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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1323 - lunedì 9 marzo 2009

Sommario3
- Casa: dibattito in corso
- Cipe: Fondo aree sottoutilizzate, aggiornata la delibera del 2007
- Sardegna: nuova Giunta
- Federalismo fiscale: emendamenti
- Codice Autonomie: molte criticità nei testi
- Associazionismo comunale: regionalizzare il fondo

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Casa: dibattito in corso

(regioni.it) ''Dobbiamo approfondire perche' stiamo parlando di un'indicazione quadro che daremo alle Regioni perche' sulla casa la legge devono farla le Regioni''. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in merito all’annunciato provvedimento del governo di aumento delle cubature edilizie di un 20/30%. Berlusconi ha inoltre spiegato:''chi ha una casa potra' ampliarla senza far perdere valore e rendendola piu' bella. Sembra piu' logico che se uno fa un ampliamento perche' ha bisogno, magari perche' gli e' nato un nipotino, potra' farlo e non perdera' il valore della casa, anzi lo accrescera' ''.
Il ministro agli affari regionali, Raffaele Fitto, in un’intervista a “Il Messaggero” ribadisce che “ovviamente il testo verrà sottoposto ad un confronto con le regioni proprio per renderlo compatibile con le normative locali ed evitare che venga svuotato dalle leggi regionali”.
Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha sottolineato di aver “gia' affermato che mi preoccupa la politica degli annunci e mi preoccuperebbe ancor piu' se si facesse la scelta grave delle deregolazioni invece di seri percorsi di semplificazione, che sono necessari". Errani aggiunge: "trovo gravemente sbagliato il metodo. Se si vuole una vera politica della casa, anche per rispondere alla crisi economica, si azzeri questo 'piano segreto', come e' stato definito, si rimetta il treno sui giusti binari, si riparta da un corretto rapporto istituzionale con regioni ed enti locali, titolari della materia''.
E’ una forma surrettizia di condono, “una ferita al territorio", afferma in un'intervista a 'Repubblica' Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio. "E' l'idea di fondo che e' sbagliata - ha proseguito Marrazzo -. L'emergenza alloggi non si fronteggia solo con l'aumento di cubature, ma attraverso un processo". 
Anche per il presidente della Toscana, Claudio Martini, ''il piano annunciato dal Governo e' un condono preventivo e camuffato”, quello che serve e' un piano nazionale casa. ''Anche le assicurazioni date contro una crescita dell'abusivismo sono ridicole. E' bene che si sappia - ha aggiunto Martini - che per i piccoli abusi dettati da esigenze reali esistono gia' normative regionali di sanatoria. Non c'e' quindi alcun bisogno di nuove deregulation”.
Occorre pertanto aprire un tavolo tra Governo e Regioni “per definire contenuti, obiettivi e risorse. Le Regioni sono pronte a contribuire e a lavorare per questo obiettivo''. 
Per il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, il provvedimento. ''appare frutto di improvvisazione e comunque cosi' come segnalato faciliterebbe molto l'abusivismo e poco l'efficacia di un intervento concreto che solo le Regioni da tempo stanno attuando sui diversi territori regionali”. Secondo De Filippo il Governo “farebbe meglio ad abbandonare la strada dei tagli ai trasferimenti alle Regioni e agli Enti Locali, se realmente vuole sostenere il settore. In mancanza di adeguate risorse anche le politiche delle Regioni e degli Enti Locali in materia di edilizia pubblica e scolastica rischiano di essere del tutto evanescenti''.
Il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, afferma di voler vedere prima i contenuti del provvedimento e ribadisce: ''qualunque normativa sull'edilizia e il territorio non potra' prescindere da un ruolo attivo di Comuni, Province e Regioni. Quello che ci aspettiamo e' che l'intervento del Governo sia compatibile e concordato con questi livelli di governo''.
Anche il il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, sostiene che ''prima di dare un qualsiasi giudizio sul piano del governo attendiamo di conoscere i dettagli”. ''Sulla base delle notizie di stampa, che parlano della possibilita' di aumento delle cubature con procedure poco chiare per consentire alle giovani coppie di avere un proprio tetto mi sento di dire pero' che si puo' raggiungere meglio l'obiettivo con incentivi reali come quelli che la Calabria ha messo a disposizione e senza cambiare le regole''.
Mentre il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, dichiara che ''si puo' partire anche prima dell'estate. Anzi, si deve partire subito''. Roberto Formigoni, in un'intervista a 'Il Tempo', sottolinea che ''l'edilizia e' un settore moltiplicatore'', non solo ''direttamente ma anche sull'indotto''. E poi le ristrutturazioni rendono le citta' piu' belle quindi ''aiutare l'edilizia significa rimettere in modo il paese''. Formigoni spiega che ''proprio perche' c'e' la crisi'' gli investimenti in borsa non rendono. La casa, invece, ''e' quanto di piu' caro hanno gli italiani'' e ''investire sulla propria casa significa - ricorda il presidenye della regione Lombardia - investire sul proprio bene''. Formigoni inoltre afferma che non ci sara' un criterio unico, perche' la possibilita' di costruire cambiera' da zona a zona, anche se il 20% di cubatura in piu' e' ''una soglia media  giusta''. E non ci sara', assicura, nessun lassismo da parte delle  regioni: ''Il testo del governo definira' la cornice generale, offrira' alle regioni la possibilita' di decidere. Non c'e' alcuna imposizione''. In Lombardia, annuncia, ''avremo delle regole molto rigide, ci saranno controlli molto intensi e chi sbagliera' -garantisce Formigoni- sara' pesantemente bastonato''.
