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[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
Il vicepresidente ieri in visita ai Masi da Mónt di Deggiano e a Vermiglio PINTER IN VALLE DI SOLE: NUOVI PERCORSI PER CONCILIARE SVILUPPO E RECUPERO DEL PATRIMONIO URBANISTICO Sopralluogo anche a forte Strino, che nel 2004 sarà al centro di un progetto europeo

mercoledì 14 agosto 2002

(m.p.) – I pascoli arretrano di fronte all’avanzata del bosco, i vecchi edifici rurali – i masi da Mónt – versano in un preoccupante stato di abbandono, le produzioni tipiche faticano a saldarsi all’offerta turistica, gli allevatori a reggere la concorrenza delle grandi aziende di pianura. Eppure nascono ovunque nuove iniziative, per la valorizzazione del patrimonio naturalistico e paesaggistico, le testimonianze del passato – anche quello tragico della “Guerra bianca”, come fu definita la guerra combattuta nel 1914-18 sulle montagne trentine – vengono restaurate e diventano sede di importanti iniziative culturali. E ancora: gli agricoltori investono sulla qualità dei prodotti tipici, e gli enti locali su un turismo “leggero”, per quanto riguarda il suo impatto sul territorio, ma al tempo stesso sempre più attento a coglierne le mille sfumature. È insomma una realtà complessa quella con la quale il vicepresidente della Provincia autonoma Roberto Pinter si è confrontato ieri nel corso di una visita in Valle di Sole, su invito degli amministratori locali di Commezzadura e di Vermiglio. Una realtà fatta di ombre e di luci, “ma dalla quale – ha sottolineato - emerge in entrambe i casi uno sforzo corale, di tutta la comunità, al fine di individuare nuove piste per uno sviluppo capace di integrare i diversi elementi vitali del territorio: agricoltura, mondo delle associazioni, patrimonio storico e urbanistico, cultura, turismo”. La giornata di Pinter in Valle di Sole è iniziata a Commezzadura, dove il vicepresidente provinciale ha incontrato, tra gli altri, il sindaco Dante Pedergnana, e il vicepresidente del Comprensorio Valle di Sole Carlo Podetti. Dopo una breve visita alla mostra del pittore Luigi Gaspari, centrata sui larici secolari disseminati lungo un sentiero recentemente realizzato dalla Forestale, il gruppo ha proseguito per l’abitato di Deggiano e i suoi sovrastanti Masi da Mónt. I problemi, qui, sono quelli ben noti delle alte quote: abbandono dei pascoli, che da qualche anno non vengono più sfalciati, con conseguente avanzamento del bosco, crollo dei muretti a secco che delimitano i terrazzamenti, per mancanza di manutenzione, necessità di provvedere ad un recupero degli edifici rurali, preziose testimonianze di un passato nemmeno troppo remoto (fino alla fine degli anni ’70 ai Masi di Deggiana si portavano ancora le bestie al pascolo, e le stalle oggi vuote sono ancora molto ben conservate). Naturalmente nessuno si nasconde che lo sviluppo economico, dagli anni ’60 in avanti, abbia portato migliori condizioni di vita agli abitanti della valle, consentendo alle nuove generazioni di studiare e di accedere ad attività economiche diverse rispetto a quelle tradizionali, imperniate sull’agricoltura e l’allevamento. Ma queste – è opinione generale – non devono andare disperse. Negli ultimi anni le piccole aziende della zona hanno realizzato investimenti per l’acquisto di macchine, e ora si stanno facendo avanti dei progetti per il parziale recupero di alcuni Masi. La Provincia autonoma può a sua volta intervenire su vari fronti, ad esempio ammodernando le infrastrutture, ma soprattutto per favorire il coordinamento e lo sviluppo di ulteriori sinergie fra le risorse presenti in valle. Un po’ come accade anche a Vermiglio, dove il vicepresidente Pinter ha incontrato il sindaco Carlo Daldoss e i rappresentanti delle realtà locali. Qui sono stati realizzati, negli ultimi anni, tutta una serie di interventi di riqualificazione del territorio, piccoli e grandi. Ad esempio, la locale Sezione cacciatori – ha spiegato il suo coordinatore Lino Daldoss – ha recuperato, con un’attività di sfalcio, pulizia