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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1130 - venerdì 18 aprile 2008

Sommario3
- Eurostat: diminuisce debito pubblico
- Errani: Pd partito sempre più federale
- Le priorità di Regioni, Province e Comuni per l'agenda del Governo
- Inquinamento: strategia Stato-Regioni per riduzione gas serra
- Cave: legambiente denuncia, canoni bassissimi per guadagni miliardari
- Marrazzo: Alitalia; Fiumicino hub internazionale e intercontinentale

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Eurostat: diminuisce debito pubblico

(regioni.it) Meno debito pubblico nel 2007 rispetto all’anno precedente. L'Italia ha chiuso il 2007 con un rapporto deficit-Pil dell' 1,9% e con un debito pubblico del 104%. E' quanto indica Eurostat :Euro area and EU27 government deficit at 0.6% and 0.9% of GDP respectively". Il centro statistico europeo ha pubblicato la prima notifica sui conti pubblici degli stati membri dell'Ue relativa allo scorso anno.
Il disavanzo pubblico dell'Italia nel 2007 si e' assestato a 29.179 milioni di euro, pari all'1,9% del pil, contro il 3,4% del 2006. Nel 2007, rileva Eurostat, il pil italiano e' stato pari a 1.535.540 milioni di euro.
Il debito pubblico ha invece toccato 1.596.762 milioni di euro, pari al 104% del pil, contro il 106,5% del 2006. Con questa cifra l'Italia segna il piu' alto indebitamento di tutta l'Unione Europea a 27 stati membri, e l'unico oltre quota 100% del pil. Il nostro paese e' seguito dalla Grecia (94,5%) e dal Belgio (84,9%).
Nel 2007 la spesa pubblica italiana ha toccato il 48,5% del prodotto interno lordo (contro il 48,4% del 2006), mentre le entrate si assestano al 46,6% (contro il 45,4% del 2006).
Il rapporto deficit/Pil nella zona dell'euro e' passato da 1,3% del 2006 a 0,6% mentre nell'Ue a 27 e' sceso dall'1,4% allo 0,9%. Quanto al rapporto debito/Pil, questo ha segnato nell'eurozona un 66,3% (contro il 68,4% del 2006), mentre nei Ventisette e' del 58,7% (contro il 61,2% del 2006).
Tra i singoli Paesi Ue, sul fronte del disavanzo pubblico le performance piu' negative sono quelle dell'Ungheria, che ha registrato un rapporto deficit/Pil del -5,5%, Regno Unito (-2,9%), e Grecia (-2,7%). Positivo invece il dato di Finlandia (+5,3%), Danimarca (+4,4%) e Svezia (+3,5%). (segue)
Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, secondo Eurostat, i migliori risultati del 2007 sono di Estonia (3,4%), Lussemburgo (6,8%), Lituania (9,7%), e Romania (13%). Otto Stati membri hanno invece registrato un tasso piu' alto del 60%: Italia (104%), Grecia (94,5%), Belgio (84,9%), Ungheria (66%), Germania (65%), Francia (64,2%), Portogallo (63,6%) e Malta (62,6%).
 
(red/18.04.08)

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Errani: Pd partito sempre più federale

