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n. 1995 - giovedì 15 marzo 2012

Sommario

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Riforma mercato lavoro; Errani: arrivare ad accordo Governo-Regioni-parti sociali

(regioni.it) “Abbiamo lavorato col ministero e  trovato una sintesi positiva da proporre al tavolo con le parti  sociali". Lo ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine della riunione della Conferenza delle Regioni, spiegando che si è discusso anche della riforma del lavoro, su cui è in corso la  trattativa col governo, e che le Regioni stanno lavorando a una loro  proposta da presentare al confronto. “La mia opinione - ha aggiunto - è che è molto importante per  il Paese, per la crescita e per il lavoro, arrivare a un accordo che  veda insieme parti sociali, imprenditoriali e istituzionali per un  contributo che apra una fase nuova per la crescita”. Sugli ammortizzatori sociali, ha aggiunto Errani, bisogna  "costruire un'innovazione in grado di dare al tema universalità. E' necessario trovare un quadro nuovo, ma che ci sia sostenibilità economica”.
“La riforma del lavoro è necessaria ma bisogna estendere gli ammortizzatori sociali a chi attualmente non li ha e per questo servono più risorse'', ha aggiunto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, al termine della riunione della Conferenza delle Regioni, durante la quale l'assessore al Lavoro della Toscana, Gianfranco Simoncini, ha tenuto una breve relazione sull'incontro del tavolo con le parti sociali. “Lunedì (12 marzo, ndr) Simoncini non è uscito molto convinto da quell'incontro - ha detto Rossi - anche se nel frattempo il riordinamento delle protezioni sociali fa pensare che ci siano elementi positivi per chiudere. Noi però chiediamo che la riforma sul lavoro sia spostata piu' in la' in modo da continuare a garantire gli ammortizzatori sociali a chi ce li ha, ma anche estendendoli a chi ne ha bisogno ma attualmente non ne usufruisce. Io credo - ha aggiunto Rossi - che la questione dell'art. 18 sia una falsa questione; nel mio ruolo di presidente di Regione non ho mai sentito nessun imprenditore dire che avrebbe raddoppiato gli investimenti o avrebbe assunto di più in mancanza dell'art. 18”. Il Presidente della Toscana si è infine detto “incuriosito” della flessibilità tedesca che - ha detto – “è tutta interna alla fabbrica”, così “hanno salvato molti posti di lavoro”.

LAVORO: ROSSI,RIFORMA NECESSARIA MA ESTENDERE AMMORTIZZATORI

LAVORO: ERRANI, SERVE CONTRIBUTO INNOVATIVO REGIONI PRESENTERANNO DOCUMENTO A TAVOLO PARTI SOCIALI

Lavoro: Errani, serve accordo che apra nuova fase crescita

LAVORO: ERRANI, PORTEREMO PROPOSTA REGIONI AL TAVOLO SU RIFORMA

[FILE AUDIO] Dichiarazioni del Presidente Vasco Errani al termine della Conferenza delle Regioni - 15.03.2012

 



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Diritto allo studio: Errani, importante accordo con il Governo

(regioni.it) "Abbiamo raggiunto un accordo importante sul diritto allo studio". Lo ha detto il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, al termine della Conferenza  Stato-Regioni che si e' svolta alla presenza del ministro dell'Istruzione Francesco Profumo e in cui e' stata trovata l'intesa  sul decreto legislativo sul diritto allo studio.
“Si sono aumentati, seppur di poco, i fondi - ha spiegato - e si e' fatta un'intesa sui livelli delle prestazioni (Lep) sul diritto  allo studio. C'è un impegno del governo, sulla base di un accordo, a  fiscalizzare le risorse a partire dal 2015, ma c'è la volontà di  verificare le condizioni di anticipare al 2014 le risorse relative ai  livelli delle prestazioni previste per il diritto allo studio, che  saranno definite in un apposito decreto”.
L’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni riguarda il decreto legislativo sul diritto allo studio che sblocca un plafond di circa 400 milioni di euro destinato anche alle borse di studio.  Il via libera è stato annunciato dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, al termine della riunione. ''Questo significa che ci sono le risorse perche' tutti gli studenti idonei dal punto di vista del merito e del reddito familiare possano avere le loro borse di studio”.



