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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1042 - venerdì 23 novembre 2007

Sommario3
- Conferenza Regioni il 27 novembre: fondo sanitario e finanziaria
- Sanità e risorse: un articolo de "La Voce"
- Rifiuti radioattivi: Regioni in gruppo studio criteri per deposito nazionale
- Sanità e ricerca: bando per "under 40"
- Trasporto pubblico locale: verso la riforma del settore
- Dente: "Aboliamo i ministeri"

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Conferenza Regioni il 27 novembre: fondo sanitario e finanziaria

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni si è aggiornata a martedì 27 novembre. In agenda il riparto del Fondo sanitario nazionale, ma non solo. All’ordine del giorno anche le valutazioni sulla legge Finanziaria 2008 e le questioni rimaste aperte dopo la presentazione da parte della Conferenza di documenti e proposte.

Per quanto concerne la sanità alle ore 20.00 del 22 novembre, dopo più  di quattro ore di discussione, i Presidenti delle Regioni hanno deciso di aggiornarsi, “per dare modo - ha spiegato il Presidente  della Regione Basilicata Vito De Filippo - al Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani di fare ulteriori verifiche con il governo”. Una delle questioni oggetto del confronto è legata all'aumento della popolazione nazionale. “Abbiamo iniziato la discussione e ci siamo aggiornati a martedì 27 perché dobbiamo fare  alcuni approfondimenti”. Così si è espresso lo stesso Vasco Errani, al termine della seduta della Conferenza: ''C'è un significativo aumento della popolazione”, ha spiegato Errani chiarendo il motivo per il quale oggi non si è concluso il riparto tra le Regioni. Il Presidente della Conferenza si è detto comunque “certo che si arriverà a chiudere l'accordo”.

La Conferenza delle Regioni è stata quindi convocata per il 27 novembre e avrà due sessioni. Una antimeridiana  (inizio dei lavori, ore 10.00) in cui saranno affrontate le questioni relative al Ddl Finanziaria 2008 e quelle relative all’intesa sullo schema di decreto sugli “Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale”, relativo al Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica”. L’altra pomeridiana (inizio lavori ore 15.00) sara dedicata al riparto del fondo sanitario 2008.

(red/23.11.07)

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Sanità e risorse: un articolo de "La Voce"

(regioni.it) La ripartizione delle risorse è sempre questione delicata. Si può discutere su un determinato criterio, si può adottare un certo parametro, ma ogni ragionamento fatto “a monte” si scontra con la realtà e la concretezza che si riscontra “a valle”, con tabelle che segnano, puntualmente, un arretramento o un avanzamento, rispetto ad un “precedente”. Tale questione diventa particolarmente delicata quando la suddivisione riguarda la sanità come dimostra anche la recente discussione (in sede di Conferenza delle Regioni) sul fondo sanitario nazionale 2008.

Ma come sono andate le cose fino ad oggi? E, a fronte delle evoluzioni che hanno caratterizzato il riparto delle risorse per la sanità, si può affermare che la spesa sia “equilibrata”? Sono alcune della domande a cui tenta di dare risposta un articolo di Vittorio Mapelli, intitolato Sanità e regioni, la spesa è equilibrata” pubblicato su www.lavoce.info

“Il Sistema sanitario nazionale ha appena compiuto trent' anni. Prima della sua istituzione esistevano forti squilibri tra le regioni nella dotazione di strutture sanitarie e nei livelli di spesa per abitante. Ora scrive Mapelli - i differenziali si sono ridotti e l'obiettivo di eguale spesa pro capite per eguale età è sostanzialmente raggiunto. […] Uno dei maggiori successi del Ssn è indubbiamente il riequilibrio della spesa sanitaria tra le regioni italiane, che però non è stato accompagnato da un riequilibrio reale nella qualità dei servizi e nelle condizioni di salute. […] Uno dei primi obiettivi della riforma sanitaria fu quindi il riequilibrio delle situazioni regionali, con un forte richiamo al principio dell’eguaglianza territoriale (articoli 2, 3, 4, 51). Il principale strumento fu individuato nella politica finanziaria e, in particolare, nella creazione di un Fondo sanitario nazionale destinato, per la parte corrente, a finanziare i servizi secondo una quota pro-capite, correlata ai bisogni di salute e gradualmente disancorata dalla spesa storica, e per la parte in conto capitale all’investimento in strutture e apparecchiature sanitarie. Dal 1985 fu adottato il criterio della quota capitaria pesata secondo i consumi sanitari (farmaci, ricoveri, specialistica) per classi di età. I trasferimenti variavano quindi da regione a regione, creando tensioni finanziarie in quelle regioni con elevati livelli di spesa storica, e incentivava i consumi in quelle più povere di servizi. Negli stessi anni fu anche inaugurata una politica di sotto-finanziamento del Ssn, che continua tuttora, con la conseguente creazione di deficit, anche se di diversa ampiezza da regione a regione. Deficit che furono ripianati dallo Stato fino al 2001, dunque finirono per premiare le regioni meno virtuose e, di fatto, si trasformarono in un finanziamento “a piè di lista”, molto simile alla spesa storica.

