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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1103 - martedì 11 marzo 2008

Sommario3
- Sicurezza lavoro: Conferenza Regioni il 12 marzo
- Immigrazione e integrazione a doppia velocità
- Salute donne: primo Rapporto
- Corte dei conti: le Relazioni in Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna
- Anci e Upi: ecco le proposte prioritarie ai premier
- Bankitalia: meno debito più entrate fiscali

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Sicurezza lavoro: Conferenza Regioni il 12 marzo

Inail: un infortunio su quattro colpisce una donna

(regioni.it) Domani 12 marzo i Presidenti delle Regioni esprimeranno il loro parere sul Decreto legislativo che razionalizza e innova la materia “salute sicurezza del lavoro”. Decreto che ha già ricevuto il via libera del Consiglio dei Ministri il 6 marzo (cfr "regioni.it" n. 1102). Un tema su cui, comunque, le Regioni (cfr. da ultimo il comunicato della Conferenza dopo i tragici eventi alla Thyssen Krupp) sono da tempo impegnate con l’obiettivo di razionalizzare e velocizzare gli interventi al fine di pervenire ad un utilizzo efficace delle risorse umane e strumentali e finanziarie per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro, migliorando l’omogeneità degli interventi e la conoscenza dei fenomeni di salute legati alle diverse attività lavorative.
Recentemente l’Inail ha diffuso dei dati che mostrano un aspetto “particolare” del problema “sicurezza sul lavoro”. Infatti un infortunio su quattro colpisce una donna: sono quasi 250mila incidenti nel 2006, ovvero il 27% del totale. In alcuni settori però la percentuale degli infortuni che hanno colpito le donne supera quella maschile. Per esempio, tra il personale addetto ai servizi domestici 9 infortuni su 10 riguardano colf e badanti, per lo più straniere. Nella sanità i tre quarti degli incidenti colpisce donne, in genere infermiere. Mentre nella Pubblica amministrazione, nel settore alberghi e ristoranti e nell’istruzione gli infortuni femminili superano la metà del totale. E negli ultimi anni gli infortuni sul lavoro delle donne sono lievemente aumentati, ma si tratta di un dato in linea con la crescita dell'occupazione femminile, che in cinque anni ha registrato un incremento di circa 700mila unità superando nel 2006 i 9 milioni di donne occupate. Nello stesso tempo gli incidenti sono passati dai 243.740 del 2001 ai 249.500 del 2006, con un costante aumento degli infortuni in itinere, ovvero quelli avvenuti lungo il tragitto casa lavoro e viceversa. Sempre tra il 2001 e il 2006 gli incidenti in itinere sono, infatti, saliti dal 10,6% al 17% del totale degli infortuni femminili. In diminuzione invece le morti bianche, che nel 2006 sono state 99 contro le 127 del 2001. Nel complesso, comunque, nel 2006 gli infortuni mortali che hanno riguardato le donne sono stati il 7,4% del totale.  La fascia d'età più colpita è quella tra i 35 e i 49 anni, che conta quasi la metà degli infortuni occorsi alle donne e delle quasi cento morti bianche del 2006. In questa classe d'età gli infortuni al femminile costituiscono il 28% del totale e la quota sale al 31% classe 50-64 anni, mentre scende al 24% per le giovani al di sotto dei 35 anni. Sul piano territoriale, invece, oltre il 60% degli infortuni femminili si verifica nel Nord del Paese, dove tra l'altro sono presenti i più grandi distretti industriali.
Più datati, ma significativi, sono invece i “Rapporti regionali” relativi a: Veneto ; Umbria ; Trentino ; Toscana ; Sicilia ; Puglia; Sardegna ; Piemonte ; Molise ; Marche ,Basilicata ; Veneto ; Calabria; Liguria ; Emilia Romagna ; Molise;  Puglia;  Lombardia;  Campania.
Per conoscere pienamente i processi produttivi, i fattori di rischio e la loro evoluzione, l'INAIL si avvale di una propria Struttura - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) - che consta di tecnici e professionisti operanti sul territorio nazionale.
In materia di prevenzione, in particolare, tale struttura elabora mappe di rischio e valuta le procedure per la sua riduzione nonché studia soluzioni tecniche e organizzative per il miglioramento della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, avvalendosi anche di un laboratorio dotato delle più avanzate apparecchiature e strumentazioni analitiche: Rischio da agenti biologici;  Rischio da agenti chimici;  Rischio da agenti fisici;  Rischio da polveri minerali e fibre;  Ergonomia; Rischi professionali e sicurezza in specifiche realtà; Esposizione lavorativa ed effetti sulla salute; Tariffa dei premi; Incentivi alla prevenzione; Argomenti generali, metodologici e normativi; Atti di convegni;  
Linee guida INAIL ad uso interno.
Infine alcune notizie, tratte da www.regioni.it (sezione “news dalle Regioni”), relative a dichiarazioni, iniziative e riferimenti sul tema.
Lombardia
20080306
Lombardia
20080306
Lombardia
20080306
Marche
20080303
Lombardia
20080219
Lombardia
20080219
Piemonte
20080219
Lombardia
20080213
Lombardia
20080213
Lombardia
20080212
Veneto
20080208
Lombardia
20080206
Basilicata
20080205
Lombardia
20080204
Lombardia
20080204
Basilicata
20080131
Lombardia
20080128
Veneto
20080122
Toscana
20080118
Bolzano
20080118
Friuli Venezia Giulia
20080117
Marche
20080116
Veneto
20080114
 
