Regioni.it

n. 1997 - lunedì 19 marzo 2012

Sommario

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Istat: cala fatturato industria

Eurostat: meno produzione edilizia

(regioni.it) L'Istat rileva che nell’industria italiana cala il fatturato a gennaio e questo comporta una diminuzione su base annua del -4,4%.
Il ribasso tendenziale è il piu' forte da novembre 2009, pesa l'andamento del mercato interno, mentre il fatturato dell'industria a gennaio cala su base mensile del 4,9%.
Scendono gli ordinativi del 7,4% su base mensile (dato destagionalizzato), e del 5,6% su base annua (dato grezzo).
Il fatturato degli autoveicoli su base annua e' sceso dell'8,8% e gli ordinativi sono diminuiti del 6,1%.
A gennaio 2012 l'indice del fatturato segna le variazioni tendenziali più elevate nei settori della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+15,8%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,4); le contrazioni più marcate si rilevano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-14,0%), nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-12,1%) e nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-11,2%).
L’incremento più rilevante dell'indice grezzo degli ordinativi riguarda la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+6,5%); le variazioni negative più consistenti si registrano nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-11,7%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-10,2%) e nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-9,0%).
Invece nuovi dati economici sull’edilizia provengono dall'Ufficio statistico dell'Unione Europea. In particolare Eurostat evidenzia che la produzione edilizia è diminuita dello 0,8% nell'Eurozona e del 4,1% nell'Ue a 27 a gennaio.
Eurostat ricorda che la produzione edilizia il mese precedente era scesa  rispettivamente dell'1,9% e del 3,8%. Su base annuale, rispetto a  gennaio del 2011, la produzione edilizia e' scesa dell'1,4%  nell'Eurozona e dell'1% nell'Ue a 27.
I cali piu'  rilevanti sono stati registrati nella Repubblica Ceca (-20,1%), Regno Unito (-13,8%) e Italia (-7,8%), mentre gli aumenti maggiori sono  stati in Slovenia (+17,4%), Germania (+4,3%) e Portogallo (+2,5%).

 

 

Fatturato e ordinativi dell’industria

A gennaio 2012 il fatturato diminuisce del 4,4% e gli ordinativi del 5,6% rispetto a gennaio 2011
Comunicato stampa, lunedì 19 marzo 2012

Commercio estero

A gennaio 2012 il saldo fra import ed export è negativo per 4.350 milioni di euro
Comunicato stampa, venerdì 16 marzo 2012

Produzione nelle costruzioni

A gennaio 2012 l’indice diminuisce del 10,9% rispetto a gennaio 2011
Comunicato stampa, venerdì 16 marzo 2012





( red / .. )

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Carburanti: confronto prosegue in commissione attività produttive

Liberalizzazione dell’approvvigionamento, tema rinviato in Conferenza Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella riunione del 15 marzo ha cominciato ad affrontare, su richiesta del Presidente della Regione Toscana, il tema della liberalizzazione dell’approvvigionamento del carburante sul libero mercato da parte dei gestori degli impianti.
Al termine di questo primo confronto, la Conferenza ha deciso di dare mandato alla commissione attività produttive (coordinata dalla Regione Marche) per i dovuti e necessari approfondimenti.



( red / .. )

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Vendola, Caldoro: per sviluppo Paese occorre investire nel Sud

