[Comunicato stampa Giunta regionale Basilicata]
Patto stabilità: Regione cede 23,5 milioni di “tetto” a Province e Comuni

lunedì 1 luglio 2013


 

La giunta ha deliberato la “verticalizzazione” del Patto. De Filippo: “Un sacrificio, ma abbiamo ragionato da amministratori di una regione, non di un ente”

La Regione Basilicata, nell’ambito del Patto di Stabilità, ha trasferito 23 milioni e mezzo della propria capacità di spesa alle due Province e ad alcuni Comuni attraverso l’operazione di così detta “verticalizzazione” del patto di stabilità. Nel dettaglio è stata ceduta una capacità di spesa di circa 6 milioni alle Province (quasi 4 a Potenza e quasi due a Matera) e di 17,5 milioni a 75 comuni.

La decisione è stata assunta oggi dalla Giunta Regionale che, con una propria delibera, ha sancito la rinuncia ad una quota del proprio tetto di spesa a fronte di un pari importo di saldo massimo da parte degli enti locali lucani. Si tratta di un provvedimento analogo a quelli adottati dalla giunta nei passati anni, ma che tiene conto di scenari parzialmente mutati.

Se, infatti, per un verso c’è stato un intervento governativo teso a sbloccare la possibilità per Comuni e Province di pagare i debiti arretrati, per un altro da questo anno sono soggetti ai limiti del Patto anche tutti i Comuni con più di mille abitanti, mentre prima quelli con meno di 5mila ne erano esenti.

Così, coordinandosi con i diversi enti, la Regione ha valutato congiuntamente ad Anci e Province, la situazione dei diversi enti locali e alla fine ha scelto di limitare ulteriormente la propria capacità di spesa per cederla agli altri enti lucani che vedevano a rischio programmi e investimenti. “Abbiamo ragionato non da amministratori di un ente – ha detto il presidente della Regione Vito De Filippo – ma da amministratori di una regione, che ha necessariamente bisogno di una visione unitaria dei problemi e per questo, anche con molti sacrifici per la Regione Basilicata, abbiamo scelto di andare in soccorso di altri enti che vedevano la propria azione a rischio ritenendo l’efficacia dell’azione in favore del cittadino prioritaria rispetto alla rivendicazione di meriti”.