(sm/11.03.08)

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Immigrazione e integrazione a doppia velocità

Cnel: V rapporto

(regioni.it) Il Paese ha due velocità anche su immigrazione e integrazione. Lo rileva il Cnel nel suo 5° rapporto. Il Trentino Alto Adige e' la regione italiana più attiva e ben disposta all'integrazione sociale. La provincia che invece denota il piu' basso potenziale d'integrazione e' Siracusa.  Per quanto riguarda il numero di presenze degli immigrati, ai vertici si trovano Lombardia e Lazio, con quasi un quarto e un sesto del totale di presenze. Altre regioni a massimo potenziale d'integrazione sono nell'ordine, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Marche e Friuli Venezia Giulia. Secondo quanto rivela il Rapporto del Cnel, c’è un ''modello adriatico'' di integrazione, che dal Friuli Venezia Giulia arriva fino all'alto Abruzzo (11/mo posto), includendo anche la Lombardia.
Le regioni che invece denotano un basso o minimo potenziale d'integrazione sono quelle meridionali e insulari, con la Sicilia al 20/mo posto. Milano e Roma sono le capitali dell'immigrazione in Italia. Un'incidenza del 10% si registra invece in Veneto e in Emilia Romagna. Le province con la più alta incidenza di immigrati sono Roma, Milano, Firenze, Prato, Brescia e Modena  Tra il 1994 e il 2004, il numero di immigrati presenti in Umbria e Marche sono quadruplicati, in Veneto ed Emilia Romagna sono triplicati. A livello provinciale Prato ha registrato un aumento della popolazione immigrata di ben 31 volte.
Il Rapporto Cnel parla anche della densità degli immigrati per chilometro quadrato, che arrivano in media a quota 9,2 (in Lombardia a quota 27, nel Lazio a quota 23).
Le regioni con maggiore esodo di immigrati sono, in ordine crescente, la Campania, la Sicilia, il Lazio, la Puglia, la Calabria e la Basilicata, per cui il Meridione, e in parte il Lazio, svolgono una funzione di area di smistamento. Con un saldo negativo superiore al 100% troviamo le province di Brindisi, Caserta, Crotone, Palermo, Foggia e Reggio Calabria, alcune delle quali sono conosciute per la prima accoglienza degli immigrati.
Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le regioni con maggior potere di attrazione e trattenimento della popolazione immigrata; per quanto riguarda l'inserimento occupazionale si segnalano ai vertici il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia; per l'inserimento sociale troviamo il Trentino Alto Adige, la Valle d'Aosta e il Friuli Venezia Giulia. Per la stabilita' sociale la posizione di testa spetta alle Marche.
 
(red/11.03.08)

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Salute donne: primo Rapporto

Lavoro dell'apposita Commissione

(regioni.it) E’ stato presentato dal ministero della salute il primo Rapporto sullo stato di salute delle donne in Italia, prodotto dalla “Commissione Salute delle donne” che è stata istituita nel giugno del 2007. Le proposte più significative riportate nel Rapporto sono state incentrate innanzitutto nel migliorare la qualità e la sicurezza dell’assistenza e nel ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali. E’ stata indicata anche la Promozione del ruolo dei consultori (1 in ogni distretto per 6 mattine e 5 pomeriggi la settimana; 50% dell’attività nelle scuole, per corsi di accompagnamento a genitorialità e menopausa, per violenza contro le donne; mediazione culturale; budget specifico). Così come vanno incentivate le politiche per la riduzione dei tagli cesarei.