(regioni.it) I presidenti Caldoro e Vendola affrontano il tema Mezzogiorno e ribadiscono che il Sud deve essere un’opportunità di sviluppo per il Paese.
Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, parla di “capire le opportunità, i talenti e non solo le criticità che ci sono al Sud: il Sud e' l'occasione per salvare l'Italia, non e' la palla al piede che porta giu' il Paese''.
Per Vendola ''va benissimo che il ministro Passera indichi nella ricerca e nella innovazione il volano di una nuova stagione di sviluppo e di crescita. Bisogna dirgli pero' che il Mezzogiorno d'Italia non e' un qualunque posto del Paese'' perche' ''il Sud ha subito nel corso degli ultimi 30 anni un dimagrimento coatto e violento dei trasferimenti delle risorse ordinarie da parte dello Stato centrale'', e ''ha dovuto usare la finanza straordinaria - quella del salvadanaio comunitario che doveva dargli un aiuto in piu' per superare il divario di sviluppo - per surrogare la finanza ordinaria che non arrivava piu''. Per Vendola, il Sud ha ''bisogno di un modello di sviluppo autocentrato, di difendere e qualificare ambientalmente le nostre aziende e imprese, delle risorse per promuovere lavoro''. Tra le strategia utili al rilancio del Mezzogiorno, per Vendola ci sono ''la capacita' di costruire un sistema di collegamenti piu' intenso tra laboratori di ricerca e apparati produttivi. E poi anche la capacita' di immaginare che sul dissesto idrogeologico, sulla criticita' ambientale, sul degrado dei nostri ecosistemi si possa fare un grande intervento di messa in sicurezza e manutenzione del territori''.
Quanto alla distribuzione delle risorse fra Nord e Sud, Vendola ha ricordato che ''le regioni del Nord sono nell'area dell'obiettivo competitivita', quelle del Sud nell'area dell'obiettivo convergenza: a Bruxelles come a Roma – ha sostenuto Vendola - c'e' consapevolezza di un differenziale di crescita e sviluppo, che e' un dato di realta' che va affrontato anche aiutando il Sud ad avere le risorse per vincere la partita della sua modernizzazione''.
Per Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania, bisogna ridurre i ''margini di diseguaglianza'' tra le aree dell'Italia ''per renderla effettivamente unita: abbiamo un Ministero per la Coesione territoriale, siamo gli unici ad averlo, e dobbiamo lavorare per avvicinare il Paese, non per allontanarlo. Per un Paese realmente unito, occorre investire nel Sud''.
''Noi, come Regione, lo facciamo con le imprese, con i sindacati, poi deve farlo il Governo - ha sottolineato Caldoro - a cui chiediamo maggiore attenzione per il Sud''.
''La battaglia che noi dobbiamo fare e' quella di togliere i margini di delle differenze all'interno del Paese, dobbiamo chiuderle, non ampliarle''. Da qui la necessita', indicata da Caldoro, di individuare una ''azione condivisa tra Regioni, Governo ed Enti locali'' in assenza della quale ''non avremo una risposta efficace''.
Caldoro ha evidenziato che di anno in anno ''si riducie la quota di finanziamento statale'' cosa che determina, ''nei fatti una mancanza di cassa''. A questo si aggiunge anche la ''difficolta' dell'Europa, rispetto al passato, della sua capacita' di erogazione''. Resta, quindi, ''solo la quota di cofinanziamento regionale del 15% che, da sola, non e' sufficiente''.

 

 

 



( red / .. )

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Lavoro pubblico: problematiche legate al decreto "salva Italia"

(regioni.it)  La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 15 marzo 2011, ha approvato un documento che fa il punto su alcune problematiche del personale dipendente pubblico (relativamente alle disposizioni dell’articolo 24 del decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011) proponendo anche alcune proposte emendative rispetto alla normativa in vigore. Il testo è stato pubblicato sul sito www.regioni.it ed il link è:
http://www.regioni.it/download.php?id=245933&field=allegato&module=news 
Si riporta di seguito il testo (senza la nota tecnica di accompagnamento).
Problematiche del personale dipendente pubblico relativamente alle disposizioni dell’articolo 24 del decreto legge n. 201  del 6 dicembre 2011 
Le osservazioni e gli emendamenti proposti sono correlati a talune problematiche relative al collocamento a riposo di dipendenti nei cui confronti trovano applicazione normative regionali (leggi e/o verbali di concertazione sindacale) di disciplina dell’istituto della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e/o di quello dell’esonero dal servizio.  Nel rimandare alla nota tecnica allegata, si propongono i seguenti emendamenti all’articolo 4 del D.L. 201 del 2011 e all’art. 6, comma 2 ter, del D.L. 216 del 2011 e si espongono le osservazioni relativamente all’articolo 24 , commi 14 e 20 dello stesso Decreto-Legge. All’art. 6, comma 2 ter, del D.L. 29.12.2011, n. 216 recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative” dopo le parole “si sia risolto” sono soppresse le parole “entro il 31 dicembre 2011” e dopo le parole “accordi individuali sottoscritti” sono aggiunte le parole “entro il 31 dicembre 2011”.
Di seguito si riporta il testo coordinato a seguito dell’emendamento:

