n. 30 - L'economia del Friuli Venezia Giulia - 20.11.2012

martedì 20 novembre 2012


n. 30 - L'economia del Friuli Venezia Giulia

Aggiornamento congiunturale, novembre 2012

Sommario

Dalla seconda metà del 2011 si è interrotta la ripresa della domanda rivolta al sistema produttivo regionale che aveva caratterizzato il biennio precedente. Nella prima parte dell'anno in corso il quadro congiunturale si è ulteriormente deteriorato: in una regione contraddistinta da una elevata apertura agli scambi internazionali, alla persistente debolezza della domanda interna si è aggiunto il calo di quella estera. La flessione delle esportazioni, in controtendenza rispetto alle altre regioni settentrionali, è stata intensa in alcuni dei principali settori di specializzazione. L'indagine di settembre presso le imprese industriali indica una ulteriore riduzione degli investimenti fissi e previsioni sulle vendite orientate al pessimismo anche per il semestre successivo.

Nell'edilizia privata e nelle opere pubbliche i livelli di attività si sono sensibilmente indeboliti e le aspettative permangono negative; nel mercato immobiliare il numero di compravendite si è ridotto di quasi un terzo rispetto a quanto rilevato nel primo semestre dell'anno precedente. I principali indicatori hanno evidenziato un peggioramento delle condizioni nel mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è aumentato e il numero degli occupati si è ridotto, in particolare nei settori più dipendenti dalla domanda interna come il commercio e le costruzioni; tale dinamica risulta più marcata per le categorie più fragili quali i lavoratori stranieri, i giovani e le donne. Anche le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono ulteriormente cresciute.

Nella prima parte del 2012 la flessione dei prestiti bancari, avviatasi alla fine dello scorso anno, è proseguita riflettendo il calo dei finanziamenti alle imprese e la stagnazione di quelli alle famiglie consumatrici. La dinamica negativa è ascrivibile sia alla debolezza della domanda da parte di imprese e famiglie sia alle politiche di offerta di credito delle banche, che rimangono selettive. La qualità del credito, misurata dall'incidenza dei nuovi ingressi in sofferenza sugli impieghi di inizio periodo, si è deteriorata per le imprese mentre è rimasta su livelli storicamente elevati per le famiglie. La crescita dei depositi bancari di famiglie e imprese è proseguita sospinta dalle componenti caratterizzate da un maggior tasso di remunerazione.

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