Riforme: il monito dei Vescovi sulla sanità

venerdì 18 novembre 2005


(regioni.it) La riforma dello stato in senso federale - approvata in via  definitiva dal Senato e ora in attesa dell'esito del referendum popolare - si traduca in un federalismo solidale e perequativo tra le regioni più 'ricche' e quelle 'povere' del Paese, per quanto riguarda la sanità.

E' questo il caldo auspicio espresso dall'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, riunita ad Assisi, assieme all'esortazione volta a contrastare la creazione di 20 diversi servizi sanitari regionali. “Il principio di base da perseguire -si legge nel documento  approvato dalla Cei- e' quello di un federalismo solidale al servizio  del cittadino-paziente che e' e quindi deve essere il centro del servizio sanitario nazionale. Obiettivo della sanita' -ricordano i vescovi italiani- e' garantire ai soggetti deboli il diritto di accedere ai servizi secondo il principio della solidarieta', per il pieno rispetto della persona umana”. Per la Cei, ''la garanzia alla pari accessibilita' ed equita' del cittadino alle cure'' deve tradursi in due esigenze fondamentali: ''la riduzione delle liste d'attesa'' e ''l'attenuazione del divario tra nord e sud, con conseguente riduzione dell'emigrazione sanitaria'', ovvero dei cosiddetti 'viaggi della speranza'.

Da Assisi si fa pero' notare che ''mentre questo puo' essere valido da un punto di vista quantitativo la definizione del numero di prestazioni cui tutti i cittadini hanno diritto, ci sono problemi a definire gli standard qualitativi per cui un cittadino di una regione puo' accedere a prestazioni di maggiore qualita' rispetto allo stesso tipo di prestazioni a cui accede un cittadino di un'altra regione''. In questo ambito, sottolineano i vescovi italiani, ''bisognera' porre la massima attenzione per contrastare la formazione di 20 servizi sanitari regionali''.  Suggerisce la Conferenza episcopale italiana: ''un mezzo potrebbe essere quello che ogni anno, con la legge finanziaria, vengano fissati gli standard di servizio e i meccanismi centrali di verifica''. L'effetto auspicato e' quello di ''un federalismo mitigato, che lasci allo Stato il ruolo di tutelare i diritti dei cittadini''. In sintesi -si spiega-, si tratta di ''dare attuazione all'art. 119 della Costituzione che prevede, in sede di allocazione delle risorse, un fondo perequativo istituito con legge dello stato e la destinazione di risorse aggiuntive ed interventi speciali'' in favore di determinati comuni, province e regioni. ''L'auspicio della Cei  -sottolinea mons. Giuseppe Merisi, arcivescovo di Lodi e membro della commissione episcopale per la sanita'- e' che il federalismo, che rispettiamo, sia solidale e preveda per la sanita' opportuni meccanismi di perequazione tra le regioni. Nel rispetto delle competenze delle istituzioni civili, a noi compete rappresentare questa esigenza che nasce dalla base''.

Per tranquillizzare i vescovi italiani, interviene il Ministro per le Riforme, Roberto Calderoli ''Il Federalismo contenuto nella riforma costituzionale approvata ieri al Senato è equo, equilibrato e soprattutto solidale. Venti sistemi sanitari e quindi venti sanità diverse non rappresentano il rischio derivante da questa riforma ma rappresentano una tragica realtà attuale dove, accanto a sanità di serie A, sono presenti, purtroppo, sanità di serie Z, dove si entra in ospedale per un foruncolo e se ne esce con il carro funebre, come tragicamente dimostrato anche da alcuni episodi recenti''.

“Il nostro Federalismo – prosegue Calderoli - mira a garantire una sanità di serie A -sostiene Calderoli- dal Brennero a Lampedusa, perchè tutti hanno il sacrosanto diritto di essere curati e curati bene, consentendo altresi' di cacciare chi oggi spende senza erogare servizi, perche' questo equivale a un furto, che rappresenta un reato sempre grave quando lo si commette, ma ancora più odioso a quando lo si commette a danno dei più poveri. Con il Federalismo puntiamo a garantire venti sanita' di serie A''.

(sm/17.11.05)