[Comunicato stampa Giunta regionale Toscana]
RIFLESSIONI SULLA PENA DI MORTE: IL PROGETTO DELLA TOSCANA PER IL 2003

giovedì 19 dicembre 2002


18.12.2002 - Ricordava Sister Helen Prejean, la famosa suora americana impegnata come assistente spirituale nel braccio della morte della Louisiana: "Ho scoperto che l'informazione e l'educazione sulla pena di morte possono cambiare le menti e i cuori". Ed è proprio con questo spirito e con questo stesso obiettivo che la giunta regionale della Toscana - assieme all'ente di produzione teatrale "Pupi e Fresedde", Amnesty internationa e la Fondazione Barnabei - ha lanciato per il 2003 un articolato progetto per riflettere e far riflettere sulla pena di morte: a cominciare dai più giovani e dalle scuole. Il 2003 si apre infatti nel mondo con una grande attesa: l'approvazione di una moratoria universale contro le esecuzioni capitali da parte dell'Onu. Tre sono i momenti fondamentali del progetto, che si chiamerà "Dead man walking" (uomo morto in marcia), il famoso grido che le guardie penitenziarie americane lanciano accompagnando il condannato a morte nella stanza delle esecuzioni. Un video contro la pena di morte. Il filmato, diretto da Stefano Massini, è stato presentato in anteprima lo scorso 30 novembre presso il Teatro di Rifredi: sei squarci di vita sull'orlo dell'abisso, sei storie da sei stati "incivili", sei fulminanti monologhi. Alla presentazione c'era anche Ottavia Piccolo, che assieme a Arnoldo Foà, Remo Girone, Valeria Moriconi, Amanda Sandrelli e Massimo Wertmuller è tra gli interpreti di questa sceneggiatura che proietta per venti minuti lo spettatore a diretto contatto con le esecuzioni di massa cinesi, l'omertà giapponese, l'ipocrisia dell'iniezione letale e la gelida burocrazia del boia. Il video, prodotto da "Pupi e Fresedde" con il sostegno di Regione Toscana ed il contributo della Provincia di Firenze, è già stato messo a disposizione di tutti gli enti e le associazioni che avvieranno un'imponente campagna di sensibilizzazione. Hanno collaborato anche Amnesty international, la comunità di Sant'Egidio e la Fondazione Rocco Barnabei. "L'ultimo giorno di un condannato a morte". Debutterà a marzo 2003 lo spettacolo di Stefano Massini con scene e costumi di Joanka Micol Medda. La sensibilizzazione sulla pena di morte inizia dalle generazioni più giovani. Per questo nella rassegna "Teatro e Impegno Civile" rivolta alle scuole, l'ottava del Teatro di Rifredi con una media annua di oltre 15.000 studenti, è stato deciso di inserire una specifica sezione dedicata al dramma delle esecuzioni capitali. Sarà l'occasione per coinvolgere i ragazzi, con interventi anche di operatori impegnati su questo fronte: Amnesty International, Comunità di Sant'Egidio e Fondazione Rocco Derek Barnabei. Lo spettacolo, prodotto da "Pupi & Fresedde", debutterà a marzo al Teatro Rifredi e conterà 24 rappresentazioni: un tentativo di coniugare letteratura ed attualità. Sono previste numerose matinée per gli studenti e sei rappresentazioni destinate al pubblico serale. Ogni volta sarà proiettato anche il video "Non vale la pena". Già oggi le scuole hanno già prenotato il 60 per cento dei posti a disposizione. "Procedura di Stato". Le musiche scelte per lo spettacolo sono di Enrico Ruggeri e la prima di questo spettacolo, diretto sempre da Stefano Massini, potrebbe essere ospitata a Siena, città di Rocco Derek Barnabei. L'appuntamento è per novembre del prossimo anno, durante la "Festa della Toscana". Il tema scelto è quello del giorno dopo, il momento del vuoto che segue ogni morte. La storia ruota tutt'attorno al personaggio di una madre, chiamata ad adempiere gli asettici riti burocratici della macchina della morte, il penoso calvario della procedura di Stato: certificati, moduli, firme finché dal cumulo delle pratiche morte emerge un diario sgualcito che è tutto ciò che rimane di una vita spezzata. La moratoria Onu attesa per il 2003. La moratoria è una incondizionata sospensione delle esecuzioni in vista della totale e definitiva eliminazione della pena di morte da tutti i paesi del mondo. A questo atto è collegata ad una risoluzione preventiva che invita tutti i paesi a ridurre i casi in cui la pena capitale può essere comminata, a non condannare alla pena di morte persone con meno di 18 anni, a non condannare donne incinte e persone che soffrono di disturbi mentali, a rifiutare l'estradizione per le persone che rischiano la pena capitale in assenza di concrete garanzie dello stato richiedente che la condanna a morte non sarà applicata. Per ben due volte negli ultimi cinque anni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha discusso una proposta di moratoria delle esecuzioni capitali in tutto il mondo. La prima volta, nel 1994, la mozione fu messa ai voti e respinta. I paesi che non abolito la pena di morte hanno accusato l'Europa di "comportamenti delinquenziali per la protezione offerta ai delinquenti che meritano la morte". "Proteggere criminali che meritano di essere puniti non è altro che un atto criminale in se stesso" ha dichiarato l'ambasciatore del Ruanda, Joseph Mutaboba. Nel novembre 2001 fu così deciso di rinviare la votazione finale a tempo da destinarsi. All'arrivo della notizia il governatore dell'Arkansas ha deciso di organizzare una improvvisata festa di piazza con esecuzioni a sorpresa di alcuni detenuti in attesa di esecuzione. Dopo queste delusioni il governo italiano ha deciso di ripresentare la moratoria all'Assemblea generale Onu durante il proprio turno di presidenza dell'Unione europea, nell'autunno 2003. per maggiori approfondimenti: http://www.regione.toscana.it/primapaginatoscana/