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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1063 - lunedì 7 gennaio 2008

Sommario
- Auspici per il nuovo anno
- Istat: dati economici regionali 2006
- "Conferenza Regioni doc", 20.12.07: QSN 2007-13, risorse per lo sviluppo
- "Conferenza Regioni doc", 20.12.07: sicurezza lavoro, si al coordinamento
- "Conferenza Regioni doc", 20.12.07: riforma istruzione tecnica superiore
- L'albergo non è una casa. Analisi di una nuova speculazione

+T -T
Istat: dati economici regionali 2006

(regioni.it) Per il 2006 l’Istat ha stimato a livello regionale i seguenti comparti statistici: occupati interni, unità di lavoro, valore aggiunto, prodotto interno lordo, redditi da lavoro dipendente e spesa per consumi finali delle famiglie.
Nel 2006 il Pil a livello nazionale cresce dell’1,9% rispetto al 2005;andamenti quasi analoghi si registrano nel Nord-Ovest e nel Centro-Italia (+2,0% e +1,8%, rispettivamente), mentre nelle altre ripartizioni territoriali il tasso di crescita è risultato pari al 2,4% nel Nord-Est, all’1,3% nel Mezzogiorno.
Il Pil per abitante, misurato dal rapporto tra Pil nominale e numero medio di residenti nell’anno, aumenta del 3,1% a livello Italia. Tale andamento è il risultato di una dinamica differenziata tra le ripartizioni geografiche: la crescita è pari al 3,0% nel Nord-Ovest, al 3,3% nel Nord-Est, al 2,3% nel Centro e al 3,3% nel Mezzogiorno. I valori assoluti relativi alle ripartizioni centro-settentrionali risultano, comunque, più elevati di quelli del Mezzogiorno: 30.105 euro nel Nord-ovest, 29.826 euro nel Nord-Est e 27.890 euro nel Centro, contro i 16.999 euro del Mezzogiorno.
Nord-Ovest
La crescita dell’economia nord-occidentale è spiegata principalmente dall’andamento dell’attività dell’industria in senso stretto, settore nel quale il valore aggiunto in termini reali registra un incremento del 2,4% (Tav. 5), a fronte di dinamiche più contenute nel settore dei servizi (+1,8%) e in quello delle costruzioni (+1,2%), nonché di una flessione del valore aggiunto del settore agricolo (-2,8%). La spesa delle famiglie per consumi finali aumenta dell’1,5%, un risultato appena inferiore al dato nazionale, pari a +1,6%.
Il Pil per abitante segna, nel dettaglio regionale, un +2,2% in Liguria - il risultato meno brillante della ripartizione - +2,8% in Valle d’Aosta, +3,0% in Piemonte e +3,1% in Lombardia. Per quanto attiene gli aspetti occupazionali, l’input di lavoro (espresso in unità di lavoro annue) cresce dell’1,8% (+1,6% il dato nazionale). L’andamento della remunerazione del fattore lavoro (rapporto fra redditi da lavoro dipendente ed unità di lavoro dipendente) è assai prossimo a quello registrato a livello nazionale:+2,4 % contro +2,5%, attestandosi sul valore di 36.420 euro.
Fra le regioni nord-occidentali la Valle d’Aosta e la Liguria registrano le variazioni più contenute del Pil (+0,9% e +0,8%, rispettivamente). Nella prima il risultato è da ascriversi alla flessione del valore aggiunto in agricoltura (-1,2%) e al basso profilo dei servizi (+0,4%), non compensati dalle dinamiche positive dell’industria in senso stretto e delle costruzioni (rispettivamente pari al +1,8% e +1,4%). In Liguria l’andamento del Pil (+0,8%) è legato al calo dell’attività edilizia (-0,9%) e alle modeste performance dell’agricoltura (+0,1%), dell’industria (+0,7%) e dei servizi (+0,9%). In Lombardia, dove il Pil cresce del 2,3%, si registrano risultati positivi nell’industria in senso stretto (+2,7%), nei servizi (+2,0%) e nelle costruzioni (+1,8%) mentre il valore aggiunto si contrae nel settore primario (-3,8%). In Piemonte la crescita complessiva dell’economia è meno robusta (+1,6%) in ragione di incrementi più contenuti sia nell’industria (+1,9%) sia nei servizi (+1,5%), ai quali si associano una sostanziale stagnazione dell’attività edilizia (+0,2%) e una flessione di quella agricola (-2,0%)
La domanda finale interna, costituita dai consumi delle famiglie, ha stimolato l’economia piemontese e quella valdostana, con una crescita rispettivamente pari al 2,0 e al 2,3%; meno dinamica risulta, invece, in Lombardia e Liguria (+1,4% e +0,9%, rispettivamente). L’input di lavoro è ovunque crescente: +1,5% in Piemonte, +1,1% in Valle d’Aosta, +2,0% in Lombardia e +2,1% in Liguria.
