Conferenza Regioni
e Province Autonome
Doc. Approvato - Ambiente: Documento da sottoporre all’attenzione del Governo

giovedì 9 ottobre 2008


CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

 

 

Documento sulle Tematiche inerenti l’Ambiente da sottoporre all’attenzione del Governo

 

Premessa

Il presente documento, articolato in 12 punti, affronta le questioni di prioritario interesse in tema di tutela ambientale e che devono ancora trovare un’adeguata soluzione istituzionale e normativa.

Sul piano metodologico, l’avvio del confronto con il Ministero, ad avviso delle Regioni, deve essere caratterizzato da un confronto chiaro e cooperativo e dall’individuazione comune delle priorità  e dei settori di intervento in materia ambientale. Pur nel rispetto dei ruoli, le Regioni auspicano forme efficaci di collaborazione istituzionale Ministero-Regioni che tengano conto della varietà delle realtà ambientali italiane.

L’ispirazione al confronto basato sul principio della leale collaborazione è tanto più necessario allorché il Governo annuncia di perseguire nuove politiche ad alto impatto ambientale, come nel caso della scelta politica di ricorrere alla produzione di energia nucleare, senza alcuna discussione e intesa preventiva con le Regioni e del sistema delle Autonomie locali.

Un più intenso dialogo Governo-Regioni risulta, inoltre, essenziale per conseguire la meta strategica della definizione dei livelli essenziali di tutela ambientale, indispensabile per garantire l’uniformità di godimento dei diritti civili e sociali alla tutela dell’ambiente.

Le Regioni considerano infine indispensabile che, per il raggiungimento degli obiettivi già programmati in ambito locale, il nuovo Governo confermi la disponibilità delle risorse già stanziate per il finanziamento dei vari interventi in materia di tutela ambientale.

 

1.      Politiche di Bacino

Si ritiene che il tema della Governance dei bacini idrografici, per quello che riguarda la gestione delle risorse idriche, debba essere uno dei temi posti al centro della azione di governo del prossimo futuro.

E’ auspicio di tutti che il Governo e Regioni lavorino congiuntamente sul tema, escludendo il prevalere di  forme di neocentralismo o di federalismo estremo, puntando a efficaci politiche di cooperazione.

 

1.1       Autorità di distretto idrografico

Si ritiene di fondamentale importanza riprendere il percorso di revisione e attuazione della Parte III del d.lgs. 152/2006 e, contestualmente, dei suoi Allegati tecnici, rendendo al più presto operative le Autorità di Distretto Idrografico, che possono e devono divenire luogo di cooperazione tra Stato e Regione, strumento di sintesi delle politiche di pianificazione e di coinvolgimento dei portatori d’interesse.

L’obiettivo è quello di realizzare un sistema equilibrato e bilanciato, nel quale le Regioni e il Governo si diano obiettivi condivisi (governance) attraverso l’adozione di strumenti generali di coordinamento, assicurando attività di monitoraggio, verifica e controllo strategico, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Sin dalla entrata in vigore del d.lgs. 152/2006, le Regioni hanno giudicato fortemente discutibile e riduttivo la delimitazione dei distretti idrografici e la netta centralizzazione delle competenze, con conseguente limitazione del ruolo delle Regioni a cui, invece, la legge 183/1989 sulla difesa del suolo attribuiva un ruolo centrale nella formazione delle scelte.

Deve essere, quindi, rivisto il modello di pianificazione e di programmazione postulato dal decreto 152/20006, a partire dalla composizione degli organi di distretto che, in quanto a netta prevalenza governativa, non garantisce il rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni e la condivisione delle scelte, con particolare riguardo alla nomina dei Segretari generali che deve essere fatta d’intesa con le Regioni.

Si ritiene fondamentale, inoltre, rivisitare le procedure di adozione e di approvazione dei piani di bacino distrettuale che si palesano incomplete, confuse e non rispettose dei principi della semplificazione e dello snellimento amministrativo.

 

2.      Omogeneità, parametri europei, qualità acqua

E’ necessario dare corretta attuazione alle direttive europee ed in particolare alla c.d. Direttiva nitrati (91/676/CEE), la cui applicazione omogenea nelle diverse realtà territoriali deve rappresentare la condizione fondamentale per evitare squilibri alle condizioni del mercato di realtà produttive analoghe.

