Sud: Cgia, sta peggio della Grecia; il Paese e' spaccato

sabato 13 ottobre 2018



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(AGI) - Roma, 13 ott. - L'Italia e' un Paese sempre piu' spaccato a
meta': se, dopo la crisi, il Nord ha ripreso a correre e con qualche
difficolta' tiene il passo della locomotiva d'Europa, vale a dire la
Germania, il Sud, invece, arranca e presenta una situazione
socio/occupazionale addirittura peggiore della Grecia, che da oltre
un decennio e' stabilmente il fanalino di coda dell'Eurozona. E'
questo il risultato a cui e' giunto l'Ufficio studi della Cgia dopo
aver comparato una serie di indicatori economici, occupazionali e
sociali della Germania con il Nord Italia e della Grecia con il
nostro Mezzogiorno. Le variabili messe a confronto dall'Ufficio studi
si raggruppano in 3 grandi aree: economia (Pil pro capite,
produttivita' del lavoro, export/Pil e saldo commerciale/Pil); lavoro
(tasso di occupazione, tasso di occupazione femminile, tasso di
disoccupazione e tasso di disoccupazione giovanile); sociale (rischio
di poverta' o esclusione sociale). Ma lo studio valuta anche la forte
presenza dell'economia non osservata che, solo per la parte del
lavoro irregolare, produce nel Mezzogiorno oltre 27 miliardi di euro
di valore aggiunto sommerso all'anno.
Secondo una elaborazione della Fondazione Leone Moressa, citata
dalla Cgia, tra il 2008 e il 2017 il Mezzogiorno d'Italia ha perso
310.000 occupati e ha registrato un aumento dei disoccupati pari a
592 mila unita'. Sempre nello steso arco temporale, al Nord i posti
di lavoro sono aumentati di 74 mila unita', mentre il numero dei
senza lavoro e' salito di 413 mila. L'Istat, tuttavia, stima che nel
Mezzogiorno le unita' di lavoro standard in nero siano pari a
1.300.000, contro le 776 mila presenti nel Nordovest e le 517.400
"occupate" nel Nordest.
Cgia punta poi l'indice sulla ripresa dell'emigrazione: dal 2015
- secondo dati Svimez - il numero di cittadini del Mezzogiorno che
per ragioni di lavoro ha raggiunto il Centronord e' tornato a
crescere. Se 3 anni fa a lasciare il Sud erano stati poco piu' di 113
mila addetti, nel 2016 il numero e' salito a 137 mila per sfiorare
l'anno scorso quota 145 mila.
(AGI)Ing (Segue)
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Sud: Cgia, sta peggio della Grecia; il Paese e' spaccato (2) =
(AGI) - Roma, 13 ott. - "Il divario tra il Nord e il Sud del nostro
Paese - commenta il segretario Renato Mason - ha radici lontane che
risalgono addirittura all'unita' d'Italia. Purtroppo, le politiche
pubbliche di sviluppo messe in campo in questi ultimi 70 anni non
hanno accorciato le distanze tra queste realta'. Anzi, per certi
versi sono aumentate, poiche' i livelli di crescita delle regioni
settentrionali sono stati decisamente superiori a quelli registrati
nel meridione, che si conferma una delle aree economiche piu'
disagiate dell'intera Eurozona".
"Il Sud - chiarisce il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo
Zabeo - puo' contare su una presenza di oltre 1 milione e 300 mila
lavoratori in nero che rende le statistiche ufficiali sul mercato del
lavoro meno allarmanti di quanto appaiono. Detto cio', nessuno
giustifica questo fenomeno quando e' controllato da organizzazioni
criminali o da caporali. Tuttavia, se il sommerso e' una conseguenza
del mancato sviluppo economico di un territorio, al tempo stesso
rappresenta un ammortizzatore che consente a migliaia e migliaia di
famiglie di non scivolare nella poverta' o nell'esclusione sociale".
(AGI)Ing (Segue)
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Sud: Cgia, sta peggio della Grecia; il Paese e' spaccato (3)=
(AGI) - Roma, 13 ott. - Dalle comparazioni fatte dalla Cgia
emerge che in termini di Pil pro capite il Nord Italia sconta
un differenziale negativo con la Germania di poco superiore ai
4.300 euro; il dato del Mezzogiorno, invece, e' superiore a
quello greco di 2.000 euro. Tuttavia un cittadino del
settentrione dispone di oltre 15.600 euro all'anno in piu'
rispetto a un residente al Sud. Sul versante della
produttivita' del lavoro (valore aggiunto per occupato in
euro), invece, sia il Nord sia il Sud hanno la meglio
rispettivamente della media tedesca e di quella greca. E'
questo l'unico indicatore tra i 10 presi in esame dove l'esito
delle due macro aree del nostro Paese e' migliore di quello
registrato a Berlino e ad Atene. In merito all'export, infine,
i dati della Germania non hanno eguali nel resto d'Europa,
tuttavia il Nord Italia si difende benissimo, registrando un
gap molto contenuto, anche nel rapporto tra saldo commerciale e
Pil. Tra la Grecia e il nostro Sud, invece, le esportazioni sul
Pil sono maggiori nel Paese ellenico, anche se il Mezzogiorno
d'Italia conta una bilancia commerciale meno squilibrata di
quella greca.
Sul versante occupazionale le distanze tra i dati riferiti
al mercato del lavoro tedesco e quelli del Nord Italia sono
importanti. Se il tasso di occupazione generale in Germania e'
superiore di quasi 10 punti, il tasso di disoccupazione,
invece, e' di poco inferiore alla meta' (3,8 contro il 6,9 per
cento). Altrettanto forte e' il divario riferito al tasso di
disoccupazione giovanile: in Germania e' quasi 4 volte
inferiore (6,8 contro il 24 per cento). Ugualmente preoccupanti
i risultati che emergono dalla comparazione tra il nostro Sud e
la Grecia. Solo per quanto concerne il tasso di disoccupazione
generale il Mezzogiorno registra una situazione e' migliore di
quella greca (19,4 contro 21,5 per cento). In tutti gli altri
casi Atene ha sempre la meglio.
Quanto al rischio poverta', sebbene il Nord Italia presenti
degli indicatori occupazionali meno positivi della media
tedesca, in materia di poverta' o esclusione sociale la
situazione si capovolge. Nelle nostre regioni settentrionali le
percentuali sono inferiori sia al rischio poverta' (19 contro
19,7 per cento), cosi' come inteso dall'indicatore previsto
dalla strategia Europa 2020, sia quando analizziamo il
"tradizionale" indicatore del rischio poverta' (12,1 contro il
16,5 per cento). Nelle comparazione tra il nostro Sud e la
Grecia, infine, le distanze sono pesantissime e in entrambi i
casi la popolazione greca presenta percentuali nettamente
inferiori alle nostre. (AGI)
Ing
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