 

Ecco i dati più significativi riportati nel Rapporto:

 
Trend sociali e demografici
 
·         Le donne italiane al 1 gennaio 2007 sono 30 milioni (il 51,4% della popolazione); le donne straniere sono il 4,4% della popolazione femminile. Negli ultimi dieci anni il tasso di nuzialità è diminuito dal 4,8 al 4,2 per mille; il numero medio di figli per donna è rimasto stabile (pari a 1,2-1,3).
 
Le donne nel mondo del lavoro
 
·         Dal ’93, un milione di occupate adulte in più.
·         Ma il tasso di disoccupazione femminile è ancora il 10,1% nel 2005 (media della UE, 9%).
·         Il tasso di occupazione femminile, nel 2005 è 45,3% (quello maschile 69,7%). 
·         Il lavoro part-time e flessibile passa dal 14,3% (nel 1993) al 25,6 % (nel 2006). Il lavoro flessibile maschile: 4,6%.
·         Nonostante il livello di scolarizzazione delle donne sia elevato, le donne sono soprattutto impiegate nel lavoro dipendente, in ruoli subordinati. Nei ruoli apicali le donne sono ancora poco rappresentate.
·         Nel SSN: la presenza femminile è 60,9% del totale; le donne sono il 32,2% dei medici , il 75,5% del personale infermieristico. 
·         Nella dirigenza medica del SSN la presenza delle donne è 32%, negli incarichi di struttura complessa l'11%,   per le strutture semplici   il 25%.
·         Nonostante la componente femminile del lavoro pubblico sfiori il 54% del totale (con punte del 76% nel comparto scuola), le dirigenti di seconda fascia sono il 25% e le dirigenti di prima fascia circa il 15%.
·         A livello di amministrazione centrale, la presenza delle donne nelle fasce dirigenziali è un poco più alta: le dirigenti di seconda fascia sono il 35% e le dirigenti generali di prima fascia sono il 20%.   Rispetto agli incarichi aggiuntivi: agli uomini é attribuito il 56% del totale degli incarichi e alle donne il 44%; ma la differenza, a favore degli uomini, aumenta considerando i compensi: le donne percepiscono solo il 29% dei compensi accessorii e gli uomini il 71% del totale.
·         Le denuncie per infortuni nel 2006 si sono ridotte: -1,3 % rispetto all’anno precedente (-2,8%   nel 2005).
·         La percentuale di donne che subiscono infortuni sul lavoro si mantiene al 27% , influendo in maniera nulla sul calo dell’1,3% dal 2005 al 2006. Per entrambi i generi l’80% degli infortuni si concentra nelle fasce d’età centrali con una decisa prevalenza femminile nella fascia 35-49 anni. I casi mortali nelle donne sono l’8% dei casi nel 2006.
·         Ogni anno vengono denunciati all’INAIL circa 26.000 casi di malattie professionali: le donne, con quasi 6.000 denunce annuali, corrispondono al 21,8 % 
·         In agricoltura si registra la più alta presenza di donne colpite da malattie professionali (l’incidenza è superiore a quella maschile); nei servizi la percentuale diminuisce per arrivare alla metà nel settore industriale. 
·         Lo stress è il primo problema lavorativo per le donne (la % di malattie correlate allo stress sono circa il doppio per le donne rispetto agli uomini.)
·         Secondo l’ISPESL: ogni anno sono 4.500.000 i casi di infortuni domestici, di cui 8000 mortali, con ripartizione donna/uomo del 65% e 35%.
 
Indicatori sanitari selezionati
 
·         L’aspettativa di vita delle donne ha raggiunto 84 anni (6 anni in più rispetto agli uomini). 
·         Ma le donne affette da almeno una malattia cronica grave sono il 12,1 %.
·         La disabilità femminile è circa il doppio di quella maschile (6,12% contro 3,32% maschile). 
·         Il consumo di farmaci nelle donne cresce al crescere dell’età: 43,7 % per tutte le età (75% tra 65-74 anni; 86,2 % in quella di 75 ed oltre).
 
