Migranti: Cassazione, per protezione umanitaria non basta integrazione

mercoledì 13 novembre 2019


ZCZC
AGI0595 3 CRO 0 R01 /


(AGI) - Roma, 13 nov. - Non e' sufficiente, per il
riconoscimento della protezione umanitaria, la sola "situazione
di integrazione" - per lavoro, studio o rapporti sociali - di
un immigrato in Italia. E' quanto hanno sancito le sezioni
unite civili della Cassazione con le 3 sentenze (le stesse con
le quali e' stato definitivamente chiarito che le norme
contenute nel primo dl sicurezza firmato nell'ottobre 2018
dall'allora ministro dell'interno Matteo Salvini non si
applicano alle domande di protezione presentate prima
dell'entrata in vigore del decreto) depositate oggi in materia
di immigrazione.  "In tema di protezione umanitaria - scrivono
i giudici di piazza Cavour enunciando un nuovo principio di
diritto - l'orizzontalita' dei diritti umani fondamentali
comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione,
occorre operare la valutazione comparativa della situazione
soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese
di origine, in raffronto alla situazione d'integrazione
raggiunta nel paese di accoglienza". (AGI)
Oll
131529 NOV 19

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ZCZC
AGI0630 3 CRO 0 R01 /
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(AGI) - Roma, 13 nov. - Tutte e tre le sentenze depositate
dalle sezioni unite, infatti, accolgono i ricorsi del Viminale
con cui erano state impugnate pronunce di Corti d'appello
(Firenze e Trieste) favorevoli al riconoscimento dei
presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per
motivi umanitari in tre distinti procedimenti: il primo
riguardava un cittadino bengalese che aveva ottenuto
un'assunzione in Italia, il secondo un gambiano che "studia e
coltiva i suoi principali legami sociali" nel nostro Paese,
mentre in Gambia "non ha rapporti familiari di rilievo", e il
terzo un altro gambiano per il quale i giudici di Trieste
avevano riconosciuto la protezione sulla base era "situazione
critica dovuta al disordine complessivo del Gambia e alle
primitive strutture giudiziarie e carcerarie sotto il profilo
della tutela dei diritti individuali, considerato che sarebbe
stato sottoposto a procedimento penale ove fosse rientrato nel
Paese di provenienza".
    Per tutti e tre i casi, la Corte ha disposto un processo
d'appello-bis, che tenga conto dei principi oggi enunciati: con
le sentenze odierne, si condivide infatti l'orientamento che
"assegna rilievo centrale alla valutazione comparativa tra il
grado di integrazione effettiva nel nostro Paese - scrivono gli
'alti' giudici - e la situazione soggettiva e oggettiva del
richiedente nel paese di origine, al fine di verificare se
rimpatrio possa determinare la privazione della titolarita'
dell'esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo
ineliminabile e costitutivo della dignita' personale". Infatti,
conclude la Cassazione, "non puo' essere riconosciuto al
cittadino straniero il diritto al permesso di soggiorno per
motivi umanitari considerando, isolatamente e astrattamente, il
suo livello di integrazione in Italia, ne' il diritto puo'
essere affermato in considerazione del contesto di generale e
non specifica compromissione dei diritti umani accertato in
relazione al paese di provenienza". (AGI)
Oll
131550 NOV 19

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