Nessuno ''scempio'' ambientale, nessuna ''violazione'', sostiene invece Giarcarlo Galan, presidente della regione Veneto: ''ci limitiamo a sveltire la burocrazia'' e a rimettere in moto il sistema economico. Lo dice Galan in un'intervista al Giornale, respingendo ogni critica al piano: ''stiamo parlando di un progetto che riguarda il patrimonio edilizio esistente, senza contare che e' un provvedimento a termine, che durera' un anno, al piu' tutto il 2010, e limitatamente agli edifici del 1989''. Galan esorta gli altri presidenti delle regioni a fare altrettanto, a ''far decollare questa proposta''. ''In tanti edifici - aggiunge Galan - c'e' dispersione energetica, non si utilizzano fonti alternative. Ecco l'indotto dell'edilizia: non riparte solo il mattone ma anche le tecnologie collegate''.
Il piano casa che si appresta a predisporre il Governo e' un contributo concreto per uscire dalla crisi economica, che non si puo' superare spendendo solo parole. Lo dice il portavoce di palazzo Chigi e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti:"Questo –spiega Bonaiuti- e' un progetto che ha due obiettivi: il primo alungo termine che e' tutto del nostro Governo, di eliminare le burocrazie e le carte bollate, la semplificazione, l'uscita dai coni di bottiglia della burocrazia; e l'altro e' un discorso piu' generale che riguarda la crisi in corso e il far lavorare tutte quelle piccole e medie imprese che generano occupazione nel settore edilizio e rientra in quel progetto per cui dalla crisi si esce non con le grandi parolone della sinistra ma con procedimenti concreti, precisi, netti, che danno lavoro alle persone"."Ma perche' -si chiede Bonaiuti- vedere sempre questa volonta' di cementificare? Non si tratta di questo, si tratta, con molta semplicita', di ricordare che l'80 per cento dell'occupazione e' dato dalle piccole e medie imprese. Quindi vanno bene i grandi piani -siamostati noi i primi a fare il piano per le grandi opere- pero' occorre anche rimettere in moto tutta quella miriade di piccole e medie imprese artigiane di poche persone, magari familiari, che si diano da fare con tutto quell'indotto che e' piccolo nei singoli casi ma che moltiplicato per 108 Province e 20 Regioni produce un moltiplicatore impressionante". Il meccanismo di aumento delle cubature sara' subordinato a vincoli ambientali precisi “stabiliti dalle Regioni e dai piani regolatori comunali e quindi non si potranno prestare a speculazioni". Bonaiuti e' fiducioso su quello che sara' l'atteggiamento delle Regioni: "Quando si va ad un tavolo e si comincia a parlare tutti dimostrano un certo senso di responsabilita': quando si e' incominciato a discutere di ammortizzatori tutti escludevano che le Regioni potessero trovare un accordo con il Governo invece poi alla fine l'accordo per quegli otto-nove miliardi di  ammortizzatori sociali in deroga sono stati trovati. Le Regioni di  destra e di sinistra hanno fatto tutte imparzialmente il proprio dovere ed espletato il proprio senso di responsabilita'. Quindi credo che un accordo si potra' trovare".
Scettico in un'intervista a ''Repubblica il presidente della Sicilia Raffaele Lombardo
: "non sono pregiudizialmente ostile, ma ho delle riserve''. ''La Sicilia -ha riferito Lombardo- ha sofferto a lungo la piaga dell'abusivismo, stiamo attenti con le nuove cubature. L'impatto  ambientale deve essere compensato da norme di risparmio energetico come quelle che incoraggiano l'uso dei pannelli solari. Ma mi interrogo sui reali benefici economici di questo progetto. in Sicilia, con i consumi depressi non so quante famiglie possano spendere 150mila euro per allargare la propria abitazione".
''Siamo consapevoli- ha aggiunto la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti - delle esigenze dei cittadini, soprattutto quelli a piu' basso reddito, per interventi di ampliamento delle proprie abitazioni. Come siamo consapevoli che il settore dell'edilizia puo' contribuire positivamente alla riprese economica. E siamo anche favorevoli, avendoli chieste noi per primi, ad interventi di semplificazione delle norme. Insomma, si tratta di tante buone ragioni, che pero' non possono essere un pretesto per dare una spallata al sistema di regole''.
Lorenzetti, che e' coordinatrice per le Regioni proprio per le questioni della casa, spiega che “la cosa piu' saggia da fare ora e' quella di fermare tutto e avviare una seria discussione tra Governo, Regioni e Autonomie locali''.
Per Maria Rita Lorenzetti, ''le rassicurazioni del ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, cercano di sminuire la portata di quanto annunciato, con forte effetto mediatico, dal premier Berlusconi. Resta il fatto che si e' trattata di un annuncio improvviso, confuso e senza che di cio' si sia mai discusso con le Regioni ed il sistema delle Autonomie locali''. ''Tutto cio' - ha osservato la Lorenzetti - desta non solo sconcerto, ma grande preoccupazione, visto che per mesi Governo e Regioni hanno discusso del Piano casa, senza che mai fossero emerse le proposte che sono state oggetto delle affermazioni del premier''. 