La violenza contro le donne
 
·         Secondo l’ISTAT, nel 2006: le donne italiane tra i 16 e i 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita sono state 6.743.000 e un milione di donne ha subìto stupri o tentati stupri.
·         Il 14,3% delle donne, che abbiano o abbiano avuto un rapporto di coppia, ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale dal partner.
·         Solo il 7% delle donne che ha subìto violenza da parte di un partner, lo denuncia.
 
 
 
 
Mortalità
 
·         Le cause di morte più frequenti fra le donne (per tutte le età) sono le malattie dell’apparato circolatorio (46,8%) ed il cancro (23,8%). Seguono le malattie dell’apparato respiratorio (5,5%), le cause violente (3,7%). 
·         I tumori femminili (mammella e cervice) rappresentano il 15,7% delle cause di morte per le età fra i 35 e i 64 anni. Oltre i 65 anni: le patologie cardiocircolatorie rappresentano il 50%.
·         Una donna ogni quattro ha la probabilità di avere una diagnosi di tumore nel corso della vita.
·         Il cancro alla mammella causa il 17,1% della mortalità per tutti i tumori; il cancro alla cervice 0,6%.  La mortalità per cancro al polmone è in continuo aumento (9,8%    di tutti i tumori nelle donne).
·         Screening mammografia: 71% delle donne sopra i 50 anni ha eseguito almeno 1 mammografia. Il maggiore incremento si è verificato nelle donne meno istruite (+13.7%), grazie all’effetto “riequilibratore” dei programmi di screening.
·         Copertura dei programmi di screening mammografico: dal 56.2 al 78.2% in tre anni, ma nel sud resta ancora al 10%, nel centro-nord è al 90%.
·         Copertura dei programmi di screening cervicale: copertura del 70% (con minori differenze territoriali).
 
Stili di vita e fattori di rischio 
 
·         I maggiori fattori di rischio, associati alla mortalità prematura(prima dei 65 anni) sono: fumo, eccessivo consumo di alcool, dieta non salutare e assenza di attività fisica.
·         Il 17% delle donne è abituale fumatrice, il 3,4% forte fumatrice. Il 26,8% delle donne italiane è in sovrappeso, con un 10% di obese. 
·         Il 47% delle donne non pratica alcuna forma di attività fisica e solo il 16% dichiara di fare sport con continuità.
 
La salute riproduttiva
 
·         Nel 2005, il 13,8% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana (Centro- nord: 20%).
·         L’età media della madre al parto è 31,9 anni per le italiane; 28,6 anni per le cittadine straniere.
·         Il 40,9% delle madri ha una scolarità medio alta, il 41,5% medio bassa ed il 17,6% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale una scolarità medio bassa (53%). Oltre l’82% delle donne con meno di 20 anni ha, al massimo, conseguito un diploma di licenza media inferiore.
·         Il 50,4% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 39,1% sono casalinghe e il 10,5% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. 
·         Controlli in gravidanza: nell’83% dei casi, si effettuano più di 4 visite, di più nelle gravidanze fisiologiche (83.4%) rispetto alle patologiche ( 77.5%).
·         La prima visita oltre la 12 settimana di gestazione è effettuata dal 4,6% delle donne italiane e dal 18,6% delle donne straniere.
·         Il numero delle ecografie è in media 4,3 (nel 73,6% delle gravidanze è > 3).
·         Si effettua il 16% di amniocentesi.
·         Oltre l’ 88% dei parti avviene negli istituti di cura pubblici, l’11,6% nelle case di cura e lo 0,18% a domicilio.
·         L’incidenza dei tagli cesarei è 38,2% del 2005 (l’Italia è ai primi posti in Europa e nel mondo).
·         Circa il 70% dei parti avviene con taglio cesareo in strutture private e accreditate.
·         Punti nascita: 560 totali (di cui quasi 200 con meno di 500 parti l’anno).
·         Il 15% dei parti molto pretermine avviene in punti nascita con meno di 1.000 parti l’anno. Il 2% dei parti molto pretermine avvine in punti nascita con meno di 500 parti l’anno e prive di Terapia Intensiva neonatale. 
·         I metodi contraccettivi maggiormente impiegati: coito interrotto (31,6%), condom (28,4%), “pillola” (20,9%), metodi naturali (4,2%), dispositivi intrauterini (3,2%), diaframma (1,3%) mentre “nessun metodo” risultava adottato nel 10,4% delle coppie.
·         Nel corso degli anni in Italia è notevolmente diminuito il ricorso all’IVG All’inizio degli anni 80 (a ridosso della promulgazione della Legge 194) le IVG erano oltre 200.000; negli anni più recenti (2005-2006) circa 130.000 casi. Il tasso di abortività (numero di IVG su 1000 donne in età 15-49 anni), è diminuito da 17 nel 1982 a 9,4 nel 2006.
·         La riduzione per le donne italiane è stata del 60%.
·         Nel 1995 il 7% delle IVG risultava essere effettuata da cittadine straniere, nel 2005 è il 30%. Il tasso di abortività delle donne straniere (soprattutto molto giovani e nubili) risulta quattro volte superiore a quello delle donne italiane.
·         Numero consultori: 2.186 (553 con spazi giovani), con notevoli differenze differenze territoriali.
 
