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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1318 - lunedì 2 marzo 2009

Sommario3
- Conferenza delle Regioni il 5 marzo
- Piano casa: serve intesa "preliminare"
- Sanità: ipotesi commissariamento Calabria
- Sicurezza sul lavoro: osservazioni delle Regioni su "morti bianche"
- Dati Istat su Pil 2008
- Conferenza Regioni 26 febbraio: i patrocini

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Conferenza delle Regioni il 5 marzo

L'incontro si terrà in Via Parigi 11 alle 11.30

(regioni.it) Il Presidente Vasco Errani,ha convocato la Conferenza straordinaria delle Regioni e delle Province autonome per giovedì 5 marzo 2009 alle ore 11.30 presso la Segreteria della Conferenza - Via Parigi, 11 – Roma.
Ordine del giorno:
1)       Comunicazioni del Presidente;
2)       Esame questioni all’o.d.g. della Conferenza Unificata;
3)       (Commissioni affari istituzionali – Regione Sicilia) Associazionismo comunale – Problematiche inerenti l’Intesa della Conferenza Unificata del 1 marzo 2006 recante “Intesa in ordine ai nuovi criteri per il riparto e la gestione delle risorse statali a sostegno dell’associazionismo comunale, attuativa dell’Intesa sancita con atto n. 873 del 28 luglio 2005” . Punto all’esame della Commissione nella riunione del 4 marzo 2009;
4)                 Varie ed eventuali
L’ordine del giorno integrale della Conferenza delle Regioni può essere consultato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it .
(red/02.03.09)

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Piano casa: serve intesa "preliminare"

Conferenza Regioni Doc 26.02.09

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 26 febbraio ha licenziato una proposta di intesa Governo-Regioni “preliminare” all’approvazione del piano nazionale sulle politiche abitative. Il Documento è stato consegnato al Governo in occasione della Stato-Regioni del 26 febbraio. Si riporta il testo integrale del documento proposto dalle Regioni pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it .
 
