[Comunicato stampa provincia autonoma di Trento]
MINIERE PREISTORICHE E ARCHEOMETALLURGIA IN TRENTINO

lunedì 9 maggio 2011


Mercoledì 11 maggio allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas

MINIERE PREISTORICHE E ARCHEOMETALLURGIA IN TRENTINO

 

E’ dedicato alla lavorazione dei metalli nell’antichità in Trentino il terzo e ultimo appuntamento del ciclo  “Rame. Alla ricerche delle miniere perdute”, che si terrà mercoledì 11 maggio alle ore 17.30 al S.A.S.S., lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento, sotto piazza Cesare Battisti.  Interverranno Marco Gramola, presidente del Comitato Storico della SAT, e Paolo Bellintani, archeologo della Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento. Marco Gramola, profondo conoscitore delle montagne trentine, parlerà di “Miniere preistoriche in Trentino? Indizi e problemi aperti”, ossia delle tracce di sfruttamento dei giacimenti prossimi a Vetriolo. Paolo Bellintani, coordinatore scientifico degli incontri, presenterà “Archeometallurgia preistorica: ricerche e scavi in corso” e illustrerà i risultati preliminari delle ricerche sul campo e in laboratorio delle aree fusorie preistoriche del Trentino orientale.

 

 

 In Trentino il minerale di rame era utilizzato a partire dal III millennio a.C. Tonnellate di scorie restano a testimonianza della sua lavorazione in centinaia di siti archeometallurgici diffusi in tutto il Trentino orientale. Ma molte sono le domande aperte: dove sono le tracce archeologiche delle miniere? Come venivano coltivate? Come si estraeva il rame dal minerale? E infine: il metallo prodotto era destinato all'uso interno o anche per l'esportazione? In cambio di cosa? Cosa ha a che fare tutto ciò con quella sorta di primitiva "globalizzazione" tra Europa del nord e Mediterraneo creatasi proprio nell'arco di tempo in cui maggiormente furono attivi i metallurghi preistorici trentini, ossia la tarda età del Bronzo?

Di particolare rilevanza a questo proposito è il sito di Acqua Fredda (XIII-XI sec.a.C.), al passo del Redebus. Le ricerche, condotte in collaborazione con il Bergbau-Museum di Bochum, hanno permesso di mettere in luce una batteria di forni fusori utilizzati per l’estrazione del rame dal più diffuso minerale cuprifero della regione: la calcopirite. I principali risultati sono oggi visibili grazie all'allestimento dell’area archeologica aperta al pubblico. Nel contempo sono state mappate circa un centinaio di simili aree, di cui circa il 90% databili alla stessa fase della fonderia di Redebus, ossia alla tarda età del Bronzo. Recentemente l'azione di tutela archeologica ha permesso di intraprendere nuovi scavi nelle aree fusorie di Luserna, Segonzano e Transacqua, di condurre indagini archeometriche con l’Università di Padova e il Museo di Bochum, e di aprire un nuovo capitolo della ricerca: l'archeometallurgia sperimentale condotta presso l'area archeologica di Fiavè anche grazie all'apporto di gruppi di ricerca di vari paesi europei.

 

La partecipazione è libera e gratuita. 

 

Informazioni

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