E’ possibile consultare il Rapporto completo sul sito www.ministerosalute.it
 
 
(red/11.03.08)
 

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Corte dei conti: le Relazioni in Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna

I documenti presentati in occasione del'inaugurazione dell'anno giudiziario

(regioni.it) L’inaugurazione dell’anno giudiziario della corte dei Conti ha, come di consueto rappresentato l’occasione per presentare le relazioni dei Presidenti delle sezioni locali della magistratura contabile e dei Procuratori regionali. “Regioni.it”  utilizzando come fonte la newsletter della corte dei conti (che è possibile ricevere via e-mail) proporrà, a cominciare da questo numero,  i modo sintetico i contenuti di tali documenti, riportando comunque i link alle relazioni stesse.
In Piemonte il Presidente della locale Sezione giurisdizionale della corte dei conti, Antonio D'Aversa, ha tracciato un bilancio dell'attività svolta nel 2007 e ha segnalato – secondo quanto riportato sulla newsletter della Corte - le decisioni più significative emesse, fra le quali, in particolare, quelle in tema di danno all'immagine, di tangenti e di corruzione in materia di lavori pubblici, di affidamento e gestione di pubblici servizi o nel campo della Sanità. Il Procuratore regionale, Ermete Bogetti, ha poi ricordato come l'attività della Corte dei conti sia inserita nel quotidiano: si tratta di un'opera "silenziosa" e spesso ignorata, "ma utile all'amministrazione pubblica, perché persegue i comportamenti devianti, e utile ai cittadini" perché salvaguarda il corretto impiego del denaro (cfr. Relazione del Presidente Antonio D'Aversa e il PR Ermete Bogetti).
In Friuli-Venezia Giulia – sottolinea la newsletter della Corte - il Presidente della Sezione giurisdizionale regionale, Enrico Marotta, ha fatto riferimento soprattutto alle nuove competenze attribuite all’Istituto dalla legge finanziaria 2008, soprattutto in tema di consulenze e tetti retributivi.  Il Procuratore regionale, Giovanni De Luca, nel presentare i dati statistici relativi all’attività del suo Ufficio ha evidenziato l’aumento di oltre il 30% dei fascicoli in istruttoria oltre all’importo considerevole di somme recuperate a seguito delle sentenze di condanna emesse dalla Sezione. Fra i casi segnalati, un’istruttoria riguardante la ristrutturazione di un ospedale la cui inaugurazione è stata continuamente rimandata, con costi doppi rispetto al previsto e un’ipotesi di danno relativa alla raccolta dei rifiuti solidi urbani nell’ambito di una provincia che ha adottato scelte di esternalizzazione di servizi, antieconomiche per la collettività (cfr. Relazione del Presidente Enrico Marotta e del PR Giovanni De Luca).
Il Presidente della Sezione giurisdizionale per l’Emilia-Romagna della Corte dei conti, Giovanni Bencivenga, ha fatto riferimento alle innovazioni legislative (ad esempio, l’applicazione della sanatoria della responsabilità dei concessionari della riscossione sopravvenuta dopo il diniego, decretato dall’Amministrazione del rimborso o discarico per inesigibilità di imposte date in carico e non riscosse) ed ai principi giurisprudenziali affermatisi nelle materie di competenza della Corte dei conti. Bencivenga ha, quindi, illustrato l’attività della Sezione: offrendo – si legge sempre sulla newsletter della Corte - una rassegna delle principali fattispecie di danno, fra le quali: condotta gravemente colpevole del Concessionario della riscossione dei tributi di una provincia, cumulo di incarichi, distrazione di somme o ingiustificato ritardo nell’acquisizione di rilevanti importi. Quanto alla pensionistica, l’arretrato risulta notevolmente abbattuto. Il Procuratore regionale, Ignazio Del Castillo, ha ricordato che “le sentenze pubblicate nel 2007 dalla Sezione giurisdizionale in materia di responsabilità hanno accolto le domande formulata dalla Procura in 33 casi, pur facendo a volte uso del potere riduttivo, e solo in 4 casi hanno assolto i convenuti” (cfr. Relazione del Presidente Giovanni Bencivenga e del PR Ignazio Del Castillo).
 
