GLI STEMMI DELLE REGIONI
E DELLE PROVINCE AUTONOME ITALIANE



REGIONE
ABRUZZO
 
Lo stemma ed il gonfalone della Regione Abruzzo sono stati definiti ed approvati con le Legge Regionale n. 26 del 22 luglio 1986. I colori dello stemma sono stati così definiti:
ORO:delimita i contorni dello scudo sannitico, delle fasce trasversali e della scritta Regione Abruzzo, BIANCO:simboleggia le vette innevate dell'Abruzzo, VERDE: simboleggia i boschi e le colline abruzzesi; BLEU: simboleggia il mare dell'Abruzzo



REGIONE
BASILICATA
 
Lo stemma della Regione Basilicata è  costituito da una fascia di quattro onde d' azzurro in campo argento.
 



PROVINCIA AUTONOMA
DI BOLZANO
 
Il logo della Provincia autonoma di Bolzano coincide con lo stemma provinciale, un’aquila rossa in campo bianco, armata d’oro, linguata di rosso e con caratteristici sostegni d’oro alle ali. Si tratta dell’aquila tirolese risalente al 1370, raffigurata sull’altare della cappella di Castel Tirolo sopra Merano. Lo stemma storico deriva dall’arma della dinastia dei Conti di Tirolo, che comparve nell’attuale territorio dell’Alto Adige intorno al 1150.  Essa acquistò un deciso carattere di insegna territoriale nel 1363, con il passaggio della Contea del Tirolo agli Asburgo. Nell’ambito degli Stati ereditari di Casa d’Austria, e poi nell’impero austriaco, la Contea godette sempre di una particolare autonomia.



REGIONE
CALABRIA
 
Lo stemma della Regione Calabria, racchiuso in una cornice ovale, è  inquartato in croce di Sant' Andrea, con le seguenti figure disposte con riferimento a chi le guarda: nel quarto alto il pino laricio, poggiante si una linea dritta;  nel quarto in basso una colonna con capitello dorico, poggiante su una linea ondulata;  nel quarto di sinistra la croce bizantina;  nel quarto di destra una croce potenziata.
I colori delle singole raffigurazioni sono: verde in campo d' oro per il pino, azzurro in campo d' oro per la colonna, nero in campo d' argento per le due croci.



REGIONE
CAMPANIA
 
La Regione Campania ha assunto come proprio stemma quello che si diede la Repubblica marinara di Amalfi ai suoi albori. Detto stemma è  costituito da una banda rossa in campo bianco.
 



REGIONE
EMILIA - ROMAGNA
 
La Regione Emilia - Romagna ha assunto come proprio stemma il simbolo costituito da un trapezoide rettangolo, di colore verde, con il lato superiore di andamento sinusoidale, inserito in un campo quadrato bianco confinato in verde.
 



REGIONE AUTONOMA
FRIULI - VENEZIA GIULIA
 
Scudo d’azzurro all’aquila d’oro al volo spiegato, in profilo a destra, reggente tra gli artigli una corona turrita d’argento. Il simbolismo che appare sul gonfalone e sullo stemma della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia si riferisce alla figura allegorica di Aquileia, antica capitale della Decima Regio Augustea “Venetia et Histria” dominata da Roma, ed immortalata in un’ara votiva. Sopra la corona turrita sul capo di Aquileia si libra in volo  un’aquila che, secondo un’antica credenza, avrebbe accompagnato i coloni nella fondazione della città e ne avrebbe dato il nome.



REGIONE
LAZIO
 
Lo stemma della Regione Lazio è  costituito da un ottagono bordato in oro in cui sono inseriti al centro lo stemma della provincia di Roma ed a raggiera gli stemmi delle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo legati tra di loro da un nastro tricolore.



REGIONE
LIGURIA
 
Lo stemma della Regione è costituito da una caravella stilizzata, marginata in nero e colorata in argento, con vela bianca inquadrata da croce rossa con stelle d'argento nei riquadri.



REGIONE
LOMBARDIA
 
Lo stemma della Regione Lombardia trae la sua origine dalla "preistoria" del territorio. Ancora oggi esistono migliaia di figure rupestri che i Camuni incisero nell'età del bronzo. Tra di esse c'è l'inconfondibile "rosa dei Camuni", un segno caratteristico di questo antichissimo popolo.



