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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1196 - mercoledì 30 luglio 2008

Sommario3
- Federalismo fiscale: proposta delle Regioni
- 31 luglio: confronto Regioni-Berlusconi
- Federalismo fiscale: contributo importante e unitario da Regioni
- Trasporto pubblico locale: in autunno tavolo Governo-Regioni-Enti locali
- Sanità: agenda Governo su Lea e liste d'attesa
- Iorio: positiva "bozza" Calderoli

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Federalismo fiscale: proposta delle Regioni

Conferenza Regioni Doc 30.07.08

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 30 Luglio ha approvato all'unanimità la "proposta delle regioni e delle province autonome di attuazione dell’art. 119 della Costituzione, federalismo fiscale".
Il documento è stato consegnato al Governo nel corso del confronto che si è tenuto a largo Chigi (alle ore 18.00 della stessa giornata) con i Ministri Roberto Calderoli, Raffaele Fitto, Andrea Ronchi e i sottosegretari Brancher e Molgora.
Ecco il testo integrale del Documento (pubblicato nella sezione conferenze del sito www.regioni.it).
 
 
CAPO I
CONTENUTI E REGOLE DI COORDINAMENTO FINANZIARIO
 
Art. 1
(Finalità e contenuti).
      1. Il Governo è delegato ad emanare entro 12 mesi dalla entrata in vigore della presente legge uno o più decreti legislativi aventi per oggetto il riordino dell’ordinamento finanziario di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane, aventi ad oggetto:
a)                         i princìpi e criteri direttivi per l'applicazione dell'articolo 119 della Costituzione, disciplinando il sistema di finanziamento delle regioni e degli enti locali nel rispetto dell'autonomia finanziaria di entrata e di spesa garantita dalla Costituzione ai comuni, alle province, alle città metropolitane e alle regioni, nonché dei princìpi di solidarietà e di coesione sociale, in maniera da sostituire gradualmente, per tutti i livelli istituzionali, il criterio della spesa storica a favore del fabbisogno standard per le funzioni di cui all’art. 117 , comma 2, lett. m) e della capacità fiscale per le altre funzioni
b) le regole di coordinamento della finanza di Stato, Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane in relazione ai vincoli posti dalla Unione Europea e dai trattati internazionali;
c) i tributi propri delle Regioni e degli enti locali, in relazione alle loro competenze legislative e alle funzioni amministrative loro attribuite;
d) i caratteri dell’autonomia tributaria di Regioni ed enti locali;
e) la distribuzione dei poteri legislativi tra Stato e Regioni in materia di tributi locali;
f) le regole di assegnazione delle risorse finanziarie statali e regionali a Regioni ed enti locali;
g) l’entità dei fondi perequativi assegnati a Regioni ed enti locali, i criteri del loro riparto tra i singoli enti, le aliquote di compartecipazione al gettito dei tributi erariali che alimentano tali fondi;
h) le modalità di coordinamento della normativa introdotta ai sensi del presente articolo con quella prevista dalla legislazione vigente, sia per le Regioni che per gli enti locali;
i) i termini di entrata in vigore della nuova normativa, in relazione alla assegnazione delle funzioni amministrative a enti o livelli di governo diversi da quelli cui spetta la competenza legislativa;
l) la struttura di finanziamento delle Città Metropolitane e di Roma Capitale.
       2. I decreti delegati si attengono ai criteri e principi direttivi di cui ai successivi articoli da 3 a 20.
3. E’ istituita la Cabina di Regia cui partecipano rappresentanti del Governo, della Conferenza delle Regioni e delle Autonomie locali per la concertazione dei contenuti dei decreti legislativi oggetto della delega. La Cabina di Regia è altresì luogo di condivisione delle basi informative finanziarie e tributarie e anche supporto del riordino dell’ordinamento finanziario di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane.
 
Art. 2.
(Coordinamento tra la finanza dello Stato e la finanza delle regioni, delle città metropolitane, delle province, dei comuni e degli altri enti locali).


1. In relazione al coordinamento della finanza pubblica si applicano i seguenti princìpi e criteri direttivi:

 
a)                       le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni adottano per la propria politica di bilancio regole coerenti con quelle derivanti dall'applicazione del patto di stabilità e crescita adottato dall'Unione europea;
b) la registrazione delle poste di entrata e di spesa nei bilanci dello Stato, delle regioni, delle città metropolitane, delle province, dei comuni, delle unioni di comuni, delle comunità montane e delle aziende strumentali consolidate nei conti della pubblica amministrazione deve essere eseguita in forme che consentano di ricondurle, anche in via extracontabile, ai criteri rilevanti per l'osservanza del patto di stabilità e crescita adottato dall'Unione europea. I bilanci preventivi devono essere approvati entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento.;
c) il coordinamento dinamico delle fonti di copertura che consentono di finanziare integralmente le funzioni pubbliche attribuite alle regioni, alle città metropolitane, alle province e ai comuni viene disciplinato con legge dello Stato; con la stessa legge possono essere stabiliti obiettivi di comparto per le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni, in relazione all'andamento della finanza pubblica e nel rispetto degli obiettivi fissati a livello europeo; il relativo disegno di legge è presentato dal Governo alle Camere insieme con il documento di programmazione economico-finanziaria, previa, in sede di Conferenza unificata, di una fase di confronto, e di valutazione congiunta da iniziare entro il mese di aprile e Intesa, ai sensi dell’art. 8, comma 6 della legge 131/2003; tale disegno di legge è qualificato come provvedimento collegato alla manovra di bilancio; esso deve essere discusso e approvato dalle Camere entro il 31 ottobre e, comunque, prima dell'approvazione della legge finanziaria; la Relazione accompagnatoria al disegno di legge dovrà, fra l’altro, evidenziare le diverse capacità fiscali per abitante prima e dopo la perequazione in modo da salvaguardare il principio dell’ordine della graduatoria delle capacità fiscali e la sua eventuale modifica a seguito dell’evoluzione del quadro economico territoriale
d) il documento di programmazione economico-finanziaria fissa anche, su base almeno triennale, per ciascun livello di governo territoriale, il livello programmato dei saldi, da attuare attraverso le disposizioni recate dalla legge di coordinamento dinamico di cui alla lettera c);
e) la conciliazione degli interessi tra i diversi livelli di governo interessati all'attuazione delle norme sul federalismo fiscale è oggetto di confronto e di valutazione congiunta in sede di Conferenza unificata;
f) l'utilizzo degli avanzi di amministrazione è disciplinato in coerenza con gli obiettivi del patto di stabilità e crescita adottato dall'Unione europea;
g) il superamento del sistema della tesoreria unica comporta il versamento dei tributi regionali e locali direttamente agli enti territoriali competenti;
h) sono definiti i meccanismi sanzionatori per il mancato rispetto degli obiettivi stabiliti ai sensi della lettera c), con la previsione di sanzioni commisurate all'entità dello scostamento tra gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti, nonché per il mancato rispetto della riclassificazione dei bilanci, predefiniti ai sensi della lettera b). In particolare, è previsto un sistema di sanzioni efficaci ed effettive a carico degli enti inadempienti e di incentivi in favore degli enti che conseguono gli obiettivi programmati. Le sanzioni possono comportare l'applicazione di misure automatiche per l'incremento delle entrate tributarie ed extra-tributarie, o altri provvedimenti nei confronti degli enti inadempienti;
i) al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi riferiti ai saldi di finanza pubblica, le regioni, sulla base di criteri stabiliti con accordi sanciti in sede di Conferenza unificata e nel rispetto degli obiettivi programmati di finanza pubblica, possono adattare per gli enti locali del territorio regionale, previa intesa in sede di consiglio delle autonomie locali, ove costituito, le regole e i vincoli posti dal legislatore nazionale, in relazione alla diversità delle situazioni finanziarie esistenti nelle regioni stesse.
 