Al fine di dare concretezza all’implementazione della Direttiva, si chiede di indirizzare, nel breve termine, le risorse e l’esperienza acquisita, di garantire la continuità ed il coordinamento delle attività necessarie per raggiungere i risultati, in collaborazione con tutti i Ministeri competenti.

 

3.      Qualità dell’aria nel bacino padano

Il tema in questione costituisce in assoluto una priorità per tutte le Regioni del bacino che, con l’Accordo sottoscritto nel febbraio del 2007, si trovano ad affrontare la complessità del fenomeno in modo coordinato ed omogeneo, per rendere le azioni quanto più sinergiche possibili, vista l’impossibilità di rispettare, singolarmente, i limiti fissati dalla UE.

Inoltre, la nuova direttiva sulla qualità dell’aria pubblicata l’11 giugno 2008, se, da un lato, dà la possibilità di accedere ad una deroga (tre anni) del rispetto dei limiti fissati per le situazioni di superamento dovute ad un contesto meteoclimatico sfavorevole alla dispersione degli inquinanti  - quale quello della pianura padana -  dall’altro, richiede comunque il rispetto di limiti di poco superiori a quelli definitivi tali da penalizzare il bacino ed esporre così lo Stato membro e le Regioni a procedure di infrazione comunitaria nonché a conseguenze di carattere penale, in alcuni casi già avviate.

Vi è, quindi, l’assoluta necessità di trovare una posizione comune, Regioni del bacino padano e Governo, per preparare il Piano per la qualità dell’aria del bacino padano contenente le ulteriori azioni regionali e statali di riduzione delle emissioni per tentare di traguardare il rispetto dei limiti al 2011 ma anche per richiedere gli eventuali ulteriori interventi comunitari necessari allo scopo.

 

4.      Energia

Tutte le forme incentivanti sul versante del risparmio energetico nel settore residenziale, dell’efficientamento energetico, nel settore del riscaldamento e nella produzione degli elettrodomestici, nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (fotovoltaico) e quant’altro, attivate con la Legge finanziaria 2007 e confermate con quella del 2008, devono essere considerate di rilevante importanza e ulteriormente consolidate, nel medio e lungo periodo, anche in sinergia con le Regioni, per conseguire il rispetto degli impegni assunti con il protocollo di Kyoto.

E’ necessario, inoltre, che vengano mantenute e potenziate le azioni previste dalla Legge Finanziaria 2008 che assegnano alle Regioni un ruolo centrale nelle politiche a favore delle energie rinnovabili e della riduzione delle emissioni di gas serra, favorendo anche politiche di incentivazione di “emission trading”.

 

5.      Parchi e biodiversità

I Parchi Nazionali, così come i Parchi regionali, da sette anni non ricevono più finanziamenti da parte del Ministero per le spese di investimento. E’ indispensabile, quindi, il ripristino della procedura di finanziamento per garantire agli enti di gestione risorse indispensabili per valorizzare e tutelare il loro territorio.

Rete Natura 2000: dalla istituzione dei SIC e delle ZPS (avvenuta sostanzialmente a partire dal 2000) il Ministero non ha erogato alcun finanziamento alle Regioni né per le spese di gestione né per quelle di investimento a favore delle aree comprese all'interno di Rete Natura 2000. Si chiede un finanziamento nazionale specifico a favore delle competenze di conservazione di tali aree che le Regioni esercitano in forza del DPR 357/1997.

 

Rifiuti

Si individuano, di seguito, alcune delle numerose criticità ancora da affrontare e risolvere in merito alla Parte IV (rifiuti) del Codice Ambientale, sottolineando come sia indispensabile e utile attivare una stretta collaborazione tra lo Stato e le Regioni in merito, mettendo a frutto le esperienze acquisite sul territorio.

 

6.1       Tracciabilità dei rifiuti

Occorre una azione forte del Governo centrale e delle Regioni che per consentire la tracciabilità dei rifiuti, attraverso l’applicazione di un nuovo concetto di tracciabilità da sviluppare appositamente, anche in linea con quanto già disposto dall’art. 1 comma 1116 della Legge n. 299 del 27 dicembre 2006 (Finanziario per il 2007).