REGIONE
MARCHE
 
Con la Legge regionale n. 13 del 15 marzo 1980, la Regione Marche ha scelto come logo "il Picchio" che si sovrappone alla lettera "M". La scelta trae origine da una antichissima tradizione che narra di popolazioni Sabine che nell'attraversare l'Appennino durante il Ver Sacrum portano con sé un totem, un uccello sacro: il picchio (picus)



REGIONE
MOLISE
 
Scudo rosso, bordato d'argento e con banda diagonale dello stesso colore. In alto a sinistra una stella d'argento con punte analoga a quella della riproduzione dell'Arme della Provincia di Molise contenuta in un frontespizio tratto dall'opera "il Regno di Napoli diviso in dodici Province" di Enrico Rocco Alemanno (Napoli, 1608). L'ispirazione fondamentale della scelta dello stemma della Regione Molise è legata all'identità storica del nome e del territorio di Molise che "compare nell'Alto Medioevo come quella di una Contea normanna e deriva da quello del castello di Molise (...). La Contea, nella sua massima estensione, raggiunge il Volturno, il Trigno, il Fortore, i Monti del Matese e il Mare Adriatico, confini conservati all'incirca nelle successive divisioni" (Enciclopedia italiana). Il Molise raggiunge una sua unitaria configurazione amministrativa e territoriale con i sovrani del Regno di Napoli della famiglia di Napoleone Bonaparte, e culturale con Galanti,  Longano, Cuoco, Zurlo e Pepe. Tale configurazione si concretizzò ulteriormente nel 1993 con il distacco dall'Abruzzo e la successiva attuazione della Regione a Statuto ordinario.



REGIONE
PIEMONTE
 
Lo stemma della Regione Piemonte ha forma quadrata, con croce d'argento in campo rosso e "lambello" azzurro a tre gocce.
Di fatto è stato ripreso l'antico stemma subalpino, risalente al 1424, allorché il duca Amedeo VIII di Savoia conferì al figlio primogenito il titolo di "principe di Piemonte"; fu allora che al tradizionale disegno "di rosso alla croce d'argento" venne aggiunto il lambello azzurro, a voler segnare una differenza dallo stemma di Casa Savoia.



REGIONE
PUGLIA
 
Lo stemma della Regione Puglia è  costituito da uno scudo sannitico e da una corona d' oro speciale.  Lo scudo presenta l' albero d' olivo in campo di argento racchiuso dall' ottagono di rosso vestito di azzurro

REGIONE
AUTONOMA
SARDEGNA

Lo scudo con croce rossa accantonata da quattro mori bendati è il simbolo del popolo sardo. Molti studiosi hanno cercato di ricostruirne origini, significati e vicende, ma lo stemma dei quattro mori rimane ancora oggi sostanzialmente un mistero. La tradizione iberica lo considerava una creazione di re Pietro I d'Aragona, quale celebrazione della vittoria di Alcoraz (1096), che sarebbe stata ottenuta anche grazie all'intervento di San Giorgio (campo bianco e croce rossa) e che avrebbe lasciato sul campo le quattro teste recise dei re arabi sconfitti (quattro mori). Sulla tradizione iberica si innestò la tradizione sarda che, contro ogni evidenza storica, legava lo stemma al leggendario gonfalone dato da papa Benedetto II ai Pisani in aiuto dei Sardi, contro i crudeli saraceni di Museto che in quegli anni minacciavano di conquistare la Sardegna e Italia (1017). Fu soltanto nella seconda metà del XIV secolo che i quattro mori apparvero per la prima volta legati alla Sardegna, simbolizzandone il regno all'interno della confederazione della Corona d' Aragona (Stemmario di Gerle).   Risale alla metà del Settecento l'iconografia destinata a perdurare, con le teste volte a sinistra e le bende calate sugli occhi. Delle ragioni di quest'ultima innovazione, se dettate dal caso oppure più maliziosamente alludenti agli atteggiamenti (illiberali) del governo piemontese verso la popolazione isolana, non sapremo mai.  Successivamente ornò gli stendardi delle brigate combattenti sarde, tra queste la "Sassari", divenuta leggendaria per le imprese eroiche sul fronte austriaco della Grande Guerra. Nel 1952 lo scudo dei quattro mori diventava stemma ufficiale ed ornava il gonfalone della Regione Autonoma della Sardegna (decreto del Presidente della Repubblica del 5 Luglio 1952).Oggi i Sardi hanno la loro bandiera (legge regionale del 15 Aprile 1999 n°10), ma i quattro mori, memori dell'antico affronto piemontese, hanno significativamente voltato la testa e aperto gli occhi, non più fasciati dalla benda che torna a cingere la fronte. 


