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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1158 - mercoledì 4 giugno 2008

Sommario
- 5 giugno, le Regioni incontrano il Presidente del Consiglio
- Il "cantiere" della riforma delle Comunità montane
- Schifani: federalismo fiscale equo e solidale
- G.U.: Decreto vendita Alitalia
- G.U.: Ordinanze emergenza nomadi Lazio, Lombardia e Campania
- G.U.: Decreto stato di emergenza per eventi meteorologici in Piemonte e Valle d'Aosta

+T -T
Il "cantiere" della riforma delle Comunità montane

Prosegue nelle Regioni l'opera di razionalizzazione

(regioni.it) Il “cantiere istituzionale” per la riforma delle comunità montane prosegue, a tappe forzate, i suoi lavori (cfr. gli articoli su “regioni.it” n. 1153: Comunità montane: 150 in meno e n. 1149: Emilia-Romagna: riforma degli Enti locali. Dimezzate le comunità montane e soppressi Ato e Agenzie mobilità)
Nel Lazio la Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore agli Enti Locali, Daniele Fichera, ha approvato la Proposta di Legge sul riordino delle Comunità Montane del Lazio e sulla razionalizzazione e l’incentivazione delle forme di associazionismo sovracomunale. La proposta non si limita ad attuare la Legge Finanziaria nazionale per il 2008, ma punta all’avvio di un riordino complessivo delle Comunità Montane e delle altre forme di associazionismo intercomunale della Regione. La Regione Lazio con la proposta Fichera, individua un unico livello associativo sovracomunale, che costituirà il livello ottimale: d’ora in poi, per quanto riguarda l’associazionismo comunale, ci saranno solamente le Unioni di Comuni o le Comunità Montane.
Non saranno più agevolate, né finanziate, di conseguenza, altre forme di associazionismo intercomunale e non sarà più possibile per i comuni appartenere contemporaneamente a Comunità Montane e Unioni di Comuni, né a più Unioni di Comuni.Con la Proposta di Legge si procederà, altresì, ad un primo riordino delle Comunità Montane laziali,passando, dalle attuali 22, a 14. Rimarranno solamente le Comunità Montane in cui siano presenti Comuni classificati montani o parzialmente montani con territorio montano superiore al 75% rispetto al territorio complessivo aventi una popolazione montana residente superiore al 55% della popolazione residente complessiva che non potrà mai essere, di norma, inferiore ai 10.000 abitanti e le Comunità Montane con un numero di Comuni partecipanti non inferiore a quattro. Dalle Comunità Montane scompariranno inoltre, i Comuni capoluogo di Provincia, i Comuni costierie i Comuni con una popolazione superiore ai 20.000 abitanti. Otto Comunità Montane della Regione, non avendo tali requisiti, sono destinate a scomparire, ma potranno trasformarsi in Unioni di Comuni le quali, però, avranno requisiti stringenti: Alle Comunità Montane che si trasformeranno in Unioni di Comuni, saranno assicurati, per il triennio 2008-2011, finanziamenti straordinari per la loro trasformazione. La proposta prevede un unico modello di governante identico per le Comunità Montane e le Unioni di Comuni, più semplice, più snello e meno oneroso.
In Basilicata l’esame del disegno di legge relativo al riordino delle comunita' montane e' stato al centro di un incontro che il Presidente della Regione Vito DeFilippo ha avuto con i sindacati. “Questo impianto normativo si muove - ha spiegato De Filippo - sulla base delle precedenti esperienze in materia di protagonismo dei territori come, ad esempio, i Pit, i Piani integrati territoriali. Abbiamo cercato, in sostanza, di fare tesoro di quella esperienza, di correggere gli aspetti che non hanno funzionato e di far evolvere la storia delle funzioni dei territori per rafforzare il loro protagonismo”. “Sarebbe stato facile - ha aggiunto il presidente della Regione - rinchiudere le scelte nell'ambito di una dimensione esclusivamente numerica indicata dalla Legge Finanziaria dello Stato. Invece, ci siamo sforzati di costruire un impianto normativo che fosse coerente con la strategia regionale ed europea in materia di sviluppo dei territori assegnando non solo le stesse funzioni e competenze delle comunita' montane, ma aggiungendone altre che non appartenevano ne' alle province ne' ai comuni o che non venivano espletate in modo funzionale ai bisogni dei cittadini. Competenze nuove come in materia di urbanistica per area vasta, in materia di politiche sociali, di forestazione e ambiente, solo per citarne alcune''. Questa riforma – ha concluso De Filippo - si aggiunge a tutte le altre come Apt, Asi, Asl che si andranno a chiudere entro luglio consentendoci di completare il quadro degli interventi e di programmare meglio le risorse del Por 2007 - 2013 che per i territori saranno il doppio rispetto alla precedente programmazione''.