Dopo quasi trent’anni di politiche di riequilibrio è quindi il momento di verificare se il divario Nord-Sud sia stato azzerato o almeno ridotto […] La cifra assegnata per abitante varia, infatti, da regione a regione: nel 2007 è di 1.731 euro per la Liguria e di 1.592 per la Lombardia, ad esempio. Ciò crea qualche malcontento tra alcuni “governatori”, ma la somma è considerata equa, data la diversità dei bisogni regionali. Tecnicamente si può misurare come la differenza tra lo scarto (dalla media nazionale) della spesa per abitante pesata e al netto della mobilità sanitaria e lo scarto (dalla media nazionale) del finanziamento pro-capite pesato (già netto). Vi è riequilibrio se i due scarti coincidono o differiscono di poco (±2 per cento, per ipotesi, pari a circa 30 euro), mentre persiste uno squilibrio se lo scarto è inferiore al -2 per cento.[…] Nove regioni sono allineate e sei si collocano sopra i valori-obiettivo stabiliti dal Fondo sanitario. La maggioranza delle regioni dispone quindi di un volume di risorse (più che) adeguato ai fabbisogni. Alcune superano di molto il riferimento nazionale: Bolzano (+37 per cento in media nel quadriennio), Valle d'Aosta (+21 per cento), Trento (+18 per cento), Lazio (+10 per cento), Molise (+6 per cento), Campania (+4 per cento) e sono squilibrate per eccesso. La Valle d'Aosta e le due province autonome di Trento e Bolzano possono contare su risorse fiscali proprie (sarà questo il federalismo?); il Molise ha superato il valore di riferimento solo negli ultimi tre anni, dopo essere sempre stato sotto la media nazionale (-20 per cento nei primi anni Ottanta), mentre la Campania lo ha fatto nell’ultimo decennio. Tra le regioni con bassi livelli di spesa ve ne sono tre del Sud (Puglia, Basilicata e Calabria) e l’Umbria, che storicamente si sono sempre collocate sotto la media nazionale, mentre la Toscana ha iniziato il contenimento solo a partire dai primi anni Novanta, come il Veneto e più tardi l’Emilia-Romagna. La Lombardia non ha quasi mai superato i valori di riferimento (salvo tra il 1995-99), anche perché i residenti ricorrono di più al mercato privato. Per queste ultime regioni il basso livello di spesa è frutto di una deliberata politica di contenimento, non di scarsità di risorse. Delle otto regioni del Sud che nel 1977 stavano sotto la spesa media nazionale solo Puglia, Basilicata e Calabria continuano a rimanere al di sotto anche nel 2002-05: sussiste quindi un problema di risorse per l’11 per cento della popolazione italiana.[…] Dopo quasi trent’anni di politiche di riequilibrio finanziario, i differenziali di spesa si sono quindi ridotti e l'obiettivo di una “eguale spesa pro capite per eguale età” sostanzialmente raggiunto. Rimane da valutare – conclude Mapelli -se a un identico ammontare di spesa media per abitante tra le varie regioni corrispondano anche eguali benefici per la popolazione, sia in termini di prestazioni sanitarie fruite (output), che – soprattutto – di condizioni di salute (outcome). Ma si può già anticipare che la risposta è negativa”.

(red/23.11.07)

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Rifiuti radioattivi: Regioni in gruppo studio criteri per deposito nazionale

(regioni.it) “Le Regioni hanno individuato i componenti che entreranno nel gruppo di lavoro per la definizione dei criteri per l’individuazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che lavorerà presso il Ministero dello Sviluppo economico”, lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.

“Abbiamo trasmesso al Ministro Bersani i nominativi dei rappresentanti delle Regioni che sono stati indicati da Lombardia, Basilicata, Piemonte, Veneto, Marche e Campania.

Abbiamo anche ritenuto opportuno far operare la delegazione degli esperti regionali in stretto raccordo con la Conferenza delle Regioni.

Tale delegazione riferirà periodicamente  alla Conferenza, aggiornando i Presidenti delle Regioni sulle attività dell’organismo. Ogni valutazione operativa – ha concluso Errani - sarà quindi assunta dalla Conferenza delle Regioni d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico”.

(red/23.11.07)

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Sanità e ricerca: bando per "under 40"

(regioni.it) È stato pubblicato sul sito internet del Ministero della Salute  il bando per giovani ricercatori. BANDO ; ALLEGATO 1 Schema per la presentazione delle progetto preliminare ; ALLEGATO 2 Full Project Form Per darne massima diffusione la notizia è stata riportata sulla G.U. serie Generale del 28 novembre 2007. Tale iniziativa del Ministero della Salute è destinata a promuovere la ricerca sanitaria tra i  ricercatori di età inferiore a quaranta anni alla data di prima scadenza del Bando: 15 gennaio 2008.