Punto 4 Elenco B) Odg Conferenza Unificata
Premesso che
- il Governo e le Regioni ritengono necessario dare avvio ad una politica per la casa che affronti, con continuità, le emergenze che si manifestano nel Paese, a cominciare da quelle rappresentate dalle famiglie che versano in condizioni di maggior bisogno;
- la nuova politica di edilizia residenziale pubblica deve essere supportata da provvedimenti normativi di carattere strutturale, che assicurino nel tempo risorse statali adeguate, da individuare tenendo anche conto del processo di riforma sul federalismo fiscale;
- il D.M. del 22 aprile 2008 fornisce la definizione di alloggio sociale, frutto di concertazione tra amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli enti locali, a cui è necessario fare riferimento per la programmazione futura nel settore della “casa” senza incorrere nel regime degli aiuti di stato sanzionato dalla U.E.;
- le recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno stabilito inequivocabilmente che la programmazione nel settore dell’edilizia residenziale sociale è materia di competenza concorrente e che quindi deve essere improntata ad una collaborazione tra Stato e Regioni rispettosa dei rispettivi ruoli che vedono lo Stato impegnato nello stabilire principi ed indirizzi di carattere generale entro cui le Regioni sviluppano la propria programmazione, in relazione alle caratteristiche del territorio ed in accordo cogli enti locali;
- la nuova politica per l’edilizia residenziale pubblica non può prescindere da un corretto coinvolgimento di operatori privati che partecipino, anche con proprie proposte, alla formazione di piani e progetti compatibili con gli obiettivi di tipo sociale ed economico alla base della programmazione regionale;
- le norme di carattere legislativo recentemente varate dal Parlamento possono debbono essere riviste al fine di favorire lo sviluppo delle sinergie tra i diversi livelli istituzionali che risultano indispensabili per la predisposizione di una efficace politica abitativa, in grado di dare risposte concrete alla domanda crescente e differenziata che viene avanzata da parte dei nuclei familiari che si trovano nelle condizioni di maggior disagio;
Il Ministro per i rapporti con le Regioni , Raffaele Fitto
Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani
a tal fine concordano
1)     di ripristinare i presupposti normativi per la condivisione, tra Stato, Regioni ed Enti locali, del Piano Casa previsto dall’art. 11 del D.L. 112/08, convertito nella L.133/08, avviando immediatamente, attraverso un apposito decreto legge o altro strumento normativo urgente, il percorso di modifica dell’art. 18, comma 4 bis, del D.L. 185/08 convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, L. 28 gennaio 2009, n. 2;.così come modificato dal Parlamento in sede di conversione in legge;
2)     di reintrodurre quindi, al comma 1 dell’art. 11 del D.L. 112/08, “l’intesa” in Conferenza Unificata sull’approvazione del Piano nazionale di edilizia abitativa, piuttosto che il “sentita” la Conferenza Unificata;
3)     di incrementare fino a 250 200 milioni di Euro (richiesta Regioni da valutare in sede politica)l’importo da ripartire tra le Regioni, destinato all’avvio degli interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata di cui al comma 12 bis dell’art. 11 del D.L. 112/08, a valere sulle risorse di cui all’art. 21 del D.L. 159/07;
4)     di integrare, entro tempi concordati, i 550 milioni di Euro, destinati alle Regioniper ilfinanziamento del Piano straordinario approvato con D.M. del Ministro delle Infrastrutture del 28 dicembre 2007, alfine di ricostituire con provvedimento da assumersi entro l’anno in corso, unitamente alle risorse già utilizzate per gli interventi di edilizia sovvenzionata di cui al precedente punto, lo stanziamento previsto dal citato Decreto;
5)     fatto salvo quanto ai successivi punti 8) e 9), di aver definito congiuntamente i contenuti del nuovo Piano Casa previsto dall’art. 11 del D.L. 112 convertito nella L. 133/08, nella versione diramata dalla segreteria della Conferenza Unificata il 17 febbraio 2009, salvaguardando il ruolo di programmazione delle Regioni;
6)     di confermare pertanto che alle Regioni, d’intesa con gli enti locali, spetti il compito di elaborare, nel rispetto degli indirizzi generali fissati dallo Stato ed entro i finanziamenti assegnati, i programmi di edilizia residenziale secondo le linee di intervento di cui al comma 3, lettere da b) ad e), dell’art. 11 del D.L. 112/08, da presentare al Ministero competente per la sottoscrizione degli accordi di programma previsti dal comma 4 dello stesso articolo;
7)     di prevedere forme di monitoraggio congiunto dell’avanzamento dei programmi regionali, per evitare rallentamenti o ritardi nell’attuazione degli interventi previsti.
8)     di ripartire tra le Regioni e le Province autonome le risorse i 200 milioni di Euro di cui al precedente punto 3) , riconoscendo priorità di erogazione in ciascuna regione a quegli interventi di competenza degli ex IACP comunque denominati o dei Comuni, già ricompresi nel Piano straordinario e regolarmente inoltrati, caratterizzati da immediata fattibilità, ubicati nei contesti ove la domanda di alloggi sociali risultante alle graduatorie comunali è più alta, di cui all’art. 2, comma 2 , lettere b) e c) della bozza del DPCM denominato “Piano Nazionale di Edilizia Abitativa” secondo i parametri già utilizzati ai sensi dell’art. 21 del D.L. 159/07.
9)     L’immediata fattibilità degli interventi di cui al precedente punto 8) dovrà essere accertata dal Ministero delle Infrastrutture sulla scorta della comunicazione che entro 30 giorni dalla entrata in vigore del DPCM “Piano Nazionale di edilizia abitativa”, le Regioni dovranno effettuare per documentare lo stato delle procedure tecnico amministrative di realizzazione di ogni singola opera.
In conclusione il Governo si impegna a dar seguito, con apposito decreto legge o altro strumento normativo urgente, alla modifica dell’art.18 del D.L. 185/08 convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, L. 28 gennaio 2009, n. 2 secondo i contenuti del presente accordo, prima della scadenza dei termini per l’impugnativa alla Corte Costituzionale da parte delle Regioni.
Le Regioni a loro volta si impegnano a sospendere i procedimenti di ricorso alla Corte, in attesa che il Governo provveda alla presentazione del citato decreto legge.
Roma, 26 febbraio 2009
 
