Biblioteca: Rapporto '08 sui sistemi produttivi delle regioni meridionali

giovedì 5 marzo 2009


 

Biblioteca: Rapporto '08 sui sistemi produttivi delle regioni meridionali

Biblioteca: Rapporto '08 sui sistemi produttivi delle regioni meridionali

Iorio: servono politiche pubbliche che siano di stimolo alle imprese

 
(regioni.it)“Rapporto 2008 impresa e competitività - Fattori di crescita e di trasformazione dei sistemi produttivi delle regioni meridionali”(Giannini editore): è questo il titolo dato al volume che analizza i sistemi produttivi di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, che rappresentano l'82% del PIL meridionale (cfr. Indice e prefazione) . Il rapporto curato dal’Osservatorio regionale banche-imprese di economia e finanze (OBI) e dal  Centro Studi e ricerche per il Mezzogiorno (SRM) è stato presentato giovedì 26 febbraio 2009 presso la Sala riunioni di Palazzo Cornaro in via della Stamperia, 8 (I piano).
Per approfondire si possono consultare l’intrevento del Presidente OBI, le slide relative all’intervento di Corvino, l’intervento del Presidente SRM, del Direttore SRM, il Comunicato stampa, la sintesi del rapporto.
La fotografia che emerge dal rapporto è quella di un Mezzogiorno certamente lontano dai luoghi comuni, ma con un tessuto produttivo ancora “sofferente”. Imprese non al passo con la competizione globale, legate unicamente al mercato locale, non sufficiente a garantire crescita e sviluppo. Imprese che non investono in ricerca e che sempre piu' si identificano con il titolare/imprenditore senza aprirsi all'esterno. La maggior parte delle imprese meridionali, evidenzia il rapporto, rispondono a standard vecchio stile, sia nell'organizzazione interna che nella produzione e negli investimenti. ''Le funzioni complesse, come la ricerca e sviluppo e la pianificazione strategica, sono presidiate molto raramente'', si legge nella ricerca. L'area finanziaria ad esempio e' presente appena del 3,2% delle imprese della Basilicata e nel 3% di quelle calabresi.
L'area marketing solo nel 3,9% delle aziende pugliesi e l'area ricerca e sviluppo è praticamente inesistente in Calabria (solo lo 0,3% delle aziende). Allo stesso modo la propensione ad innovare ''risulta piuttosto modesta e, oltretutto, decrescente tra il biennio 2006-2007 e il 2008''. Il rapporto sottolinea in particolare ''la diffusione assolutamente modesta delle innovazioni nel campo dell'Ict della maggior parte delle regioni esaminate'' e “l'insufficiente a apertura delle imprese meridionali''. In Calabria e Basilicata meno del 15% delle imprese ha effettuato nel 2008 attivita' di esportazione. Accanto a questa ''moltitudine di realta' produttive completamente tagliate fuori dal circuito degli investimenti'' esiste anche un'elite minoritaria di imprese che investe, innova e cresce. Proprio questa fetta piu' evoluta di aziende rischia pero', secondo la vicepresidente di Confidustria per il Mezzogiorno, Cristiana Coppola, di essere la piu' colpita dalla crisi: ''saranno paradossalmente queste aziende a soffrire di piu' - afferma - perche' piu' esposte ai rischi e, al contrario della maggioranza delle imprese del Sud, meno legate al settore pubblico. Con questa crisi rischia di andarsene la parte piu' bella del Mezzogiorno''
Il Presidente della Regione  Molise, Michele Iorio, in qualita' di vice Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ha definito interessanti le risultanze dello studio che  ha evidenziato come ''il modello di competitivita' in larga  parte delle imprese del Mezzogiorno - basato sul controllo dei  costi di produzione e sulla competitivita' di prezzo - risulta  inadeguato a sostenere la competizione globale e in particolare  quella di economie emergenti che presentano strutture di costo  inarrivabili per le imprese occidentali''.
“Di qui - ha detto ancora Iorio - la necessita' di  immaginare e, quindi, concretizzare politiche pubbliche che  stimolino e sostengano le imprese a investire in competenze,  qualita' e innovazione. Dobbiamo quindi fare esperienza del  passato e attuare leve strutturali per la competitivita' dei  sistemi produttivi. E' opportuno porre in essere interventi che  devono trovare forza e compimento in una strategia ragionata e  lungimirante di grosso respiro temporale''.”I dati emersi dal rapporto evidenziano - ha sottolineato in  chiusura il Vice Presidente della Conferenza delle Regioni - molte criticita', ad esempio si segnala una  qualche ''insufficiente capacita' di governo degli assetti  organizzativi e delle risorse aziendali, in termini di capacita'  di elaborazione di strategie e di valorizzazione del capitale  umano”. Purtuttavia, lo stesso rapporto segnala come le imprese  ''indagate'', manifestino una propensione a mutare certi modelli  competitivi nati e sviluppati in tempi economici ormai passati.”Dobbiamo quindi partire da questa 'buona volonta'' delle  imprese a cui dobbiamo affiancare un'altrettanta 'buona  volonta'' delle Istituzioni europee, Governative e Regionali a riportare con forza sul tavolo del confronto e della progettazione dello sviluppo socio-economico nazionale, il  Mezzogiorno d'Italia e le sue problematiche''.
 
(sm/03.03.09)