SCHEDA = Migranti, la riforma di Dublino che spacca l'Ue

martedì 5 giugno 2018



 
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(AGI) - Roma, 5 giu. - La riforma del regolamento di Dublino,
che disciplina la ripartizione dei richiedenti asilo tra i
Paesi membri dell'Ue, e' uno dei temi piu' spinosi su cui e'
chiamata a pronunciarsi l'Unione, alla luce dell'aumento
massiccio dei flussi migratori degli ultimi anni che hanno
creato squilibri all'Europa di Schengen e al sistema di asilo.

- IL MURO CONTRO MURO: lo scontro in atto e' fra chi sostiene
la necessita' di una ripartizione di richiedenti asilo e
rifugiati fra tutti gli Stati membri secondo un sistema di
quote e i fautori della linea dura, che puntano sulla
responsabilita' dei Paesi di frontiera con un coinvolgimento
soltanto finanziario per i partner. Per ora, nonostante
l'auspicio della Commissione a trovare una soluzione di
consenso, l'accordo appare in alto mare.

IL REGOLAMENTO DI DUBLINO
Noto anche come Dublino III, stabilisce che sia il Paese di
prima accoglienza a esaminare le domande di asilo. Ma questo
scarica tutto il peso dell'accoglienza di un migrante nei Paesi
piu' esposti nel Mediterraneo, in primis Italia e Grecia. 

LA RIPARTIZIONE OBBLIGATORIA
La proposta di riforma avanzata nel 2016 fissa un meccanismo
automatico di ripartizione tra i Paesi membri in base a una
"condivisione equa": la quota di richiedenti asilo accettabile
per un singolo Paese viene stabilita in base a un criterio che
e' un mix tra Pil e popolazione (50% ciascuno). Se un Paese
supera del 150% la sua 'capienza', ogni nuova richiesta va
reindirizzata in automatico ad altri Paesi. Se un Paese
rifiuta, scatta la penale automatica di 250mila euro per ogni
richiedente asilo respinto. L'idea della 'quota obbligatoria'
viene pero' respinta dai Paesi del gruppo di Visegrad -
Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia - a cui si e'
aggiunta l'Austria. (AGI)
Bia (Segue)
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PROPOSTA DI RIFORMA DELLA PRESIDENZA BULGARA
Il testo si mediazione bulgaro, che di fatto riduce la
solidarieta' nei confronti dei Paesi piu' esposti, contiene
ancora le quote obbligatorie di ripartizione di richiedenti
asilo tra gli Stati membri, ma solo in casi estremi, di "crisi
grave", con soglie molto alte in termini di numero di arrivi e
sulla base di una decisione che deve essere presa
all'unanimita' dai capi di Stato e di governo dell'Ue. Per
contro, questo testo prevede maggiori responsabilita' per i
Paesi di primo ingresso, in particolare sul numero di anni (10)
durante i quali hanno l'obbligo di riprendersi i richiedenti
asilo che si trasferiscono in un altro Stato membro. Non solo:
riduce da 250mila a soli 30mila euro le penale per gli Stati
che si rifiutino di accogliere un richiedente asilo da altri
Paesi. Di qui l'opposizione dei Paesi del Mediterraneo (Italia,
Spagna, Grecia, Cipro e Malta), il cui fronte e' rimasto
compatto durante le trattative delle ultime settimane.

COME USCIRE DALL'IMPASSE
La proposta bulgara e' ritenuta impraticabile anche dalla
Germania e dalla stessa Austria che la giudica "irrealistica" e
ha preannunciato "una rivoluzione copernicana"
sull'immigrazione e la palla passera' al suo semestre di
presidenza che si apre a luglio. A Innsbruck dopo l'estate e'
previsto un Consiglio informale dei ministri degli Esteri in
cui il governo austriaco potrebbe presentare la sua proposta.
Il timore e' che la legislatura dell'Europarlamento si chiuda
nel maggio 2019 senza alcun accordo su Dublino, rinviando di
diversi anni la riforma. (AGI)
Bia
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