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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1188 - venerdì 18 luglio 2008

Sommario
- Comunitaria 2008: Regioni chiedono variazioni
- Fiere: il calendario 2009
- Ticket: confronto serrato, copertura ferma al 50%
- Napolitano: attuare i principi di autonomia finanziaria e di solidarieta' fissati nel titolo V
- Svimez: Mezzogiorno "periferia" del Paese
- Norme di polizia sanitaria per l'acquacoltura

+T -T
Svimez: Mezzogiorno "periferia" del Paese

Presentato il Rapporto 2008

(regioni.it) Di nuovo lo spaccato di un’Italia a due velocita: un Mezzogiorno che non riesce a tenere il lento passo dell’economia settentrionale, e che da sei anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord. Un’area periferica, un non-sistema infrastrutturale socialmente statico, dove cresce il rischio di povertà e dove i disoccupati scompaiono dalle statistiche: è questa la fotografia che emerge dal Rapporto sull’economia del Mezzogiorno2008 presenato a Roma venerdì 18 luglio.
Nel 2007 il Sud è cresciuto dello 0,7%, un punto di meno rispetto al Centro-Nord e in calo di 0,4 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Il PIL per abitante è pari a 17.482 euro, il 57,5% del Centro-Nord (30.380 euro), da cui lo separa una differenza di oltre 42 punti percentuali, pari a circa 13milaeuro.
Due le cause principali del fenomeno: investimenti che rallentano, famiglie che non consumano, da sette anni la dinamica dei consumi interni è poco più che stagnante (+0,5%), a confermadelle difficoltà delle famiglie meridionali a sostenere il livello di spesa.
Il quadro diventa sconsolante se confrontato con le dinamiche economiche degli altri paesi europei. Dal 2000 al 2007 il tasso di crescita dell’economiameridionale è stato del 2%, un dato molto lontano da quello spagnolo(+4,9%), irlandese (+5,5%) e greco (+6,2%). In questi paesi sono state proprio le aree deboli, per molti anni ai margini delle direttrici economiche europee, a rilanciare i processi di crescita interni, come ha dimostrato il sorpasso spagnolo.
Rispetto al 28% del Centro-Nord, più della metà delle famiglie monoreddito al Sud risulta esposto al rischio di povertà. Nel 2005 il 18% delle famiglie meridionali ha percepito meno di 1.000 euro al mese e il 20% circa ha guadagnato tra 1.000 e 1.500 euro mensili. Condifferenze da regione e regione: nel 2005 più di una famiglia su 5 in Sicilia ha guadagnato meno di 1.000 euro al mese e nelle altre regioni la percentuale variadal 19 al 17%. Inoltre quasi 14 famiglie su 100 al Sud hanno più di tre persone acarico (4,1% al Centro-Nord), con punte del 18% in Campania. Vi sono famiglie in cui non ci si può permettere un pasto adeguato almeno tre volte a settimana (10% sul totale meridionale), né riscaldare adeguatamente l’abitazione (20%) o comprare vestiti necessari (28%). Quasi il 20% delle famiglie meridionali nel 2005 ha avuto periodi in cui non poteva
acquistare medicinali.
Negli ultimi dieci anni, dal 1997 al 2007, oltre 600mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per trasferire la residenza al Centro-Nord. Nel 2007 ai 120mila trasferimenti di residenza si aggiungono 150mila pendolari di lungo raggio, che si spostano temporaneamente al Centro-Nord per lavorare. Questi flussi di mobilità unidirezionale Sud-Nord sono un casounico in Europa e testimoniano la distanza economica tra le due aree. Lombardia, Emilia Romagna e Lazio restano le tre regioni preferitedai nuovi emigranti. Le regioni più soggette al pendolarismo di lunga distanza verso il Nord sono la Campania (50mila unità), Sicilia (28mila) e Puglia (21mila).
Gli investimenti diretti esteri (IDE) nel 2006 (che in Italia rappresentano appena l’1,8% del PIL contro valori medi nell’Ue del 3,7%) sono stati concentrati per appena lo 0,66% al Mezzogiorno, contro il 99,34% del Centro-Nord.
Tra i vincoli che penalizzano gli investimenti esteri nell’area la carenza di infrastrutture, la scarsità di servizi alle imprese (aggravata da una burocrazia inefficiente) e la criminalità organizzata.
Altra forte carenza nel Mezzogiorno è data dal sistema creditizio locale, che concentra nell’area solo il 17,6% degli sportelli.
La quota di spesa pubblica in conto capitale del Mezzogiorno è passata dal 40,6% del 2001 al 35,3% nel 2007, arrivando così al livello più basso dal 1998. Tale quota non solo è ben lontana dall’obiettivo del 45% fissatoin fase di programmazione, ma non raggiunge neppure il peso naturale del Mezzogiorno (la media tra la sua quota di popolazione e di territorio) che è del 38% circa. Negli ultimi anni nel Mezzogiorno la spesa “aggiuntiva” nazionale ecomunitaria, data l’esiguità delle risorse, si è limitata a compensare le carenzedella spesa ordinaria.
Fatto pari a 100 il valore Italia, riguardo alla dotazione di autostrade il Sud è fermo al 78,6%, con livelli particolarmente bassi per Molise (37,4) eBasilicata (13,4), fino ad arrivare alla Sardegna, totalmente priva di autostrade.Non va meglio sul fronte delle ferrovie: il 42% delle linee presenti nell’area non sono elettrificate.
L’indice sintetico di dotazione di reti idriche ferma il Sud al 65,6%, la metà circa del Centro-Nord (135,2). Nel Mezzogiorno inoltre il 37% dell’acquaimmessa in rete viene perso, con percentuali particolarmente elevate inSardegna (43,2%) e Puglia (46,3%). Molise e Basilicata sono totalmente prive di aeroporti; tutti gli aeroporti meridionali hanno collegamenti stradali, ma mancano quelli ferroviari.Unica eccezione in questo panorama, il porto industriale di Gioia Tauro, che è tornato a essere il porto di transhipment leader nel Mediterraneo, con3,5 milioni di TEU di traffico e una crescita del 19,1% rispetto al 2006.
Roma 18 luglio 2008 presentazione del RAPPORTO SVIMEZ 2008SULL'ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO:
FLASH SUL RAPPORTO
 
(red/18.07.08)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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