 ( giuseppe schifini /090309)

 

Casa: presidente marche, giudichero' quando conoscero' testo

Casa: berlusconi, tocca a regioni fare la legge =

Casa: de filippo, piano governo frutto di improvvisazione =

Galan: "Presidenti 'rossi', ragionate: non ci sarà scempio ambientale", di Stefano Filippi

Formigoni: "Possiamo partire già prima dell'estate", Fabrizio dell'Orefice

Marrazzo: "Questo è un condono surrettizio che servirà solo ai costruttori", Cecilia Gentile

Fitto: "Non è un nuovo condono, le liberalizzazioni edilizie saranno discusse con le Regioni", di Marco Conti

Spacca: "Una buona risposta. Recuperiamo i centri storici"

Lombardo: "Rischio ambientale. Il governo prima sblocchi altri fondi"

Errani: "Una legge che è peggio di un condono" Errani critica lo stravolgimento delle regole: "Sono preoccupato, è peggio di un condono" 

 

 

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Cipe: Fondo aree sottoutilizzate, aggiornata la delibera del 2007

27 miliardi ai programmi strategici regionali, interregionali e agli obiettivi di servizio in linea con l'accordo raggiunto tra Governo e Regioni

(regioni.it) Il 6 Marzo 2009 si è riunito a Palazzo Chigi il CIPE, Comitato interministeriale per la programmazione economica, presieduto dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (cfr. anche “regioni.it” n. 1322). Il CIPE- si legge in una nota diffusa da palazzo Chigi -  ha in primo luogo aggiornato la dotazione del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), di competenza nazionale e regionale, pari a 45 miliardi di euro. Il FAS di competenza nazionale è stato così ripartito: al Fondo sociale per l’occupazione sono stati destinati 4 miliardi di euro; al Fondo Infrastrutture 5 miliardi di euro; al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale (istituito presso la Presidenza del Consiglio) 9 miliardi di euro. Il FAS di competenza regionale è distribuito per 22 miliardi alle Regioni del Mezzogiorno e per 5 miliardi alle Regioni del Centro-Nord.
In secondo luogo, il CIPE ha preso atto della Relazione predisposta congiuntamente dal Ministero infrastrutture e dal Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio sullo stato di attuazione del Programma delle infrastrutture strategiche. Il costo totale delle opere approvate dal CIPE è pari a circa 116,8 miliardi di euro, con un incremento del 28 per cento circa rispetto ai 91 miliardi del novembre 2006. La copertura finanziaria è pari a 66,9 miliardi (57 per cento del costo), di cui 41,1 pubblici e 25,8 privati. Il fabbisogno finanziario residuo ammonta a 49,9 miliardi. Anche grazie alle misure adottate dal Governo, nel 2010 il valore delle opere affidate risulta di 76,6 miliardi di euro, pari a circa il 65,5 per cento del costo totale delle opere approvate dal CIPE; nel 2013 si prevede che la spesa superi il 50 per cento delle opere approvate.
Infine, il CIPE ha approvato il piano, predisposto dal Ministero infrastrutture, degli interventi da attivare nel triennio per complessivi 16,6 miliardi di euro, cui si aggiungono un miliardo di euro per l’edilizia scolastica e 200 milioni per quella carceraria, per un totale di 17,8 miliardi di euro finanziati anche grazie anche alla citata nuova assegnazione di fondi FAS (5 miliardi). I 16,6 miliardi di euro sono suddivisi tra sei aree programmatiche:
Gli interventi mirati alla difesa della città di Venezia, in particolare al Mo.S.E che ha ricevuto dal CIPE nella seduta del 18 dicembre scorso, 800 milioni di euro.
Gli interventi nella realizzazione di assi ferroviari quali in particolare la I°a fase della AV/AC Milano – Verona, della AV/AC Milano – Genova e della Pontremolese, per un importo globale pari a circa 2.750 milioni di euro.
Gli interventi nella realizzazione di reti stradali ed autostradali quali in particolare: l’autostrada CISA, la Brescia – Padova, la Cecina – Civitavecchia, la tangenziale Est di Milano, il sistema Pedemontana Lecco – Bergamo, il nodo di Perugia, il collegamento tra la tangenziale di Napoli e l’asse costiero, la Salerno – Reggio Calabria e la Strada Statale Ionica, l’Asse Agrigento – Caltanisetta, l’asse stradale Licodia Eubea, l’asse stradale Maglie – Santa Maria di Leuca, per un importo globale pari a circa 10.000 milioni di euro.
Gli interventi nei sistemi metropolitani di Palermo, di Catania, del Sistema Regionale Campano, di Bari, di Cagliari, di Roma e di Milano con particolare attenzione alle opere connesse all’EXPO 2015, per un importo globale di 1.500 milioni di euro.
Gli interventi legati agli schemi idrici del Mezzogiorno per circa 150 milioni di euro.
Il Ponte sullo Stretto per un importo globale di 1.300 milioni di euro.
Le opere del Mezzogiorno, al quale andrà quasi la metà delle risorse disponibili, riguardano:
- gli investimenti sugli assi autostradali Salerno – Reggio Calabria e Strada Statale Jonica (1.200 milioni di euro che, grazie a risorse già stanziate consentono il raggiungimento di un valore globale di circa 2.200 milioni di euro);
- i grandi sistemi regionali e urbani come la rete metropolitana Campana o come gli interventi nei sistemi urbani di Palermo, Cagliari, Catania e Bari;
- gli assi viari fondamentali come la Telesina in Campania, la Maglie S. Maria di Leuca in Puglia e la Agrigento Caltanisetta in Sicilia;
- il Ponte sullo Stretto.
Accanto a queste opere, sempre nel 2009, prende corpo un'altra serie di interventi già approvati dal CIPE con copertura finanziaria integrale o parziale.
Su proposta del Ministro dello sviluppo economico, il Comitato ha:
Adottato una delibera di aggiornamento della dotazione del FAS 2007 – 2013 e della delibera 166/2007, con assegnazione di 27.026 milioni di euro ai Programmi strategici regionali, interregionali e agli obiettivi di servizio, in linea con l’Accordo già raggiunto tra il Governo e le Regioni.
Ai Programmi regionali e interregionali del Mezzogiorno e agli obiettivi di servizio sono assegnati 21.831 milioni di euro.
Ai Programmi delle Regioni del Centro-Nord sono assegnati 5.195 milioni di euro.
Su proposta del Ministro dello sviluppo economico, il Comitato ha:
Preso atto dei Programmi Attuativi finanziati con le risorse FAS 2007-2013 delle Regioni: Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano.
Su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Comitato ha:
Adottato una delibera di assegnazione di 18.053 milioni di euro del FAS ai seguenti Fondi nazionali:
- 4.000 milioni di euro al Fondo sociale per l’occupazione e la formazione (Ministero del lavoro, salute e politiche sociali)
- 5.000 milioni di euro al Fondo infrastrutture (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), di cui 1.000 milioni di euro per l’edilizia scolastica e 200 milioni di euro per l’edilizia carceraria
- 9.053 milioni di euro al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale (Presidenza del Consiglio dei Ministri), di cui 400 milioni di euro per interventi urgenti relativi al G8 e all’emergenza rifiuti nella Regione Campania (termovalorizzatore di Acerra).
CONTRATTI DI PROGRAMMA
Su proposta del Ministro dello sviluppo economico, il Comitato ha adottato le seguenti delibere:
Delibera di aggiornamento del contratto di programma “Consorzio Tirreno sviluppo S.c.a.r.l.”.
Delibera di aggiornamento del contratto di programma “Consorzio Turistico Pausania – Società
consortile per lo sviluppo delle economie ed autonomie rurali s.c.r.l.”.
Delibera di annullamento della delibera n. 44/2008 con la quale erano state revocate le agevolazioni relative al contratto di programma “Consorzio Turistico trapanese”.
SANITÀ’
Su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il Comitato ha adottato la seguente delibera:
Delibera di ripartizione fra le Regioni a statuto ordinario di oltre 32 milioni di euro a favore della medicina penitenziaria, trasferite nella disponibilità del Servizio sanitario nazionale ai sensi dell’art. 6 del DPCM 1 aprile 2008.
INFRASTRUTTURE
Su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Comitato ha:
Preso atto della “Relazione sullo stato di attuazione del Programma delle Infrastrutture Strategiche” (PIS), predisposta congiuntamente dal Ministero infrastrutture e dal Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio e aggiornata a febbraio 2009.
Il costo totale delle opere del PIS approvate dal CIPE è pari a circa 116,8 miliardi di euro, con un incremento del 28 per cento circa rispetto ai 91 miliardi del novembre 2006. La copertura finanziaria è pari a 66,9 miliardi (57 per cento del costo), di cui 41,1 pubblici e 25,8 privati. Il fabbisogno finanziario residuo ammonta a 49,9 miliardi.
Anche grazie alle misure adottate dal Governo, nel 2010 il valore delle opere affidate dovrebbe risultare di 76,6 miliardi di euro, pari a circa il 65,5 per cento del costo totale delle opere approvate dal CIPE. Nel 2013 si prevede che la spesa superi il 50 per cento delle opere approvate.
Preso atto del quadro predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti relativo agli interventi del Programma delle infrastrutture strategiche da attivare nel periodo 2009 – 2011.
Gli interventi selezionati rientrano sia nell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013 (per un importo di 16,6 miliardi di euro, di cui 8,51 di contributo pubblico e 8,09 di contributo privato) sia in precedenti DPEF (con una copertura già disponibile per 11,5 miliardi e un fabbisogno di 2,2
miliardi).
Nella scelta degli interventi da attivare nel periodo 2009-2011 è stato seguito il criterio strategico di dare preminenza alle opere immediatamente attivabili, con l’obiettivo di smussare gli effetti su prodotto e occupazione della crisi economica in atto. Il quadro programmatico risponde all’impegno di garantire al Mezzogiorno una quota pari almeno al 30 per cento degli interventi complessivi e al Centro Nord una quota pari al 15 per cento delle risorse per le aree sottoutilizzate (FAS).
Approvata l’assegnazione di 16,5 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo Infrastrutture già finanziato con la delibera CIPE 112/2008, a favore di lavori di rifacimento dell’aeroporto dell’area “Dal Molin” in Vicenza e della progettazione preliminare della tangenziale nord di Vicenza.
EXPO 2015
Informativa del Commissario Letizia Moratti sull’aggiornamento delle opere relative all’EXPO 2015.
VARIE ED EVENTUALI
Informativa del Ministro delle infrastrutture sul Corridoio Adriatico (Regione Abruzzo).
 