Il 3 giugno il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato a maggioranza in tarda  mattinata un nuovo disegno di legge che  riguarda la riforma del funzionamento e dei costi delle  Comunita' montane. A favore 18 consiglieri di maggioranza,  contro 10 dell'opposizione. Il ddl in questione riguarda soprattutto il taglio, nella  fase commissariale che precede la messa a regime del nuovo  assetto, delle indennita' di presidenti ed assessori delle  Comunita' montane per i quali si prevede che possano esercitare  tali funzioni solo se gia' assessori, consiglieri o sindaci nei  Consigli comunali. Più in particolare, l'assemblea regionale umbra ha votato e approvato alcuni emendamenti  della giunta che modificano, in maniera sostanziale, alcune norme fondamentali della legge sulle comunita' montane. La giunta di ogni comunita' montana essa sara' composta dal  presidente e da non oltre tre assessori, scelti tra i sindaci o  gli assessori dei comuni aderenti, e verra' eletta dal consiglio  dell'ente. Il presidente della comunita' montana potra'  percepire esclusivamente l'indennita' di funzione  riconosciutagli come sindaco o assessore. Allo stesso modo gli  assessori delle comunita' montane percepiranno l'indennita'  spettante in quanto sindaci o assessori dei rispettivi comuni.  In caso di commissariamento di una comunita' montana, il  compenso spettante al commissario straordinario grava sul  bilancio dello stesso ente e sara' pari al 50 per cento dell'indennità prevista per un comune con popolazione pari a quella della comunita' montana in questione.
A Napoli si e' tenuta una conferenza  stampa sul disegno di legge riguardante il 'Nuovo ordinamento e  disciplina delle comunita' montane' presentato dalla giunta  Regionale della Campania. Il consigliere regionale Pietro Ciarlo ha introdotto la conferenza stampa illustrando il disegno di legge e ricordando la scadenza prevista dalla finanziaria nazionale del 30 giugno 2008, termine entro il quale le Regioni possono legiferare  altrimenti troveranno automatica applicazione le normative  particolarmente restrittive della finanziaria nazionale. ''Per questo motivo - ha sostenuto Ciarlo - abbiamo costruito un rapporto con l'Uncem (Unione nazionale dei comuni e delle comunita' montane) recependo in larga misura le proposte da  questa avanzate. Inoltre, ho convocato la Commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale al fine di esaminare il testo, sperando di approvarlo entro la fine  del mese di giugno per stare entro la scadenza prevista dalla legge statale. Diversamente le comunita' montane della Campania usciranno penalizzate''.
In Toscana Con una relazione dell'assessore Agostino Fragai, la commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale della Toscana ha iniziato l'esame della proposta di legge sul riordino delle comunita' montane, previsto dalla legge Finanziaria 2008. La proposta di legge prevede la soppressione di sei comunita' montane sulle venti esistenti: Alta Versilia, Arcipelago toscano, Area lucchese, Cetona, Pratomagno, Val di Merse. L'assessore Fragai ha precisato che i criteri seguiti per la conferma sono in gran parte quelli fissati dalla Finanziaria 2008, quali: l'esclusione dagli ambiti territoriali di riferimento dei capoluoghi di provincia, dei comuni costieri, dei comuni appartenenti a province diverse e dei comuni superiori a 25.000abitanti.
Ogni ambito territoriale deve, inoltre, contenere almeno un terzo dei comuni in situazione di maggior disagio rispetto alla media regionale, secondo l'indicatore unitario previsto dalla legge regionale 39/2004 sui piccoli comuni montani. Le comunita' montane saranno guidate dall'assemblea, dalla conferenza dei sindaci, dal presidente e dalla giunta. Tutti i componenti degli organi di governo saranno sindaci, assessori o consiglieri dei comuni di riferimento.
Riassetto in arrivo anche nelle Marche: da 13 a 9 comunita' montane , da 359 a 140 consiglieri, da 86 a zero assessori per un risparmio minimo previsto di 1.624.601 euro. E' questo l'obiettivo della proposta di legge approvata dalla giunta della Regione Marche e presentata dall'assessore agli enti locali, Luigi Minardi. Tra le altre novita' piu' importanti del provvedimento, la semplificazione normativa (sono stati abrogati tutte le altre leggi ed articoli del settore), il passaggio da leggi di principio ad una legge che impegna l'amministrazione regionale e provinciale concretamente nei confronti dei cittadini delle aree montane, gli incentivi per una gestione associata dei servizi e il ruolo esecutivo dei sindaci, responsabili del
controllo sui servizi che delegheranno. La riduzione del numero complessivo delle comunita' montane delle Marche e' stato effettuato dalla Regione in base a specifici indicatori, tra i quali la dimensione territoriale, la dimensione demografica, l'indice di vecchiaia, il reddito medio procapite. "Potevamo fare la scelta drastica di una comunita' per provincia - ha fatto sapere