Colozzi: esperienza governo lombardo ha giovato alla Lega

(regioni.it) Molti rappresentanti istituzionali delle Regioni hanno commentato il risultato delle elezioni del 13 e del 14 aprile (cfr., fra l’altro, “regioni.it n. 1128). A distanza di qualche giorno le riflessioni post-elettorali' finiscono però per riguardare aspetti più generali: dalla nuova organizzazione dei partiti dopo il voto (è il caso di Errani sul Pd) o questioni relative all’alleanza che è alla base della nuova maggioranza (come fa l’assessore della regione Lombardia, Romano Colozzi scrivendo sul suo blog sulla Lega Nord.)
“Il Pd – dice Errani ( commentando le dichiarazioni del sindaco del capoluogo emiliano, Sergio Cofferati, che ha parlato di utilità di un partito del nord federato al Pd nazionale) - è e deve essere sempre di più un partito federale. Detto questo non penso ad una confederazione del nord. Ma e' chiaro che siamo in una fase nuova ed allora e' certamente urgente fare un lavoro culturale e di governo a scala sovra regionale. I temi - prosegue Errani - sono il lavoro, la ricerca, l'immigrazione, la sicurezza, l'ambiente, le piccole e medie imprese che sono il motore dell'economia del paese. Di fronte ai cambiamenti in atto si pone una questione di identità delle nostre comunità e per rilanciare la presenza e l'iniziativa del Pd occorre partire dai territori. Dai territori e dai problemi concreti che vivono le persone. Qui e' possibile affrontarli davvero e dunque anche rappresentarli con la necessaria forza nella dimensione politica nazionale. In questo quadro l'Emilia-Romagna, regione del nord, puo' dare un grande contributo”.
Per l’assessore al bilancio della Lombardia, Romano Colozzi, il risultato della Lega nord  è “stato determinato in parte, come ho già accennato, dall’aver intercettato una parte del voto dell’anti-politica, in più esso dimostra che ancora c’è uno spazio per un modo di far politica più tradizionale, più tipico della prima repubblica -un voto di militanza intensa, di radicamento- che, obiettivamente, negli altri partiti è venuto meno per una serie di fattori. Infine, un terzo elemento che mi sembra importante è che la Lega, a torto o a ragione, ha insistito su alcuni temi molto sentiti: da una parte quello del peso del fisco, dall’altra quello della sicurezza, di una immigrazione sregolata e dell’incapacità di risolvere i problemi di ordine pubblico legati all’immigrazione, più che all’immigrazione in sé. Questo ha dato l’impressione di essere vicina al sentire dei cittadini, preoccupati sul piano economico e impauriti su quello sociale. Nei momenti di difficoltà, di crisi profonda, come quella in cui ci troviamo, il cittadino rischia di sentirsi solo con i suoi problemi e, quindi, avere la percezione di trovare qualcuno “nel palazzo” che è in sintonia con i problemi anche del singolo può creare dei meccanismi di identificazione. Io credo che questo abbia giocato a loro favore, e rappresenta un punto sui cui tutti devono riflettere. […] Ma “in queste elezioni, molti osservatori, anche per ridimensionare la vittoria del PdL -che invece va ascritta al presidente Berlusconi- hanno enfatizzato a dismisura il contributo, pur importante, della Lega. Che quest’ultima abbia avuto un grandissimo risultato è evidente. Dopo un periodo in cui aveva visto un significativo decremento dei consensi la Lega viene oggi premiata dall’elettorato: credo che questo suo recupero sia legato alla coalizione cui era alleata; in questo senso essa deve essere grata all’esperienza di governo che gli ha consentito il rapporto con Forza Italia a livello nazionale, e soprattutto al Nord, in Lombardia. Un rapporto che ha arricchito la Lega di quell’immagine di buon governo che rappresenta oggi la domanda fondamentale dei cittadini.”. Quanto, invece, ai problemi che sono sul tappeto, Colozzi non usa mezzi termini: “ho avuto già modo di dire , quando si era ancora all’inizio della compagna elettorale, che non era stato messo sufficientemente l’accento sulla drammaticità della situazione. I conti dello stato sono molto più seri di quello che possa apparire e credo che di bombe ad orologeria ce ne siano diverse, se per bombe a orologeria si intendono dei costi nascosti che, in questi mesi, dovendosi parlare sempre e solo di tesoretti da ridistribuire, sono stati gelosamente taciuti. Un esempio per tutti: è evidente che manchino i soldi per tutta la contrattazione pubblica, così come c’è una mole altissima di restituzione fiscale. Il punto è che, quando si dice che si vuole diminuire la pressione fiscale, ancor prima bisognerebbe garantire, ai cittadini “creditori” nei confronti dello stato, la restituzione delle tasse impropriamente versate, cosa che fin’ora è avvenuta con molti anni di ritardo”.
 