(red/09.03.09)

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Sardegna: nuova Giunta

(regioni.it) Il Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha reso nota la composizione della nuova Giunta regionale.
Sono nominati Assessori:
- Maria Paola Corona, imprenditrice, in qualità di Assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione;
- Giorgio La Spisa, funzionario pubblico, consigliere regionale, in qualità di Assessore alla Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio e, ad interim, di Assessore dell’Industria;
- Gabriele Asunis, attuale Direttore Generale degli Enti Locali e Finanze dell’Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, in qualità di Assessore degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica;
- Emilio Simeone, manager pubblico, in qualità di Assessore della Difesa dell'Ambiente;
- Andrea Prato, dirigente privato settore agro-industria, in qualità di Assessore dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale;
- Sebastiano Sannitu, amministratore pubblico locale ed attuale sindaco del Comune di Berchidda, in qualità di Assessore del Turismo, Artigianato e Commercio;
- Mario Angelo Giovanni Carta, libero professionista (consulente del lavoro) ed amministratore pubblico locale, in qualità di Assessore dei Lavori Pubblici;
- Maria Valeria Serra, dirigente pubblico, in qualità di Assessore del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale;
- Maria Lucia Baire, ingegnere, in qualità di Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport;
- Antonio Angelo Liori, medico, consigliere regionale, in qualità di Assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale;
- Liliana Lorettu, docente universitario, in qualità di Assessore dei Trasporti.
 
(red/090309)

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Federalismo fiscale: emendamenti

