Biblioteca; Come sta il welfare italiano: uno studio del Cnr

giovedì 7 giugno 2007


Biblioteca; Come sta il welfare italiano: uno studio del Cnr

(regioni.it) Il Cnr presenta il 7 giugno il volume “Per un Welfare dalla parte dei cittadini volume primo. Aspetti territoriali delle domanda delle politiche sociali” (Carocci Editore)

“Le riforme degli anni Novanta – spiega l’’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr - hanno operato una riorganizzazione del sistema di welfare italiano e hanno attribuito maggiore responsabilità agli enti locali. Nell’ultimo decennio ha ripreso vigore la discussione che oppone efficacia ed efficienza nella definizione delle misure di sicurezza sociale: il dibattito ha sottolineato i costi del welfare state, mentre poco spazio è stato dato alla dimensione del bisogno sociale e della cittadinanza. Il volume, frutto di un progetto dell’Irpps-Cnr, presenta una riflessione sui punti nodali delle politiche sociali: le finalità, i destinatari, gli attori e l’organizzazione. Secondo la tesi adottata, il punto di vista del cittadino viene a costituire il terreno pertinente su cui impostare una progettazione delle politiche sociali partecipata ed efficace. I contributi presenti nel volume s’interrogano sul concetto di cittadinanza sociale (che muta in virtù di nuovi rischi e di nuovi bisogni), sul ruolo del terzo settore e del capitale sociale nonché sul processo di individualizzazione e sul ruolo delle politiche per l’istruzione. La partecipazione dei cittadini e soprattutto la possibilità di accogliere e tradurre in indirizzi di politica le suggestioni che da essi provengono sono considerate elementi fondanti del nuovo sistema di welfare .

Ecco alcuni dati che emergono dallo studio del Cnr:

Cattivo rapporto con la sfera alimentare che riguarda la sfera psicologica: anoressia, bulimia, obesità.

A tal proposito i dati sono abbastanza preoccupanti: in tutto il mondo il 35% dei bambini è in soprappeso, e nei paesi occidentali 8-10 ragazze su 100 soffrono di bulimia o di anoressia. Rispetto al contesto internazionale, i dati italiani non risultano meno gravi: nel nostro Paese si registrano ogni anno 25.813 casi di anoressia e 103.253 di bulimia. L’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari sono state progressivamente riconosciute come malattie gravi, di origine psicologica.

Depressione.

Lo 0,4% (pari a 52 mila bambini) fa uso frequente di tranquillanti o antidepressivi.

I dati prodotti dall’indagine evidenziano come a fronte di bambini sempre più sani nel corpo, stia emergendo in maniera preponderante e diffusa il disagio legato alla solitudine e al disaddattamento sociale (gli psicofarmaci sono in testa alle vendite nazionali di medicinali con 136 milioni di confezioni) (Telefono Azzurro-Eurispes 2000). Un ragazzo su tre dichiara di aver avuto esperienze di depressione e il 62% afferma di sentirsi depresso ogni tanto. Il 2% dei bambini tra i 5 e gli 11 anni soffre di depressione.

Alcol.

La Prima Relazione al Parlamento segnala l’incremento della popolazione di consumatori, con un trend molto evidente che, secondo i dati ISTAT (2001), ha portato la percentuale complessiva dal 71% nel 1998 al 75% nel 2000; l’ingresso nella popolazione dei consumatori di categorie socio-demografiche particolarmente esposte al rischio di danno alcolcorrelato, quali le donne e i giovani;  l’incremento dei comportamenti a rischio quali l’assunzione di bevande alcoliche fuori pasto, consumi eccedentari e le ubriacature, in particolare nell’ambito delle categorie socio-demografiche più esposte al rischio di danni sul piano sanitario e sociale.

