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[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
La presidenza ribadisce di essersi mossa nel pieno rispetto delle regole CACCIA AL CAMOSCIO: IN TRENTINO VALE LA LEGGE PROVINCIALE

venerdì 16 agosto 2002

(a.f.) - A proposito del sequestro preventivo di camosci sul territorio trentino, la Provincia autonoma di Trento ribadisce di aver agito nel pieno rispetto della legge, che è una legge provinciale, e delle proprie prerogative. La presidenza della Provincia ribadisce che è in corso un contenzioso al Tar: gli ambientalisti hanno infatti presentato un ricorso al Tar benché ; lo stesso presidente del Tar abbia dichiarato inammissibile la richiesta (e per il 21 di agosto è già in programma la camera di consiglio che dovrà esprimersi su questo fatto). La Provincia autonoma di Trento - sempre nell'intento di difendere le proprie prerogative e difendendo dunque l'Autonomia del Trentino in materia - ha già presentato ricorso al consiglio di Stato (che dovrebbe pronunciarsi entro un mese). Non si comprende il sequestro, in quanto le assegnazioni dei capi di camoscio si fondano su un vecchio provvedimento del 1998 già impugnato dalla stessa associazione ambientalista (Pan-Eppaa), ma già dichiarato legittimo dallo stesso Tar di Trento con sentenza numero 317\99, sentenza sulla quale l'associazione PanEppaa aveva proposto appello senza mai chiederne la sospensione (la sentenza è dunque esecutiva). Si ricorda che in Trentino non è possibile applicare l'articolo 18 della legge nazionale, perché il calendario venatorio è stabilito da una legge della Provincia autonoma, così come accade anche in Alto Adige. Essendo quello del giudice Giardina un sequestro preventivo - peraltro già esecutivo - che necessita della convalida del Gip, la presidenza della Provincia auspica che il Tribunale valuti correttamente le prerogative della Provincia autonoma di Trento e la piena correttezza dell'operato dell'amministrazione provinciale e del presidente del comitato faunistico. La Provincia ribadisce infine di non aver mai inteso non ottemperare alle decisioni del Tribunale amministrativo rispetto alle quali, al contrario, si è sempre attivata con diligenza, appellandosi al Consiglio di Stato laddove esistessero i margini per farlo.