[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
CAMOSCI E UNGULATI IN AUMENTO, NELLE “ZONE 23” ABROGATO IL DIVIETO DI CACCIA ISTITUITO DA UN REGIO DECRETO DEL 1939

venerdì 7 dicembre 2007


La delibera, a firma del presidente Dellai, approvata oggi dalla Giunta provinciale

CAMOSCI E UNGULATI IN AUMENTO, NELLE “ZONE 23” ABROGATO

IL DIVIETO DI CACCIA ISTITUITO DA UN REGIO DECRETO DEL 1939

 

(c.z.) – Con una delibera firmata dal presidente Dellai, la Giunta provinciale ha provveduto oggi ad abrogare il divieto di caccia nelle cosiddette “zone 23”, aree geograficamente limitate che vennero istituite a partire dalla fine degli anni ’50 sul territorio provinciale, a protezione della fauna selvatica, in conformità con l’articolo 23 di un regio decreto (RD 1016) del 1939, che a quel tempo costituiva l’unico strumento di tutela del patrimonio faunistico. Le aree interessate sono la Tovel-Mondifrà, Vallon e Val Gola.

 

Le motivazioni che portarono all’istituzione delle “zone 23” erano rivolte a tutelare specie di selvaggina di alto pregio, in particolare il camoscio, e di conseguenza ad incrementare la consistenza della specie e consentire una diffusione della stessa verso le aree confinanti, fungendo in tal modo da bacino di ripopolamento. Nelle zone 23, a partire da un iniziale completo divieto di caccia, grazie all’incremento delle popolazioni di ungulati, si è passati in seguito ad una programmazione dei prelievi come nel restante territorio provinciale. La gestione degli ungulati è infatti condotta su tutto il territorio della Provincia di Trento attraverso un’attenta valutazione della consistenza, delle dinamiche e dello status strutturale e sanitario delle popolazioni che conducono all’elaborazione di specifici programmi di prelievo annualmente sottoposti all’approvazione del Comitato Faunistico Provinciale.

In considerazione delle dinamiche della popolazione all’interno delle zone 23, si può oggi affermare che lo stato di conservazione del camoscio si è progressivamente consolidato, seguendo un andamento che nel suo complesso viene considerato positivo con un incremento significativo del numero di esemplari, per cui si ritiene che gli obiettivi e le finalità indicate quando furono istituite le zone 23 siano stati oggi completamente raggiunti. A questo riguardo si rileva come allo stato attuale non esistano differenze gestionali tra i due diversi ambiti di caccia.

Ulteriori forme di tutela rivolte alla specie faunistiche maggiormente sensibili sono garantite dalla sovrapposizione tra le citate zone 23, le riserve integrali ricadenti all’interno dei parchi naturali provinciali e non da ultimo le zone di protezione speciale recentemente ampliate. In sostanza sul territorio delle pregresse zone 23 non sono in generale consentite altre forme di caccia diverse dalla selezione verso gli ungulati.

Di fatto quindi l’abrogazione di tali zone non va a modificare la pratica dell’esercizio venatorio nell’ambito del territorio provinciale.