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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1071 - martedì 22 gennaio 2008

Sommario
- Edilizia residenziale pubblica
- Nomine Asl: le proposte di Marrazzo
- Turco propone confronto su direttori aziende sanitarie
- Illy, Formigoni: piano di collaborazione
- Turismo: "Italia.it" passi all'Enit
- Corte dei conti: serve autonomia finanziaria enti locali

+T -T
Turco propone confronto su direttori aziende sanitarie

E' possibile "stralciare" alcune parti del Ddl per la qualità e la sicurezza del servizio sanitario

(regioni.it) “La questione dei manager sanitari e dei primari nominati più per la tessera che per la loro bravura non è nuova. La sensazione, pur essendo personalmente convinta che il fenomeno non si possa generalizzare più di tanto, è quella di un sistema a lottizzazione spinta.” e “non si può equiparare di per sé a lottizzazione il fatto che siano le Regioni a nominare i direttori generali di Asl e Ospedali. Come si può infatti immaginare di scindere la responsabilità politica di tutelare la salute dei cittadini, che è compito delle Regioni, dal potere loro affidato di nomina di questi manager ai quali spetterà l’attuazione delle politiche di programmazione e di indirizzo sanitario stabilite dalla Giunta?
E poi sgombriamo il campo dal miraggio delle “regole perfette” per nomine al di sopra di ogni sospetto. Semplicemente non esistono” A sostenerlo è il Ministro della Salute Livia Turco in un lungo comunicato stampa diffuso il 21 gennaio.
“Il nodo – sostiene il Ministro - sta piuttosto nello stabilire dove inizia e dove deve necessariamente finire l’arbitrio della politica nella selezione di manager e primari. Intanto chiariamo che si tratta di due profili distinti. Sul primo, quello dei direttori generali, è indubbio che la politica deve continuare, come abbiamo visto, ad avere un ruolo fondamentale, pur se vincolato da criteri limpidi nella selezione dei manager.  Per i medici e gli altri dirigenti apicali della sanità il discorso è completamente diverso. Qui la politica non deve entrare in alcun modo nella partita delle nomine. Non può infatti che essere il direttore generale, in piena autonomia e in qualità di primo responsabile dell’azienda sanitaria, a scegliere i suoi migliori collaboratori.  Chiarito ciò, il problema è per l’appunto quello di come far sì che il percorso di nomina sia il più possibile impermeabile ad “inquinamenti” di sorta.  Ed è qui che si deve introdurre il discorso sulle regole. Per aiutare a far prevalere il merito e non la fedeltà, la competenza e non il legame di cordata.
Per questo voglio lanciare una proposta rivolta in primo luogo alle Regioni e ai partiti, ma anche ai sindacati e alle professioni, affinché tutti facciano la loro parte nel presidiare il merito e la competenza prima di ogni altro interesse.
Il 16 novembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il mio ddl per la “qualità e la sicurezza del Ssn” dove sono previste nuove procedure, sia per la scelta dei direttori generali che per la nomina delle figure mediche e sanitarie apicali. Nel primo caso ho previsto che la nomina dei manager sanitari, da parte della Giunta regionale, avvenga previa bando pubblico per notificare con congruo anticipo che c’è quell’incarico a cui concorrere. I candidati saranno selezionati da una Commissione di esperti che sottoporrà alla Regione una terna dei migliori profili sui quali effettuare la scelta. La trasparenza della procedura è assicurata dalla pubblicazione su internet di tutto il percorso decisionale con tanto di curriculum e valutazioni. Inoltre l’intero procedimento è sottoposto al vaglio di un ente esterno alla Regione, individuato nell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali”.
“La proposta che faccio è questa. Vogliamo - Regioni e forze politiche - compiere uno sforzo straordinario per far sì che si possano tradurre presto in legge, magari stralciandole dal più vasto complesso di misure inserite nel ddl sulla qualità e la sicurezza? Sono pronta a ridiscutere, subito e dandoci tempi certi di lavoro, il merito delle singole disposizioni che sono certamente perfettibili. Ma non tiriamoci indietro da questa sfida”.
Risponde a stretto giro il Presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, che insiste sulla proposta lanciata con una lettera pubblicata dal Corriere della Sera (vedi articolo precedente) ''L'obiettivo e' raggiungere un sano  equilibrio tra i compiti di indirizzo, di programmazione e di  elaborazione degli obiettivi che i manager della sanita'  pubblica devono centrare e una possibile autonomia dalla politica''. ''Autonomia dalla politica vuol dire che mentre i manager sono legati alla responsabilita' di raggiungere gli obiettivi che gli pone il governo regionale, nello stesso tempo devono saper mantenere alto anche l'elemento di imparzialita', professionalita' e trasparenza''.
Il presidente della Regione Lazio, ha  aggiunto di ritenere che ''nella maggior parte dei casi in Italia questo accade, ma certamente quello che abbiamo visto e quella che penso sia una opinione diffusa tra la gente comune, impone l'introduzione di un concetto di imparzialità e di non dipendenza da una bandiera politica. Mentre invece i manager devono dipendere da una giunta regionale, quindi, da chi gli da' gli obiettivi da raggiungere''. Marrazzo ha aggiunto: ''il ministro Turco, il presidente Errani e tutti i ministri sanno bene che ci sono oggi ragioni da non omettere e sono quelle di dare risposte all'opinione pubblica, riaffermando le regole esistenti, ma che in alcuni casi si possono migliorare''.
Il 22 gennaio dalle colonne de Il Sole 24 ore arriva prima risposta del “sistema Regioni” per voce del Coordinatore della Commissione Sanità della Conferenza delle Regioni, Enrico Rossi (Assessore della Regione Toscana). “Facciamo vincere la “buona politica”, quella che non decide per lottizzazioni partitiche e camarille. Ma attenzione a non eliminare la politica”. Ma “Se le Regioni devono essere responsabili della sanità, occorre che i presidenti nominino i direttori generali. A cosa servirebbe una politica che non sa assumersi le sue responsabilità? Il problema - spiega Rossi – è evitare la partitocrazia e la lottizzazione. In Toscana abbiamo un band, abbiamo i curricula e scegliamo sulla base di colloqui e di un confronto con le persone che riteniamo più idonee […]. Una volta che li abbiamo scelti, li lasciamo liberi di scegliere direttore sanitario e amministrativo. E li vincoliamo a un principio fondamentale: che scelgano il migliore nella selezione dei primariati”. “Non vedo perché ci sia bisogno – ha affermato Enrico Rossi – di altre norme o di Albi nazionali. L’importante è avere la forza politica di non lasciarsi condizionare da partiti”. “Io penso – conclude Rossi – che sia giusto che le Regioni si diano criteri per la nomina in cui si motivi perché si sceglie, ma senza comparazioni perché si perderebbe il criterio della scelta. Non abbiamo bisogno di persone che vincono un concorso: ci servono persone che governino l’azienda secondo determinati principi”.
(sm/22.01.08)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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