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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1178 - giovedì 3 luglio 2008

Sommario
- Parere su Dpef 2009-12
- Errani: tagli sanità; impossibile fare il nuovo Patto della salute
- Colozzi: tagli sanità; cifre irrealisitiche e inaccettabili
- In Gazzetta Ordinanza rifiuti Campania
- Riforma contrattazione: prime ipotesi
- Turismo: un'intesa per un "Piano strategico"

+T -T
Riforma contrattazione: prime ipotesi

"Conferenza Regioni Doc" - 03.07.08

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni, riunitasi il 3 Luglio, ha approvato un documento che contiene prime valutazioni su una ipotesi di riforma del sistema di contrattazione. Di seguito il testo integrale del documento che è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it.
 
Le Regioni hanno evidenziato da tempo la necessità di avviare una profonda riflessione sulle modalità della contrattazione nazionale, che negli ultimi anni hanno mostrato evidenti problematiche attuative.
La lunga e faticosa conclusione degli accordi per la stipula dei contratti collettivi nazionali e il continuo avvicendarsi di contratti che coinvolgono Regioni e autonomie locali e SSN esclusivamente legati agli aumenti economici dei contratti conclusi a livello di amministrazioni centrali, evidenziamo come sia quanto mai opportuno rivedere:
1.        gli strumenti e le procedure per la definizione del contratto nazionale, con l’obiettivo di garantire tempi certi a partire dall’emanazione delle direttive;
2.        la composizione, il numero e il ruolo dei comitati di settore;
3.        il ruolo dell’agenzia per la rappresentanza negoziale (ARAN);
4.        il ruolo del Governo e delle amministrazioni regionali, per quanto di loro competenza, nella fase di sottoscrizione e approvazione dei contratti.
Già la riforma del Titolo V della Costituzione che ha assegnato alla competenza regionale la materia dell’ordinamento del personale e dell’organizzazione, nonché la piena responsabilizzazione delle Regioni in tema di governo della sanità, ha evidenziato la necessità di procedere ad un superamento delle disposizioni normative vigenti, a partire dal D.lgs 165 del 2001, proprio per la necessità di adeguarli al mutato quadro delle competenze. Al di là di valutazioni di carattere giuridico, il problema che oggi si pone con forza ed urgenza è quello di procedere ad un intervento legislativo coordinato che consenta la definizione di un modello di relazioni sindacali e di contrattazione condiviso dal Governo, dalle Regioni e dal sistema delle autonomie locali.
Queste riflessioni di carattere generale impongono che le Regioni entrino sin da subito nella discussione che si sta svolgendo a livello di Governo e tra questo e le parti sociali sulla riforma della Pubblica amministrazione e del sistema del lavoro pubblico.
Alcune considerazioni di merito possono, tuttavia, già essere rappresentate in questa fase di avvio della XVI legislatura nazionale.
In premessa, è opportuno segnalare come qualsiasi modificazione del sistema di contrattazione non potrà prescindere da una attenta valutazione delle fonti di finanziamento dei contratti.
La direzione da intraprendere è quella di un rafforzamento dell’autonomia delle Regioni anche in materia di contrattazione nazionale, con una semplificazione e conseguente riduzione dei passaggi previsti dalla normativa in essere.
La conferma di un sistema della contrattazione su due livelli, nazionale ed integrativa, dovrebbe accompagnarsi a un “alleggerimento” del contratto nazionale, che si limiti a stabilire principi generali ed obiettivi, e una regolazione più puntuale nella contrattazione integrativa, eliminando qualora necessario per gli enti di minori dimensioni, il vincolo dell’obbligatorietà.
Va ricercata anche una soluzione per la razionalizzazione della vigenza degli accordi contrattuali prevedendo l’accorpamento dell’attuale sistema parte normativa-biennio economico, in un’unica fase triennale.
Il ruolo delle Regioni va potenziato nella fase di contrattazione e, se possibile, ampliato, anche attraverso la profonda revisione del ruolo del comitato di settore, con l’accompagnamento durante tutte le fasi di concertazione e di confronto tra il sindacato e l’organo delegato alla contrattazione. Così da garantire una certezza di obiettivi nelle scelte da compiere per la parte datoriale.
In quest’ottica, non può che emergere l’opportunità di rivedere profondamente l’ARAN garantendo una presenza più autorevole della componente regionale, non tanto e non esclusivamente nel numero dei componenti gli organi di vertice, quanto nella stessa organizzazione tecnica di supporto.
In merito al ruolo del Governo, è quanto mai opportuno, proprio per le considerazioni sin qui effettuate, garantire l’ univocità dei passaggi per i pareri, anche in relazione agli aspetti di carattere economico. In questa direzione, dovrebbe assumere un ruolo rilevante la Conferenza Stato-Regioni sugli atti di indirizzo dei Comitati di settore e sulle ipotesi di Contratto collettivo nazionale di lavoro, assegnando termini certi per la conclusione delle istruttorie.
Roma, 3 luglio 2008
 
(red/03/07.08)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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