(red/18.04.08)

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Le priorità di Regioni, Province e Comuni per l'agenda del Governo

(regioni.it) L’agenda del nuovo Governo, visti i temi proposti in campagna elettorale (basti pensare all’abolizione dell’Ici e al federalismo fiscale), dovrà prevedere un fitto calendario di confronti con il sistema delle autonomie locali e con le Regioni. L’Agenzia Italia nel frattempo ha raccolto in un dossier le 5 priorità provenienti dal mondo delle istituzioni, dell’economia, delle organizzazioni datoriali e sindacali, dalla società civile (dalla Confindustria all’Abi, da Cgil, Cisl e Uil alla Confcommercio, etc) da sottoporre al nuovo governo, dando spazio anche alle richieste di regioni. Province e comuni.
Federalismo fiscale, Camera delle Regioni e delle autonomie locali, casa e infrastrutture, Mezzogiorno, monitoraggio della finanza pubblica: sono queste alcune delle principali richieste che le Regioni potranno avanzare al nuovo governo. Per le Regioni il tema del federalismo fiscale e' sempre stato prioritario. E' una riforma che va concertata in modo oculato con i diversi livelli di governo delle Repubblica: a cominciare dalle Regioni e dalle autonomie locali. C'e' sul tavolo il lavoro effettuato durante il confronto sulla legge delega nella scorsa legislatura. Proprio sulla realizzazione di un federalismo fiscale solidale già nel 2008 le regioni intendono svolgere un confronto di merito per costruire l'indispensabile convergenza fra i diversi livelli di governo della Repubblica. Nel 2007 hanno costruito unitariamente una proposta-base come Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che rappresenta un utile riferimento. Occorre poi proseguire il confronto in tema di riforme istituzionali con particolare riferimento a una Camera delle Regioni e delle autonomie. E dopo l'esperienza positiva del patto salute e patto trasporto pubblico locale, per le Regioni occorre costruire un "Patto per la casa e le infrastrutture" in maniera di avere risorse e strumenti adeguati per il rilancio si settori decisivi per la vita di cittadini. Per cio' che attiene le politiche per il Mezzogiorno secondo le regioni (sin da documenti presentati in occasione del varo del DPef) occorre far partire il credito d'imposta per il Sud, rafforzare le politiche per il Mezzogiorno derivanti dalla politica unitaria per lo sviluppo del Quadro Strategico Nazionale e implementare le risorse per le Zone Franche Urbane. Potrebbe poi rivelarsi necessaria una Commissione mista Regioni-Governo-Sistema delle Autonomie per il monitoraggio della finanza pubblica proprio per permetterebbe di arrivare a proposte razionali in tema di qualificazione e trasparenza delle decisioni di entrata e di spesa nella Pubblica Amministrazione.
La semplificazione e la riduzione dei costi delle istituzioni; la riforma dei raccordi istituzionali; il federalismo fiscale; sviluppo sostenibile e welfare locale e le politiche di sicurezza. Sono queste le priorità dell'Associazione nazionale comuni italiani (Anci). Entrando nel dettaglio delle richieste, ci sono: la semplificazione e la riduzione dei costi delle istituzioni perché "un recupero di fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche passa attraverso un profondo riordino che interessi tutti i livelli di governo". Circa la semplificazione e la razionalizzazione del sistema istituzionale e' "obiettivo prioritario" dell'Anci. "Riteniamo vada perseguito attraverso una strategia unitaria e condivisa che mira a colpire le reali inefficienze, con un'azione e attuazione contestuale e graduale applicata a tutte le amministrazioni". Poi ancora:la riforma dei raccordi istituzionali: verso il Senato delle Autonomie. In tal senso per l'Anci è necessario "un salto di qualità delle relazioni istituzionali": dalla concertazione all'integrazione delle politiche per prevenire i conflitti, dare più forza alle scelte, per coordinare gli interventi. Il federalismo fiscale. Per l'Anci significa "più autonomia, più responsabilità per un fisco più leggero ed equo". Per i Comuni, vanno poi semplificati il sistema tributario e i rapporti con il fisco con l'obiettivo di coniugare strettamente l'azione di riduzione della spesa pubblica con l'alleggerimento del carico fiscale nei confronti dei cittadini e delle imprese. Tra le priorità anche lo sviluppo sostenibile. Attraverso il rispetto dell'ambiente, una nuova politica energetica, un'azione incisiva e coordinata su tutte le attività a forte impatto ambientale "e' un impegno possibile ieri, indispensabile oggi che deve coinvolgere le responsabilità di tutti i livelli istituzionali". Ma ci sono anche il welfare locale e le politiche di sicurezza. L'Anci chiede di "avviare insieme un'opera di ristrutturazione del welfare". Occorre "riprogettare il sistema di protezione sociale", mettendo in cantiere oltre misure di carattere emergenziale e di breve periodo, una nuova politica sociale, secondo un ampio orizzonte che "faccia emergere un'idea di societa' aperta, capace di vivere e praticare l'inclusione". (AGI)  
Rinnovo delle istituzioni; trasferimento di tutte le funzioni amministrative; attuazione del federalismo fiscale; valorizzazione dei luoghi della concertazione istituzionale e promozione dello sviluppo sostenibile. Sono questi le cinque principali richieste che le
Province intendono avanzare al nuovo governo. L'Unione province d'Italia (Upi) sottolinea la necessità di "rinnovare le istituzioni, per arrivare ad una semplificazione del sistema che consenta di ridurre i costi della politica; operare un riordino e una razionalizzazione del Paese, con il trasferimento di tutte le funzioni amministrative a Comuni e Province e l'eliminazione di tutte le sovrastrutture (ATO, Consorzi, enti strumentali, agenzie)". Ma anche "assicurare la piena attuazione del federalismo fiscale, in modo da garantire a Regioni, Comuni e Province la certezza delle risorse necessarie per l'utilizzo delle funzioni; valorizzare i luoghi della concertazione istituzionale, con il rilancio della Conferenza Unificata e la previsione del Senato delle Autonomie; promuovere uno sviluppo sostenibile, che parta dai sistemi economici locali, che si concentri sulla promozione di nuove politiche energetiche, che si ponga l'obiettivo di fare muovere il Paese in modo sicuro, efficiente e pulito, e che investa non solo sulle infrastrutture materiali, anche su quelle immateriali". Priorita' che l'Unione delle Province d'Italia intendera' sottoporre al nuovo Governo e per le quali sono "pronte ad offrire il proprio contributo costruttivo, nello spirito della collaborazione istituzionale che caratterizza l'associazione".
 