 

6.2       Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani

Considerato che la tariffa per la gestione dei rifiuti urbani è uno degli strumenti che concorre al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e permette la trasparenza dei costi di gestione, nelle more dell’applicabilità della nuova tariffa con l’emanazione dei decreti attuativi, è necessario consentire che i Comuni applichino la tariffa sulla base della precedente disciplina.

E’ auspicabile, pertanto, che nei prossimi provvedimenti legislativi non venga reiterata la previsione contenuta nelle finanziarie 2007 (L. 296/2006 – art. 1, comma 184, lett. a) e 2008 (L. 244/2007 – art. 1, comma 166) che richiede che il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun Comune per l’anno 2006 resti invariato.

 

6.3       Garanzie finanziarie per la gestione successiva alla chiusura delle discariche

E’ indispensabile individuare uno strumento giuridico idoneo a risolvere il problema della durata trentennale delle garanzie finanziarie previste prevista dalla normativa comunitaria e dal D.Lgs. 13 gennaio 2003, n. 36, relativamente alla gestione delle discariche dopo la loro chiusura.

Al momento, poiché il criterio trentennale non è di fatto applicabile, nessuna discarica è coperta dalla garanzia di tale durata ma della durata inferiore quinquennale. Ciò crea una grave incertezza normativa in merito ai procedimenti autorizzativi di nuove discariche, anche sul piano giurisprudenziale, profilandosi un situazione di concreta emergenza.

 

6.4       Criteri di assimilazione

Le norme del Codice ambientale in merito all’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani risultano innovative rispetto al sistema preesistente, tuttavia a distanza di due anni non sono stati ancora emanati i decreti attuativi per la determinazione dei criteri quali-quantitativi e per l’assimilazione. Continua, pertanto, ad essere applicata la disciplina prevista dalla Deliberazione C.I. 27 luglio 1984, che alla luce della evoluzione normativa comunitaria e nazionale in materia di rifiuti risulta ormai anacronistica.

 

6.5       Terre e  rocce da scavo

Si ritiene necessario rivisitare la disciplina relativa alle terre, rocce da scavo contenuta nel Codice ambientale, reintroducendo la specifica menzione all’interno della disciplina citata, di un’altra tipologia di residuo che è quello derivante dalla lavorazione della pietra.

 

6.6       Riduzione dei rifiuti

Al fine di ridurre la produzione dei rifiuti è necessario adottare azioni incisive, intervenendo a livello di ciclo produttivo. A titolo esemplificativo si ritiene opportuno, come avviene in altri Stati europei (Germania), prevedere un limite massimo del peso degli imballaggi rapportato al peso del prodotto contenuto

 

6.7       Materie, sostanze e prodotti secondari

Si ritiene opportuno, al fine di favorire il recupero dei rifiuti, tornare all’impostazione originaria del D lgs. 152/2006, ossia consentire l’autorizzazione da parte dell’autorità competente di operazioni di recupero non previste dal DM, con autorizzazione ordinaria (art. 208, 209, 210 del D lgs 152/2006) o AIA (D lgs 59/2005).

 

6.      Attività a rischio di incidente rilevante

Si ritiene improcrastinabile procedere al completamento del passaggio delle funzioni in materia di attività a rischio di incidente rilevante, ex art. 72 del D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, attraverso la definitiva approvazione dell’Accordo di programma quadro, sul cui schema redatto dall’Ufficio per il Federalismo amministrativo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, le Regioni avevano peraltro già espresso l’intesa, attuando il trasferimento delle specifiche risorse ad esso dedicate.

 

7.      Sistema informativo nazionale ambientale

E’ indispensabile potenziare le attività di coordinamento tra i diversi soggetti, quali: Stato/Regioni/Province/APAT/Agenzieambientali/CNIPA/ISTAT, che  sono   coinvolti nella produzione ed elaborazione dei dati e delle informazioni richieste dalle normative nazionali e comunitarie, al fine di migliorare la qualità dei dati stessi, evitando duplicazioni di sistema,  nonché diseconomie.  Il tema “rifiuti” rappresenta un significativo esempio della necessità di  tale riorganizzazione. 

Tale attività può essere svolta attraverso la riformulazione del Programma Nazionale di sviluppo del Sistema Informativo Nazionale Ambientale e  l’inserimento dello stesso nei  piani nazionali di informatizzazione della Pubblica Amministrazione.