Possono accedere tutti i ricercatori, anche a tempo determinato, che operano presso i Destinatari Istituzionali dei fondi di ricerca del Ministero della Salute (Regioni e Province Autonome, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro, Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico pubblici e privati, Istituti Zooprofilattici Sperimentali), nonché i ricercatori che operano presso università, enti e istituzioni di ricerca pubbliche e private o presso imprese pubbliche e private in possesso dei requisisti previsti dal bando.

Le risorse a disposizione per l’anno 2007 ammontano a circa 15.000.000 di euro. Tutti i progetti presentati, tramite i destinatari istituzionali del ministero della Salute, saranno sottoposti alla valutazione di un comitato costituito da esperti italiani e stranieri, di età inferiore a quaranta anni.

(red/23.11.07)

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Trasporto pubblico locale: verso la riforma del settore

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri del 23 novembre ha approvato, su proposta del Ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi, un disegno di legge (proposto al Parlamento come collegato alla manovra finanziaria per il 2008) che innova il settore del trasporto pubblico locale adeguandolo al processo di riforma verso una maggiore concorrenzialità ed imprime nuovo slancio ad una liberalizzazione socialmente sostenibile, privilegiando il miglioramento qualitativo del servizio e la massima apertura attraverso nuove regole su gare e contratti di servizio, resi ancor più trasparenti ed imparziali. Il disegno di legge verrà anche inviato al parere della Conferenza unificata;

Soddisfazione per l'approvazione del Ddl di riforma del trasporto pubblico locale avvenuta in Consiglio dei Ministri e' stata espressa da Ennio Cascetta, Assessore ai Trasporti della Regione Campania e Coordinatore della Commissione Infrastrutture, Mobilità e governo del Territorio nell'ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. “E' il coronamento di un percorso avviato dieci anni fa - sottolinea Cascetta - e portato al termine con il contributo fattivo di tutti i soggetti interessati, a cominciare dalle Regioni. Auspichiamo ora che, approvate le regole, si possa finalmente dare via libera a quei meccanismi di finanziamento strutturale del trasporto pubblico locale, senza i quali le norme stesse non potrebbero funzionare e il settore rischierebbe la crisi''.

(red/23.11.07)

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Dente: "Aboliamo i ministeri"

(regioni.it) “La Finanziaria approvata dal Senato ripristina la legge Bassanini e riporta a dodici il numero dei dicasteri. Ma modificare la struttura dell'amministrazione ha un costo, soprattutto perché la costruzione di organizzazioni efficaci ed efficienti è un processo lungo e faticoso. Va perciò evitato il ripetersi di trasformazioni dettate da contingenze politiche. La soluzione migliore potrebbe essere l'abolizione dei ministeri come organi di amministrazione attiva, trasformandoli in piccole organizzazioni di supporto all'attività dei ministri”. La tesi è di Bruno Dente (professore di Analisi delle Politiche Pubbliche presso il Politecnico di Milano) che l’ha speigato in un articolo pubblicato su www.lavoce.info e eloquentemente intitolato “Aboliamo i ministeri

“L’esperienza internazionale – spiega Dente - è contraddittoria: in Germania i membri del governo sono sedici e in Spagna diciassette. In Gran Bretagna, invece, ai ventitre membri del cabinet si aggiungono altri sette partecipanti obbligati, e in Francia il numero totale è di trentatre. Secondo Dente Occorrerebbe allora affermare, in sede di revisione costituzionale, che questo genere di decisioni debbono essere prese in modo meditato, ad esempio prevedendo che sia una delle materie sulle quali si deve pronunciare il Senato federale.  Oppure si potrebbe cambiare impostazione e semplicemente abolire i ministeri, trasferendo ad agenzie esterne, legate allo Stato da contratti di servizio, le attività amministrative in senso stretto, vale a dire il rilascio di tutte le autorizzazioni, la gestione di tutti i servizi, la stipula di tutti i contratti e l’erogazione di tutti i trasferimenti finanziari.

L’amministrazione svedese è interamente basata su questo modello, e lo stesso vale in larga misura per quella britannica dopo il rapporto “Next Steps” della seconda metà degli anni Ottanta. Abolire i ministeri come organi di amministrazione attiva, trasformandoli in piccole organizzazioni di supporto all’attività dei ministri, comporta una serie di vantaggi significativi:

1.                  viene resa ancora più flessibile la composizione del governo dal momento che il numero delle agenzie sarebbe certamente superiore a quello degli attuali ministeri;

2.                  viene data una sanzione organizzativa alla distinzione tra politica e amministrazione, soprattutto se al vertice delle agenzie venissero messi manager scelti con una procedura trasparente e possibilmente bi-partisan (advice and consent parlamentare, ad esempio);

3.                  si costruirebbero organizzazioni nelle quali da un lato la trasparenza delle risorse impiegate sarebbe assoluta in ragione del contratto di servizio e dall’altro la responsabilità per i risultati si congiungerebbe a quella per l’uso delle risorse stesse;

4.                  si evita il gigantismo di alcune amministrazioni pubbliche, uno dei principali argomenti contro la fusione dei ministeri, senza contemporaneamente essere obbligati alla moltiplicazione del personale politico.

(red/23.11.07)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
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