(red/02.03.09)

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Sanità: ipotesi commissariamento Calabria

(regioni.it) Sembra proprio che il governo stia valutando l'ipotesi di commissariare la sanità calabrese. A preannunciarlo è stato lo stesso ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sottolineando che un confronto ai fini del commissariamento è stato già avviato con il presidente della stessa Regione.  “La Calabria - ha detto Sacconi a margine di un convegno sulle malattie rare promosso dalla fondazione Duca Barbareschi - è già commissariata ai sensi addirittura della Protezione civile e credo che si debba passare ad un commissariamento nella logica dei piani di rientro per la sanità”. In questa Regione, ha rilevato Sacconi, ''c'e' una situazione disastrosa con due miliardi di debito registrato. Bisogna - ha avvertito - cominciare davvero un percorso di profondo risanamento per quanto riguarda il servizio socio-sanitario, nel quale sembrano  essersi concentrate in forma probabilmente unica in Italia tante anomalie da rimuovere''. Attraverso un ''confronto con lo stesso presidente della Regione si sta dunque valutando il commissariamento. Finalmente - ha concluso il ministro - cominciamo ad avere i conti per difetto, e sono spaventevoli''.
Per il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero sarebbe “bene, pero', ricordare la situazione storica della sanita' calabrese. La Regione Calabria si trova di fronte ad un deficit strutturale della sanità, che si e' accumulato negli anni passati, per una gestione ''allegra'' e per la mancanza di adeguati controlli contabili. L'inattendibilita' dei bilanci - sostiene Loiero - che venivano approvati, ha fatto si' che, anche i provvedimenti di ripiano, posti in essere nel passato a livello nazionale, in particolare per il periodo antecedente al 2005, si sono rivelati insufficienti allo scopo ed hanno mantenuto in piedi una enorme massa debitoria sommersa''.
La Giunta Loiero, che si e' insediata a meta' del 2005, “ha cercato di effettuare una operazione verita' sui propri conti. Anzitutto, ha negato l'approvazione dei bilanci a tutte quelle Aziende, dove era palese la presenza di importanti situazioni debitorie occultate, imponendone la riformulazione, con l'inserimento delle sopravvenienze passive”.
“L'azione di regolarizzazione dei bilanci e l'abbandono di tutti quegli accorgimenti ed artifici contabili, che avevano mantenuto in falso equilibrio il sistema ha determinato un'esplosione della spesa, tant'e' che, verso la fine dell'anno, quando sempre piu' forte e' stata avvertita la gravita' della situazione, la Regione ha dato l'intesa al Governo per la dichiarazione dell'emergenza economica in sanita' e, su iniziativa congiunta con il Ministro Livia Turco, ha costituito una commissione d'indagine congiunta, presieduta dai Prefetti Serra (prima) e Riccio (dopo), commissione che ha stimato approssimativamente il debito in circa 900 MLN di euro. Anche a seguito dell'attrazione alla competenza del Commissario delegato dallo Stato delle iniziative e delle misure in materia di emergenza economica in sanita', la Regione ha continuato a collaborare - dice Loiero - per procedere ad una piu' esatta ricognizione del deficit”.
“Nell'ottobre 2008, per la verifica dei conti si e' aggiunto anche l'advisor - ricorda Loiero - indicato dal nuovo Governo (KPMG), che sta procedendo, con l'ausilio di tutte le strutture regionali ed aziendali, ad accertare l'entita' del deficit che, dalle prime stime, si attesterebbe intorno ad 1,7 MLD di euro. La stima del debito e' presupposto essenziale affinche' si proceda alla sottoscrizione del piano di rientro, che la Regione Calabria ha estremo interesse ad accelerare, perché alla sua definizione, il Ministero dell'Economia ed il Ministero della Salute hanno rinviato l'erogazione di finanziamenti aggiuntivi, ad oggi non corrisposti ed accantonati, per circa635,5 MLN di euro. L'impossibilita' di utilizzare queste somme ha determinato una forte crisi di liquidità del sistema, generando interessi passivi per un livello non piu' sopportabile (76,826 MLN negli ultimi cinque anni; 25 MLN solo nel 2007 e 17 MLN nel 2008)”. “Pur non potendo procedere alla formulazione del piano di rientro - dice Loiero - la Giunta regionale ha in corso un importante riflessione sulle forme necessarie per porre in equilibrio il sistema, che passano attraverso l'immissione di nuova liquidita' e la razionalizzazione della rete ospedaliera. In ogni caso, incontrero' nei prossimi giorni il ministro Sacconi insieme al Presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e allo stesso advisor, per fare il punto definitivo sulla situazione contabile della Sanita' in Calabria e assumere insieme al Governo i conseguenti provvedimenti''.
(red/02.03.09)