“Il termine per l'emanazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 24, comma 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre2011, n. 214, è prorogato al 30 giugno 2012 e, nei limiti delle risorse e con le procedure di cui al medesimo comma 15, sono inclusi tra i soggetti interessati alla concessione del beneficio di cui al comma 14 del medesimo articolo 24, come modificato dal presente articolo, oltre ai lavoratori di cui allo stesso comma 14, anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti entro il 31 dicembre 2011 anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, a condizione che ricorrano i seguenti elementi: la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro o ad altri soggetti equipollenti, indicati nel medesimo decreto ministeriale; il lavoratore risulti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011”.
RELAZIONE
L’art. 24, comma 14, del D.L. 201 del 2011 prevede l’esenzione dal nuovo regime previdenziale introdotto dallo stesso Decreto per alcune categorie di lavoratori e cioè: i lavoratori in mobilità (lett. a e b comma 14), i lavoratori titolari di prestazioni a carico dei fondi di solidarietà (lett. c,comma 14), i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione (lett. d,comma 14), i lavoratori che hanno in corso l’istituto dell’esonero dal servizio (lett. e, comma 14).

Tale esenzione è stata estesa, in corso di conversione dell’art. 6 del D.L. 216 del 2001 (il testo è frutto di emendamenti successivi, con formulazioni di contenuti diversi, anche dal punto di vista sostanziale), anche al personale il cui rapporto si è risolto entro il 31.12.2011. Secondo tale formulazione resterebbero, almeno secondo un’interpretazione puramente letterale, esclusi dall’esenzione i lavoratori per i quali, pur avendo essi sottoscritto accordi individuali per la risoluzione del rapporto antecedentemente alla data suddetta, la cessazione del rapporto sia prevista per una data successiva.  Dalla norma è stata, quindi, contemplata la categoria dei lavoratori che risultino:
- aver sottoscritto un accordo individuale per la risoluzione del rapporto anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale;
- in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011.
All’interno di tale categoria dalla disposizione in esame vengono trattati in modo ingiustificatamente differenziato: a) i lavoratori il cui rapporto si sia di fatto risolto entro il 31.12. 2011 - che beneficeranno del trattamento di quiescenza secondo la più favorevole disciplina vigente prima del Decreto 201 del 2011; b) quelli il cui rapporto si risolva in un momento successivo, che dovranno attendere di maturare i requisiti per conseguire il suddetto trattamento secondo le nuove disposizioni (per la maggioranza dei casi si tratta di una postergazione del trattamento di quiescenza di 6 anni).  La norma si appalesa del tutto ingiustificata in quanto tutti i suddetti lavoratori si trovano in identica situazione giuridica maturando essi, entro l’anno 2012, i requisiti anagrafici e contributivi necessari per ottenere in virtù del previgente sistema delle quote 1 (in vigore prima del D.L. 201 del 2011) il trattamento pensionistico entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011.  Solo alcuni di essi, però, sono trattati in modo radicalmente diverso, beneficiando della deroga in quanto cessati dal rapporto, per mera coincidenza, prima del 31.12.2011.  Tale disparità è maggiormente grave se si considera che l’art. 24, comma 14, lett. e) dispone: “ai lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in corso l'istituto dell'esonero dal servizio di cui all'articolo 72, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni con legge 6 agosto 2008, n. 133.  La norma prosegue affermando: “...ai fini della presente lettera l'istituto dell'esonero si considera, comunque, in corso qualora il provvedimento di concessione sia stato emanato prima del 4 dicembre 2011...;[..]”: per tale ultima categoria quindi, ragionevolmente, si è dato rilievo non tanto al momento dell’effettiva cessazione del rapporto, bensì al momento del perfezionarsi dell’accordo per ottenere l’esonero.
E’ quindi evidente che lavoratori che appartengono a categorie uguali, in considerazione dell’età e dei contributi versati, sono trattati in modo diverso in virtù di elementi puramente fattuali e cioè a seconda della data di cessazione del rapporto di lavoro: i primi beneficiano dell’agevolazione e cioè ricadono nel vecchio regime, con erogazione del trattamento di quiescenza al maturare dei requisiti; gli altri, invece, ricadono nel nuovo, assai più rigoroso regime, restando per lungo periodo senza nè pensione nè stipendio. La norma presenta quindi profili di illegittimità costituzionale dal momento che costituisce evidente la violazione del principio di uguaglianza (artt. 3, 36 e 38 della Costituzione), in quanto, contemplata una categoria di lavoratori che si è ritenuto giusto esonerare dall’applicazione delle nuove norme in materia di pensioni (in ragione di età anagrafica e contributi versati), ha limitato tale agevolazione solo ad alcuni lavoratori della suddetta categoria.