Art. 3.
(Princìpi fondamentali di coordinamento del sistema tributario)
1. In relazione al coordinamento del sistema tributario, si applicano i seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) rispondenza della disciplina dei singoli tributi e del sistema tributario nel suo complesso a razionalità e coerenza; rispetto dei limiti imposti dai vincoli comunitari e dai trattati e accordi internazionali; esclusione di ogni forma di doppia imposizione;
b) esclusione, in ogni caso, della deducibilità degli oneri fiscali nell'applicazione di tributi, anche se appartenenti a diverse categorie, i cui proventi non siano devoluti al medesimo livello di governo; possibilità di neutralizzare comunque gli effetti finanziari della deducibilità rispetto ai diversi livelli di governo;
c) esclusione di interventi sulle basi imponibili e sulle aliquote dei tributi riferibili ad altri livelli di governo senza contestuale adozione di misure di compensazione tramite modifica di aliquota o devoluzione di altri tributi;
d) semplificazione del sistema tributario, tendenziale uniformità degli adempimenti posti a carico dei contribuenti e contenimento dei costi di gestione e degli adempimenti dell'amministrazione finanziaria e dei contribuenti; rispetto, nell'istituzione, nella disciplina e nell'applicazione dei tributi, dei princìpi contenuti nella legge 27 luglio 2000, n. 212, e successive modificazioni, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente;
e) efficienza, efficacia e imparzialità dell'azione delle pubbliche amministrazioni;
f) in ogni caso le agevolazioni e le riduzioni stabilite autonomamente dalle regioni, dalle città metropolitane, dalle province e dai comuni non possono determinare discriminazioni tra residenti né restrizioni all'esercizio delle libertà economiche all'interno del territorio della Repubblica;
g) previsione che la legge regionale possa, con riguardo alle fattispecie non assoggettate a imposizione da parte dello Stato e nei limiti di cui alla lettera a):
 1) istituire tributi regionali e locali;
 2) determinare le materie nelle quali i comuni, le province e le città metropolitane possono, nell'esercizio della propria autonomia, stabilire tributi locali e introdurre variazioni delle aliquote o agevolazioni;
h) previsione che, per i tributi regionali destinati al finanziamento delle funzioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione, le Regioni:
 1) possano modificare le basi imponibili solo in diminuzione;
 2) possano modificare l'aliquota, le detrazioni e le deduzioni nonché introdurre speciali agevolazioni, nei limiti massimi stabiliti dalla legge statale;
i) previsione che, per gli altri tributi istituiti da legge statale, le regioni possano modificare le modalità di computo della base imponibile, nei limiti stabiliti dalla legge statale, e le aliquote; previsione che lo Stato, d'intesa con le regioni, determini livelli uniformi di gettito per le singole regioni, in base ai valori medi dei parametri adottati nelle diverse legislazioni regionali;
l) previsione che i tributi regionali, anche se necessari al finanziamento delle funzioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione, non siano soggetti a vincolo di destinazione;
m) previsione che i comuni, le province e le città metropolitane possano stabilire i tributi propri di cui alla lettera g), numero 2), solo se afferiscono alle materie determinate dalla legge statale o regionale;
n) previsione che la legge statale non possa intervenire, salva intesa, nelle materie assoggettate a imposizione con legge regionale ai sensi della lettera g);
o) previsione che la legge statale possa comunque introdurre tributi locali la cui applicazione è subordinata all'entrata in vigore di una legge regionale ai sensi della lettera g), ovvero, in assenza di questa, ad una delibera del singolo ente locale interessato;
p) revisione e razionalizzazione della disciplina dell'imposta comunale sugli immobili anche in relazione alla riforma del catasto;
q) premialità dei comportamenti virtuosi ed efficienti nell’esercizio della potestà tributaria
r) coordinamento della nuova disciplina con quella vigente e introduzione di un regime transitorio.
 
Art. 4
(Competenza legislativa, regole finanziarie e funzioni amministrative)
 
1. Le regole di finanziamento di cui al presente Capo si applicano:
a) al finanziamento delle attività su cui attualmente le Regioni a statuto ordinario esercitano la loro potestà legislativa;
b) al finanziamento delle attività che deriveranno dal concreto esercizio dei poteri legislativi nelle materie che i commi terzo e quarto dell’articolo 117 della Costituzione assegnano alla competenza legislativa, concorrente o esclusiva, delle Regioni a statuto ordinario. Ladisposizione di cui alla presente lettera si applica a decorrere dal 1° gennaio dell’annoall’anno successivo a quello in cui viene definito il trasferimento delle relative funzioni amministrative.
2. Esse si applicano indipendentemente dall’ente o livello di governo al quale sono o saranno affidate  le funzioni amministrative associate all’esercizio della potestà legislativa.
3. Con propria legge le Regioni definiscono, per le materie assegnate alla loro competenza legislativa, le regole di finanziamento delle attività amministrative da esseassegnate ad altri livelli di governo.
 