(red/18.04.08)

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Inquinamento: strategia Stato-Regioni per riduzione gas serra

(regioni.it) Uno studio dell'Enea diffuso il 18 aprile a Roma,  nella sede dell'Ente (nell'ambito del workshop "Riduzione delle  emissioni e sviluppo delle rinnovabili: quale ruolo per Stato eRegioni") traccia il bilancio regionale italiano delle emissioni di  CO2 dannose per il clima. Un incontro ed un dossier voluti dal presidente dell'Enea  Luigi Paganetto per aprire un confronto sulle migliori strategie  Stato-Regioni da adottare, in vista degli obiettivi di riduzione del  13% di emissioni di gas serra chiesto dalla Commissione Europea  all'Italia entro il 2020. "L'Enea e' pronta a contribuire con le  proprie competenze direttamente sul territorio e con gli enti locali  per raggiungere gli obiettivi Ue" .
Sono sei le regioni italiane ad aver  contribuito di piu' con le loro emissioni di CO2 alla crescita di  emissioni nazionali salite del 13% dal 1990 (400 milioni di tonnellate di CO2) al 2004 (450 MtCO2). Ad inquinare di piu' sono state la  Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna, il Lazio, la Puglia e la  Sicilia. In valore assoluto al 2004, la Lombardia ha prodotto 70,04  Milioni di tonnellate di CO2, la Puglia 49,86 MtCO2, il Veneto 43,29  MtCO2, il Lazio 42,46 MtCO2 , l'Emilia Romagna 40,82 MtCO2, e la  Sicilia 36,91 MtCO2, facendo registrano i quantitativi piu' alti di  CO2 emessi in atmosfera. Ed anche nel 1990, le stesse regioni riportavano i valori piu' alti in assoluto di emissioni di gas serra. Se si fa poi una ripartizione delle regioni per classi di  emissioni di CO2 rispetto ad un valore medio di 35 MtCO2 sono sempre  queste sei regioni a rientrare nella classe delle piu' inquinanti. In  una classe intermedia per quantita' di emissioni di CO2 sempre nel  2004, compaiono, invece, Piemonte e Toscana rispettivamente con 33,30  MtCO2 e 29,74 MtCO2, quindi Liguria (18,520MtCO2), Campania (16,246  MtCO2), Sardegna (14.252 MtCO2) e Friuli Venezia Giulia (13.012  MtCO2). A rientrare, infine, nella classe delle regioni con meno  emissioni di gas serra, emissioni cioe' al di sotto di 10 MtCO2, tutte le regioni rimanenti. Oltre alle imprese, i fattori inquinanti di peso sono i trasporti, specie le auto, ed il settore civile, cioe' le  abitazioni.
 
