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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1033 - lunedì 12 novembre 2007

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 13 e il 15 novembre
- Finanziaria: ok a piani di rientro deficit sanità e riorganizzazione Ato
- Emilia-Romagna: Piano telematico, prototipo nazionale
- Tossicodipendenza: rapporto su attività SERT
- Senato federale: "focus" dell'agenzia "Dire"
- Loiero: Calabria, bene nuovo Piano sanitario regionale

+T -T
Senato federale: "focus" dell'agenzia "Dire"

(regioni.it) L’agenzia giornalistica “Dire” ha dedicato il 9 novembre un “focus” (composto da vari lanci) al  Senato federale, individuando nel “riconoscimento definitivo e formale della rappresentatività delle Regioni nel processo legislativo”, “uno dei punti chiave del progetto di legge di riforma Costituzionale all’esame Camera dei Deputati (il primo dei 4 passaggi tra Camera e Senato che dovrebbero portare all'approvazione finale). “Se il progetto di legge dovesse essere approvato, i senatori non sarebbero più eletti direttamente dai cittadini, come avviene oggi, ma dai Consigli regionali e dai Consigli delle Autonomie locali” che molte regioni hanno già istituito”. Scomparirebbe così "bicameralismo paritario", in favore della distinzione della funzione delle due Camere, con la Camera dei Deputati che rimarrebbe l'unica depositaria di un rapporto diretto di fiducia con il Presidente del Consiglio dei ministri.

I senatori – secondo quanto previsto dal progetto - parteciperebbero e condizionerebbero la formazione delle riforme istituzionali e delle leggi che incidono sulle potestà e sulle risorse finanziarie delle autonomie regionali e locali, ma non conferirebbero la fiducia al governo, e pertanto non ne condizionerebbero durata e poteri.

Il Senato federale (cfr. anche regioni.it n.1020) e' composto, così come previsto nel progetto di legge, da 186 senatori, 180 eletti nel territorio nazionale, e 6 eletti all'estero (mentre attualmente l'articolo 57 della Costituzione prevede che siano 315, ai quali si aggiungono i senatori a vita). Dei 180 senatori eletti in Italia, 144 sono consiglieri regionali designati dalle rispettive assemblee in ogni Regione in base alla popolazione, mentre 36 sono componenti di consigli comunali, provinciali o di citta' metropolitane, eletti dai Consigli delle Autonomie locali della regione o provincia autonoma. Con l'abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione scompare inoltre il requisito dell'eta' minima per l'elezione, oggi prevista in 40 anni.

“Il numero dei senatori da eleggere e' stabilito in base a classi di popolazione, secondo quanto risulta dall'ultimo censimento generale”, ma iconsigli regionali della Valle d'Aosta e del Molise eleggono un senatore per ciascuna Regione; i consigli provinciali delle Province autonome della Regione Trentino Alto Adige/Sudtirol eleggono, con voto limitato, due senatori per ciascuna provincia”.

Sebbene non preveda l'uguaglianza formale della rappresentanza all'interno del Senato federale, il progetto di legge costituzionale che lo istituisce ridurrebbe fortemente la forbice tra i numeri dei senatori eletti in ognuna delle Regioni. Oggi, infatti, si oscilla tra i 47 senatori eletti in Lombardia e l'unico valdostano. Con la riforma invece, e facendo riferimento ai dati del censimento Istat del 2001, gli estremi sarebbero costituiti da un lato sempre dalla Lombardia, alla quale però spetterebbero 'solo' 14 senatori, e dall'altro dalle Province autonome di Trento e Bolzano, ognuna delle quali eleggerebbe 3 senatori.

“Entrando nel dettaglio, secondo la riforma, - speiga l’agenzia Dire - al Piemonte (4.214.677 abitanti) spettano 9 senatori eletti dal Consiglio regionale e 2 eletti dal Consiglio delle Autonomie locali: in tutto 11 senatori, rispetto ai 22 dell'attuale legislatura. Alla Valle d'Aosta (119.548 abitanti) vanno 1 senatore eletto dal Consiglio regionale e 1 eletto delle Autonomie locali, per un totale di 2 senatori (oggi ce n'e' solo 1). La Lombardia (9.032.554 abitanti) mantiene il primato sul numero dei senatori, ma scende dagli attuali 47 a 14, di cui 12 eletti dal Consiglio regionale e 2 eletti dalle Autonomie locali. Non cambia niente per la Provincia autonoma di Bolzano, che mantiene gli attuali 3 senatori, mentre la Provincia autonoma di Trento passa dagli attuali 4 a 3. Il Veneto (4.527.694 abitanti),che oggi conta 24 senatori, scende a 11 (9 nel Consiglio regionale e 2 nelle Autonomie locali). Il Friuli Venezia Giulia(1.183.764 abitanti) elegge 7 senatori nei Consigli regionali e 2 nelle Autonomie locali: in tutto 9 senatori, rispetto ai 7 di oggi. La Liguria (1.571.783) passa da 8 a 9 senatori (di cui 7 eletti nel Consiglio regionale). L'Emilia-romagna (3.983.346 abitanti) perde 10 senatori, passando dagli attuali 21 a 11, di cui 9 eletti nel Consiglio regionale. La Toscana (3.497.806 abitanti), invece, ne perde 7: da 18 passano a 11, di cui 9 eletti all'interno del Consiglio regionale. All'Umbria (825.826 abitanti) spettano invece 6 senatori (rispetto ai 7 di oggi), di cui 5 eletti nel Consiglio regionale. Le Marche (1.470.581 abitanti) "guadagnano" un senatore, passando dagli attuali 8 a 9 (di cui 7 eletti dal consiglio regionale). Il Lazio (5.112.413 abitanti)  perde 15 senatori, passando dagli attuali 27 a 12, di cui 10 eletti all'interno del Consiglio regionale. L'Abruzzo (1.262.392 abitanti)  passa a 9 senatori (oggi sono 7), di cui 7 eletti nel Consiglio regionale. La rappresentanza dei senatori molisani resta invariata: 2. La Campania (5.701.931 abitanti) passa da 30 a 12 senatori, 10 dei quali eletti dal consiglio regionale. La Puglia (4.020.707 abitanti) perde 10 senatori, passando dagli attuali 21 a 11, di cui 9 eletti dal Consiglio regionale. La Basilicata (597.768 abitanti) passa da 7 a 6 senatori, di cui 5 eletti dal Consiglio regionale. La Calabria (2.011.466 abitanti) passa invece da 10 a 9 senatori, di cui 7 eletti dal Consiglio regionale. La Sicilia (4.968.991 abitanti) passa da 26 a 11 senatori, di cui 9 eletti dal Consiglio regionale. Invariata la rappresentanza della Sardegna: 9 senatori, di cui 7 eletti dal Consiglio regionale.