Conferenza Regioni Doc 05.03.09

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 5 marzo 2009 ha approvato un documento contenente emendamenti al Ddl sull’articolo 119 della Costituzione di attuazione del federalismo fiscale attualmente all’esame della camera. Le proposte delle Regioni sono state illustrate al Ministro Roberto Calderoli, nel corso dell’incontro che i rappresentati della conferenza hanno avuto lo stesso 5 marzo (cfr.”regioni.it” n. 1321). Si riporta di seguito il testo integrale del Documento della Conferenza:
Il testo licenziato dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato, per quanto abbia mantenuto la struttura fondata sulla proposta delle Regioni del febbraio 2007, presenta delle modifiche rispetto alle posizioni acquisite con la bozza approvata dal Governo. Infatti, in modo diffuso anche se non sistematico, il testo presenta limitazioni alle prerogative regionali entrando in contraddizione relativamente ai contenuti di alcuni articoli. Premesso ciò, si evidenziano le questioni di maggior spessore come sotto indicate:
Art. 2 (Oggetto e finalità)
Comma 2
lett. f): il riferimento al rapporto tra numero di dipendenti dell’ente territoriale e numero dei residenti, è impropriamente collocato nel testo.
lett. s): viene previsto che i tributi erariali compartecipati “siano integralmente contabilizzati nei bilanci dello Stato”. Tale norma sembra rimarcare la forma del trasferimento di una quota di tributi che, pertanto, non assicurerebbero l’autonomia finanziaria. In contrasto con la lett. ee).
lett. u) e v): in tali lettere ciò che non appare condivisibile è l’intento meramente punitivo con il quale perseguire gli sforamenti al sistema pattizio per il perseguimento dell’equilibrio di conti pubblici. Non viene fatta alcuna menzione a sistemi di premialità che assicurino al territorio il rispetto dei limiti stabiliti.
Comma 3
Ripristinare l’Intesa in sede di Conferenza Unificata ai sensi della legge 131/2003
Al comma 3 le parole “in sede di conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281” sono sostituite dalle parole “in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’art.8, comma 6 della legge 5 giugno 2003 n.131”.
Art. 3 (Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale)
Viene istituita una “bicameralina” per il federalismo fiscale. Viene previsto il coordinamento con Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni attraverso un Comitato esterno di rappresentanti delle autonomie territoriali la cui composizione assicura una presenza dei rappresentanti delle Regioni.
Art. 4 Commissione Tecnica Paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale
È prevista una composizione per metà da rappresentanti tecnici dello Stato e per metà da rappresentanti tecnici degli enti territoriali. Tale formulazione non prevede “un numero uguale” di rappresentanti tecnici per ciascun livello di governo come dovrebbe essere una Commissione Paritetica
Inoltre la composizione viene ampliata ad organismi tecnici del Parlamento, delle assemblee legislative regionali, dei Consigli Regionali e delle Province Autonome. 
L’ampliamento di tale Commissione non risulta sostanzialmente produttivo ed è  fortemente sbilanciato a favore dello Stato.
Art. 7 (Principi e criteri direttivi relativi ai tributi delle regioni e alle compartecipazioni al gettito dei tributi erariali)
Comma 1
lett. c): le deduzioni ed esenzioni possono essere stabiliti nei limiti della normativa comunitaria. Viene inserito il principio che la manovrabilità dei tributi sia coerente con la standardizzazione necessaria ad assicurare il funzionamento della perequazione nonché con la struttura di progressività del tributo erariale. Quest’ultima previsione limita nei fatti l’attuazione della autonomia tributaria regionale.
lett. d): esplicitare tra le fattispecie da assoggettare al principio di territorialità anche la riserva di aliquota.
lett. e): esplicitare che anche per quanto riguarda le riserve di aliquota va prevista l’eliminazione del vincolo di destinazione.
lett. l): viene previsto per i servizi quale luogo del consumo per l’attribuzione alle regioni del gettito di tributi istituiti dallo Stato e delle compartecipazioni a tributi erariali il domicilio del fruitore del servizio finale. Il principio sembra di difficile attuazione.
Art. 8 (Principi e criteri direttivi sulle modalità di esercizio delle competenze legislative e sui mezzi di finanziamento)
Comma 1
lett. h): la definizione delle modalità per la determinazione delle aliquote di tributi e di compartecipazioni destinati a finanziare le spese per sanità, assistenza e istruzione, sono stabilite al livello assoluto (precedentemente sufficiente) di una sola regione.
Va ripristinato il testo che prevedeva “almeno” una regione.
Comma 3: La declinazione relativa alla materia istruzione è altamente critica. Si propone pertanto sostituire il comma con il seguente: “Nelle spese di cui al comma 1, lettera a), numero 1, sono comprese quelle per la sanità, l’assistenza e l’istruzione.
Art. 9 (Principi e criteri direttivi in ordine alla determinazione dell’entità e del riparto del Fondo perequativo a favore delle Regioni)
Comma 1
Dopo la lettera e) è aggiunta la seguente lettera e-bis):
e-bis) è altresì garantita per tutte le altre Regioni la copertura del differenziale certificato tra i dati previsionali e l’effettivo gettito dei tributi di cui all’articolo 8, comma 1, lettera d) e h);”
Lettera c), n. 2, dopo le parole “le esigenze finanziarie derivanti dalla lettera e)” aggiungere “ed e-bis)”.
Conseguentemente, all’articolo 19, comma 1, la lettera e) è soppressa.
Articolo 11 (Principi e criteri direttivi concernenti il finanziamento delle funzioni di comuni, province e Città metropolitane)
Comma 1
lett. g): sembra contraddire la volontà di premiare le aggregazioni dei comuni e qui, invece, viene prevista la riserva di risorse in relazione a determinati parametri con particolare riferimento ai piccoli comuni (criticità). La stessa riflessione è da estendere alla lett. f del comma 1 dell’art. 13.
Art.16 (Coordinamento e disciplina fiscale dei diversi livelli di Governo).