REGIONE AUTONOMA SICILIANA
 
La Trinacria simbolo per millenni della Sicilia, nozione della forma geografica triangolare dell'isola trova una sua raffigurazione simbolica nel mostro a tre gambe, grecamente detto triskéles (<a tre gambe>) o latinamente trìquetra (<a tre vertici>). Da questa configurazione a tre vertici venne la Sicilia antica il nome di Triquetra o Trinacria. Gli studiosi sono concordi nell'affermare che si tratta di un antico simbolo religioso orientale, sia che rappresentasse il dio Baal, o il solo, nella sua triplice forma di dio della primavera, dell'estate e dell'inverno, sia che rappresentasse la luna con le gambe talora sostituite da falci lunari.
Il suo valore divenne essenzialmente geografico: e si identificò talmente con la Sicilia, nelle sue diverse denominazioni di Trinacria, Triscele, Triquetra, Trichetria, che fu addirittura <esportato>, il simbolo della Trinacria si trova nell'Isola di Man nel mare d'Irlanda, portativi, secondo una leggenda locale, dai Normanni che venivano dalla Sicilia nei secoli X - XI, che sostituirono con la Trinacria l'antico simbolo dell'isola irlandese, che sotto i re scandinavi era costituito da un vascello. Infine, per quel che riguarda il vessillo ufficiale della Regione Siciliana, esso è costituito da un drappo bicolore giallorosso con a centro il vecchio simbolo triscelico della Trinacria, che diagonalmente esprime il giallo della bandiera civica di Palermo e il rosso della bandiera civica di Corleone, che fu il primo comune siciliano a seguire l'esempio di Palermo nella vigorosa rivolta antifrancese del Vespro Siciliano, scoppiato nella generosa Città di Palermo il 30 Marzo 1282.



REGIONE
TOSCANA
 
Lo stemma della Regione è  costituito dal Pegaso in argento, quale simbolo del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, inserito in uno scudo sannitico con campo rosso. La riproduzione del Pegaso adottato è  tratta da un' opera attribuita a Benvenuto Cellini.
 



REGIONE AUTONOMA TRENTINO - ALTO ADIGE
 

Lo stemma della Regione Trentino-Alto Adige riassume simbolicamente e con efficace sintesi la storia di questa terra di confine. «L'assetto costituzionale della Regione Trentino-Alto Adige, che prevede la contemporanea presenza nell'ambito territoriale regionale di tre enti autonomi - Regione e Province di Trento e di Bolzano - con una duplice veste dei rappresentanti del popolo eletti nel Consiglio regionale, che sono contemporaneamente componenti dei Consigli provinciali di Trento e di Bolzano, ha suggerito la soluzione dello stemma regionale che viene proposto all'approvazione del Presidente della Repubblica. Lo stemma infatti risulta dal duplice accostamento nei due quarti superiori e nei due quarti inferiori dell'aquila del Trentino e di quella del Tirolo con la sola trasposizione delle aquile inquartate». La relazione spiegava poi la storia dell'aquila di Trento. «Come risulta dallo studio analitico di Frumenzio Ghetta, uno dei più profondi conoscitori della storia del Trentino e appassionato e fortunato ricercatore degli archivi storici trentini («L'aquila, stemma di Trento e del Trentino, 1973», edizione biblioteca Padri Francescani - Trento), il più antico autentico ed originale stemma del Principato vescovile di Trento, potere religioso e politico attorno al quale si costruì l'unità politico-amministrativa dei territori che formano l'attuale provincia di Trento (...) è l'aquila di S. Venceslao, costituente lo stemma concesso dal sovrano Giovanni di Lussemburgo, Re di Boemia il 9 agosto 1339, al principe-vescovo Nicolò di Bruna (Brno) suo conterraneo, eletto dal capitolo di Trento nel giugno del 1337 e confermato il 13 luglio 1338 dal Pontefice Benedetto XII dalla sede di Avignone.  (...) Pur nelle alterne vicende politiche che coinvolsero il principato vescovile trentino tra il 1340 e il 1511, quando si formò la confederazione della contea principesca del Tirolo, si può pacificamente affermare che l'aquila vescovile di Trento venne ad assumere, via via, il significato di stemma di tutto il territorio trentino. Successivamente veniva sintetizzata la storia dell'aquila di Bolzano. (...) Per quanto riguarda l'aquila tirolese, assunta come stemma della provincia di Bolzano, sono altrettanto chiari sia la sua origine storica, quanto il suo significato rappresentativo dei territori che costituiscono attualmente la Provincia autonoma di Bolzano. Si ricorda in proposito che i signori di Tirolo - la romana Teriolis - divennero ben presto gli "avvocati" del Principe-vescovo di Trento, che, essendo il Signore "in spiritualibus et in temporalibus", lasciava ad un laico il compito della difesa militare e di altre funzioni civili, e andarono via via aumentando la loro potenza fino a divenire i veri signori della regione, tentando perfino di spodestare il Vescovo-Signore,che avevano giurato di difendere. Le "compattate" tra i Vescovi e i Signori di Tirolo e più tardi la sottoscrizione del Landlibell del 1511, da cui trasse origine la confederazione del Tirolo (Principato vesovile di Trento e di Bressanone, Contea del Tirolo e città libere di Kufstein, Rattenberg e Kitzbühel) disciplinarono i reciproci rapporti per i secoli successivi  creando una unità territoriale nell’ambito del Sacro Romano Impero, in cui tutte le popolazioni si riconoscevano. Con Bernardo Clesio, il Grande Principe-vescovo trentino (1514-1539) cardinale di Sacra Romana Chiesa e Cancelliere di Carlo V, furono adottati gli statuti (codici civili, penali e amministrativi) delle varie giurisdizioni in cui era suddiviso il Principato vescovile di Trento, che comprendeva quasi tutta la valle dell'Adige (esclusa la Valle Venosta, giurisdizione vescovile di Coira, e Signoria tirolese) e la bassa valle dell'Isarco da Chiusa in giù.Tra questi statuti, quattro riguardavano il Trentino - Trento, Rovereto, i quattro Vicariati e Riva - che traevano sanzione diretta dal Principe-vescovo, e perciò dall’aquila  trentina, ed uno era quello tirolese, espressione diretta della Signoria della famiglia padrona di questo storico Castello. L’aquila del Tirolo finì per rappresentare perciò tutto il territorio di questa giurisdizione. Ambedue le aquile riproducono l'originale degli stemmi dai quali esse sono state desunte. (...)«E’ indubbio quindi - conclude la relazione per l'adozione dello stemma - il diritto dell'aquila tirolese di essere unita all'aquila trentina se nel rappresentare i due territori provinciali che costituiscono la regione del Trentino-Alto Adige/Trentino-Südtirol, regione interamente montuosa e perciò naturalmente indirizzata a riconoscersi nell'aquila, l'uccello signore delle altitudini. Radici storiche, tradizioni popolari, autorità dei consensi degli studiosi e cultori delle cose locali convengono per questa soluzione, che così può rappresentare, senza sminuire le singole caratteristiche delle due province autonome, il quadro unitario di una regione in cui, da secoli, convivono popolazioni di lingua italiana, tedesca e ladina». 