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Diritto allo studio: Targetti, verso fondo stabile e paniere dei servizi

(regioni.it) “Abbiamo raggiunto questa intesa perché da parte del governo c'è un impegno a garantire stabilità al Fondo per il diritto allo studio e a dargli una dimensione dignitosa". ". Lo ha detto il Vicepresidente  e assessore all'Istruzione delle regione Toscana, Stella Targetti (coordinatrice della Commissione Istruzione per la Conferenza delle Regioni) illustrando i termini dell'intesa raggiunta con il governo (in sede di Stato-Regioni) sul diritto allo studio. "Abbiamo condiviso l'impianto del decreto - ha spiegato Targetti - che prevede di definire il diritto allo studio come diritto  fondamentale e stiamo lavorando sull'impianto finanziario”.
“C'è stato l'impegno del governo per trovare risorse per rendere credibile  questo percorso”, ha osservato l'assessore spiegando che le regioni  hanno dato l'intesa anche in considerazione dell'impegno preso  dall'esecutivo a stabilizzare il fondo per finanziare il diritto allo  studio. Nel decreto si fa già riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni legate al diritto allo studio, ci sarà successivamente un nuovo provvedimento che definirà esattamente i servizi, come ad esempio gli alloggi, il materiale, il vitto e i mezzi di trasporto che andranno garantiti con le borse di studio, un decreto ministeriale nel quale saranno stabiliti i livelli di reddito e di chi potrà accedere alle borse di studio”.
Secondo il VicePresidente Targetti, Governo e Regioni, con l'intesa di oggi, hanno condiviso di garantire il diritto allo studio e lavorato per individuare l'architettura finanziaria sulla quale “poggeranno” i livelli essenziali, cioè i livelli esigibili.
UNIVERSITA': TARGETTI (REGIONI), IMPEGNO GOVERNO A STABILIZZARE FONDO DIRITTO STUDIOUNIVERSITA': VERSO STABILITA' FONDO PER DIRITTO STUDIO COORDINATORE REGIONALE, DEFINITO PANIERE SERVIZI
[FILE AUDIO] Dichiarazioni al termine della Conferenza Stato-Regioni del Presidente Vasco Errani e del Vicepresidente della Regione Toscana Stella Targetti

 

 



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Sanità: Censis, più spesa privata meno qualità servizi