Ciò che inquieta maggiormente è che l’aumento della diffusione del consumo riguarda sopratutto le donne e le fasce di popolazione più giovane. Secondo la IV Indagine Doxa condotta per l’Osservatorio permanente su giovani e alcool, le donne consumatrici sono passate dal 61,1% nel 1994 al 69,9% nel 1997 e al 73,2 % nel 2000. Secondo un’elaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità-OSSFAD su dati ISTAT, a fronte di un calo del 19% del numero dei maschi consumatori eccedentari di vino (più di ½ litro di vino al giorno) tra il 1995 e il 2000, risulta incrementata dell’8,7 % nello steso periodo la relativa quota di consumatrici che dichiara di bere più di ½ litro di vino al giorno. Inoltre, mentre al calo registrato tra i consumatori eccedentari di sesso maschile contribuiscono tutte le classi di età, all’incremento del numero delle consumatrici eccedentarie contribuiscono in particolare, le giovani donne di età tra i 18 e i 24 anni, che crescono tra il 1995 e il 2000 di circa il 29%. Anche per quanto attiene a quantità di consumi ancora più a rischio (più di un litro di vino al giorno), assistiamo a un fenomeno analogo di riduzione della popolazione maschile e a un incremento di quella femminile. Sempre secondo l’I.S.S-OSSFAD il numero dei consumatori e delle consumatrici di birra è risultato incrementato tra il 1995 e il 2000, rispettivamente, del 2,6% e del 9,5 %. In relazione ai consumi di birra superiori al ½ litro giornaliero, tra il 1995 e il 2000 il numero dei maschi appare incrementato del 7,3 %, quello delle donne del 13,5 %.  Secondo un’elaborazione dell’Osservatorio permanente su giovani e alcool-Doxa-World Drink Trends nel 2000 i giovani consumatori di bevande alcoliche dai 15 ai 24 anni rappresentano il 77% del totale, contro il 74% del 1991. Tra loro i soggetti che si sono ubriacati più di una volta in tre mesi sono passati dall’1,8% nel 1994 al 3,2% nel 2000. Secondo lo studio europeo ESPAD risultano in aumento nel 2000 tra i giovani studenti italiani tra i 15 e i 19 anni gli episodi di intossicazione alcolica (nel 2000 il 55% riferisce di essersi ubriacato almeno una volta, contro il 52,7 del 1999).

Disabilità.

La disabilità si distribuisce in modo molto differente sul territorio nazionale, con un tasso di disabilità mediamente più elevato nel Mezzogiorno. Il più elevato indice di disabilità rintracciabile nelle regioni meridionali può associarsi a fenomeni altrettanto frequenti in questa area del paese, quali gli incidenti sul lavoro (spesso ascrivibili all’area del sommerso o al mancato rispetto delle normative sulla sicurezza); gli incidenti stradali non mortali, soprattutto fra i giovani e alcune pratiche ascrivibili a sindromi da dipendenza (droghe, alcol ecc.). Inoltre,  tali fenomenologie tendono ad assumere maggior rilievo quando risiedono in contesti familiari già gravati da dinamiche di povertà ed emarginazione sociale. 

Il rapporto prodotto dal Telefono Azzurro e Eurispes, che per quanto concerne la salute dell’Infanzia e dell’adolescenza stima in oltre 500 mila i disabili minorenni in Italia, rileva che nella difficoltà di quantificare l'handicap ai problemi diagnostici si aggiungono i criteri di valutazione: per esempio tra i bambini sono aumentate le patologie cognitive e i disturbi dello sviluppo a fronte della diminuzione delle categorie su cui era stata inizialmente programmata l'assistenza (paralisi cerebrale infantili, cecità, sordità). Il rapporto sottolinea la fondamentale responsabilità che assieme alla famiglie investe la scuola nell’educazione dei bambini portatori di handicap: nel 1999 i disabili nella scuola erano 116.751, divisi nella scuola materna (8,6%), elementare (43,2%), media (36,1%) e superiori (12,1%). In particolare, le scuole di Campania, Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia registrano il numero più alto di disabili iscritti.