CAPO II
I RAPPORTI FINANZIARI STATO-REGIONI
 
Art. 5
(Attività, competenze regionali e mezzi di finanziamento)
 
1. Ai fini diadeguare le regole di finanziamento alla diversa natura delle funzioni concretamente svolte dalle Regioni, al principio di autonomia tributaria fissato dal secondo comma dell’art. 119 della Costituzione e alle speciali esigenze di cui quinto comma dell’art. 119 della Costituzione, le attività che le Regioni a statuto ordinario sono chiamate a svolgere e le spese ad esse connesse, sono classificate come:
a) spese riconducibili ad attività assoggettate al vincolo della lettera m) del secondo comma dell’art. 117 della Costituzione;
b) spese finanziate con contributi speciali, quali i finanziamenti dell’Unione Europea, i cofinanziamenti nazionali e i contributi finalizzati agli obiettivi riconducibili al quinto comma dell’art. 119;
c) spese associate allo svolgimento di funzioni espressione delle materie nella competenza esclusiva o concorrente delle Regioni, non riconducibili alle disposizioni della lettera m) del secondo comma dell’art. 117 e del quinto comma dell’art. 119.
2. Gli oneri relativi alle spese di cui al comma 1, lettera a), sono determinati nel rispetto dei costi standard associati ai livelli essenziali delle prestazioni fissati dalla legge statale, da erogare in condizioni di efficienza e di appropriatezza. Sono in ogni caso spese riconducibili ad attività assoggettate al vincolo di cui alla lettera m) del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione quelle per la sanità e per l'assistenza.
3. Per le attività di cui al comma 1 lettera b), lo Stato concorre al cofinanziamento delle azioni assistite dal bilancio comunitario, nella misura prevista dalle norme comunitarie. Gli interventi, ai sensi del quinto comma dell’art. 119, finanziati con contributi speciali
4. Per la spesa per il trasporto pubblico locale, nella determinazione dell’ammontare del finanziamento si tiene conto della fornitura di un livello adeguato del servizio su tutto il territorio nazionale ed anche dei costi standard.
5. Le aliquote e le basi imponibili uniformi dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), di altri tributi propri regionali da individuare in base al principio di correlazione e dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), nonché le quote specifiche del Fondo perequativo di cui all'articolo 8, sono determinate in modo da garantire che in ciascuna regione, alle condizioni così determinate, risultino integralmente finanziate le spese di cui al comma 1, lettera a)
6. Le spese di cui al comma 1 lettera c) sono finanziate con il gettito di tributi propri e di addizionali ai tributi erariali di cui all’art. 6, nonché, ove necessario, con quote specifiche (dedicate) del fondo perequativo.
 
Art. 6
(Tributi propri delle Regioni a statuto ordinario, compartecipazioni al gettito dei tributi erariali e sistema gestionale)
 
1. Alle Regioni a statuto ordinario, fermo restando quanto previsto all’art. 5, sono assegnati tributi propri in grado di finanziare le spesederivanti dall’esercizio delle funzioni nelle materie che la Costituzione assegna alla loro competenza esclusiva e concorrente. Sono definite le modalità di ripartizione, gestione e riscossione territoriale dei tributi e compartecipazioni assegnate. La territorializzazione dei tributi deve tener conto:
a) del luogo di consumo, per quelli aventi quale presupposto i consumi;
b) della localizzazione dei cespiti, per quelli basati sul patrimonio;
c) del luogo di prestazione del lavoro, per quelli basati sulla produzione;
d) della residenza del percettore o del luogo di produzione del reddito, per quelli riferiti ai redditi;
Per tributi propri si intendono:
a) i tributi regionali previsti dall’ordinamento vigente e le aliquote riservate sui tributi erariali che l’ordinamento vigente assegna alle Regioni;
b) il nuovo tributo regionale che risulterà dalla ripartizione tra Stato, Regioni e Comuni dell’aliquota dell’imposta erariale sui redditi personali. L’aliquota assegnata alle Regioni sarà inizialmente computata in base ai criteri di cui all’art. 7;
c) i nuovi tributi che saranno “assegnati” alle Regioni e i nuovi tributi regionali che saranno istituiti dalle singole Regioni sulle materie imponibili non già assoggettate ad imposizione erariale, così come individuati dalle norme sul coordinamento del sistema tributario ai sensi del terzo comma dell’art. 117 della Costituzione ;
2. Sono tributi regionali, ai sensi della lettera a) del comma 1, i seguenti:
a)                 imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
b)                 addizionale regionale all’imposta di consumo sul gas metano e relativa imposta sostitutiva;
c)                 addizionale regionale sui canoni statali per le utenze di acqua pubblica;
d)                 imposta regionale sulla benzina per autotrazione;
e)                 tassa di abilitazione all’esercizio professionale;
f)                  imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo;
g)                 la tassa automobilistica regionale;
h)                 la compartecipazione all’accisa sulle benzine;
i)                    la compartecipazione all’accisa sul gasolio per autotrazione;
j)                   la tassa per il diritto allo studio universitario;
k)                 il tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti;
l)                    l’IRESA;
m)               tasse di concessione regionale.
1 bis. Per i tributi di cui al comma precedente e per gli altri originati da legge statale le regioni, con propria legge, possono modificare le aliquote e le modalità di computo della base imponibile, nei limiti massimi previsti dalla legislazione statale.
1 ter. I decreti delegati dovranno prevedere una serie di flessibilità fiscali articolate su più tributi con una base imponibile stabile e territorialmente uniforme, tale da consentire a tutte le regioni, comprese quelle a più basso potenziale fiscale, di superare, attivando le potenzialità disponibili, il livello di spesa complessivo di cui all’art. 5, comma 1 punto c)
2   Alle Regioni a statuto ordinario è assegnata una compartecipazione al gettito IVA finalizzata ad alimentare il fondo perequativo statale di cui al successivo articoli 8 e 9.
3 Il Governo è delegato ad adottare entro …….. mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e previa Intesa in Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 8, comma 6 delle legge 131/2003, uno o più decreti delegati con i quali si provvede a disciplinare i seguenti principi e criteri direttivi:
a)                 strumenti e meccanismi di riscossione che assicurino modalità di accreditamento diretto del riscosso agli enti titolari del tributo;
b)                 funzioni e composizione paritetica di organismi che assicurino la rappresentanza e il coordinamento dell’attività e delle funzioni a favore dei singoli soggetti titolari dei tributi;
c)                 modalità che assicurino a ciascun soggetto titolare del tributo l’accesso diretto alle anagrafi e a ogni altra banca dati relativa allo svolgimento delle attività e funzioni derivanti dall’applicazione del presente comma;
d)                 trasparenza, efficienza, economicità e semplificazione dell’azione del centro nell’espletamento delle funzioni.
4 Le Regioni possono istituire mediante trasformazione delle Agenzie Regionali delle Entrate centri di servizio regionali per la gestione organica dei tributi erariali, regionali e degli Enti Locali; sono altresì definite con apposita e specifica convenzione fra il Ministero dell’economia e delle finanze, le singole Regioni e gli enti locali, le rappresentanze, le modalità gestionali, operative, di ripartizione degli oneri, degli introiti di attività di recupero dell’evasione.
 