(regioni.it) Più spesa privata, meno qualità servizi in sanità.  Lo sostiene una ricerca del Censis. Dopo i tagli alle risorse la spesa pubblica è sempre meno adeguata ai bisogni sanitari dei cittadini, ma nel contempo la spesa privata è sempre più alta. E sempre secondo gli intervistati dal Censis, peggiora la qualita' della sanita' soprattutto nelle Regioni dove i tagli sono maggiori.
Gli italiani spendono di tasca propria 30,6 miliardi di euro, una cifra aumentata dell'8% rispetto al periodo 2007-2010.
Si tratta di una indagine realizzata dal Censis nel mese di febbraio 2012 e secondo questi dati:
- il 58,4% valuta come adeguati i servizi sanitari della propria regione, contro il 41,6% che li reputa non adeguati (tab. 5);
- per il 55,3% degli intervistati il Servizio sanitario della propria regione è rimasto uguale negli ultimi due anni, per il 31,7% è peggiorato (erano il 21,7% nel 2009), mentre per il 13% è migliorato (erano il 20,3% nel 2009). Coloro che parlano di peggioramento sono il 18% in più di coloro che parlano di miglioramento.
Coloro che si esprimono nei termini di un peggioramento sono più numerosi nel Meridione (38,5%) e al Centro (34,2%) rispetto al Nord-Ovest (21,2%) e al Nord-Est (15,6%); ed anche la percentuale di coloro che al Sud e nelle isole segnalano performance sanitarie in miglioramento è più bassa (pari al 7%) che al Nord, dove sono il 9,7% al Nord-Ovest e addirittura oltre il 32% al Nord-Est ad esprimersi in tal senso.
Inoltre oltre il 38% degli intervistati delle Regioni in Piano di rientro afferma che la sanità della propria regione è peggiorata rispetto ai due anni precedenti, e solo il 7,6% dichiara che è migliorata (con un saldo tra miglioramento e peggioramento molto negativo, pari al -31%).
Mentre la sanità delle Regioni senza Piani di rientro ha invece subito un peggioramento secondo il 23,3% dei cittadini intervistati, mentre per il 19,4% ha beneficiato addirittura di un miglioramento.
“I mutamenti relativi al biennio precedente possono essere utilmente letti anche alla luce delle valutazioni in merito all’adeguatezza complessiva dei servizi sanitari della propria zona: infatti, nelle Regioni in Piano di rientro è il 42,2% dei cittadini a dichiarare che i servizi sanitari risultano adeguati, mentre nelle altre Regioni è oltre il 72% della popolazione a ritenerli adeguati”.
Per quanto riguarda la mobilità sanitaria dei ricoveri ospedalieri:
- nell’8,8% dei casi dipende da fattori inevitabili, come la assenza di particolari prestazioni nella regione di residenza, una fisiologica mobilità transfrontaliera e cause contingenti (come gli eventi patologici durante un soggiorno in un’altra regione);
- nel 91,2% dei casi da fattori che sarebbero evitabili, come in particolare l’esigenza di livelli qualitativi migliori di quelli presenti in loco (strutture, medici, rapporti umani, 66,2%), condizionamenti pratico logistici (conoscenze, facilità di accesso, familiari sul posto, 30,9%) e ritardi e tempi di attesa (26,2%).
“In futuro però la mobilità tra le regioni, il cosiddetto turismo sanitario, magari nelle sue versioni low cost, rischia di diventare ancora più massiccia, configurandosi sempre più come un meccanismo spontaneo di correzione delle disparità territoriali nell’accesso a cure di qualità attraverso il trasferimento in altra regione”.
Inoltre dai dati dell’indagine Monitor Biomedico 2011 emerge che l’attribuzione alle Regioni di maggiori responsabilità in materia di sanità continua a riscuotere un sostegno maggioritario tra i cittadini italiani (pari al 57% circa), anche se meno intenso rispetto a un paio di anni fa.
Si tratta però di un supporto territorialmente marcato, con quote più alte di favorevoli al Nord-Est (73,4%), al Centro (57,9%) e, in misura minore, al Nord-Ovest (54,2%) rispetto al Sud-isole (50,1%).
Quanto alle ragioni del sostegno al federalismo, il 36,6% degli italiani sostiene che esso consente di creare una sanità più vicina alle esigenze delle popolazioni locali ed il 16% che rappresenta un modo per responsabilizzare maggiormente gli attori del sistema.
I contrari (complessivamente pari al 30,5%) ritengono che vi sia il rischio che in alcune regioni i costi a carico dei cittadini divengano eccessivi (11,0%), nonché quello che si accentuino le differenze di contribuzione alla sanità nelle varie regioni (10,4%).
“Altro tema chiave è quello del rapporto a livello regionale tra finanziamento e spesa, ovvero la questione se e in che misura la spesa sanitaria pubblica di una regione debba essere finanziata con tassazione propria o con forme di ridistribuzione a livello nazionale secondo una logica perequativa”.
Il 60% degli italiani è contrario ad una sanità finanziata dalla sola tassazione locale, quota che cresce rispetto al 2009 (quando era pari al 55,1%); le ragioni della contrarietà all’“autarchia” finanziaria delle sanità regionali sono individuate nel fatto che la tutela della salute viene considerata un diritto che va garantito dallo Stato anche con la redistribuzione delle risorse (opinione condivisa da quasi il 40% degli italiani), e nel fatto che a pagare le conseguenze di una sanità inadeguata sarebbero solo i poveri delle regioni più deboli, giacché i più benestanti possono permettersi di andare altrove.
L’autarchia finanziaria delle Regioni in sanità trova una maggioranza di favorevoli solo nel Nord-Est, dove è superiore al 57%, con oltre il 43% che lo ritiene un modo per responsabilizzare ciascuno a spendere solo quello che può permettersi, ed un ulteriore 13,8% che ritiene che in questa fase le risorse siano poche e non vi sia spazio per la solidarietà tra di esse.
Nelle altre tre macroaree prevalgono i contrari alla autonomia regionale, con quasi il 53% nel Nord-Ovest, oltre il 65% al Centro ed oltre il 72% al Sudisole.
Nelle Regioni in Piano di rientro, oltre il 73% degli intervistati si dichiara contrario alla autonomia della sanità regionale, mentre nelle Regioni non in Piano di rientro la maggioranza è contraria, ma con un’intensità nettamente inferiore (il 52,7%).
Infine dalla ricerca condotta emerge che per i cittadini il futuro della sanità è segnato da due paure principali: quella di un’accentuazione delle differenze di qualità tra le sanità regionali (35,2%) e quella dell’interferenza della politica che può danneggiare in modo irreparabile la qualità della sanità (35%); seguono il timore che i problemi di disavanzo rendano indispensabili robusti tagli all’offerta (21,8%); che non si sviluppino le tipologie di strutture e servizi necessarie, come l’assistenza domiciliare territoriale (18%); e che l’invecchiamento e la diffusione delle patologie croniche producano un sovraccarico di strutture e servizi (16,3%).