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Sicurezza sul lavoro: osservazioni delle Regioni su "morti bianche"

Conferenza Regioni Doc 26.02.09

(regioni.it) Il drammatico fenomeno delle “morti bianche” è l’oggetto di un documento che la Conferenza delle Regioni ha approvato il 26 febbraio. Si riporta di seguito il testo integrale dell’elaborato (pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it) che costituirà una base di lavoro importante per affrontare con ulteriore determinazione il tema degli infortuni sul lavoro.
 
Il fondamento della competenza legislativa delle Regioni sulla sicurezza del lavoro ex art. 117, comma 3, Cost.
In merito all’ipotesi di modificare l’art. 117, comma 3, Cost. nella parte in cui prevede che sia materia di legislazione concorrente la “tutela e sicurezza del lavoro”, riconducendo tale materia nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, possono svolgersi le seguenti considerazioni.
Innanzitutto occorre ricordare che, al di là della determinazione dei principi fondamentali in materia di legislazione concorrente, lo Stato ha già competenze legislative esclusive in materia di sicurezza sul lavoro: si tratta di quelle che, in base all’art. 117, comma 2, Cost., spettano esclusivamente allo Stato sia per quanto attiene ai riflessi della sicurezza sul lavoro sul contratto di lavoro (ordinamento civile: art. 117, comma 2, lett. l, Cost.) e sulla tutela della concorrenza (art. 117, comma 2, lett. e, Cost.), sia per quanto riguarda il connesso apparato sanzionatorio (ordinamento penale: art. 117, comma 2, lett. l, Cost.) e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che debbono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, comma 2, lett. m, Cost.). Tutto ciò fa sì che, già attualmente, la legislazione della materia in esame sia e non possa non essere omogenea in tutto il Paese, come del resto emerge anche dalla disciplina vigente. La presenza di quei limiti e di quei principi fa sì che la competenza legislativa concorrente delle Regioni non possa produrre una legislazione in materia “geograficamente variabile” che sarebbe assolutamente inconcepibile dato il valore dei beni tutelati.
È evidente che l’eventuale riassegnazione della materia – ovviamente mediante i meccanismi di revisione costituzionale previsti – alla esclusiva competenza statale farebbe rivivere la situazione precedente alla riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione (l. cost. n. 3/2001).
Peraltro, la soluzione del problema non può non tenere conto del complessivo sistema in cui è inserita la tutela della sicurezza dei lavoratori. Tale sistema, non lo si deve trascurare, è incentrato fin dalla legge n. 833 del 1978 (c.d. riforma sanitaria) sul principio secondo cui la tutela della salute dei lavoratori costituisce un aspetto fondamentale della tutela della salute (unificazione della tutela della salute nell’ambiente naturale di vita e di lavoro).
Tale principio trova il proprio fondamento nello stesso art. 19, comma 1, della legge n. 833 del 1978 laddove prevede che le Asl “provvedono ad erogare le prestazioni di prevenzione, di cura, di riabilitazione e di medicina legale, assicurando a tutta la popolazione i livelli essenziali di prestazioni sanitarie”. E fondamentale si rivela, a tale proposito, la definizione delle “attività di prevenzione” contenuta nell’art. 20 della stessa legge che, fra l’altro, comprendono:
a) la individuazione, l’accertamento ed il controllo dei fattori di nocività e di deterioramento negli ambienti di lavoro;
b) la comunicazione dei dati accertati e la diffusione della loro conoscenza, anche a livello di luogo di lavoro e di ambiente di residenza;
c) l’indicazione delle misure idonee all’eliminazione dei fattori di rischio ed al risanamento di ambienti di lavoro;
d) la formulazione di mappe di rischio con l’obbligo per le aziende di comunicare le sostanze presenti nel ciclo produttivo e le loro caratteristiche tossicologiche ed i possibili effetti sull’uomo e sull’ambiente;