Art. 7
(Aliquote dei tributi propri assegnati alle Regioni a statuto ordinario e esercizio dell’autonomia)
 
1. Le aliquote dei tributi e delle addizionali destinati al finanziamento delle spese di cui al comma 1 lettera a) dell’art. 5 sono determinate al livello minimo sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento della spesa corrispondente ai livelli essenziali delle prestazioni in almeno una Regione. Al finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni nelle Regioni ove il gettito tributario è insufficiente concorrono le quote del fondo perequativo di cui all’art. 8.
2. I trasferimenti statali diretti al finanziamento delle spese di cui alla lettera c) del comma 1 dell’art. 5 sono soppressi. Il loro importo è sostituito dal gettito derivante dall’aumento delle aliquote dell’addizionale regionale IRPEF o di altri tributi regionali e dalle quote del fondo perequativo di cui all’art. 8. Il nuovo valore delle aliquote è stabilito nella misura sufficiente ad assicurare al complesso delle Regioni un ammontare di risorse tale da pareggiare esattamente l’importo dei trasferimenti soppressi.
 
Art. 8
(Il finanziamento di nuovicompiti e delle funzioni trasferite alle Regioni)
 
1. Il trasferimento delle funzioni amministrative nelle materie di competenza legislativa regionale, esclusiva e concorrente, che prevedono la prestazione di servizi al cittadino o alle imprese o la erogazione di somme a favore di cittadini, imprese o enti, nonché , il trasferimento di nuove funzioni amministrative eventualmente trasferite dallo Stato alle Regioni, in attuazione dell’articolo 118 della Costituzione,comporta:
a)                 la cancellazione dei relativi stanziamenti di spesa, comprensivi dei costi del personale e di funzionamento, nel bilancio dello Stato;
b)                 la riduzione delle aliquote dei tributi erariali e il corrispondente aumento dei tributi regionali di cui alle lettere b) e c) del comma 1 dell’art. 6;
c)                  l’aumento dell’aliquota della compartecipazione regionale al gettito dell’IVA che andrà ad alimentare il “fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante” ovvero dell’IRPEF ai sensi del comma 2, dell’art. 7.
2. La somma del gettito delle nuove entrate regionali di cui alle lettere b) e c) del precedente comma deve essere non inferiore al valore degli stanziamenti di cui alla lettera a) e dovrà comprendere anche un adeguato finanziamento delle funzioni già trasferite e non ancora finanziate, o non finanziate in modo congruo, da concertarsi in Conferenza Stato Regioni.
3. Nelle forme in cui le singole Regioni daranno seguito all’Intesa Stato-Regioni sull’istruzione, al relativo finanziamento si provvede secondo quanto previsto dall’art. 5, comma 1, lett. a).
4. Di norma, a cadenza, triennale, viene effettuata la verifica della congruità dei tributi presi a riferimento per la copertura del fabbisogno standard di cui all’art. 7 comma 1 , sia in termini di gettito sia in termini di correlazione con le funzioni svolte.
5. In ogni caso è garantito alle Regioni la copertura del differenziale certificato tra i dati previsionali e l’effettivo gettito dei tributi di cui al comma 1 dell’art. 7.
6. Con la legge con cui si attribuiscono, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, forme e condizioni particolari di autonomia ad una o più regioni sono individuate le risorse finanziarie necessarie che devono derivare da tributi propri o da compartecipazioni a tributi erariali riferiti al territorio regionale, in conformità all’articolo 119 della Costituzione.
 
Art. 9
(Entità e riparto del fondo perequativo)
 
1. Nel bilancio dello Stato è istituito il Fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante, alimentato dalla fiscalità generale e da una parte del gettito derivante dall'applicazione dell'aliquota di cui all'articolo 7, comma 2.
2. Il principio di perequazione delle differenze delle capacità fiscali deve essere applicato in modo tale da ridurre adeguatamente le differenze tra i territori con diverse capacità fiscali per abitante senza alterarne l'ordine e senza impedirne la modifica nel tempo conseguente all'evoluzione del quadro economico territoriale.
3. Le risorse del Fondo perequativo devono coprire:
 a) la differenza tra il fabbisogno finanziario necessario alla copertura delle spese di cui al comma 1, lettere a) e b), dell'articolo 6, calcolate con le modalità di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo 6, e il gettito regionale dei tributi alla stessa destinati, determinato con l'esclusione delle variazioni di gettito prodotte dall'esercizio dell'autonomia tributarianonché dall’emersione della base imponibile;
 b) le esigenze finanziarie derivanti dal comma 6.
4. La determinazione degli importi spettanti a ciascuna Regione a carico del Fondo perequativo è operata tenendo conto delle capacità fiscali da perequare edei vincoli risultanti dalla legislazione emanata in attuazione delle lettere m) e p) del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, in modo tale da assicurare l'integrale copertura delle spese di cui alle lett. m) e p) al costo standard.
5. Le quote regionali delle compartecipazioni e del Fondo perequativo relative al finanziamento delle funzioni fondamentali sono integralmente distribuite da ciascuna regione ai comuni, alle province e alle città metropolitane del proprio territorio nello stesso esercizio finanziario in cui affluiscono al bilancio della regione, secondo i criteri di cui all'articolo 15, fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, comma 1, lettera i).
6. Per i trasferimenti statali attualmente destinati al finanziamento delle spese di cui al comma 1 lettera c) dell’art. 6 che vengono soppressi, le quote del fondo perequativo verranno assegnate in base ai seguenti specifici criteri:
a)                 le Regioni con maggiore capacità fiscale, ossia quelle nelle quali il gettito per abitante del tributo regionale di cui all’art. 7, comma 2 supera il gettito medio nazionale per abitante, non partecipano alla ripartizione del fondo
b)                 le Regioni con minore capacità fiscale, ossia quelle nelle quali il gettito per abitante del tributo regionale di cui all’art. 7, comma 2 è inferiore al gettito medio nazionale per abitante, partecipano alla ripartizione del fondo perequativo, alimentato dal gettito prodotto nelle altre Regioni, in relazione all’obiettivo di ridurre le differenze interregionali di gettito per abitante per il medesimo tributo rispetto al gettito medio nazionale per abitante
c)                  una quota del fondo perequativo è attribuita tra le regioni di minore dimensione demografica; tale quota è ripartita in funzione inversa rispetto alla dimensione demografica stessa; nel computo delle quote spettanti alle singole Regioni, si dovrà fare riferimento a indicatori di capacità fiscale che considerino il gettito dei tributi su una base imponibile effettivamente disponibile e per il cui accertamento, vengano usate tecniche appropriate ed una elevata efficienza amministrativa (gettito potenziale) al netto di maggiori o minori gettiti rispetto ai valori medi o standard nazionali derivante dall’esercizio dell’autonomia tributaria regionale e tenendo presente che gli incrementi annuali di gettito elevati dovuti a efficienza gestionale e/o crescita delle basi imponibili dovuta a efficaci politiche economiche non sono conteggiati nelle risorse da perequare.
7. Le quote del Fondo perequativo risultanti dall'applicazione dei commi 4 e 5 sono distintamente indicate nelle assegnazioni annuali. L'indicazione non comporta vincoli di destinazione.
 
