[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
150 TRENTINI NEI CIMITERI DELLA GALIZIA

venerdì 8 aprile 2011


 

I tre pullman partiranno il 16 maggio

150 TRENTINI NEI CIMITERI DELLA GALIZIA

 

Sono oltre 150 i trentini che hanno dato la propria adesione al viaggio della memoria per visitare i cimiteri austro-ungarici dell'ex Galizia, promosso dall'Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento con il supporto storico del Museo storico italiano della Guerra di Rovereto e con la collaborazione della Croce Nera austriaca. Per motivi organizzativi, nonostante le molte richieste tuttora in corso, il numero dei partecipanti è stato contenuto in tre  pullman.

 

 

 Il viaggio della memoria inizierà il 16 maggio e si concluderà il 23, otto giorni densi di appuntamenti fra Polonia e Ucraina, assieme agli esperti del Museo di Rovereto per ritrovare i luoghi dove sono sepolti molti trentini. Nella sola Galizia occidentale furono infatti oltre 400 i cimiteri monumentali realizzati in un territorio di circa 10.000 kmq dal dipartimento per le sepolture di guerra, costituito a Vienna nel 1915 presso il Ministero della Guerra. Difficile risulta quindi oggi - ancor più nell'area orientale dove il regime cancellò molte testimonianze - ritrovare tutti i luoghi di sepoltura e di memoria, situati spesso in luoghi isolati e ardui da raggiungere. Per questo il programma potrà subire alcuni leggeri aggiustamenti, soprattutto in Ucraina.

 Sono previste visite ai cimiteri di Brzesko, Zakliczyn, Janowice, Lubcza Szczepanowska, Gorlice, Sekowa e Magóra Malastowska. Ci sarà spazio anche per una breve commemorazione a Przemysl, sulla riva del fiume San, dove morirono molti soldati austro-ungarici durante la ritirata dell’autunno del 1914 nel tentativo di guadare il corso d'acqua.

 Culmine dell'iniziativa sarà la cerimonia al cimitero monumentale di Hujcze, in Ucraina, ritrovato nel 1994 grazie all'impegno della Croce Nera. Il cimitero era completamente in rovina, dopo un primo intervento di ricostruzione, il cimitero è stato riaperto nel 1996, l'intervento di restauro si sta concludendo in questi giorni; vi riposano circa 800 caduti austro-ungarici e 300 soldati russi. Nella solenne commemorazione in programma sabato 7 maggio, verrà benedetto il nuovo monumento ai caduti trentini con le targhe ricordo in lingua italiana, tedesca e ucraina e deposta una corona ai monumenti dei caduti trentini, tirolesi e russi; interverranno le autorità ucraine, l’assessore Franco Panizza, il presidente della Croce Nera austriaca Heinrich Schöll, il Console onorario d’Italia a Leopoli Gianluca Sardelli, il presidente del Museo Storico della Guerra Alberto Miorandi e altre autorità militari. In programma anche una visita alla locale scuola e una rievocazione dei ragazzi delle vicende legate alla prima guerra mondiale con consegna del “Pane della pace”.

 Nel corso del viaggio verrà inoltre distribuito un opuscolo illustrativo e saranno proiettati filmati di guerra; inoltre è già in fase di progettazione, una pubblicazione dedicati ai cimiteri della Galizia in cui sono sepolti soldati trentini, coordinata dalla Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con il Centro Studi del Primiero, che ha già prodotto alcuni lavori sull'argomento, e con il Museo della Guerra di Rovereto.

 

 Scheda: informazioni per il viaggio

 La regione della Galizia, oggi suddivisa fra Polonia e Ucraina, prima dello scoppio della prima guerra mondiale era un vasto possedimento della Corona austriaca ai confini nord-orientali dell’Impero. Tre le città principali, Leopoli, Cracovia e Przemysl, che ai primi del Novecento erano fra le maggiori piazzeforti dell’Impero e anche dell’Europa.

 Sotto il profilo militare, la Galizia era in posizione strategica per proteggere Ungheria, Moravia e Slesia da una possibile aggressione della Russia e, contemporaneamente, rappresentava anche un ottimo terreno di partenza per un’offensiva contro l’impero zarista.

 Allo scoppio del conflitto mondiale, la Germania contava di sbaragliare la Francia con una guerra lampo di poche settimane, periodo nel quale l’esercito austro-ungarico avrebbe dovuto fermare l’avanzata dell’esercito russo, uno dei più numerosi al mondo, con le sole proprie forze. Poderosa la chiamata alle armi dell’Impero austro-ungarico: i soli trentini arruolati nell’estate del 1914 furono all’incirca 27.000.

 Sul fronte galiziano, nei primi cinque mesi di guerra le perdite di entrambi gli eserciti fra caduti, dispersi feriti e prigionieri furono devastanti, quasi un milione per gli austro-ungarici, oltre il milione per i russi.

 Dopo la capitolazione della fortezza di Przemysl, assediata dai russi, nel marzo 1915, lo Stato Maggiore tedesco iniziò ad appoggiare massicciamente la monarchia danubiana, riconoscendo l’importanza strategica del fronte orientale. Nell’aprile del 1915 gli austro-tedeschi scatenarono a Gorlice, presso Cracovia, una delle maggiori offensive di tutta la Grande Guerra e nel giro di due mesi gli Imperi Centrali non solo riconquistarono i territori perduti, ma riuscirono ad occupare tutta la Polonia russa, la Lituania e la Curlandia, ovvero la parte occidentale della Lettonia. Il fronte rimase praticamente immutato per quasi un anno, fino all’estate 1916, quando si scatenò la contro offensiva russa che permise di avanzare un centinaio di chilometri nei territori dell'impero asburgico. Dopo un altro anno di guerra di posizione, i russi riprovarono ad avanzare nell’estate 1917 nel settore dei Carpazi orientali, ma furono sconfitti definitivamente dagli eserciti degli Imperi Centrali.

 La disfatta dell’esercito dello Zar, portò nei mesi successivi alla conclusione del conflitto sul fronte orientale. Nel dicembre del 1917 furono siglati gli armistizi con la Romania e la Russia, mentre nel febbraio del 1918 con l’Ucraina. Se gli Imperi Centrali avevano conseguito la vittoria sul fronte orientale, il prezzo pagato in risorse umane e materiali fu tale da decidere le sorti dell’intero conflitto mondiale.

 Grazie al Memoriale “Nel cuore nessuna croce manca”, progetto promosso un paio di anni fa dall’Assessorato alla cultura provinciale, dal Museo storico italiano delle Guerra e dalla Fondazione Museo storico del Trentino, oggi si sa che in totale furono circa 60.000 i trentini arruolati durante la Grande Guerra, di essi 11.400 i caduti, quasi uno su cinque. E molti di loro trovarono la morte proprio sul fronte orientale, in Galizia dove, nella sola parte occidentale, furono costruiti oltre 400 cimiteri monumentali. (at)