l'assessore competente, Luigi Minardi -, ma non sarebbe stato equo. Mentre ad Ancona, Ascoli e Fermo infatti questi enti raggruppano pochi comuni, Macerata e Pesaro ne hanno rispettivamente 39 e 40. Un sovraffollamento che non avrebbe garantito una fluida gestione dei servizi, che invece e' per noi una priorita'". Organi delle nuove comunita' montane saranno il presidente, la giunta comunitaria composta da due vicepresidenti e dai sindaci dei comuni appartenenti alla comunita', il consiglio comunitario.
In Lombardia la riduzione del numero delle Comunità montane è notevole:  da 30 a 23. Si stabilisce anche la riduzione dei componenti degli organi (assemblea e giunta esecutiva) e valorizzazione della figura dei sindaci (componenti di diritto dell'assemblea ed elettori della giunta), riduzione di almeno il 70% del gettone di presenza per il presidente e i membri dell'esecutivo. Queste alcune delle novità introdotte dal progetto di legge "Riordino delle Comunità montane della Lombardia, disciplina delle Unioni di Comuni lombarde e sostegno all'esercizio associato di funzioni e servizi comunali", approvato dalla Giunta regionale su proposta del presidente Roberto Formigoni di concerto con l'assessore alle Risorse, Finanze e Rapporti istituzionali Romano Colozzi. Un decisivo taglio ai "costi" della politica pari a 4.345.403 euro (un terzo del contributo ordinario). Il provvedimento attua quanto previsto dalla legge Finanziaria statale per l'anno 2008 (legge n. 244 del 2007) che opera un taglio diretto e immediato del Fondo destinato alle Comunità montane: la sua approvazione da parte del Consiglio Regionale entro il 30 giugno 2008 eviterà l'intervento sostitutivo dello Stato.
Anche la Giunta regionale del Piemonte ha varato il disegno di legge “Disposizioni modificative della legge regionale 2 luglio 1999, n. 16” sul riordino delle Comunità montane piemontesi. Il ddl stabilisce innanzitutto l’aggregazione di più Comunità montane per concorrere al raggiungimento degli obiettivi di risparmio prefissati dalla legge finanziaria: il numero degli enti verrà ridotto da 48 a 31. Il disegno di legge prevede inoltre l’attribuzione alle Comunità montane della titolarità di funzioni proprie in materia di artigianato artistico e tipico, energia, patrimonio forestale, produzioni tipiche e turismo e introduce l’obbligo di gestire in forma associata funzioni e servizi già delegati ai Comuni dalla Regione, al fine di migliorare i servizi erogati alle popolazioni di montagna. Sia le funzioni proprie che quelle da gestire in forma associata dovranno essere individuate dalla Giunta regionale, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, sentita la Conferenza Permanente Regione Autonomie Locali e acquisito il parere della competente Commissione consiliare.
Nell’ottica della razionalizzazione degli apparati istituzionali delle Comunità montane il ddl introduce un nuovo sistema elettorale ad elezione “diretta” del presidente da parte dei Consigli dei comuni appartenenti alla Comunità, sistema modulato su quello dei Comuni con oltre 15.000 abitanti e il cui obiettivo è rendere più stabile il governo delle Comunità montane e meno dipendente dalla variabilità politica delle varie amministrazioni comunali.
La  Regione Emilia-Romagna prosegue nella riforma territoriale. Ed ha incassato la condivisione sostanziale degli enti locali (Comuni, Province e Comunita' montane), anche di quelle che saranno riformate. Anche se dal territorio arrivano alcuni rilievi: in sostanza chiedono che nel testo si faccia un "ulteriore sforzo" per inserire una distinzione ancora piu' netta tra il livello della programmazione e del controllo (regionale) e quello del governo, specialmente in tema d'acqua e rifiuti, delle tariffe e degli investimenti da fare sui territori (comunale). Cosi', il progetto di legge che andra' a dimezzare le comunita' montane (a partire dal primo gennaio 2009, anche se si sta studiando una deroga vista la vicinanza alle prossime amministrative) e sopprimera' Ato e Agenzie della mobilita', fa un ulteriore passo in avanti.  I risparmi legati agli effetti del provvedimento si aggirano attorno ai 2,7 milioni per quanto riguarda il taglio delle comunita' montane (un milione e 250 mila dai compensi agli amministratori, un milione per l'eliminazione di quote fisse dei trasferimenti e 500 mila euro legati alla riorganizzazione di sedi e costi di gestione), 3 milioni sulle Ato (considerando le spese generali, di funzionamento e le consulenze) e un milione e 200 mila euro sulle Agenzie della mobilita'. Il personale (a tempo indeterminato) di questi enti verra' trasferito ai nuovi soggetti, mentre a precari e tempi determinati viene garantita la scadenza naturale del loro contratto.
 
(sm/04.06.08)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Capo redattore: Giuseppe Schifini
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