(red/18.04.08)

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Cave: legambiente denuncia, canoni bassissimi per guadagni miliardari

(regioni.it) La situazione delle cave in Italia nel 2008 è stata fotografata da un rapporto di Legambiente, presentato il 18 aprile a Ferrara (nell'ambito del Festival della citta' e del territorio). L'estrazione di inerti e la produzione di cemento - sottolinea  Legambiente - sono in costante aumento. Le cave attive sono  5.725 mentre sono 7.774 quelle dismesse nelle Regioni in cui si  è fatto un monitoraggio, ma si possono stimare in oltre 10 mila  quelle complessivamente abbandonate. La Puglia, con 617 cave  attive, è la Regione che ne totalizza il maggior numero.  Seguono Veneto (594), Sicilia (580), Lombardia (494), Sardegna  (397), Piemonte (332), Lazio (318). In testa alla classifica  delle cave dismesse c'e' la Lombardia, con 2.543 aree abbandonate.
Il primo posto per quantita' estratta spetta alla Sicilia con  oltre 113 milioni di metri cubi nel 2006, all'interno della  quale spicca il dato della provincia di Palermo (piu' di 57  milioni) dove l'estrazione di calcare raggiunge livelli  altissimi. Nel 2006 sono state consumate quasi 47 milioni di  tonnellate di cemento: in media 813 chili per ogni cittadino  contro una media europea di 625. Le regole per l'attivita'  estrattiva dovrebbero essere dettate dalle Regioni, a cui sono  stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. La situazione  nelle Regioni italiane vede un quadro normativo completo, ad  eccezione della Calabria. Spicca – secondo Legambiente l'assenza di piani in  ben 10 Regioni: Veneto Friuli, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania,
Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Un'altra anomalia rilevata da Legambiente è rappresentata dalle tariffe di  concessione. A fronte di guadagni miliardari per il settore, i canoni che si pagano alle Regioni sono bassissimi, in media di  pochi centesimi di euro. Per sabbia e ghiaia si va, per esempio,  dai 10 centesimi a metro cubo pagati in Campania ai 3,33 euro  del Friuli. Ma in Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata cavare  è un'attività gratuita. Un dato stupefacente - conclude  Legambiente - considerati i danni arrecati all'ambiente e i guadagni del settore, che muove un giro d'affari di circa 5  miliardi di euro l'anno solo per gli inerti.
 
(red/18.04.08)

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Marrazzo: Alitalia; Fiumicino hub internazionale e intercontinentale

(regioni.it) Crisi Alitalia. Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio, interviene in particolare sul riferimento e sulla salvaguardia come hub internazionale e intercontinentale di Fiumicino e ''prima che si creino danni irrecuperabili” si rivolge al futuro nuovo al Governo: “il dossier Alitalia passa nelle mani della nuova maggioranza. Finora purtroppo dai leader della nuova maggioranza del Pdl e della Lega non sono arrivati segnali chiari sul destino della compagnia e di Fiumicino''.
Il Presidente della Regione Lazio afferma inoltre che ''non possiamo tollerare silenzi o frasi a mezza bocca sulla sorte di un asset fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio''. Di qui ''la domanda che pongo con urgenza e' - sottolinea - se tutti ritengono che Fiumicino debba essere il vero hub di riferimento per il Paese. Chiedo quindi agli esponenti della nuova maggioranza di esprimersi in maniera inequivocabile sulla recente decisione di Alitalia di riportare i voli da Malpensa a Fiumicino, come imponeva la logica e come vorra' sempre il mercato”.
 ''La scelta di Roma come hub internazionale e intercontinentale - spiega ancora Marrazzo - e' dettata da evidenti ragioni logistiche ed economiche, dalla capacita' della Capitale di attrarre turisti e dalla sua posizione geografica, che ne fa un punto di riferimento insostituibile per l'intera area mediterranea e del sud del mondo. Tali ragioni non possono essere piegate da logiche politiche o peggio elettoralistiche che metterebbero a rischio migliaia di lavoratori e ferirebbero gravemente non solo Alitalia e il Lazio, ma l'intero Paese”.
 
(red/18.04.08)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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