[Comunicato stampa Giunta regionale Toscana]
Violenza di genere, aumentano ancora accessi a Centri antiviolenza toscani

giovedì 22 novembre 2012


Aumenta ancora il numero di donne che in Toscana si rivolgono ai Centri antiviolenza. Ma resta purtroppo ancora troppo basso quello di coloro che trovano il coraggio di denunciare. Il IV rapporto sulla violenza di genere in Toscana, presentato stamattina a Firenze dall’assessore al welfare e alle pari opportunità Salvatore Allocca e dalla vicepresidente della Provincia di Pisa Alessandra Petreri, conferma la tendenza osservata nei precedenti rapporti, quindi una crescente volontà delle vittime di uscire allo scoperto. Ma, come hanno spiegato le due ricercatrici che hanno curato il volume, Daniela Bagattini e Valentina Pedani, è soltanto la classica punta dell’iceberg dato che il ‘sommerso’ è ancora molto consistente.

Secondo il rapporto sono state 5.723 le donne che, dal 1 luglio 2009 al 30 giugno 2012, si sono rivolte a una delle 25 strutture toscane che svolgono attività di Centro antiviolenza. In generale si tratta di donne con un titolo di studio più alto della media (più della metà possiede almeno il diploma di scuola superiore, il 13% è laureata), hanno un’età variabile (più bassa per le straniere che risultano essere circa il 30-35% di coloro che si rivolgono ai centri) e hanno un’occupazione più o meno stabile (hanno un lavoro stabile il 38% delle straniere ed il 48% delle italiane). Più della metà delle donne straniere (55,4%) è sposata, rispetto al 41,4% delle italiane; quasi 7 su 10 tra le straniere vive col proprio partner (si scende a 5 su 10 per le italiane).

Riguardo al periodo preso in considerazione dal rapporto, 1 luglio 2011-30 giugno 2012, le donne che si sono rivolte ai centri sono state 2033 (quasi 100 in più rispetto alla rilevazione del III rapporto), di queste più di 6 su 10 ci sono arrivate in maniera autonoma, il restante segnalato da altri servizi (consultori, forze dell’ordine, pronto soccorso, servizio sociale). Rilevante la differenza, riguardo all’accesso, in base alla nazionalità: oltre 7 italiane su 10 lo hanno fatto in modo diretto mentre questo è avvenuto soltanto per la metà delle straniere. Inoltre più di 6 donne su 10 hanno avuto accesso ai centri dopo essersi prima rivolte ad altri servizi. A questo proposito va segnalato che sono soprattutto le donne straniere ad aver avuto contatti con altri servizi prima dell’accesso al centro (70,2%), contro il 58,8% delle italiane.

Con riferimento al tipo di violenza e di aggressore, l’81,7% delle donne straniere che subiscono violenza fisica ha come aggressore il proprio partner. Il proprio partner è inoltre colui che compie violenza sessuale nel 45,1% delle utenti italiane che ne parlano e per il 62,5% di quelle straniere. Ex partner e parenti sono colpevoli del 37% delle violenze sessuali subite dalle italiane. Lo stalking si conferma come tipo di violenza tipica dell’ex partner, anche se con sensibili differenze tra utenti italiane e straniere, dove queste ultime lo subiscono anche dal partner attuale.

Un tema drammatico è quello della “violenza assistita”: il 58,2% delle donne italiane ed il 67,2% delle straniere hanno figli che assistono alla violenza. Dal 1 luglio 2010 al 30 giugno 2012, sono stati oltre 4mila i ragazzi che hanno visto la madre subire un qualche tipo di violenza tra le mura domestiche, di questi quasi 3 su 4 sono minorenni.

Un’occhiata anche ai servizi richiesti dalle donne che si rivolgono ai centri. Nel 60% dei casi ci si va per avere informazioni. Le altre richieste più frequenti: consulenza legale (40%), assistenza (38%), ascolto (36%).

Infine la denuncia. Nel periodo preso in considerazione dal rapporto è leggermente calato (rispetto alla precedente rilevazione) il numero di utenti che hanno sporto denuncia: 463 contro 481. Complessivamente risulterebbero quasi 1300 le utenti che hanno deciso di non farla e 41 le denunce ritirate. Altri due dati emergono: sono soprattutto le donne straniere a sporgere denuncia, 31,1% contro il 25,2% delle italiane e la propensione a farlo aumenta se alla violenza assistono dei figli. Infine l’elemento di fondo, che conferma quanto già rilevato nei precedenti rapporti: quanto più il legame tra vittima e aggressore è stretto tanto più bassa è la propensione a denunciare.