Art. 10
(Interventi di cui al comma 5 dell’art. 119 della Costituzione e contributi specifici)
 
1. Per le spese riconducibili alla lettera b) del comma 1 dell’art. 5, i trasferimenti aventi sufficiente carattere di generalità sono soppressi. I trasferimenti specifici diretti a singole regioni per singole finalità vengono trasferiti, per ragioni di trasparenza informativa, ad uno specifico fondo il cui importo è generato dalla compartecipazione al gettito IVA, mantenendo le proprie finalizzazioni originarie. Eventuali altre risorse per gli interventi di cui al comma 5 dell’art. 119 della Costituzione entreranno in questo specifico fondo per ragioni di trasparenza informativa.
2. Gli obiettivi e i criteri di utilizzazione, nonché l’entità delle risorse stanziate dallo Stato ai sensi del comma 5 dell’art. 119 della Costituzione sono oggetto di intesa in sede di Conferenza Unificata e disciplinati nel disegno di legge di coordinamento dinamico di cui all’art. 2, comma 1.
 
Art.11
(La fase transitoria e l’integrazione con le norme vigenti)
 
1. I criteri di computo delle quote del Fondo perequativo di cui all'articolo 8 si applicano a regime al termine di una fase di transizione diretta a garantire il passaggio graduale dai valori dei trasferimenti rilevati nelle singole regioni nel biennio 2006-2007 al netto delle risorse erogate in via straordinaria ai valori determinati con i criteri previsti dal medesimo articolo 8.
2. Per le quote del Fondo perequativo di cui all'articolo 8, l'utilizzo dei criteri definiti dall'articolo 8 decorre dall'anno successivo a quello in cui è effettivamente attuato il trasferimento delle funzioni o la determinazione del contenuto finanziario dei livelli essenziali di prestazione e delle funzioni fondamentali, con gradualità di applicazione. Per le materie diverse da quelle di cui all'articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione, l'applicazione del criterio di finanziamento basato sulla spesa storica cessa entro cinque anni. Nel caso in cui in sede di attuazione dei decreti delegati emergano situazioni oggettive di significativa e giustificata insostenibilità in carico ad alcune Regioni, lo Stato attiva a proprio carico un meccanismo correttivo di natura compensativa di durata almeno pari all’intero periodo transitorio di cui al presente articolo.
3. Con i decreti legislativi emanati in attuazione della presente legge si provvede alla definizione delle regole, dei tempi e delle modalità della fase di transizione di cui ai commi 1 e 2.
4. Per le materie di cui all’art. 117 della Costituzione, comma 2, lett. m) il sistema dovrà garantire il finanziamento mediante un processo di convergenza dalla spesa storica al fabbisogno standard in un periodo di tempo sostenibile.
5. La fiscalizzazione dei trasferimenti di cui al comma 2, dell’art. 7, per il complesso delle Regioni, è subordinata alla accertata congruità delle risorse per la copertura dello svolgimento delle funzioni.
 
CAPO III
LA FINANZA DEGLI ENTI LOCALI, I RAPPORTI FINANZIARI TRA STATO ED ENTI LOCALI NONCHÈ TRA REGIONI ED ENTI LOCALI
 
Art. 12
(Coordinamento e autonomia tributaria degli enti locali)
 
1. La legge statale individua i tributi dei Comuni e delle Province, ne definisce presupposti, soggetti passivi e basi imponibili. Stabilisce le aliquote di riferimento valide per tutto il territorio nazionale.
2. Ai sensi del presente articolo, i tributi comunali sono i seguenti:
a)                               imposta comunale sugli immobili (ICI);
b)                               imposta di scopo; imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni;
c)                                tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni (TOSAP);
d)                               tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni (TARSU);
e)                               addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche;
f)                                addizionale comunale sul consumo dell’energia elettrica;
g)

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31 luglio: confronto Regioni-Berlusconi

Errani: chiederemo garanzie per una leale collaborazione

(regioni.it) Una delegazione della Conferenza delle Regioni, guidata dal Presidente Vasco Errani, incontrerà il 31 luglio, alle ore 12,.45, a Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Nell'incontro le Regioni affronteranno questioni relative alla manovra Finanziaria ma chiederanno anche al governo garanzie perche' si realizzi "un rapporto di leale collaborazione", necessaria per il bene del Paese. E' quanto  ha annunciato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco  Errani, al termine della riunione della Conferenza delle Regioni del 30 luglio 2008. "Domani incontreremo il presidente del Consiglio Silvio  Berlusconi per affrontare alcune questioni relative alla manovra e ai  problemi seri che ci hanno portato a dare un parere fortemente  negativo, dall'uso dei fondi per le aree sotto utilizzate, alla  salute, alle politiche per la casa -ha detto Errani- Ma porremo anche  la questione di come si puo' realizzare un rapporto di leale  collaborazione con il governo".
"Chiederemo garanzie a Berlusconi -ha aggiunto Errani- perche' in questi mesi la leale collaborazione non si e' realizzata e questo  e' un punto molto critico e negativo che non ci consente di portare  avanti una collaborazione costruttiva, necessaria per il risanamento  della spesa pubblica".
(red/30.07.08)