"Apprezziamo, incoraggiamo e guardiamo con grande attenzione al percorso avviato dal progetto di legge che prevede l'istituzione del Senato federale della Repubblica". E' questo il giudizio di Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni e della Regione Emilia-Romagna, sul progetto di legge che è appena approdato alla Camera. Lo stesso parere e' stato espresso anche in occasione dell'incontro tra una delegazione della Conferenza delle Regioni e il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, avvenuto pochi giorni dopo il licenziamento del Progetto di legge da parte della stessa Commissione. In quell'occasione le Regioni hanno espresso il proprio favore nei confronti del Senato federale che, "in quanto sede parlamentare deputata alla rappresentanza dei territori, colma la lacuna presente nel vigente titolo V della Costituzione". Nel contempo le Regioni hanno avanzato anche alcune osservazioni, che comunque non mettono in discussione il giudizio positivo sulla riforma.

L'eventuale “istituzione del Senato federale,– si legga ancora nel focus proposto dalla Dire - con l'ingresso a pieno titolo dei rappresentanti dei territori nel processo legislativo dello Stato, fa sorgere automaticamente la domanda sul destino della Conferenza delle Regioni, istituzione che al momento costituisce un luogo di dibattito, analisi e sintesi fra le Regioni, prima del confronto con il governo. Nel Progetto di legge non si parla di possibili cambiamenti della Conferenza delle Regioni: "Secondo me- dice Marcello Mochi Onori, segretario generale della Conferenza- questo e' un organismo che con maggiore o minore fortuna continuerà comunque ad essere valido, perché rappresenta il momento in cui le Regioni, prima di dialogare con Governo e Parlamento, concordano sui punti di contatto”. Sulla validita' della riforma Mochi Onori sottolinea che “quella che prevede il Senato federale è la migliore delle riforme possibili in Italia". Sebbene si discosti dall'ambizione delle Regioni, che "rimane quella di arrivare ad un Bundesrat puro, con rappresentanti solo delle giunte e in numero differenziato a seconda della popolazione delle Regioni". Allo stesso tempo, afferma Mochi Onori, "e' evidente che una riforma del genere modificherebbe profondamente il quadro generale, per cui non e' da  escludere che la Conferenza delle Regioni possa non dico ridimensionarsi, ma avere un assetto strutturale diverso, con una attivita' per certi aspetti piu' facile, perche' bisogna considerare che al momento le Regioni non hanno una rappresentanza in Parlamento, tanto che e' difficile, essendoci incompatibilita' fra il mandato di Consigliere regionale e quello di parlamentare, realizzare un'attività di lobby, intervento che puo' realizzarsi invece per i Comuni”. Dunque fra gli effetti della riforma potrebbe esserci anche quello di un diverso assetto dell'attività della Conferenza delle Regioni: "Ad oggi- spiega Mochi Onori- la Conferenza delle Regioni vive un momento di attività frenetica, quest'anno arriveremo a fare circa 40 riunioni, mentre probabilmente nel momento in cui dovesse nascere un Senato federale il lavoro potrebbe snellirsi e l'attività potrebbe allentarsi, ma ben venga un traguardo del genere". D'altronde, fa notare ancora Mochi Onori, "in Paesi come Germania, Usa, Australia, Canada, Austria, esiste sia il Senato federale che un'organizzazione che raccoglie il parere delle Regioni o degli Stati come luogo di elaborazione comune nelle relazioni con l'esecutivo. Credo che anche in uno Stato federale l'esigenza di un momento di collegamento per tirare fuori l'opinione del sistema regionale complessivo resterà sempre- è convinto Mochi Onori- un'esigenza insopprimibile". L'unico dubbio di Mochi Onori riguarda l'esito dell'iter legislativo che dovrebbe portare in Italia all'istituzione del Senato federale: "Il problema- dice- e' che essendo una buona riforma, ed essendo per certi aspetti anche dirompente, potrebbe incontrare non pochi ostacoli lungo il complesso iter che caratterizza una riforma costituzionale prima dell'approvazione
definitiva".

(red/12.11.07)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
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