dei terreni, manutenzione dei muretti a secco e dei sentieri realizzata interamente su base volontaria – più di sei ettari di terreno prativo. “ All’inizio – ha spiegato – la gente era un po’ stupita che dei cacciatori si mettessero a fare queste cose: ma poi ha capito e ci ha appoggiati. Perché essere cacciatori oggi non vuol dire solo andare a sparare, ma prendersi cura del territorio in molti modi”. Un altro recupero di fondamentale importanza è stato quello di forte Strino, ultimato nel 1997. Questa imponente fortezza austriaca, posta a 1538 metri di altitudine a difesa della strada che sale al Passo Tonale, dopo la Prima Guerra Mondiale era andata incontro ad un progressivo deterioramento. “Oggi – ha spiegato invece Alberto Delpero – esso ospita non solo un museo sulla ‘Guerra bianca’, ma anche altre iniziative culturali, nell’ambito di manifestazioni come i Suoni delle Dolomiti. Non solo; esso costituisce uno degli snodi principali di un percorso che si svilupperà lungo la Valle di Sole e la vicina Valcamonica, sui luoghi della Grande Guerra, e sarà parte di un progetto europeo nel 2004, anno dedicato delle opere dell’uomo”. Ma accanto a questi segnali positivi ve ne sono altri, che evidenziano le difficoltà della vita alle alte quote. Un allevatore, Sergio Panizza, ha ricordato come in paese siano rimasti ormai solo in nove a fare questo mestiere, e come sia difficile fare arrivare i propri prodotti sulle tavole degli alberghi, che spesso ancora preferiscono la produzione industriale. Inoltre chi lavora con gli animali non ha tempo da dedicare a tutte quelle attività che contribuiscono a “fare mercato” – marketing, degustazioni e così via – né tantomeno alla politica, con il risultato che le esigenze della categoria rischiano di essere poco rappresentate. “Da tutto ciò – ha osservato Pinter – risulta evidente che oggi non esiste un’unica dimensione contadina né una sola agricoltura di montagna. Pertanto è necessario studiare per ogni singola realtà le soluzioni più appropriate. Tuttavia è possibile anche ricavare alcune regole di condotta generali. La prima è che non bastano gli interventi esterni o le sovvenzioni: bisogna che qualsiasi iniziativa realizzata – dallo sfalcio dei prati al recupero dei centri storici o delle abitazioni tradizionali alle promozioni dei prodotti tipici – possa avere un futuro ed essere gestita in prima persona dagli interessati. In secondo luogo, che la via maestra per lo sviluppo della montagna è quella della multifunzionalità: è evidente infatti che in Valle di Sole, come altrove, l’agricoltura non è più la risorsa economica prevalente, ma è altrettanto vero che l’agricoltura è indispensabile in primo luogo per la conservazione del territorio e delle sue tradizioni, e questi sono precisamente gli elementi più importanti per riqualificare l’offerta turistica. Chi visita il Trentino, infatti, oggi non si accontenta di una struttura ricettiva in linea con gli standard dell’offerta turistica, che pure può essere incentivata anche potenziando le nuove tipologie come il Bed & Breakfast, le quali ben si sposano con il restauro e il recupero degli abitati storici; vuole anche cogliere le molteplici suggestioni del territorio, perché è questo che al termine della vacanza porterà con sé, quando tornerà in città. Ben venga quindi la rivalutazione degli antichi sentieri, dei vecchi edifici, ma anche dei sapori della tradizione; ed in questo senso la Provincia autonoma non farà mancare il suo contributo. Un altro alleato importante può essere rappresentato dal mondo della cooperazione, sempre più orientato alla qualità. È anche necessario saldare alcuni anelli di congiunzione, per far interagire realtà ancora scarsamente comunicanti, come quello delle piccole aziende agricole e quello alberghiero. Infine, bisogna cercare di evitare che le situazioni si degradino eccessivamente: quando un pascolo è interamente invaso da un bosco – ma anche quando una tradizione si è persa – è assai più difficile intervenire”. Fotoservizio e filmato a cura dell’Ufficio Stampa