e) la profilassi degli eventi morbosi, attraverso l’adozione delle misure idonee a prevenirne l’insorgenza;
f) la verifica della compatibilità di attività produttive con le esigenze di tutela dell’ambiente sotto il profilo igienico-sanitario e di difesa della salute della popolazione e dei lavoratori interessati.
Riflesso di quel principio e del concetto di prevenzione accolti nella legge del 1978 è il conferimento alle attuali ASL (USL all’epoca dell’emanazione della legge) delle funzioni di vigilanza in materia di prevenzione, di igiene e di controllo sullo stato di salute dei lavoratori che precedentemente spettavano all’Ispettorato del lavoro. Funzioni successivamente ribadite dapprima dall’art. 23 del d.lgs. n. 626 del 1994 ed ora dall’art. 13 del recente d.lgs. n. 81 del 2008, in attuazione della delega conferita dall’art. 1 della legge n. 123 del 2007.
Occorre altresì ricordare che lo stesso d.lgs. n. 81 del 2008 – come risulta del resto fin dalla stessa sua epigrafe (attuazione dell’art. 1 della legge n. 123 del 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) e come si evince scorrendo il testo delle sue disposizioni – fa espresso riferimento alla tutela della salute e della sicurezza contestualmente intese: “salute e sicurezza” costituisce un’endiadi non scindibile, non essendo possibile sganciare il concetto di sicurezza da quello di salute ed entrambi da quello di “prevenzione”. Il recente decreto legislativo è quindi perfettamente in sintonia con il sistema inaugurato dalla legge n. 833 del 1978 e che si è successivamente sviluppato con il d.lgs. n. 626 del 1994 in attuazione della direttiva quadro europea n. 391 del 1989.
La stretta connessione tra tutela dalla salute e tutela della sicurezza dei lavoratori (che dà fra l’altro il giusto rilievo non solo al tragico problema degli infortuni sul lavoro, ma anche a quello – spesso misconosciuto, ma non certo meno drammatico – delle malattie professionali) che emerge nel decreto legislativo del 2008 richiede di essere assolutamente preservata per fornire una risposta globale al problema della effettiva tutela delle condizioni psico-fisiche dei lavoratori.
Ove mai si riconducesse la tutela della sicurezza dei lavoratori – che, come si è rilevato, va intesa come “tutela della salute e della sicurezza” degli stessi – nell’ambito della competenza legislativa esclusiva dello Stato si creerebbe una irrazionale e pericolosa asimmetria con la più generale “tutela della salute” che lo stesso art. 117, comma 3, Cost. attribuisce alla competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni. Perché mai in materia di salute (in generale) dovrebbero legiferare, nel rispetto delle rispettive competenze, Stato e Regioni, mentre in materia di salute e sicurezza del lavoro soltanto lo Stato? E ancora, se si conviene che – come emerge dal sistema creato dalla legge n. 833 del 1978 – la prevenzione nei luoghi di lavoro non è e non può non essere che un tassello del più generale sistema della prevenzione, potrebbe forse concepirsi un assetto differente con diverse competenze regolative?
Nella disciplina della materia in esame è quindi perfettamente funzionale il coinvolgimento delle Regioni che, come articolazioni del Servizio sanitario nazionale, sono depositarie delle competenze in materia di prevenzione (ciò spiega, fra l’altro, perché la legge n. 833 del 1978 abbia loro assegnato, tramite le ASL, la vigilanza che, come è noto, costituisce uno strumento essenziale della prevenzione).
Il coinvolgimento delle Regioni, peraltro, non può limitarsi al solo svolgimento delle funzioni amministrative (come avveniva prima della riforma costituzionale del 2001), ma deve necessariamente riguardare anche la determinazione delle regole (e, quindi la funzione legislativa), non essendo pensabile, come già segnalato, differenziare le fonti di produzioni delle regole per quanto concerne, da un lato, la tutela della salute e, dall’altro, la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
Roma, 26 febbraio 2009
 