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1) Dopo il comma 15 bis dell'art.24 del d.l. 201 è inserito il seguente:
“15-ter. La disposizione di cui alla lett. a) del comma 15 bis si applica anche ai lavoratori dipendenti iscritti alle forme di previdenza esclusive”.
RELAZIONE
L’emendamento si rende necessario in quanto con l’emendamento all’art. 24 del decreto legge 201 del 2011, approvato in data 13.12.2011, è stato inserito il comma 15 bis che introduce, alla lett. a) un regime particolare per lavoratori che abbiano maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima della data di entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni.

Alla lett. b) dello stesso comma è dettato un regime ulteriormente agevolato, le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se più favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a), con un'età anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianità contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un'età anagrafica di almeno 60 anni.  Entrambe le categorie quindi potranno conseguire il trattamento della pensione (di vecchiaia) anticipata al compimento di un'età anagrafica non inferiore a 64 anni.  In sostanza si è previsto una deroga alla nuova disciplina, introdotta con il decreto 201/2011, per coloro che avessero nel 2012 un’anzianità contributiva pari a 35 anni e raggiungessero, secondo il regime delle quote, quota 96.  Tale regime agevolato di accesso al sistema pensionistico è però previsto per i soli lavoratori del settore privato mentre il suddetto regime delle quote, eliminato dalla Manovra, valeva per i “Lavoratori dipendenti pubblici e privati”.
Il governo che ha riconosciuto una fortissima penalizzazione per i lavoratori che nel 2012, secondo il vecchio regime, avrebbero maturato i requisiti per la pensione, ha posto rimedio solo per i lavoratori del settore privato che potranno andare in pensione a 64 anni mentre i lavoratori, uomini e donne, del settore pubblico andranno in pensione di vecchiaia non prima dei 66 anni e sei mesi. Per le lavoratrici la differenza è poi macroscopica se si considera che con il nuovo regime le donne del settore privato potranno andare in pensione di vecchiaia con soli 20 di contributi mentre le donne del pubblico impiego potranno andare in pensione a 66 anni e sei mesi, o precedentemente solo con oltre 41 anni di contributi versati.  Il testo redatto dal legislatore nazionale presenta, quindi, gravi profili di illegittimità costituzionale dal momento che è contrario al principio di uguaglianza (artt. 3 e 38 della Costituzione); dopo aver ravvisato elementi di grave penalizzazione da parte delle nuove norme dettate dalla manovra in materia di pensioni per la categoria di lavoratori che, secondo il vecchio regime, avrebbero maturato i requisiti per andare in pensione nel 2012, appare alquanto discriminatorio introdurre successivamente una disciplina derogatoria solo per una parte dei lavoratori della suddetta categoria, vale a dire i lavoratori del settore privato, e non anche per quelli del settore pubblico. La disparità è poi inaccettabile nei confronti delle lavoratrici.

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D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 Art.24 commi 14 e 20. L’esonero dal servizio.
Come noto l’art.72 del d.l. 112/2008 ha introdotto l’istituto dell’esonero dal servizio, cioè la possibilità , per il dipendente pubblico, di farsi esonerare nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni.

