Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontra la Conferenza delle Regioni. INTERVENTO del Presidente Vasco Errani

mercoledì 5 luglio 2006


Roma, 5 luglio 2006

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontra la Conferenza delle Regioni

INTERVENTO del Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani

 

 

 

Signor Presidente,

 

   desidero ringraziarLa per aver promosso questo incontro con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

 

E’ un gesto di grande sensibilità istituzionale, che conferma al Paese intero l’Alto ruolo che il Quirinale assolve di rappresentanza dell’unità nazionale, di autorevole impulso al dialogo e alla collaborazioni fra le istituzioni della Repubblica.

 

Una collaborazione che è essenziale per dare sostanza ai principi fissati dalla nostra Costituzione.

 

 

 

Le relazioni istituzionali

 

   Il particolare momento della nostra democrazia, i problemi dell’economia e la situazione dei conti pubblici impongono,

 

Signor Presidente,

 

un pronto rilancio del rigore della politica, una azione condivisa che coniughi il principio dell’autonomia con il dovere della responsabilità.

 

Le Regioni sono pronte a fare la loro parte per dare efficacia al lavoro delle istituzioni, per rivitalizzare il tessuto sociale ed economico che vive problemi e tensioni ma anche confortanti segnali di ripresa.

 

Coniugare autonomia e responsabilità

 

   Dobbiamo mettere alle nostre spalle il lungo momento di “impasse” che ha caratterizzato le relazioni fra il Governo, le Regioni e le Autonomie.

 

Per questo motivo siamo al lavoro con l’Esecutivo per realizzare in tempi brevi una riforma del funzionamento e delle procedure della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Unificata che valorizzi il rapporto tra il governo centrale e i governi regionali e locali.

 

 

Riformare il sistema delle Conferenze

 

   Abbiamo davanti traguardi impegnativi che possono essere raggiunti solo attraverso la condivisione delle decisioni che porti anche a un chiarimento definitivo dei ruoli e responsabilità.

 

Dobbiamo considerare il dialogo con le Regioni e le Autonomie locali come una opportunità per la democrazia, per la responsabilizzazione dei territori, per scegliere assieme le priorità, le strategie per l’Italia di domani, i fattori sui quali vogliamo investire per rendere il nostro paese giusto, moderno, competitivo.

 

 

Condividere le decisioni

 

   Il paese ha diritto a scelte chiare, sulle quali si lavori concordemente.

 

Pensiamo all’infrastrutturazione, materiale e immateriale, di territori che esprimono valori e potenzialità che possono essere utilmente messe in rete a vantaggio di tutti, in un contesto ampio, globale.

 

Pensiamo al Mezzogiorno d’Italia come risorsa fondamentale per costruire esperienze di innovazione, di partecipazione, di sviluppo, di concerto con le politiche europee, impiegando al meglio le opportunità di crescita.

 

Pensiamo ai temi dell’industria italiana, specie della piccola impresa, come motore del paese. Devono programmare sviluppo, in un quadro di regole certe. Guardando le esigenze dei mercati e impegnandosi per una maggiore sicurezza sul lavoro.

 

Le Regioni sono e vogliono essere sempre più parte attiva di questo grande impegno per dare  un futuro di qualità all’Italia, a cominciare dallo scenario europeo e dalla riforma dei Fondi strutturali

 

Per questo abbiamo proposto nel recente passato, e torniamo a proporre in queste settimane, alcuni grandi progetti di sistema che possono fare da volano positivo per la crescita del paese.

 

Progetti sui quali concordare e concentrare il necessario salto di qualità.

 

 

1. Il primo ambito riguarda la ricerca, l’innovazione, i sistemi formativi e informativi necessari per confrontarsi positivamente con le moderne società della conoscenza.

 

Ben sapendo che la competizione per un paese avanzato come il nostro deve essere coniugata con traiettorie di sviluppo ad alto valore aggiunto.

 

Valorizzando l’elemento umano, il lavoro, l’opera di ingegno, la creatività, l’apertura al nuovo. Che sono il nostro biglietto da visita nel mondo.