(red/02.03.09)

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Dati Istat su Pil 2008

(regioni.it) Dati Istat sul Pil: nel 2008 diminuisce dell'1,0% sul 2007; il rapporto deficit/Pil è -2,7%. E il ministero dell’Economia afferma di aver messo fieno in cascina: “Secondo i dati Istat il deficit pubblico 2008 chiude al 2,7%. E' un dato che si riceve con grande soddisfazione. I dati di chiusura 2008 ci hanno consentito – sostiene il Mef - di mettere fieno in cascina per il 2009. Il risultato è dovuto agli indirizzi generali trasmessi dal Presidente del Consiglio e al senso di responsabilità e di disciplina del Governo e del Parlamento”.
Nel 2008 – rileva l’Istat - il valore del Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.572.243 milionidi euro correnti, con un aumento dell’1,8 per cento rispetto al 2007. Il Pil nel 2008, espresso ai prezzi dell’anno precedente, è diminuito dello 1,0 per cento.
I dati finora disponibili per gli altri paesi indicano per il Pil un aumento dell’1,3 per cento in Germania, dell’1,1 per cento negli Stati Uniti, dello 0,7 per cento nel Regno Unito e in Francia; e una diminuzione dello 0,7 per centoin Giappone.
In Italia, la diminuzione del prodotto accompagnata da un calo del 4,5 per cento delle importazioni di beni e servizi ha determinato una diminuzione delle risorse disponibili pari all’ 1,8 per cento.
Dal lato degli impieghi si evidenzia una contrazione in termini reali dello 0,5 per cento dei consumi finali nazionali (meno 0,9 per cento per la spesa delle famiglie residenti, più 0,6 per cento per la spesa delle Amministrazioni pubbliche, più 1,1 per cento per le Istituzioni sociali private [Isp]).
La diminuzione dei consumi privati interni è stata pari all’ 1,0 per cento. Gli acquisti all’estero dei residenti sono aumentati del 2,8 per cento, mentre le spese sul territorio italiano effettuate da non residenti sono diminuite del 2,6 per cento.
Gli investimenti fissi lordi hanno mostrato una contrazione del 3,0 per cento, risultato di una flessione di quelli in macchinari ed attrezzature (-5,3 per cento), in costruzioni (-1,8 per cento), in mezzi di trasporto (-2,1 per cento) e di una stazionarietà dei beni immateriali.
Le esportazioni di beni e servizi hanno registrato una diminuzione del 3,7 per cento.
L'Istat ha elaborato in via provvisoria le stime del conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche relativo all’anno 2008. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è pari al 2,7 per cento, superiorea quello registrato nell’anno precedente pari all’1,5 per cento.
In valore assoluto l’indebitamento netto è aumentato di circa 18.700 milioni dieuro, attestandosi sul livello di 41.778 milioni di euro. Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato positivo e pari al 2,5 per cento del Pil, inferiore al 3,5 per cento del 2007.
Il saldo delle partite correnti (risparmio delle Amministrazioni pubbliche) è risultato pari a 12.478 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 34.925 milioni del 2007, determinato da una crescita contenuta delle entrate correnti (+1,2 per cento) e da una più sostenuta dinamica delle spese correnti (+4,5 per cento).
Le entrate totali, pari al 46,7 per cento del Pil, sono aumentate dell’1,2 per cento rispetto all’anno precedente (+6,5 per cento nel 2007).
La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 42,8 per cento, inferiore di tre decimi di punto rispetto al 43,1 per cento del 2007. Tale risultato è l’effetto combinato di un aumento delle imposte dirette (+3,5 per cento) e dei contributi sociali effettivi (+4,7 per cento) e di una flessione delle imposte indirette (-5,1 per cento). L’andamento di queste ultime ha risentito degli effetti del rallentamento ciclico nell’ultima fase dell’anno, nonché di alcune modifiche normative intervenute, per il 2008, in particolare con riferimento all’Imposta comunale sugli immobili (ICI).
Le uscite totali sono risultate pari al 49,3 per cento del Pil (48,4 per cento nel 2007) e hanno fatto registrare una crescita del 3,6 per cento rispetto al 2007.
Le uscite di parte corrente, pari al 45,6 per cento del Pil, sono cresciute complessivamente del 4,5 per cento. In particolare, i redditi da lavoro dipendente sono aumentati del 4,3 per cento, dopo la dinamica contenuta osservata nel 2007 (+0,5 per cento). A tale andamento hanno concorso sia i rinnovi contrattuali intervenuti nel 2008 per i comparti della Sanità e degli Enti locali, sia il riconoscimento della vacanza contrattuale per i comparti dei Ministeri e della Scuola.
Le spese per consumi intermedi hanno registrato un aumento del 5,7 per cento superiore al 4,1 per cento del 2007; le prestazioni sociali in natura (che includono prevalentemente spese per assistenza sanitaria in convenzione) sono cresciute del 2,4 per cento rispetto all’1,7 per cento dell’anno precedente. Di conseguenza, la spesa per consumi finali delle Amministrazioni pubbliche ha fatto registrare nel 2008 un incremento del 4,5 per cento, a fronte della crescita dell’1,7 per cento segnata nel 2007.
Le prestazioni sociali in denaro sono aumentate del 5,1 per cento, evidenziando una crescita analoga a quella del 2007 (+4,9 per cento), che riflette sostanzialmente la dinamica della componente di pensioni e rendite.
Testo integrale Istat PDF (159 kbyte)
 