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Federalismo fiscale: contributo importante e unitario da Regioni

(regioni.it) “Abbiamo definitivamente deliberato il nostro testo di delega sul federalismo fiscale". Ad affermarlo il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, al termine della riunione del 30 lugliori, svoltasi oggi in seduta straordinaria proprio in vista dell'incontro che si svolge nella stessa giornata , alle 18, con il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli.
"E' estremamente positivo -ha proseguito Errani- Tutte le Regioni sono arrivate a un punto di incontro: il documento e' stato approvato all'unanimita' e lo consegneremo formalmente a Calderoli". La 'bozza Calderoli' ha "una traccia profondissima della nostra proposta -ha sottolineato Errani- occorre lavorare a una sintesi positiva che coinvolga anche gli enti locali".
"Abbiamo un testo, approvato un anno fa, che non e' stato toccato di una virgola. In verita', la 'bozza Calderoli' ha tenuto conto in piu' punti di questo nostro testo e cio' e' un buon inizio". E' quanto ha affermato il presidente della  Regione Calabria Agazio Loiero  a margine della conferenza delle  Regioni."Il fatto positivo -ha detto Loiero- e' che la 'bozza Calderoli'tiene conto piu' del nostro testo che del 'modello Lombardia'. Ci  accingiamo ad iniziare un discorso". "Speriamo che, questa volta,  sulla scorta di un lavoro che facciamo da anni si tengano in conto le  nostre esigenze", ha detto il Presidente della Calabria ricordando che per arrivare  al testo che le regioni condivisero un anno fa "gia' sono state fatte  delle rinunce". Loiero ha sottolineato che i governatori vanno uniti  al confronto sul federalismo fiscale: "Ci sono stati dei piccoli  rilievi -ha precisato- ma vogliamo andare uniti all'incontro".
Per il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo quella della Conferenza delle Regioni è stata una  una discussione  "delicata ed importante", che ha toccato anche un problema "di carattere giuridico-istituzionale che riguarda la preservazione della  specialita': Brunetta parla con eccessiva leggerezza dell'abolizione  delle specialita'. Lombardo che oggi 30 luglio  ha partecipato, per la prima volta dalla  sua elezione, alla Conferenza delle Regioni ha pii sottolineato che: "C'e' poi un tema di carattere finanziario -ha aggiunto  Lombardo- perche' il federalismo fiscale non puo' non essere un  federalismo solidale". "Non vedo perche' non possano essere toccate  anche le accise sul petrolio" ha sottolineato Lombardo ricordando che  una buona parte "viene raffinato in Sicilia".  Una questione che invece Lombardo porrà domani, in occasione dell’incontro con Berlusconi (vedi notizia precedente) e' la contraddizione tra la volonta' di attuare il federalismo fiscale e "la centralità nell'utilizzo dei fondi per le aree sottoutilizzate (fas). Tra  l'altro, sentiamo anche parlare di una cabina di regia per i fondi  strutturali". Sul tema della specialità da registrare anche la posizione della Valle d’Aosta. Il confronto tra lo Stato e le Regioni autonome ''deve partire da una seria analisi delle competenze degli Statuti speciali che sono costituzionalmente garantiti'', ha affermato il presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta, Augusto Rollandin,  con riferimento all’incontro con Berlusconi ha aggiunto: ''sara' questa l'occasione per capire qual e' il reale atteggiamento del Governo nei confronti delle Regioni a Statuto speciale. E soprattutto vi sarà l'opportunità per valutare se le esternazioni fatte dal Ministro Brunetta, nei confronti delle autonomie speciali, e non solo a riguardo della manovra Finanziaria, hanno un reale significato oppure sono state dichiarazioni estemporanee''.  Dalla Lombardia apprezzamenti per il lavoro fatto:"Abbiamo compiuto un percorso  articolato e da un documento di principi siamo arrivati, oggi, a un  articolato. Abbiamo concluso un lavoro di 7 anni con un testo  approvato all'unanimità da tutte le regioni". Cosi' l'assessore al  Bilancio della Regione Lombardia e coordinatore della commissione  affari finanziari della Conferenza delle Regioni Romano  Colozzi ha commentato il testo sul federalismo fiscale al quale oggi  le Regioni hanno dato l'ok e che presenteranno stasera al ministro perla Semplificazione Roberto Calderoli. Una proposta, quella delle regioni, che Colozzi ha definito "un grande contributo che mettiamo sul tavolo del ministro".Colozzi ha poi sottolineato il fatto che tutte le regioni hanno approvato l'articolato e che la 'bozza Calderoli' ha "dal punto di  vista dei contenuti una buona corrispondenza di principi" con la  proposta della Conferenza delle Regioni. Su alcuni punti, ha pero', affermato Colozzi occorre ancora lavorare per trovare una sintesi. Tra questi, ha spiegato l'assessore, il fatto "nella proposta delle Regioni sono  esplicitate in modo chiaro le garanzie che lo Stato deve dare sulla  congruita' delle risorse rispetto alle funzioni e la verifica, nel  tempo, che la fiscalizzazione di queste risorse abbia una tenuta. Un  punto che nel testo di Calderoli e' troppo 'sfumato'".
"L'impianto teorico" della 'bozza Calderoli' sul federalismo fiscale "e' molto simile alla proposta delle Regioni. Pensiamo che un accordo puo' essere raggiunto". Ad affermarlo la Presidente del Piemonte Mercedes Bresso. Nonostante i testi siano simili, ha spiegato la Bresso, "ci sono alcune differenze". Tra queste, ha detto, "la modalita' con cui si calcola l'aliquota o le aliquote di  riferimento per finanziare integralmente le funzioni essenziali". Un altro nodo da sciogliere, ha puntualizzato la Bresso, la  previsione di un "superamento dell'Irap". "L'Irap vale 40 mld di euro  - ha sottolineato il governatore - se si decide di superarla vogliamo  sapere come si puo' sostituire". "Riteniamo corretta - ha proseguito Bresso riferendosi alla 'bozza Calderoli' - un'impostazione che  incentra il federalismo sulle Regioni. Con l'articolato approvato oggi le Regioni hanno concluso un  lavoro proseguito negli ultimi anni, che aveva portato gia' nel  febbraio 2007 alla definizione di principi generali e nei mesi  successivi a una proposta costruita sulla base di emendamenti al testo elaborato, in materia, dal precedente governo.
 