A tale fine, si ritiene risolutivo valorizzare l’attività del Tavolo di coordinamento Stato/Regioni per il SINA attivato presso la Conferenza Stato Regioni.

 

8.      Danno ambientale e bonifiche

In tema di danno ambientale, le maggiori criticità riguardano l’accentramento di competenze in materia a livello ministeriale. Il D.lgs. 152/2006, anche alla luce delle recenti modifiche, esautora di fatto le Regioni, alle quali non compete alcun ruolo attivo e alcuna possibilità di azione diretta tanto in senso preventivo quanto repressivo.

Per quanto concerne la bonifica dei siti contaminati, si ritiene necessario riprendere il percorso di modifica delle norme del D.lgs. 152/2006, sulla base del testo da ultimo predisposto dalle Regioni nella precedente legislatura, teso ad una riscrittura coordinata del Titolo V Parte IV e della Parte VI del decreto legislativo 152/2006 riguardanti, rispettivamente, le Bonifiche e il Danno ambientale.

E’, inoltre, necessario introdurre uno specifico adeguamento della disciplina relativamente all’aspetto delle bonifiche della aree minerarie dismesse.

Si ritiene, infine, auspicabile articolare meglio la disciplina di cui all’art. 252bis del D. Lgs. 152/2006, riguardante i siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale, in quanto la procedura ivi contenuta, che prevede una fase bonifica dei siti in oggetto, non è del tutto coerente con la normativa di carattere più generale contenuta nell’art. 252 del medesimo decreto, producendo alcune difficoltà interpretative.

 

9.      Informazione ed educazione ambientale

E’ auspicabile pervenire rapidamente alla firma degli Accordi di Programma Stato-Regioni per il settore INFEA (Informazione Educazione Ambientale) quale ultima tappa di un lungo e laborioso percorso finora condiviso tra lo Stato e le Regioni, al fine di sbloccare le seppur esigue risorse finanziarie stanziate dalla Legge finanziaria 2007, nonché potenziare reciprocamente il sistema organizzativo di riferimento per rendere più celere e concreta l’azione attuativa degli interventi.

Si ritiene, inoltre, importante sboccare le seppur esigue risorse finanziarie stanziate dalla Legge Finanziaria 2007 non solo per le azioni che le singole Regioni svolgono, ma anche per quanto si sta concordando in sede di Nazioni Unite per il decennio di educazione all’ambiente e sviluppo sostenibile ed i progetti di coordinamento come sistema Italia

 

10.  Contabilità ambientale

E’ auspicabile che il Governo prosegua nell’impegno delle legislature precedenti e disponga al più presto una legge quadro sulla Contabilità Ambientale, con lo scopo di introdurre l'obbligo del Bilancio Ambientale per i Comuni, le Province, le Regioni e lo Stato.

 

11.  Interventi di contenimento e abbattimento del rumore autostradale

Si ritiene necessario dare attuazione alle disposizioni di cui al DM 29 novembre 2000 che impone ai gestori di strade ed autostrade di realizzare piani di intervento per il contenimento e l’abbattimento del rumore in prossimità dei centri abitati.

Nella fase attuale, le Regioni unitamente all’APAT, hanno iniziato la disamina piani finora  consegnati dalla  maggior parte dei gestori (tranne alcuni, tra cui ANAS S.p.A.), intervenendo sulle priorità di alcuni interventi. Terminata la fase istruttoria si procederà alle intese in Conferenza Unificata dello Stato e delle Regioni, Province autonome ed enti locali (ne sono previste sedici – una per ogni gestore -) tra il MATTM e le Regioni interessate, sulle approvazioni di massima dei piani in oggetto.

Si ritiene, inoltre, che sarebbe opportuno esplicitare la necessità dell’avvio immediato delle intese in Conferenza Unificata per l’approvazione dei singoli piani di contenimento proposti dai gestori e positivamente esaminati dall’apposito GdL senza attendere i tempi dell’istruttoria completa di tutti i piani.

 

12.  Valutazioni ambientali

Si riscontra la necessità di una rapida e completa attivazione delle Regioni nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale e di Valutazione ambientale strategica, ad oggi in corso presso il Ministero, così da poter contribuire con efficacia e specifica responsabilità istituzionale all’esame istruttorio e valutativo, come previsto dal D. Lgs. 152/2006 e successive modifiche.”

 

 

Roma, 9 ottobre 2008