(estratto da “Volto di una Regione di confine” a cura di Gianni Faustini, Mauro Lando e Paolo Magagnotti, edito dalla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige)



PROVINCIA AUTONOMA
DI TRENTO

 

L’Aquila di San Venceslao - Lo stemma della Provincia autonoma di Trento. Fu il re Giovanni di Boemia in persona a concedere al principe vescovo di Trento Nicolò da Bruna (di origini boeme per l’appunto) “l'aquila fiammeggiante” che avrebbe rappresentato di lì a venire il Principato trentino. Era il 9 agosto 1339, una data storica che compare su un "diploma ufficiale" redatto in lingua latina su fine pergamena con bellissimi caratteri gotici ritrovato nella primavera del 1971 dallo studioso Frumenzio Ghetta. Secondo l'uso invalso in Italia di dotare le province dello stesso stemma che in passato aveva espresso l'unità territoriale, anche la Provincia Autonoma di Trento ha assunto l'emblema del Principato vescovile: "l'aquila nera in campo d'argento, con il becco, gli artigli e gli alamari dorati e il contorno di 420 fiammelle rosse", così come risulta tracciata nel "diploma" sottoscritto dal Re di Boemia.

 


REGIONE
UMBRIA

 

Lo stemma della Regione dell' Umbria è  costituito da elementi geometrici raffiguranti in sintesi grafica i tre Ceri di Gubbio, di colore rosso, delimitati da strisce bianche, in campo argento di forma rettangolare


REGIONE AUTONOMA
VALLE D'AOSTA
 

Lo stemma della Regione autonoma Valle d’Aosta riproduce l’antico stemma del Ducato d’Aosta – di nero al leone d’argento, armato e linguato di rosso - il cui uso ufficiale da parte sia delle magistrature locali (assemblea dei Tre Stati e Conseil des Commis), sia dei sovrani sabaudi nelle loro grandi armi, è attestato con certezza sin dai primi decenni del XVI secolo e si è mantenuto senza soluzione di continuità sino ai giorni nostri. La documentazione araldica superstite più antica consente tuttavia di ipotizzare che il leone fosse l’emblema scelto a rappresentare, nelle insegne militari, la Contea di Aosta, poi Ducato (il cui territorio coincideva con gli attuali confini regionali), in epoca ben precedente: almeno dalla seconda metà del Duecento e forse sin dalla fine del XII secolo. L’antico stemma fu poi adottato ufficialmente a rappresentare sia la Provincia d’Aosta (1927), sia la circoscrizione autonoma della Valle d’Aosta (1945) – poi divenuta Regione autonoma, in forza dello Statuto speciale (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4).

REGIONE
VENETO

 

Lo stemma della Regione è  costituito dalla rappresentazione del territorio regionale con il mare, la pianura e i monti.
In primo piano è  raffigurato il leone di S. Marco;  nel cielo è  apposta lungo una stessa linea l' iscrizione: Regione del Veneto