popolazione residente Percentuale al 30 novembre 1995 di appartenenza Campitello di Fassa 654 709 92,2 Canazei 1505 1827 82,4 Mazzin 373 436 85,6 Moena 2029 2595 78,2 Pozza di Fassa 1575 1696 92,9 Soraga 574 642 89,4 Vigo di Fassa 887 969 91,5 Comprensorio 7597 8874 85,6 Censimento delle popolazioni linguistiche - 21 ottobre 2001 Appartenenza alla popolazione di lingua ladina Comune Si Censimento della Percentuale Rapporto tra popolazione di Popolazione - 2001 di appartenenza lingua ladina al 2001 e al 1995 dati provvisori stimati Campitello di Fassa 625 732 85,4 95,6 Canazei 1498 1816 82,5 99,5 Mazzin 381 440 86,6 102,1 Moena 1967 2601 75,6 96,9 Pozza di Fassa 1587 1785 88,9 100,8 Soraga 574 677 84,8 100,0 Vigo di Fassa 921 1073 85,8 103,8 Comprensorio 7553 9124 82,8 99,4 Fotoservizio Bernardinatti e filmato Stefilm