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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1043 - lunedì 26 novembre 2007

Sommario
- Errani convoca Conferenza delle Regioni per il 27 novembre
- Sanità: Iorio, per rientro deficit al Molise servono tempi certi
- Sanità: Turco, lettera aperta su sciopero
- Cooperazione: programma italo-francese con Toscana, Liguria, Sardegna e Corsica
- Welfare: Federsalute, rivedere il "nomenclatore" per disabilità
- Trasporti: Mascio (Umbria), su Eurostar Moretti in Stato-Regioni il 4 dicembre

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Welfare: Federsalute, rivedere il "nomenclatore" per disabilità

(regioni.it) Al nomenclatore tariffario servirebbe un restyling per affrontare in modo innovativo i problemi della disabilità. Ne sono convinti a Federsalute, la Federazione Nazionale del settore sanitario di Confcommercio, che ha organizzato l’incontro “Disabilità in Italia: i servizi, gli ausili e il fondo per la non autosufficienza”. All’incontro hanno partecipato il presidente di Federsalute-Confcommercio, Giuseppe Scrofina, Carlo Hanau, docente di Programmazione e Organizzazione dei Servizi Sociali e Sanitari dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Daniele Bonacini, atleta paralimpico e presidente dell’Associazione “Disabili no limits”. Federsalute, ha lanciato un appello proprio alle Associazioni dei Disabili affinché si formi un tavolo permanente di confronto “Un tavolo la cui sede istituzionale potrebbe essere il Ministero della Salute o il Ministero della Solidarietà Sociale”, ha detto il presidente Scrofina nel corso dell’incontro. “A quel tavolo siederanno con noi le associazioni dei disabili e, se lo vorranno, i produttori di quei beni e quei servizi che noi forniamo. Vogliamo capire fino in fondo le necessità di milioni di persone che convivono con un handicap. Il nostro obiettivo è quello di mettere a disposizione la nostra professionalità e conoscenza del settore per migliorare la vita quotidiana dei disabili. Un tavolo che possa darci anche dei suggerimenti per la stesura di un codice deontologico in quanto fornitori dei servizi e prodotti sanitari”. “In Italia - ha aggiunto Scrofina - ci sono 7 milioni di persone con vari livelli di disabilità e i disabili  sarebbero molti di più se non ci fossero le protesi e gli altri ausili, come strumenti ortopedici, occhiali, apparecchi acustici e articoli sanitari”. I disabili italiani sono poveri, per di più costretti e spendere di tasca propria per protesi, ausili ed altri interventi. Le pensioni di invalidità civili non arrivano ai 250 euro mensili. L'8,5% vive solo (uno su tre oltre 80 anni) e non può contare su parenti e amici. E, secondo i dati Eurostat, tra i 15 Paesi Ue l'Italia è al 12esimo posto nell'erogazione di fondi per i disabili: il 6,1% della spesa sociale, che in totale ammonta a poco più di 6mila euro pro capite. E' questa la fotografia emersa dal convegno "Disabilità in Italia organizzato a Roma da Federsalute, la federazione nazionale di settore ella Confcommercio. Quella italiana, quindi, è un'assistenza ai disabili "basic", soprattutto nel campo delle protesi e ausili, lontana dalla modernità e dalla tecnologia, sottolineano gli operatori. Vive meglio chi ha almeno la fortuna di vivere in una famiglia agiata, che può affrontare le spese per protesi e strumenti avanzati in grado di dare a un disabile un'esistenza quasi normale.

In particolare i dati presentati al convegno (crf: 1 - i disabili in italia  e 2 - i bisogni delle persone con disabilita’ che vivono in famiglia ) elaborati dall'Istat in base a un'indagine condotta a domicilio nel 2005, rivelano che su 7 milioni di persone disabili, ben 3 milioni sono colpite da disabilità talmente gravi che, pur facendo uso di tutti gli ausili possibili, sono incapaci di mangiare o lavarsi o alzarsi dal letto, vedere o parlare, cioè di fare una di quelle attività necessarie per una vita normale. Di quest'ultime 1 milione e 400mila sono disabili gravissimi, con indennità di accompagnamento.  Due milioni e 600mila persone che hanno disabilità gravi vivono a casa. Tra di loro alcuni sono confinati, costretti a letto o su una sedia non a rotelle e non possono muoversi, e non si tratta di casi isolati bensì del 2,1% della popolazione italiana da 6 anni in su, 25% tra gli ultraottantenni.

(red/26.11.07)

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