La produttività del lavoro, espressa dal rapporto tra valore aggiunto e unità di lavoro (Tav.2),
risulta crescente, sia pure con un esiguo 0,2%, soltanto in Lombardia, mentre è stabile in Piemonte ed incalo in Valle d’Aosta (-0,5%) e Liguria (-1,4%).
Nord-Est
Con un incremento del Pil pari al 2,4%, il Nord-Est registra la crescita più elevata fra le ripartizioni geografiche, a sintesi del buon andamento del valore aggiunto nell’industria in senso stretto (+3,3%), nelle costruzioni (+2,1%) e nei servizi (+1,9%) e della marcata flessione in agricoltura (- 4,8%). Positiva anche la dinamica della spesa delle famiglie (+2,1%) che risulta superiore al dato nazionale (+1,6%).
Il Pil per abitante aumenta del 3,3% rispetto all’anno precedente, attestandosi sul valore di 29.826 euro. Tale indicatore risulta crescente in tutte le regioni dell’area nordorientale, in particolare in Friuli-Venezia Giulia (+4,4%), seguono il Veneto (+3,3%), l’Emilia Romagna (+3,0%) e le province autonome di Trento (+2,7%) e Bolzano-Bozen (+2,6%).
La crescita economica di questa area geografica si traduce in un incremento delle unità di lavoro pari all’1,8%. La produttività del lavoro manifesta un andamento leggermente positivo (+0,4%), mentre più deciso è l’incremento della remunerazione del fattore lavoro (+2,5%), che si attesta sul valore di 34.531 euro .
Tutte le regioni della ripartizione evidenziano una crescita del Pil: +1,9% nella provincia di Bolzano-Bozen, +1,7% in quella di Trento, +2,5% in Veneto, +2,7% nel Friuli-Venezia Giulia e +2,2% in Emilia Romagna.
E’ principalmente l’industria in senso stretto a sostenere la dinamica economica positiva in tutte le regioni della ripartizione; anche il terziario risulta ovunque in crescita (con l’unica eccezione del Friuli-Venezia Giulia dove il valore aggiunto è in calo dello 0,3%), così come le costruzioni. Il settore agricolo, invece, ha un’evoluzione positiva soltanto nella provincia di Bolzano-Bozen (+1,6%) e in Friuli-Venezia Giulia (+0,3%), mentre registra una decisa flessione in Emilia-Romagna (-7,0%).
Per quanto attiene la domanda interna delle famiglie, gli andamenti sono positivi in tutte le regioni della ripartizione, con il picco dell’Emilia Romagna che fa registrare la crescita più sostenuta a livello nazionale (+3,0%).
Le dinamiche occupazionali risultano ovunque positive e altrettanto avviene per la produttività,
tranne che per l’Emilia Romagna dove l’indicatore risulta stazionario .
Centro Italia
La crescita del Pil nelle regioni centrali (+1,8%) è determinata da risultati positivi in tutti i
comparti economici: il valore aggiunto cresce dell’1,6% in agricoltura, dell’1,9% nell’industria in senso stretto, dell’1,7% nelle costruzioni e dell’1,8% nei servizi. I consumi privati registrano una crescita superiore al Pil e pari al 2,1%.
Il Pil per abitante, pari a 27.890 euro, mostra una variazione positiva a livello sia ripartizionale (2,3%) sia regionale, in cui spiccano gli ottimi risultati di Marche (+3,6%), Umbria (+3,5%) e Toscana (3,0%) e quello decisamente più contenuto del Lazio (1,2%).
L’input di lavoro assorbito dal sistema produttivo dell’Italia centrale si incrementa dell’1,5%
rispetto all’anno precedente, mentre la produttività è in linea (+0,1%) con la media nazionale.
La remunerazione del fattore lavoro cresce, infine, del 2,4%, attestandosi sul valore di 35.768 euro.
Nel dettaglio regionale, la dinamica del Pil assume ovunque segno positivo e solo nel Lazio
(+1,4%) risulta inferiore alla media nazionale: Toscana +2,0%, Umbria +2,4%, Marche +2,6%. La scarsa dinamica dell’industria in senso stretto (+0,9%) è la principale causa della performance meno brillante del Lazio, dove, per contro, l’agricoltura segna un +4,8%. Il settore primario registra un risultato analogo in Umbria cui si associano dinamiche estremamente positive negli altri settori di attività economica: +2,5% nell’industria in senso stretto, +3,1% nelle costruzioni e + 1,9% nei servizi. Anche in Toscana tutti i settori economici mostrano una dinamica positiva, sebbene meno accentuata
rispetto a quella umbra. Nelle Marche, infine, accanto alle buone performance dell’industria in senso stretto (+3,4%) e dei servizi (+2,2%), si evidenzia la battuta d’arresto del settore primario (-7,7%).