 

 

 

 

 

 

 

Scelte chiare:

 

 

 

le infrastrutture,

il mezzogiorno,

la piccola impresa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Progetti di sistema:

 

 

 

l’innovazione,

i territori,

il sociale

2. Il secondo riguarda le politiche territoriali sia, come detto, sul versante infrastrutturale che su quello dei grandi servizi a rete: l’acqua,  i rifiuti, l’energia. E dunque della valorizzazione delle risorse ambientali e culturali che, insieme, costituiscono elementi essenziali che definiscono la qualità e la capacità di cooperazione e di competizione dei sistemi territoriali.

 

 

 

 

3. Infine il nodo delle politiche sociali e della salute, per il quale l’esigenza di un progetto di sistema si pone con particolare urgenza. Sono da affrontare i temi dell’innovazione e dell’aggiornamento del welfare, di fronte alla sfida del cambiamento demografico e sociale.

 

La questione dell’integrazione politiche sociali e politiche sanitarie: la tutela del sistema universalistico, la sostenibilità della spesa sanitaria, la regolazione del sistema di competenze, responsabilità,  e finanza.

 

Da qui nascono le principali sfide che occupano, con la giusta urgenza, l’agenda dei rapporti fra Stato, Regioni ed Autonomie: federalismo fiscale, patto di stabilità interno, nuovo patto per la salute.

 

Occorre procedere rapidamente sul terreno di una pieno coinvolgimento dei poteri locali sul versante fiscale e finanziario.

 

Dobbiamo concordare condizioni nuove per un efficace patto che garantisca l’equilibrio dei conti e consenta un ruolo attivo e di sviluppo per i territori.

 

Dobbiamo infine definire un nuovo accordo sulla sanità che parta dall’adeguato finanziamento dei Livelli essenziali di assistenza e stimoli le Regioni a promuovere un’alta qualità di governo dei sistemi sanitari, mettendo al centro le persone, incrementando l’innovazione, applicando il criterio dell’adeguatezza delle prestazioni.

 

Per questo pensiamo serva definire un modo di lavorare, un vero impianto di “governance” in grado  di essere, in ogni fase, momento di sintesi di un ampio processo partecipativo e momento di scelta efficace  ed impegnativa per ciascuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le sfide urgenti:

 

 

 

il federalismo fiscale,

il patto di stabilità,

il patto per la salute

 

 

 

   C’è poi il tema delle riforme. Il referendum del 25 e 26 giugno ha chiuso un capitolo: questo esito ci consegna ora la necessità di cercare, in un dialogo fattivo, la chiave di un federalismo solidale e cooperativo, fondato su un serio bilanciamento di compiti e responsabilità.

 

Le Regioni ritengono di avere un ruolo importante in questo lavoro, e vogliono lavorare per costruire questo nuovo assetto equilibrato, al servizio del buon funzionamento delle istituzioni della Repubblica. In un confronto aperto, senza pregiudiziali di sorta.

 

 

 

 

Le riforme:

confronto senza pregiudiziali

 

 

Signor Presidente,

 

   voglio concludere con un cenno all’impegno delle Regioni italiane in Europa e per l’Europa.

 

Sappiamo di avere in Lei un attento interprete delle esigenze legate ad una efficace integrazione europea.

 

Le Regioni hanno dato il loro contributo negli anni, perché si sviluppasse nel nostro Paese una cultura di stampo europeo e perché in Europa si comprendessero le potenzialità e le specificità dei diversi territori della nostra Nazione.

 

Lo abbiamo fatto ricercando una logica di sistema, sviluppando la collaborazione con le altre Regioni europee e migliorando progressivamente ed in modo esponenziale la nostra capacità di utilizzo delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Europa e per l’Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così nel Comitato delle Regioni lavoriamo per ricucire quel percorso di “tensione federale” che in passato ha permesso di raggiungere traguardi positivi come l’introduzione della moneta unica.

 

Ci sentiamo parte dell’impegno per un’Europa unita nella democrazia e nella pace. E ci riconosciamo in quella “rivoluzione europea”  di cui parla lo stesso Manifesto di Ventotene.

 

Stiamo lavorando cioè per un’idea di Europa che sia, come Lei ha proposto, con una felice espressione, “l’esempio più alto di utopia mite, non violenta, portatrice di libertà e di progresso”.

 

Grazie

 

 

Un’Europa di pace e democrazia