 

 



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Province: Gnudi convocherà commisione paritetica su Ddl sistema elettorale

(regioni.it) Accogliendo la richiesta avanzata il 15 marzo da Conferenza delle Regioni, Unione delle Province ed Anci, il Ministro per gli Affari Regionali, Piero Gnudi, ha annunciato la convocazione nei prossimi giorni della Commissione speciale paritetica mista Governo, Regioni, enti locali per il rinnovamento delle istituzioni della Repubblica.
La riunione sarà specificamente dedicata ad un esame approfondito del ddl sulle modalità di elezione del Consiglio Provinciale e del presidente della Provincia.

L'esito di tale esame verrà sottoposto alla Conferenza Unificata, già convocata per il 4 aprile prossimo.

 



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Banca d'Italia: a gennaio record debito pubblico

(regioni.it) A gennaio nuovo record del debito pubblico. E' quanto risulta dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica.
Il debito pubblico italiano a gennaio e' stato di 1.935,829 miliardi di euro, rispetto a 1.897,946 miliardi di euro di fine 2011 (+37,9 miliardi in un mese).
Sempre a gennaio, le entrate tributarie si sono attestate a 30,502 miliardi di euro (-0,5%).
A tale aumento si aggiunge  il fabbisogno del mese (4,0 miliardi, con un incremento di 1,5  miliardi rispetto allo stesso periodo del 2011).
L'aumento del fabbisogno - precisa Bankitalia - e' attribuibile  principalmente all'incremento della spesa per interessi e al pagamento della quota di competenza dell'Italia dei prestiti erogati dall'EFSF  parzialmente controbilanciato dall'incremento delle entrate fiscali e dalla flessione della spesa primaria.
Inoltre la pressione fiscale raggiungerà "i livelli piu' elevati dal secondo dopoguerra", ha sottolineato il capo del Servizio Studi di Struttura Economica e Finanziaria della Banca d'Italia, Marco Magnani, nel corso di un'audizione alla Camera.
"Nel complesso - ha spiegato Magnani - le tre manovre approvate nella seconda meta' del 2011 determinano una correzione pari al 3 per cento del Pil nel 2012 e al 4,7 per cento in media l'anno nel 2013 e nel 2014. L'aggiustamento e' prevalentemente realizzato attraverso aumenti di entrate, che porteranno la pressione fiscale ai livelli piu' elevati dal secondo dopoguerra. I risparmi di spesa, che aumenteranno gradualmente nei prossimi anni - ha proseguito - si aggiungono a quelli disposti con la manovra triennale dell'estate del 2010 e assicurano, nelle valutazioni del Governo, la stabilita' delle erogazioni primarie nel biennio 2012-13".
Comunque la Banca Centrale Europea spiega che i mercati hanno fiducia nell'Italia. Tra i Paesi dell'area euro, infatti, scrive la Bce, il paese ha riportato il più forte calo dello spread nonostante il declassamento da parte delle tre principali agenzie di rating.
Infine le famiglie europee hanno visto la loro fiducia arrivare a livelli analoghi a quelli della recessione 2008-2009, mentre un rafforzamento si e' notato in Germania e Spagna, ed un recupero in Francia. Francoforte dice ok al patto Ue, ma ora bisogna andare verso l'Unione fiscale.

                              

Supplementi al Bollettino Statistico - Finanza pubblica, fabbisogno e debito - 15.03.2012

      

Supplementi al Bollettino Statistico - Mercato finanziario - 15.03.2012

 

 


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