(red/020309)

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Conferenza Regioni 26 febbraio: i patrocini

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta del 26 febbraio 2009, ha concesso il patrocinio alla II Conferenza Nazionale delle Agenzie Ambientali, organizzata dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientalesi svolgerà dal l al 2 aprile nella città di Roma, presso la Nuova Fiera. che quest’anno
L'evento, inserito nella più ampia cornice della manifestazione "Ecopolis 2009 – buone pratiche e tecnologie per l'ambiente urbano e le città sostenibili", verterà su temi di grande attualità rispetto ai problemi ambientali delle grandi città. In particolare, nel corso della mattinata inaugurale del lO aprile, sarà presentato il "V Rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano", frutto del lavoro congiunto di ISPRA con le agenzie ambientali, che analizza in profondità gli elementi caratterizzanti lo stato di qualità (aria, acqua, verde,ecc.) e i falttri di inquinamento (trasporti, consumi, rifiuti, ecc,) delle nostre principali città (33 in tutto), al fine di supportare le iniziative di governo di questi importanti contesti territoriali. I momenti successivi della conferenza saranno dedicati ad altri tre temi: le possibili integrazioni tra le politiche ambientali e sanitarie del nostro Paese, passando dall'epidemiologia ambientale all'illustrazione dei rischi ambientali emergenti per la salute umana; la salvaguardia del patrimonio culturale e immobiliare nazionale colpito dagli effetti dell'inquinamento; i bilanci ambientali nelle amministrazioni cittadine, vera sfida per la governance ambientale territoriale. Scheda di registrazione
Sempre in occasione della riunione del 26 febbraio la Conferenza delle Regioni ha concesso il proprio patrocinio al progetto (promosso dal centro per la promozione del libro) “IMMAGINE ITALIA”, il libro ambasciatore della Cultura e del  Made in Italy nel mondo".
Informazioni relative ai convegni patrocinati sono disponibili in “patrocini” nella sezione “agenda” del sito www.regioni.it.
 
(red/02.03.09)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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