lett.e) occorrerebbe una indicazione esemplificativa dei sistemi di premialità prospettabili in base all’ art. 16 così come si fa per le sanzioni.
Art. 17(Patto di convergenza)
Viene introdotto il principio che il DPEF possa proporre anche il livello del ricorso al debito di Regioni ed enti locali. Tale livello sembra contrastare con la capacità di ciascun ente di programmare la propria finanza. Inoltre per quanto riguarda le Regioni e le Province autonome a Statuto speciale, questo non è coerente con l’autonomia costituzionale garantita, pertanto all’articolo 25, comma 1, andrebbero soppresse le parole “al patto di convergenza di cui all’articolo 17 e”.
Art. 20 (Norme transitorie per gli enti locali)
Comma 1, lett. d), n. 2): viene previsto che l’80% delle spese venga finanziato dall’autonomia finanziaria comprensiva delle compartecipazioni ai tributi erariali e per il 20% anche dalle compartecipazioni regionali. Tale ripartizione sembra realizzata esclusivamente per ridurre la possibilità per le Regioni di intervenire significativamente sul coordinamento della finanza locale. Inoltre tale formulazione rende inapplicabile la norma quando esiste “sovrapposizione” fra lettera m) e lettera p) in ordine alle funzioni rispettivamente regionali e comunali. (alta criticità).
Art. 21 (Perequazione infrastrutturale)
In sede di prima applicazione è prevista una ricognizione degli interventi infrastrutturali da ricondurre nell’ambito delle previsioni dell’art. 119, V comma della Costituzione, relativamente alla rete autostradale, stradale e ferroviaria, fognaria, idrica, elettrica e di trasporto e distribuzione del gas nonché inerenti le strutture portuali e aeroportuali. La ricognizione è effettuata secondo specifici principi e criteri direttivi.
Si propone l’abrogazione dell’articolo, in quanto lo stesso presenta due criticità: una di metodo e una di merito.
Con riferimento al metodo, si individua una procedura che si sovrappone e probabilmente elimina competenze attualmente vigenti per la programmazione economico-finanziaria degli interventi infrastrutturali. Si accentra la decisione in mano ad alcuni Ministeri, eliminando i passaggi e i confronti con le Regioni e con gli organismi governativi deputati (quali il parere della Conferenza Stato-Regioni e il CIPE). Pertanto, si richiede che ogni decisione al riguardo sia ricondotta alle attuali sedi istituzionali e comunque ad un forte coinvolgimento delle amministrazioni regionali.
Con riferimento al merito. Viene cancellato il vincolo di attribuzione delle risorse per il riequilibrio territoriale che ha individuato fino ad oggi il criterio per la spesa addizionale di cui al quinto comma del 119 della Costituzione. Il fondo che alimenta prioritariamente tale spesa (il fondo per le aree sottoutilizzate: FAS) è, infatti, attualmente ripartito tra Mezzogiorno e Centro-Nord in ragione della chiave di riparto 85%-15%. Tale disposizione programmatica è diventata norma con il decreto 185/2008.
L’art. 21 pertanto eliminando tale partizione, di fatto cancella dall’ordinamento un principio consolidato della programmazione economico-finanziaria nazionale.
Inoltre, parrebbe che l’attuazione del riequilibrio di cui al V comma si realizzi unicamente attraverso interventi infrastrutturali “tradizionali”. Viceversa, è evidente che le altre tipologie di investimento, quali quelle in capitale umano e innovazione per lo sviluppo della competitività, non possono essere espunti: o si introduce una disposizione normativa capace di indirizzare complessivamente le scelte strategiche per le aree in ritardo di sviluppo o l’individuazione dei soli interventi infrastrutturali denota la scarsa adeguatezza a cogliere tutte le potenzialità per favorire il riequilibrio territoriale.
Art. 23 (Ordinamento transitorio di Roma capitale ai sensi dell’articolo 114, terzo comma, della Costituzione)
La norma proposta ha carattere ordinamentale e presenta una duplice criticità: in primis occorre evidenziare come il richiamo alla disciplina delle Città metropolitane nell’ambito della definizione delle competenze di Roma Capitale, potrebbe prefigurare una anticipazione di quanto più propriamente dovrebbe essere regolato nel Codice delle autonomie locali. Tale osservazione riguarda anche le altre norme del disegno di legge che richiamano le Città metropolitane.
In secondo luogo, la disciplina contenuta per Roma Capitale non si limita a regolare le modalità di finanziamento ma interviene in modo dettagliato sull’assetto ordinamentale che, anche in questo caso, troverebbe sede più opportuna in una legge organica. Nel merito, inoltre, ed esclusivamente come prima osservazione, va rilevato che mancano nell’articolo proposto i disciplina i necessari meccanismi di concertazione e di raccordo con la Regione Lazio, necessari per garantire le competenze costituzionalmente riconosciute alla Regione.
Va ribadito, come, osservazione principale nel merito, che l’attribuzione delle funzioni amministrative a Roma Capitale ai sensi del comma 3, debba avvenire nel rispetto delle competenze legislative regionali sulla base del disposto di cui al secondo comma dell’articolo 118 della Costituzione.
Art. 25 (Coordinamento della finanza delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome)
Le disposizioni della delega debbono comunque prevedere che possono essere applicate nella misura stabilita dagli statuti speciali e dalle norme di attuazione e alle condizioni stabilite dalle stesse.
Art. 26 (Salvaguardia finanziaria).
Comma 2
lett a): viene eliminato il riferimento che al trasferimento di funzioni si accompagni, in maniera assoluta, anche il corrispondente trasferimento del personale al fine di evitare duplicazioni di funzioni. La norma lascia spazio a forme di compensazione e quindi produttiva di duplicazioni di spese.
lett b): la previsione che il limite della pressione fiscale possa incidere anche sulla fiscalità locale costituisce un limite alle prerogative delle Regioni. Potrebbe comprimersi la libertà di azionare la leva fiscale. E’ incomprensibile soprattutto nel quadro delle sanzioni individuate nella delega.
Roma, 5 marzo 2009
 