Alcune amministrazioni regionali hanno recepito con legge questo istituto. Con il D.L. n.201/2011 (“Salva Italia”) la materia pensionistica è stata oggetto di ampia riforma e non è più consentito andare in quiescenza con soli 40 anni di contributi. Si pone dunque una necessità di coordinamento fra l’art.72 del D.L. 112/2008 e la riforma pensionistica, tema sul quale tentano di dare una risposta i commi 14 e 20 dell’art.24 del citato decreto “Salva Italia”.
  Dalla lettura del testo, sembra si possa arrivare ad alcune conclusioni.  L’art. 72 del d.l. 112/2008 è abrogato (e si dispone la disapplicazione delle analoghe leggi regionali), va quindi definita la posizione di coloro che hanno in corso l’istituto dell’esonero (coloro che hanno avuto un provvedimento di concessione prima del 4 dicembre) - comma 14 lett. e).
Il comma 20 dell’art.24 stabilisce che l’attuazione dell’art.72 del d.l. 112/2008, per coloro che maturano i requisiti di pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2012, deve tener conto della rideterminazione dei requisiti di accesso al pensionamento.  Il comma 14 afferma però che, fra coloro che potrebbero continuare a beneficiare delle vecchie regole pensionistiche, ci sono anche coloro che, con esonero in corso, rientrano nel contingente di cui al decreto ministeriale da emanarsi entro tre mesi, e nel limite delle risorse stabilite anno per anno.  Ora, in molti casi, i dipendenti pubblici che avevano l’esonero in corso e che dovevano rimanere a casa dal 1° gennaio di quest’anno, sono ancora in attesa di conoscere cosa fare:
a) se andare subito, con il rischio di “sforare” il periodo quinquennale di cui all’art.72, nella speranza di rientrare nei contingenti di cui all’emanando decreto ministeriale;
b) se attendere la rideterminazione del quinquennio, sulla base delle nuove regole pensionistiche e pertanto rinviare la data di decorrenza dell’esonero.
La questione riveste oramai carattere di estrema urgenza, poiché numerose persone sono tutt’ora in una situazione di incertezza e sarebbe bene che l’applicazione dell’istituto fosse omogenea in tutto il territorio nazionale, non solo per le regioni ma anche per lo stato.
Si riterrebbe, pertanto, necessario esplicitare formalmente che per i predetti dipendenti continuano a trovare applicazione i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del d.l. 201/2011. Tale risultato si ritiene potrebbe essere ottenuto in via interpretativa da parte dei competenti Ministeri, ma se tale valutazione non fosse condivisa occorrerebbe di conseguenza una modifica legislativa del comma 20.
Un sotto problema riguarda la indennità che spetta all’esonerato (art. 72 comma 3 del d.l. 112/2008). Nel cinquanta per cento del trattamento complessivamente goduto al momento del collocamento in esonero, rientra anche la parte incentivante? Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha formulato risposta positiva per i dipendenti delle amministrazioni statali. Le Regioni che erogano incentivi solo in base alla attribuzione di obiettivi e alla verifica del loro effettivo raggiungimento, devono continuare ad erogare anche questa parte variabile per cinque anni, senza che venga conseguito alcun tipo di risultato individuale?
Roma, 15 marzo 2012
Nota tecnica allegata 



( red / .. )

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Simoncini sulla riforma del mercato del lavoro

Serve accordo con le parti sociali ed il sindacato

(regioni.it) La trattativa sulla riforma del mercato del lavoro ''non ha ancora trovato il giusto punto di equilibrio per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali''. Lo sostiene Gianfranco Simoncini, assessore della Regione Toscana e coordinatore degli assessori al lavoro della Conferenza delle Regioni.
Sulla flessibilita' in uscita, ''non credo sia accettabile e percorribile una modifica che non passi da un accordo con le parti sociali ed il sindacato'', dichiara Simoncini.
In particolare Simoncini riflette sui dati regionali di febbraio sulle ore di Cassa integrazione: +11,2% rispetto allo stesso mese del 2011, piu' che raddoppiate rispetto a gennaio 2012 (da 1,686 milioni a 3,651 mln), mentre il primo bimestre 2012 flette su gennaio-febbraio 2011 (-22%).
''Questi dati - affermato Simoncini - sottolineano l'esigenza di garantire ancora per una fase non brevissima adeguate forme di ammortizzatori e protezione sociale. Di questo deve tener di conto il confronto sul mercato del lavoro a livello nazionale, e in tal senso e' andata la richiesta delle Regioni''.
Per Simoncini ''e' giusto porre il tema della universalita' delle tutele, cosa che peraltro con la Cig e la mobilita' in deroga, in questi anni, e' stata sostanzialmente garantita. Ma non vi puo' essere una significativa riduzione delle garanzie rispetto ad oggi, come sembra emergere da alcune simulazioni''.
Secondo Simoncini ''l'articolo 18 è uno strumento di tutela contro i licenziamenti discriminatori che deve essere mantenuto nel nostro ordinamento garantendo, anche qui con forme nuove e che tengano conto della specificita' della piccola impresa, una universalita' di questa protezione''.
Risultati positivi invece, segnala l'assessore toscano, ''per quanto riguarda il tema contrattuale, con l'individuazione di un contratto dominante che vede nell'apprendistato e nel tempo indeterminato i suoi cardini e punta a disincentivare, aumentandone i costi, l'uso distorto del tempo determinato''.

