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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1141 - venerdì 9 maggio 2008

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 15 maggio
- 30 annni fa l'assassinio di Moro: il ricordo dalle Regioni
- Toscana: Martini assume deleghe agricoltura
- Il "modello marchigiano" in Brasile
- Seconde case e plusvalenze: Regione Sardegna si prepara e restituire tasse
- Istat: dati sulla sicurezza

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Istat: dati sulla sicurezza

(regioni.it) L’insicurezza percepita è diversa da quella reale. E' dovuta più all'aumento dei delitti che non degli omicidi, che invece diminuiscono. E la percezione del problema sicurezza cambia a seconda degli ambiti territoriali.
I delitti passano da 38,7 per 1.000 abitanti nel 2000 a 44,0 nel 2005. Ma territorialmente cambia anche il dato reale: ci sono più delitti al nord e più omicidi al sud, dove però diminuiscono rispetto al passato. E il problema criminalità è più sentito al nord che al sud, dove è superato dall’incognita disoccupazione. Mentre la povertà è segnalata come problema prioritario uniformemente su tutto il territorio nazionale e ha un incremento maggiore rispetto al 2000.
Secondo gli ultimi dati Istat – “100 statistiche per il Paese” riguardanti gli anni 2001-2006 – il problema della sicurezza è anche un problema di conoscenza della realtà e forse soprattutto di comprensione e di rapporto con la globalizzazione.
Gli incrementi dei delitti nel periodo considerato risultano superiori ai 10 punti percentuali al Nord nella provincia autonoma di Trento, in Valle d’Aosta, Lombardia ed Emilia-Romagna; al Centro in Toscana; nel Mezzogiorno in Abruzzo. Nelle Isole la variazione è invece negativa (rispettivamente -3,7 punti percentuali in Sicilia e -4,8 in Sardegna).
Le regioni con una delittuosità superiore a quella media nazionale nel 2005 sono il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, l’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio; le regioni con i valori più bassi sono invece la Basilicata (18,8) e il Molise (23,4).
Ma c’è anche il fatto della diminuzione degli omicidi: “In Italia dal 2000 ad oggi si assiste a una progressiva riduzione del numero di omicidi, che passano da 13,1 a 10,3 per milione di abitanti”. La gran parte degli omicidi si registra nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e, in modo minore, Basilicata; anche queste regioni presentano lo stesso andamento decrescente che si osserva a livello nazionale. “Si può dunque supporre che la riduzione degli omicidi sia strettamente legata alla diminuzione degli omicidi di criminalità organizzata registrata nelle regioni del Sud e nelle Isole. Su questa tipologia di reato è, infatti, netta la spaccatura tra il Nord e il Sud del paese. La riduzione è imputabile per lo più ai quozienti decrescenti di Puglia e Calabria”, nonostante in questa ultima regione si rilevino ancora valori superiori a tutte le altre: insieme alla Campania (22,1) rimane infatti la regione con i valori dell’indice più elevati (34,4). Ad oggi, dunque, queste due regioni sono anche quelle definibili più a rischio per la presenza di organizzazioni criminali (camorra e ‘ndrangheta), che utilizzano ancora frequentemente lo strumento dell’omicidio. In particolare, la “guerra di camorra” che si è consumata a Napoli nel 2004, ha influenzato il dato campano. Con qualche oscillazione, gli omicidi risultano in diminuzione anche nel Centro-Nord.
Percezione
Ma ecco i dati sulla percezione del problema. “Dall’esame della distribuzione territoriale della percezione dei problemi considerati prioritari della popolazione di 14 anni e più emerge una differente sensibilità tra nord e sud del Paese”. Al Sud è infatti la disoccupazione che occupa il primo posto della graduatoria, mentre in molte regioni del Nord il tema della criminalità è maggiormente sentito. Quasi l’88 per cento dei residenti nel Mezzogiorno segnala il problema della disoccupazione, in leggero calo rispetto al 2000 (90,3 per cento); la punta massima si registra in Calabria con il 90,5 per cento.
Meno drammatica la percezione del problema della disoccupazione al Centro-Nord (60,6 per cento) e in particolare nel Nordest (50,8 per cento) dove è il tema della criminalità ad essere relativamente il più sentito (55,6 per cento). Nel Mezzogiorno la criminalità viene considerata problema prioritario dal 61,6 per cento della popolazione; la regione dove appare più rilevante
è la Campania, con il 72,3 per cento delle indicazioni, mentre per le regioni del Centro-Nord lo è in Liguria (62,7 per cento) e in Piemonte (60,9 per cento).
“In molte regioni del Nord, inoltre, la segnalazione del tema della criminalità si accompagna anche a una elevata incidenza delle preoccupazioni legate all’immigrazione extracomunitaria: province autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 43,6 e 41,2 per cento), Veneto (39,3) e Lombardia (38,8). Il tema della povertà preoccupa quasi il 30 per cento degli italiani, più nel Mezzogiorno (37,5) che nel Centro-Nord (25,1); i valori più elevati si registrano in Basilicata (41,7 per cento) e in Sicilia (39,3), mentre quelli più bassi nella provincia autonoma di Treno (13,8 per cento) e in Veneto (20,9). 
( giuseppe schifini /09.05.08)

 

 
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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