Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato

mercoledì 7 marzo 2018



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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato
Ma no a obbligo stabilizzazione e prevedere sanzioni su dirigenti

Roma, 7 mar. (askanews) - La Corte di Giustizia europea ha
riconosciuto la legittimità dei risarcimenti a favore dei
lavoratori del settore pubblico in Italia ""vittime"" di abuso nel
ricorso a contratti a termine, purché questi risarcimenti siano
accompagnati anche da meccanismi di sanzioni effettive e
dissuasive nei confronti dei dirigenti pubblici responsabili
dell'abuso stesso. Non è invece obbligatoria la stabilizzaizone
del lavoratore.Il caso che ha portato alla pronuncia parte dal Tribunale
 di
Trapani, cui si era rivolta la signora Santoro assunta dal Comune
di Valderice con una serie consecutiva di contratti a termine,
chiedendo la stabilizzazione del rapporto di lavoro, oltre al
risarcimento del danno.Il Tribunale di Trapani, riporta un comunicato
 della Corte Ue,
osserva che, ferma l'illegittimità di una prassi abusiva di
successione di contratti di lavoro a tempo determinato per oltre
trentasei mesi nel settore pubblico, si tratta di stabilire quale
debba essere il modo di reagire a tale tipo di abuso, posto che
nel settore privato è prevista l'automatica trasformazione del
contratto da tempo determinato a tempo indeterminato. Nel settore
pubblico, invece, viene solo riconosciuto un risarcimento in
termini monetari.(Segue)

Red

07-mar-18 14:38
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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato -2-
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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato -2-


Roma, 7 mar. (askanews) - Tale diverso trattamento tra settore
pubblico e privato è spiegato dal principio costituzionale in
base al quale agli impieghi negli organismi pubblici si accede
solo mediante concorso.Tuttavia, la legittimità di un diverso trattamento
 delle due
categorie di lavoratori non significa che si possano
discriminare, in senso sfavorevole, i lavoratori pubblici
rispetto ai lavoratori privati: e, infatti, in una recente
pronuncia, la Corte di cassazione a Sezioni Unite (sentenza n.
5072/2016), onde rendere equo il trattamento del lavoratore
pubblico rispetto a quello del lavoratore privato in una
situazione analoga (cioè, come detto, abuso della contrattazione
a tempo determinato per un periodo di oltre tre anni), ha
stabilito che il risarcimento al lavoratore del settore pubblico
è composto da due parti.Un'indennità forfettaria attribuita senza
 che il lavoratore sia
chiamato a fornire alcuna prova, da quantificare fra un minimo di
2,5 mensilità e un massimo di 12 mensilità dell'ultima
retribuzione (identico trattamento per le due categorie di
lavoratori, pubblici e privati).Secondo, un risarcimento per la perdita
 di chances favorevoli,
previo assolvimento di un pesante onere probatorio a carico del
lavoratore: costui deve dimostrare che, se l'Amministrazione
avesse regolarmente indetto un concorso, egli sarebbe risultato
vincitore o, comunque, che talune possibilità di impiego
alternative sono sfumate a causa del rapporto a termine
instaurato con l'Amministrazione. Questa voce risarcitoria serve
a ""compensare"" l'impossibilità di stabilizzare un contratto di
lavoro a termine nel settore pubblico.(Segue)

Red

07-mar-18 14:38
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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato -3-
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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato -3-


Roma, 7 mar. (askanews) - In relazione a quest'ultima voce,
prosegue il comunicato della Giustizia comunitaria, il Tribunale
di Trapani osserva che al lavoratore si imporrebbe l'onere di
fornire una prova ""diabolica"", perché sarebbe impossibile provare
(sia pure con l'ausilio di presunzioni) l'ipotetica vittoria di
un eventuale concorso pubblico ? mai bandito. Il risarcimento
della perdita di chances, ossia uno dei due pilastri sui quali
poggia la tutela approntata dalla Corte di cassazione, sarebbe
quindi solo apparente e l'unica forma di tutela effettiva sarebbe
rappresentata dall'indennità di cui al punto a), che da sola non
eliminerebbe l'esistenza di una vera e propria discriminazione
tra lavoratori pubblici e lavoratori privati.Così impostato il problema,
 il Tribunale di Trapani chiede alla
Corte di giustizia, in via pregiudiziale, se la normativa
italiana rispetti i principii di equivalenza e di effettività
stabiliti dal diritto dell'Unione.Con la sentenza odierna, si legge,
 la Corte rileva che gli Stati
membri hanno un margine di discrezionalità nella scelta degli
strumenti per contrastare l'abuso dei contratti a termine e che
il diritto dell'Unione non prevede alcun obbligo di far
conseguire a detto abuso la stabilizzazione del rapporto di
lavoro, sia esso pubblico o privato.La Corte osserva, inoltre, che
 gli Stati membri sono liberi di
prevedere, per l'abuso dei contratti a termine, conseguenze
diverse nel settore pubblico e nel settore privato. La Corte
evidenzia che non può essere invocato a questo proposito il
principio di equivalenza, il quale, nel diritto dell'Unione,
significa che le persone che fanno valere dei diritti scaturenti
da norme dell'Unione non devono essere sfavorite rispetto a
quelle che fanno valere analoghi diritti scaturenti da norme
puramente nazionali. In tal senso, quindi, non vi sono elementi
per affermare che la normativa italiana violi detto
principio.(Segue)

Red

07-mar-18 14:38
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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato -4-
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Corte Ue: risarcire dipendenti PA vittime di abuso precaraiato -4-


Roma, 7 mar. (askanews) - La Corte ritiene che neppure il
principio di effettività sia violato dalla normativa italiana,
non emergendo che la stessa, come interpretata dalla
giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione, renda
praticamente impossibile o eccessivamente difficile l'esercizio
dei diritti conferiti ai privati dal diritto dell'Unione:
spetterà al giudice nazionale ""alleggerire"", attraverso l'uso di
presunzioni, l'onere della prova a carico del lavoratore in
relazione alla perdita dell'opportunità di ottenere un vantaggio.La
 Corte dichiara, quindi, che il diritto dell'Unione non osta
alla normativa italiana in materia di risarcimento del lavoratore
del settore pubblico ""vittima"" di abuso di contratti a termine,
purché tale normativa sia accompagnata da un meccanismo di
sanzioni effettivo e dissuasivo, ciò che il giudice nazionale
dovrà verificare. A tal proposito, conclude la nota, la Corte
invita il giudice nazionale a tener conto non solo del sistema
risarcitorio nei confronti del lavoratore ma anche del sistema
sanzionatorio previsto nei confronti del dirigente pubblico
responsabile del ricorso abusivo ai contratti a tempo determinato.

Red

07-mar-18 14:38
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