 

 



( red / .. )

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Turismo: Regioni chiedono rinnovo protocollo Affari Esteri- Enit

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato (nel corso della riunione del 15 marzo) un “ordine del giorno” sul rinnovo del protocollo tra il ministero degli Affari esteri e l’Enit in materia di collaborazione per la promozione dei flussi turistici verso l’Italia. Il testo è stato consegnato al Governo nel corso della Conferenza Stato-Regioni (tenutasi sil pomeriggio dello stesso 15 marzo) ed è stato pubblicato sul sito www.regioni.it (sezione “Conferenze”). Il link è:
http://www.regioni.it/download.php?id=245938&field=allegato&module=news 
Si riporta di seguito il testo integrale.
Ordine del giorno sul rinnovo del protocollo firmato il 22 febbraio 2011 tra il Ministero degli Affari esteri e l’Enit – agenzia nazionale del turismo in materia di collaborazione per la promozione dei flussi turistici verso l’Italia 
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
Considerato
- che è scaduto il protocollo firmato il 22 febbraio 2011 tra il Ministero degli Affari Esteri e l'ENIT - Agenzia Nazionale del Turismo, in materia di collaborazione per la promozione dei flussi turistici verso l'Italia, valido per un anno con la possibilità di tacito rinnovo;
- che in forza del menzionato protocollo l’ENIT assicura presso alcune rappresentanze diplomatico-consolari (Mosca, Pechino, New Delhi, San Pietroburgo, Canton, Shangai, Mumbai) servizi connessi al disbrigo delle pratiche relative ai visti turistici, con l’obiettivo di incrementare i flussi turistici verso l’Italia e gli investimenti esteri da e verso l’Italia nel settore turistico, facendo fronte con efficacia e celerità alla crescente domanda turistica;
- che, come attestato nel resoconto dell’interrogazione parlamentare dell’8 febbraio 2012, la collaborazione tra Ministero degli Affari Esteri ed ENIT ha assicurato l’obiettivo di incrementare il numero dei visti turistici e di accelerare le procedure per il loro rilascio (a titolo di esempio si ricordano gli incrementi registrati nel 2010 rispetto all’anno precedente per la Cina del 99,8%, per la Russia del 40,7% e per l’India del 36,5%, per l’anno 2011 per il solo consolato generale d’Italia in Mosca quasi 600.000 visti d’ingresso, cioè più di un terzo del totale dei visti rilasciati dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane);
- che l’ENIT ha lo scopo istituzionale di promuovere il Sistema Italia all’estero;
- che sono state programmate iniziative di promozione internazionale del turismo italiano, quale l'evento “Italia comes to you” organizzato dall'ENIT che sarà realizzato prossimamente in India (marzo/aprile 2012), come pure numerosi progetti di impulso regionale, anche di concerto con il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo ed il Ministero degli Affari Esteri;
- che in seno al Consiglio di Amministrazione dell'ENIT del 30 dicembre 2011 è stato auspicato l'avvio di un'azione politica congiunta delle Regioni e delle Province Autonome relativamente alla problematica del rilascio dei visti turistici, di concerto con il Ministero degli Affari Esteri e con l'interessamento del Ministro del Turismo e del Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo;
- che la Commissione Turismo della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 24 gennaio u.s. ha rilevato la necessità di dare seguito a tale istanza, attesa la rilevanza dell’azione svolta dall’ENIT nel facilitare le procedure di rilascio dei visti turistici a garanzia dei flussi turistici stranieri in entrata
chiede
al Governo di porre in essere ogni utile iniziativa che possa portare al rinnovo del protocollo in esame, atteso che ciò garantirebbe la prosecuzione delle attività poste in capo all’ENIT, con evidente beneficio per il sistema socio-economico nazionale e quindi delle imprese del settore.
Roma, 15 marzo 2012



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