(red/30.07.08)

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Trasporto pubblico locale: in autunno tavolo Governo-Regioni-Enti locali

(regioni.it) Quello del trasporto pubblico e' un ''problema grave'' in tutti i Paesi europei e ancora di piu' in Italia, soprattutto adesso che con l'aumento del prezzo dei carburanti in tanti hanno deciso di lasciare a casa la macchina e prendere bus e metro. Ha spiegato cosi' il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli la sua decisione di aprire in autunno un tavolo sulla questione.
''Per questo inizio di settembre - ha detto - convochero' un tavolo fra governo, regioni, Anci per cercare un percorso comune per risolvere il problema''.
 
(red/30.07.08)

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Sanità: agenda Governo su Lea e liste d'attesa

(regioni.it) Una delle questioni nell'agenda del Governo in materia di sanita' sara' quella della ''revisione delle linee di responsabilita' dei policlinici universitari''. Lo ha affermato Ferruccio Fazio, sottosegretario al Welfare, nel corso di un incontro al ministero della Salute per fare il punto sui primi mesi di governo della sanita' e sulle iniziative future in questo settore. Secondo Fazio nel quadro generale di ''dissesto finanziario'' le strutture universitarie ''hanno una grande responsabilita', ma non e' chiaro quanta ne spetti all'universita' e quanto all'ospedale''.
L'abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, ha detto Fazio, ''e' uno degli obiettivi prioritari di questo governo''. Proprio per ridurre le liste d'attesa, ha ricordato, e' stata costituita una commissione con il compito di individuare le modalita' per l'abbattimento delle liste negli ambiti delle patologie cardiovascolari e oncologiche, che rappresentano rispettivamente la prima e la seconda causa di morte in Italia.
'Angeli custodi' per ogni anziano non autosufficiente: figure professionali specifiche, ad esempio con competenze infermieristiche, che seguano l'anziano evitando il suo, spesso improprio, 'collocamento' in strutture ospedaliere. E' uno dei progetti-pilota cui sta lavorando il sottosegretario alla salute Ferruccio Fazio.
''A tal fine - ha quindi annunciato Fazio - intendiamo attivare un progetto pilota nelle Regioni Lazio, Puglia e una regione del nord da definire, che prevede l'istituzione di una figura professionale di raccordo, una sorta di 'case manager' che potrebbero essere individuati tra gli infermieri, che segue nel tempo e sul territorio il paziente anziano cronico''. Obiettivo del progetto, ha chiarito Fazio, e' ''ridurre la quota di ricoveri impropri in ospedali e di garantire un appropriato mix di cure domiciliari e residenziali per anziani non autosufficienti''.
Il Ministero è poi intervenuto sui Livelli Essenziali di Assistenza e in particolare sulla revoca del Dpcm per i nuovi Lea in seguito ad un rilievo della Corte dei Conti relativo alla mancata copertura finanziaria.
Si tratta delle prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o in compartecipazione, grazie alle risorse raccolte attraverso il sistema fiscale.
 
 
Il Ministero intende portare avanti un confronto serrato con le Regioni al fine di arrivare ad un documento condiviso che, nel rispetto di quanto espresso dalla Corte dei Conti, coniughi l’esigenze di manutenzione e di innovatività dei LEA con la disponibilità di risorse per il SSN.
 
Questo confronto è finalizzato a operare congiuntamente una verifica delle innovazioni contenute nel Dpcm per:
 
-       confermare tutte quelle modifiche all'assetto precedente che hanno in sè elementi di razionalizzazione e di contestuale miglioramento qualitativo senza incrementi dei costi come le modifiche riguardanti l’inserimento nel nomenclatore delle prestazioni specialistiche ambulatoriali fino ad oggi erogabili solo in regime ospedaliero;
 
 
-       confermare le innovazioni relative ad ambiti assistenziali che necessitano di particolare tutela, ovvero di grande impatto di sanità pubblica con particolare riferimento a:
->Malattie rare
->Dispositivi protesici per disabili gravissimi
->Vaccinazione HPV
 
-       definire, nell'ambito della fissazione dei LEA, una manovra compensativa rispetto ai maggiori costi di cui al punto precedente, puntando ad una esclusione dai LEA di alcune linee prestazionali nel rispetto dei criteri previsti dal decreto legislativo 502/92 e successive modificazioni (periodica revisione delle priorità di cui si fa carico il SSN, in base al rapporto costo beneficio valutato sia a livello di individuo che di popolazione).
 
-       valutare l'impatto delle misure contenute nel decreto legge 112/2008 - finalizzate ad un ridimensionamento dell'area di offerta in regime di ricovero ospedaliero - e studiare una riconversione dei posti letto che sia legata ad un potenziamento e a una diversificazione dell’offerta.
 
Il confronto con le Regioni potrà avvenire in due fasi.
 
La prima consentirà di individuare le più urgenti misure innovative da salvaguardare che potranno essere acquisite mediante puntuali modifiche del Dpcm 29 novembre 2001.
 
La seconda consentirà di inserire una più profonda rivisitazione del Dpcm 29 novembre 2001 e quindi un nuovo Dpcm nell'ambito delle iniziative connesse alla stipula della nuova Intesa Stato Regioni prevista entro il 31 ottobre 2008 in base alla legge di conversione del decreto legge 112/2008.
 
 
 
 
 
 
Liste di attesa
 
L'abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie è uno degli obiettivi prioritari di questo Governo. Le liste di attesa rappresentano infatti in tutti i sistemi sanitari uno dei problemi maggiormente avvertiti dai cittadini. Per studiare e proporre delle soluzioni al problema è stata costituita una Commissione con il compito di individuare le modalità e i criteri per giungere all’abbattimento delle liste di attesa negli ambiti delle patologie cardiovascolari e oncologiche che rappresentano rispettivamente la prima e la seconda causa di morte in Italia. Le prescrizioni di esami diagnostici e trattamenti non hanno tutte la stessa priorità. E’ necessario quindi che le prestazioni rispondano a criteri di priorità clinica che dipendono dalla gravità della malattia sospetta o accertata. 
 