(red/09.03.09)

+T -T
Codice Autonomie: molte criticità nei testi

Conferenza Regioni Doc 05.03.09

 
Punto 2) O.d.g. Conferenza Unificata
Il lavoro delle regioni sul Codice delle Autonomie ha preso avvio negli ultimi mesi del 2008, con la trasmissione informale di 4 schemi legislativi, peraltro sollecitata dal Presidente Errani in quanto si apprendeva dalla stampa che era già stata intrapresa su questi testi una concertazione con le sole associazioni rappresentative di Comuni e province.
Questi primi schemi, pervenuti a fine novembre, vennero valutati negativamente in ragione della loro impostazione generale ed anche dei contenuti notevolmente distanti dall’Accordo del novembre 2006 tra Regioni e associazioni delle autonomie, nonché dall’accordo raggiunto in sede di Conferenza Unificata l’8 marzo 2007 in occasione del parere favorevole di Regioni, Province e Comuni sul disegno di legge Amato Lanzillotta poi A.C. 1464 della XV legislatura.
La principale critica al pacchetto legislativo, che conserva oggi piena attualità, è relativa alla operazione di spacchettamento che smantella l’organicità dell’’intervento che dovrebbe essere indirizzato non solo all’adeguamento del testo unico degli enti locali, ma alla piena attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione. Ciò è dimostrato, peraltro, dall’anticipazione contenuta nel disegni di legge sul federalismo fiscale delle norme di adeguamento alla riforma costituzionale relative agli enti locali, che dovrebbero trovare la loro sede naturale nel Codice delle Autonomie. Si tratta di anticipazioni destinate a creare non pochi problemi interpretativi ed applicativi: basti pensare alle norme sulla prima istituzione delle Città metropolitane alla disciplina transitoria sull’ordinamento di Roma capitale e alle funzioni fondamentali, relative al finanziamento delle funzioni degli enti locali e che il ddl Codice dovrebbe completare ed integrare con una disciplina organica. Norme del ddl sul federalismo fiscale che non potranno non condizionare l’individuazione delle funzioni fondamentali ai sensi della lettera p).
Quanto ai contenuti i primi schemi vennero censurati con riguardo a:
a)      totale assenza del riconoscimento del ruolo legislativo delle Regioni (ex art. 6 ddl Lanzillotta);
b)      totale assenza del riferimento alla riallocazione delle funzioni amministrative ai sensi dell’art. 118 Cost.;
c)      previsione di meri pareri in luogo delle intese nelle sedi di concertazione con le Regioni e le autonomie locali.
Alcune di queste criticità, peraltro, sono state, almeno in una prima fase superate, attraverso l’introduzione di norme, in testi circolati verso la metà di dicembre, che ripristinavano su richiesta delle regioni (incontro del 17 dicembre) il meccanismo delle Intese, la contestuale attuazione dell’art. 118 Cost ed il ruolo delle leggi regionali con formulazioni mutuate dal ddl Lanzillotta; permaneva comunque come elemento assai critico al disorganicità complessiva dell’intervento e la mancanza di un adeguato coordinamento col disegno di legge sul federalismo fiscale.
Tuttavia la versione ufficiale oggi diramata alle regioni (quattro disegni di legge che costituiscono il c.d. Codice Autonomie: 1. Schema di disegno di legge recante disposizioni in materia di individuazione e allocazione delle funzioni fondamentali, di conferimento delle funzioni amministrative statali alle Regioni e agli enti locali e norme di principio per la legislazione regionale; 2. Schema di disegno di legge recante delega al Governo per la disciplina e l’istituzione delle città metropolitane; 3. Schema di disegno di legge recante delega al Governo per l’adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali alla riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione e per l’adozione della “Carta delle autonomie”; 4. Schema di disegno di legge recante misure a favore a favore dei piccoli comuni) per l’espressione del parere in Conferenza Unificata non solo rinnega alcune delle mediazioni sopra richiamate (intesa; cabina di regia), ma introduce anche disposizioni completamente nuove fortemente lesive delle competenze regionali ed addirittura contrastanti con le iniziali richieste delle regioni.
Tale pacchetto di norme sarà oggetto di una illustrazione da parte del Governo nella seduta di domani della Conferenza Unificata e successivamente oggetto di una ulteriore consultazione in una delle prossime sedute del Consiglio dei Ministri e sarà altresì sottoposto al parere della Conferenza Unificata. 
Si riportano di seguito alcune considerazioni che emergono da una prima disamina dei testi.
Le prime osservazioni non possono che essere formulate in relazione agli schemi in tema di funzioni fondamentali e di città metropolitane, anche alla luce della stretta connessione con le norme contenute nel disegno di legge in materia di federalismo fiscale all’esame della Camera dei deputati (AC 2105).
Le maggiori criticità (sulla cui base sarà possibile pertanto formulare proposte di emendamenti irrinunciabili) sono contenute nello schema di disegno di legge “funzioni fondamentali”.
Le più rilevanti possono identificarsi nei punti che seguono:
a) la mancata previsione di una cabina di regia con il compito di predisporre gli atti istruttori relativi all’attuazione dei decreti legislativi e di verificare e monitorare i tempi e le modalità del percorso attuativo della riforma, in stretto raccordo con la Commissione tecnica per l’attuazione del federalismo fiscale;
b) la previsione di un mero parere sui decreti legislativi in sede di Conferenza Unificata; le Regioni, sul punto, hanno sempre ribadito la necessità dell’intesa in ragione dell’incidenza di tali provvedimenti sulle competenze regionali;
c) dalla lettura delle lettere b) e g) pare che le funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane debbano essere individuate con riguardo a:
-         quelle “connaturate alle caratteristiche proprie di ciascun tipo di ente, essenziali e imprescindibili per il funzionamento dell’ente e per il soddisfacimento dei bisogni primari delle comunità di riferimento”
-         quelle “storicamente svolte”
-         quelle che connotano comuni e province, rispettivamente, come enti di governo “di prossimità” e “di area vasta” (per le città metropolitane si aggiungono le funzioni di governo metropolitano).
Una impostazione di questo tipo rende difficile distinguere le funzioni “fondamentali” – in ordine alle quali è costituzionalmente previsto l’intervento del legislatore statale – dalle funzioni “proprie”, con la possibile conseguenza di ritenere “fondamentali” praticamente tutte le funzioni attualmente esercitate dagli enti territoriali.
In realtà, non tutte le funzioni che il comune, ad esempio, svolge quale ente territoriale più vicino al cittadino possono, per ciò solo, dirsi “fondamentali” – così come non lo sono tutte le funzioni svolte dalla provincia in quanto ente “sovracomunale”. In tal modo, l’area di intervento del legislatore statale si dilaterebbe oltre misura, a scapito delle competenze regionali.
Si evidenzia, infatti, che l’individuazione ad opera dello Stato delle funzioni fondamentali degli enti locali, materia riservata alla propria esclusiva competenza, appare fortemente intrecciata e connessa con l’autonomo potere regionale di determinazione delle funzioni amministrative da attribuire ai comuni (nonché province e città metropolitane) nelle materie di cui all’articolo 117, terzo e quarto comma della Costituzione, in attuazione dei principi fissati dall’art. 118 della Costituzione.