Nell’ambito del sistema di protezione sociale si rende pertanto, fortemente necessario un potenziamento dei servizi socio-educativi che integrino e supportino l’azione educativa praticata nella famiglia e nella scuola.

La casa

La politica sociale in Italia trova la sintesi nella espressione previdenza-sanità- assistenza, contrariamente il problema della casa non è mai stato seriamente affrontato in quanto problema collettivo, cioè come momento di politica sociale.

La casa, sia per chi la possiede vedi costi di mantenimento) sia per chi non la possiede (accesso al mutuo, soprattutto per i giovani) , è una vera emergenza sociale.

Negli ultimi anni la crescita dei prezzi delle case ha assunto ritmi quasi vertiginosi per la realtà italiana: basti pensare, infatti, che nel periodo 1998-2004 le quotazioni delle abitazioni sono aumentate di oltre il 70%.

Indebitamento delle famiglie

Nel contempo, si è verificato, un aumento dell’indebitamento delle famiglie verso le banche, che nel periodo 2000-2004 è aumentato di oltre 42,4% (passando da 204,2 a 290,7 miliardi di euro).

La ricchezza delle famiglie, invece, è aumentata  del 28,1% (passando da  6.302,4 a 8.077,8 miliardi di euro) dei quali circa il 58,9% è costituito da immobili (Sole 24 ore, elaborazione su dati Banca d’Italia).

Istruzione.

Il Censimento 2001 evidenzia che su tutta la popolazione attiva e non, senza alcun titolo di studio è il 6,8%,  con sola licenza elementare il 26,4%, con sola licenza di scuola Media inferiore e nessun titolo di studio né attestato formale di qualifica in ambito formativo professionale il 31,7%. 

Lemancate iscrizioni al biennio delle superiori sono intorno al 8% ma non c'è in Italia una anagrafe nazionale attendibile degli aventi diritto e dunque ci si basa su dati generali della popolazione a confronto con i dati certi degli iscritti che, però, a loro volta, non corrispondono con i frequentanti. Tale criticità è confermata dai recenti dati del Ministero della Pubblica Istruzione sui respinti per assenza, inadempienza o cattivo profitto al I anno delle superiori e che subito dopo abbandonano (25% ), dati tuttora incerti ma fortemente indicativi..

Tale dispersione, alta ovunque, nei professionali e tecnici nel biennio schizza a oltre il 30% e oltre il 35-40% nel Sud.Alto numero giornaliero di assenze (studi di settore): oltre il 20% nelle scuole medie, oltre il 25% nel biennio. Alta quantità di voto “sufficiente” in III media,alto numero di debiti formativi nel biennio,circa 35%, con grande concentrazione in matematica e nelle materie scientifiche. Solo il 10% della popolazione attiva italiana (25-64 anni) risulta in possesso di un titolo accademico (laurea e post laurea) (10,4 Nord-Ovest; 10,1 Nord-Est; 12,1 Centro; 8,5 Sud (Ocse 2002).

Istruzione e mercato del lavoro

Esemplificativa è un’indagine Excelsior del 2005 condotta da Unioncamere, Ministero del lavoro e Ue su un campione di 100.000 imprese di tutti i settori e dimensioni,  parlano chiaro su quale sia la politica per la valorizzazione dell’istruzione da parte di una buona parte degli imprenditori italiani: la  domanda di lavoro  da parte di questi, nel triennio 2001-2003, è rivolta per oltre il 60% a persone con titolo medio-basso (scuola dell’obbligo e formazione professionale)! Anche se non in un rapporto meccanico di causa-effetto, questo comportamento dà il suo contributo alla disaffezione scolastica e non favorisce certo il differimento della gratificazione di cui abbiamo accennato. Un meccanismo che tuttavia ha origine in ben altre dimensioni legate alle dinamiche familiari e allo “spirito del tempo”.

(red/06.06.07)

 

N. 944 - 06 Giugno 2007