I 4 GRADI DI PRIORITÀ PER LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
 
A: Prestazione urgente per la quale l’alternativa è il ricorso al Pronto Soccorso, da erogare entro le 72 ore per la possibile gravità del decorso clinico.
B: Prestazione la cui tempestiva esecuzione condiziona in un arco di tempo breve la prognosi a breve del paziente o influenza marcatamente dolore, disfunzione o disabilità, da erogare entro 10 giorni
 
C: Prestazione la cui tempestiva esecuzione non condiziona la prognosi a breve, ma è richiesta sulla base della presenza di dolore o disfunzione o disabilità, da erogare entro 30 giorni
 
D: Prestazione che può essere programmata in un maggior arco di tempo in quanto non influenza la prognosi, il dolore, la disfunzione o la disabilità
 
Le liste di attesa devono essere distinte in quelle per procedure diagnostiche e quelle per procedure terapeutiche, che presentano numeri e problematiche assistenziali diverse. Le procedure di screening e controllo non rientrano nella prioritarizzazione e non devono essere comprese nelle liste di attesa generali.
 
I GRADI DI PRIORITÀ PER LE MALATTIE ONCOLOGICHE
 
  • Priorità cliniche in campo diagnostico 
 
Gli esami diagnostici (diagnostica per immagini, endoscopia, patologia clinica) ed i trattamenti per pazienti con diagnosi accertata di patologia oncologica o con fondato sospetto di questa patologia devono avere accoglienza prioritaria rispetto ad altre patologie.
Con esclusione delle emergenze in oncologia, sia di carattere chirurgico che medico, condizioni che naturalmente rivestono priorità temporale assoluta, nell’ambito della patologia tumorale si possono identificare 4 diversi gruppi di pazienti:
 
A   Priorità diagnostiche urgenti (entro 72 ore):
1) Pazienti con patologia oncologica in rapida evoluzione/sintomatica;
2) Complicanze gravi correlate ai trattamenti erogati;
     
         B Priorità diagnostiche per una adeguata programmazione terapeutica (entro 10 gg.) 
1) Pazienti con diagnosi accertata o sospetta di patologia tumorale o di recidiva/ ricaduta;
2) Pazienti in stadiazione iniziale o per recidiva/ricaduta di patologia neoplastica;
3) Rivalutazione in corso od alla fine di trattamento antitumorale;
 
C Follow-up di pazienti già trattati per patologia neoplastica (entro i limiti definiti dalle linee-guida)
  
         D   Screening organizzato/screening opportunistico (entro i limiti definiti dalle linee-guida)
 
Le condizioni relative ai gruppi A e B sono prioritarie. Quelle definite come C-D non sono prioritarie: per indicazioni e tempistiche si rimanda alle linee-guida nazionali e internazionali.
I Pazienti candidati ad un percorso privilegiato, (Gruppo A e B), potrebbero essere identificati con metodi opportuni e di immediata riconoscibilità (tipo bollino verde, vigente già da tempo in Regione Lombardia).
La tempistica per la diagnosi cito-istologica è fondamentale ai fini di un’adeguata stadiazione e programmazione terapeutica e deve essere estremamente celere (massimo 7 giorni).
 
  • Priorità cliniche in campo terapeutico
 
Il problema dell’abbattimento delle liste di attesa terapeutiche è più complesso e non facilmente risolvibile in tempi brevi senza una profonda riorganizzazione del sistema assistenziale. Indipendentemente dall’approccio terapeutico indicato (chirurgia, chemioterapia, radioterapia) si possono distinguere tipologie differenti di pazienti per i quali vanno considerate priorità diverse in rapporto al quadro clinico e alla evolutività/aggressività della malattia:
ù
A   Priorità terapeutica urgente (entro 3 gg.)
1)     Pazienti con patologia tumorale aggressiva/rapidamente evolutiva
2)     Paziente con patologia altamente sintomatica
3)     Complicanze terapeutiche
 
B   Priorità terapeutica standard (entro 15 gg.)
Pazienti a cui sia stata diagnosticata una patologia neoplastica/recidiva tumorale e che necessitano di trattamento specifico.
 
C   Priorità terapeutica bassa (entro 30 gg.)
Pazienti con patologia tumorale a bassa aggressività, per i quali un ritardo nell’inizio del programma terapeutico non influenza la prognosi
 
D   Approccio terapeutico palliativo (entro 60 gg.)
Pazienti asintomatici candidati a terapie palliative per i quali non è richiesto trattamento in tempi brevi.
 
I gruppi A e B rappresentano le priorità terapeutiche. In questi gruppi non e’ comunque consentito un ritardo superiore a 3 o 15 giorni rispettivamente dal termine del work-up diagnostico/stadiazione per attivare la procedura terapeutica ottimale.
I gruppi C e D non sono priorità, ma va comunque considerata una tempistica terapeutica da rispettare.
Per quanto riguarda la radioterapia vanno presi in considerazione i seguenti parametri:
a) Trattamenti da iniziare entro 15 giorni:
1)Presenza di elementi clinici che fanno ritenere la attesa prevista potenzialmente a rischio di compromettere la probabilità di ottenere il risultato terapeutico programmato.
2)Trattamenti eseguiti con finalità sintomatica
b) Trattamenti da iniziare entro 30 giorni
1) Trattamenti elettivi eseguiti con finalità curative
     c) Trattamenti da iniziare oltre i 30 giorni
1)Trattamenti adiuvanti programmati ed inseriti in strategie di terapie integrate sequenziali.
 
 
(red/30.07.08)

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Iorio: positiva "bozza" Calderoli

(regioni.it) "Ci sono elementi per dire che questa 'bozza' (ndr 'bozza Calderoli' sul federalismo fiscale) e' quella possibile anche se con alcuni aggiustamenti, per arrivare ad una sintesi". Lo afferma il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, il presidente del Molise, Michele Iorio. "Le Regioni sono tutte d'accordo sui punti fondamentali - ha proseguito Iorio riferendosi alla proposta unitaria che i presidenti delle regioni hanno portato a termine dopo un percorso durata 7 anni - c'e' un'idea sufficientemente positiva della proposta presentataci dal ministro". Secondo Iorio ci sono alcuni aggiustamentida fare, ad esempio, "sui tempi per l'adeguamento dei costi standard" ma si puo' lavorare per arrivare a una sintesi. Poi, ha aggiunto Iorio, nella fase attuativa saranno affrontate altre questioni come quelle relative alla modalita' tecnica della perequazione prevista dal federalismo fiscale.
Secondo Iorio le Regioni sono "su un punto limite", non possono cioe' discostarsi "dalla loro proposta" ma ha sottolineato che la "'bozza Calderoli' e' compatibile". "Devo dare atto al fatto che Calderoli ci ha presentato questo documento, che e' una risposta positiva rispetto ai primi dibattiti giornalistici".
 
(red/30.07.08)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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