L’andamento dei consumi privati delle regioni centrali è ovunque positivo e superiore alla media nazionale, con l’unica eccezione delle Marche, dove non supera il +1,0%.
L’impiego del fattore lavoro risulta in crescita nell’intera ripartizione e raggiunge il massimo in
Umbria (+2,1%) mentre la produttività del lavoro fa registrare andamenti modesti, con l’eccezione delle Marche, dove la crescita si attesta allo 0,9%.
Mezzogiorno
Nel 2006 l’economia meridionale cresce a ritmi più contenuti (+1,3%) rispetto al resto del Paese (+1,9%), a sintesi di andamenti settoriali generalmente meno positivi; solo nelle costruzioni la crescita eguaglia quella del Centro-Nord (+1,6%) mentre si attesta su livelli più bassi negli altri comparti: +2,0% nell’industria in senso stretto contro +2,6% del Centro-Nord; +1,2% nei servizi a fronte del +1,7% del resto dell’Italia. Anche il risultato negativo dell’agricoltura risulta particolarmente accentuato: -4,1%, contro –2,4% del Centro-Nord.
All’opposto, il Pil per abitante evidenzia un ritmo di crescita (+3,3%) più vivace rispetto a quello del Centro-nord (+2,9%), che riduce il divario tuttora esistente in valore assoluto (16.999 euro contro 29.360 euro). L’indicatore mostra la crescita più sostenuta in Basilicata (+4,4%) quella più modesta in Abruzzo (+2,8%).
Come il Pil, sia la spesa delle famiglie per consumi finali (+1,1%), sia le unità di lavoro (+1,4%), evidenziano risultati positivi, sebbene inferiori a quelli del Centro-Nord (+1,9% e +1,7%, rispettivamente); la produttività del lavoro, invece, è in diminuzione dello 0,3% (+0,1% nel Centro-Nord). I redditi da lavoro dipendente pro-capite si incrementano del 2,6%, raggiungendo il valore di 31.208 euro, a fronte dei 35.660 euro del Centro-Nord.
All’interno della ripartizione la dinamica del Pil si presenta differenziata, ma comunque inferiore alla media nazionale, fatta eccezione per la Basilicata in cui il prodotto interno lordo cresce del 2,1%.
Il buon risultato della Basilicata è ascrivibile ad una fase particolarmente espansiva dell’industria in senso stretto (+5,9%), cui si affiancano le buone performance delle costruzioni e dei servizi. Del tutto negativo, invece, il risultato del settore primario (-8,9%) che, del resto, accomuna tutte le regioni meridionali, toccando il picco più basso in Puglia, con -9,9%.
L’andamento del valore aggiunto dell’industria risulta positivo non soltanto in Basilicata; sono da segnalare il +4,2% del Molise e il +2,7% dell’Abruzzo, entrambi superiori alla media nazionale; quello del settore edile è più articolato: dal -0,4% registrato in Sicilia al +2,9% della Campania. Per quanto riguarda il terziario i risultati sono positivi in tutte le regioni della ripartizione, oscillando fra il +0,8% del Molise e il +1,9% della Basilicata.
La dinamica della spesa delle famiglie è crescente ovunque tranne che in Puglia dove risulta
stazionaria; in Abruzzo (+2,0%), Molise e Basilicata (+1,8%), Sardegna (+1,7%) raggiunge valori superiori alla media nazionale.
La crescita della domanda di lavoro nel Mezzogiorno, pari a +1,4%, è la risultante delle dinamiche inferiori alla media nazionale registrate in Campania (+0,4%), Abruzzo (+1,4%) e Sicilia (+1,5%) e delle buone performance occupazionali di Basilicata (+2,4%), Molise e Calabria (+2,2%), Puglia (+2,0); la Sardegna, con +1,6%, è invece in linea con la media nazionale.
La produttività del lavoro è in calo in tutte le regioni della ripartizione, fatta eccezione per la
Campania, dove cresce dello 0,8%, e per l’Abruzzo, in cui risulta stazionaria.
Sul sito www.istat.it è disponibile l’archivio unico dei dati relativi ai nuovi conti regionali per il periodo 2000-2006. Le serie regionali sono prodotte e pubblicate considerando distintamente le Province Autonome di Bolzano-Bozen e Trento.
(red/07.01.08)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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