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[Comunicato stampa Giunta regionale Emilia - Romagna]
Demanio idrico. Dal 2001 al 2017 incassati 95 milioni di euro. L'impegno della Regione a riorganizzare procedure e modalità operative ereditate dopo il trasferimento delle competenze dallo Stato

mercoledì 31 gennaio 2018

La relazione presentata oggi in Assemblea legislativa dall'assessore Paola Gazzolo

Bologna – La Regione, negli ultimi cinque anni, ha incassato canoni per utilizzo di risorse idriche e aree demaniali per oltre 15 milioni di euro annui. In particolare, solo per quanto riguarda le maggiori 165 “grandi derivazioni idriche”, si parla di entrate che complessivamente ammontano a 95 milioni di euro, tra il 2001 e il 2017.

Sono alcuni tra i tanti dati citati oggi in aula dall’assessore regionale all’ambiente, Paola Gazzolo, intervenuta in Assemblea legislativa a seguito della mozione di censura presentata dal Movimento 5Stelle in merito alla gestione del demanio idrico, oggetto di una indagine contabile condotta dalla Guardia di Finanza e resa nota nei giorni scorsi.

L’assessore, dopo aver quantificato la dimensione economica dei canoni idrici, ha spiegato che dal 2013 è operativo un Gruppo di lavoro che ha come obiettivo quello di gestire le cosiddette “grandi derivazioni” idriche. Tra i compiti prioritari affidati, quello di attivare rapidamente la richiesta di somme arretrate e il rilascio di titoli concessori.

Per dare un assetto definito e funzionale alla gestione del demanio idrico, la Regione ha inoltre attivato un “progetto speciale” per il quale hanno lavorato una trentina di tecnici dal 2015. Dopo il trasferimento di queste competenze ad Arpae, sono state assegnate all’agenzia ulteriori 49 collaboratori per rafforzare l’attività di recupero.

Questo impegno, ha spiegato Gazzolo, ha consentito di mettere in campo ad oggi circa 200 nuove ingiunzioni di pagamento mentre, a dicembre 2017, erano stati conclusi 406 procedimenti. Altre 1079 pratiche sono poi in fase di istruttoria.

Quanto poi alle accuse rivolte dai consiglieri M5S, l’assessore ha spiegato come il conferimento alle Regioni della delega sul demanio idrico, avviato dal 2001, abbia seguito un percorso complesso, che si è protratto per anni. Cosa, questa, che ha ostacolato una gestione efficiente della competenza. Del resto, a fronte del trasferimento nei propri organici di sole 9 persone provenienti dai ranghi dello Stato, la Regione si è trovata a dover gestire circa 80 mila pratiche.

È chiara, quindi, la difficoltà organizzativa che è derivata non solo per l’Emilia-Romagna, ma per tutte le Regioni italiane, ha concluso Paola Gazzolo. Così come è chiaro l’impegno della Regione ad affrontare e risolvere una vicenda estremamente complessa, nella piena trasparenza.