(red/11.03.08)

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Anci e Upi: ecco le proposte prioritarie ai premier

(regioni.it) Rinnovare le istituzioni attraverso la semplificazione del sistema istituzionale. E’ quanto chiedono i rappresentanti delle associazioni di comuni (Anci) e Province (Upi) ai candidati premier alle prossime elezioni. E’ stata infatti inviata una lettera per esporre le proprie proposte prioritarie dal presidente dell'Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, Leonardo Domenici, e dal presidente dell'Upi, l'Unione delle Province d'Italia Fabio Melilli. L’intento è quello di definire impegni comuni per porre le basi di una legislatura per le riforme. Anci e Upi, insieme alla lettera, hanno inviato anche il documento unitario ''Liberiamo lo sviluppo'', attraverso il quale le associazioni dei Comuni e delle Province indicano le proposte e le priorità per la crescita del Paese.
E’ stato tra l’altro chiesto che le Regioni debbano trasferire a favore dei Comuni e delle Province funzioni e strutture amministrative direttamente da loro gestite ovvero la cui gestione è attribuita ad enti o agenzie. Altri punti sottolineati sono il blocco del'istituzione di nuove Province, l'istituzione delle citta' metropolitana e una riforma delle public utilities. 
Domenici e Melilli chiedono poi l'istituzione della Commissione bicamerale per le questioni regionali integrata con i rappresentanti di Regioni e Autonomie locali e che il Senato delle Autonomie rappresenti tutti i soggetti della Repubblica. Anci e Upi chiedono infine, l'attuazione del federalismo fiscale; il trasferimento ai Comuni delle competenze per il rilascio dei permessi di soggiorno e il diritto di voto alle amministrative agli stranieri legalmente residenti. (cfr.: proposte_ANCI-UPI_elezionipolitiche )
 
(gs/11.03.08)

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Bankitalia: meno debito più entrate fiscali

Dati amministrazioni pubbliche 2007

(regioni.it) Cala il debito e crescono le entrate fiscali. La Banca d'Italia diffonde i dati relativi al debito e al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche per l’anno 2007. Nello scorso anno il fabbisogno complessivo delle amministrazioni pubbliche e' stato pari a 30.534 milioni pari al 2% del pil. Nel 2006 il fabbisogno era stato pari a 54.380 milioni, pari al 3,7% del pil.
Il debito pubblico italiano a fine 2007 al 104% del pil, lo scorso anno era al 106,5%. In calo anche il fabbisogno complessivo delle amministrazioni pubbliche che ammonta a 30.534 milioni pari al 2% del pil. Nel 2006 era al 3,7%. Le entrate di cassa a gennaio sono state pari a 31,2 miliardi di euro, in crescita del 10,3% rispetto ai 28,3 miliardi del gennaio 2007.
Al 31 dicembre del 2007 il debito delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari a 1.596.762 milioni (104,0 per cento del PIL). Alla stessa data del 2006 era pari a 1.575.636 milioni (106,5 per cento del PIL). Nei due anni il fabbisogno al netto delle dismissioni mobiliari è stato pari, rispettivamente, al 2,2 e al 3,7 per cento del PIL (cfr. Bankitalia: Dati relativi al debito e al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche per l'anno 2007)
 
(red/11.03.08)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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