d) Le previsioni del comma lett. d), e), f), i) paiono riferirsi, più che al momento della individuazione delle funzioni fondamentali, al momento successivo dell’esercizio e della gestione relativi a dette funzioni. Poiché l’articolo 4 del DDL stabilisce, al comma 1, che spetta alle regioni regolare le modalità di esercizio delle funzioni fondamentali nelle materie di propria competenza legislativa ai sensi dell’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, appare opportuno che le disposizioni del DDL precisino espressamente che tali previsioni riguardano solo le materie di competenza statale.
e) La disciplina relativa alla regolazione dell’esercizio delle funzioni fondamentali che spettino ad un ente diverso da quello che attualmente le esercita, appare fortemente lesiva delle prerogative regionali, laddove prevede accordi da stipulare in sede provinciale tra gli enti interessati al fine di determinare beni e risorse necessari al loro esercizio. Soprattutto la previsione di un intervento sostitutivo del Prefetto nel caso in cui non si raggiunga l’accordo, denota una impostazione che oltre che di difficile attuazione appare non rispettosa delle competenze legislative regionali.
Riguardo a detto meccanismo si evidenzia che:
-         nulla è detto in ordine all’ipotesi in cui siano individuate come fondamentali ed allocate a livello locale funzioni amministrative esercitate dalla Regione: probabilmente si dovrebbe applicare per analogia il comma 4, ma ciò potrebbe comportare una lesione delle prerogative regionali, in quanto in caso di mancato accordo, il Prefetto dovrebbe intervenire a determinare le risorse da trasferire agli Enti Locali
-         più in generale, appare non rispettoso dell’autonomia regionale che per l’esercizio di funzioni amministrative che ricadano in materie di competenza legislativa regionale - anche se non esercitate dalla Regione - le risorse vengano determinate dal Prefetto, tenendone solo informata la Regione
-         infine, con riferimento all’ipotesi (che nella pratica probabilmente sarà la più ricorrente) di funzioni precedentemente esercitate dallo Stato si rileva che, nelle materie di competenza legislativa regionale, è prevista solo la richiesta di un parere alla Conferenza Unificata.
Pertanto la norma andrebbe decisamente espunta e riformulata.
f) L’individuazione delle funzioni fondamentali condiziona pesantemente il processo attuativo dell’art. 118 Cost.; secondo le Regioni, l’attuazione degli articoli 117, comma 2, lettera p) e 118 Cost. dovrebbe essere contestuale, organica e sistematica.  Meglio sarebbe forse prevedere, oltre che una omogeneizzazione dei tempi per l’attuazione dei trasferimenti delle funzioni, un ruolo programmatico delle Regioni nella fase di riallocazione delle funzioni.
g) La previsione normativa dell’art. 2 comma 3 lett. e) - che disciplina che, con normativa statale, siano individuati i principi sulle forme associative e sull’esercizio associato di funzioni da parte dei comuni “per la razionalizzazione, la semplificazione e il contenimento dei costi” - interviene nella materia della disciplina dell’esercizio in forma associata di funzioni e servizi comunali, come noto riconducibile alla competenza legislativa regionale di tipo residuale. La norma, qualora non si limitasse alle sole materie di competenza statale risulta essere chiaramente lesiva delle prerogative costituzionalmente riservate alle Regioni, e non può che avere la contrarietà delle Regioni.
Secondariamente appare contraddittoria in riferimento a quanto previsto dall’art. 4, comma 5 del DDL che prevede che sia la legge regionale a disciplinare altresì “le forme e le modalità di associazionismo comunale, nonché l’eventuale esercizio in forma associata di alcune funzioni provinciali.
Sembrerebbe opportuno, inoltre, reintrodurre l’obbligatorietà dell’esercizio associato delle funzioni.
Con riferimento al testo “Città metropolitane è bene noto che la disciplina in esso contenuta è parallela a quella del disegno di legge sul federalismo fiscale. Allo stato attuale l’unica differenza sta nella natura transitoria di una rispetto all’altra, frutto di una decisione politica ancora indefinita. E’ evidente che deve essere scelta l’una o l’altra strada parlamentare per evitare del tutto inutili incongruenze.
In entrambe le versione il ruolo della Regione è del tutto marginale: si prevede, infatti, che sulla proposta di istituzione della città metropolitana debba essere acquisito il parere della Regione entro il termine di novanta giorni. La natura del parere, se favorevole o negativo, condiziona il quorum di validità del referendum: infatti, se il parere è favorevole o “non reso nei termini”, il referendum è senza quorum; se, invece, il parere è negativo, il quorum di validità è del trenta per cento. Inoltre, tra i criteri indicati ai fini della proposta istitutiva, si individua quello per cui il territorio metropolitano deve coincidere con il territorio di una provincia o di una sua parte, escludendo pertanto la possibilità di città metropolitane interprovinciali. Estrema attenzione deve essere data al comma 7 dell’articolo 22 del ddl sul federalismo fiscale laddove si prevedono le conseguenze del mancato ingresso di comuni nelle istituende città metropolitane ed il loro passaggio a province diverse da quella soppressa.
In relazione al comma 4, lett. d) si rileva che la previsione indicata, secondo cui lo statuto della città metropolitana “definisce le forme di esercizio associato di funzioni con i comuni in essa compresi”, presenta le stesse criticità, in ordine alla possibile invasione della competenza legislativa residuale delle Regioni in tema di disciplina delle forme associative tra Enti locali.
In relazione al comma 7, le medesime considerazioni sopra svolte, in ordine all’esclusione di un ruolo regionale e alla possibile compressione delle prerogative delle Regioni nelle materie assegnate alla propria competenza, si ripropongono con riguardo alla previsione di cui al presente comma, secondo cui, in alternativa alla istituzione della città metropolitana, “sono individuate dai soggetti promotori della città metropolitana [Comuni e Provincia di riferimento] specifiche modalità di esercizio associato delle funzioni”.
Occorre poi evidenziare come non possa essere condivisa la scelta del modello unico per la città metropolitane che penalizza la scelte diverse che i territori potrebbero effettuare. Andrebbe comunque ripristinata la città metropolitana interprovinciale, già oggetto di accordo in Conferenza Unificata nel 2007.
In questo segmento procedurale è evidente che occorrerebbe:
-         prevedere un ruolo più incisivo della Regione di garanzia del sistema territoriale, nonché anche per  questo disegno di legge
-         ripristinare i meccanismi dell’intesa in Conferenza Unificata.
Riguardo al testo “Carta delle Autonomie” si segnala una formulazione troppo generica dell’oggetto della delega estesa alla revisione delle disposizioni in materia di enti locali, nell’ambito della competenza legislativa dello Stato indicata senza alcuna delimitazione specifica, né alcun riferimento alla lettera p), comma 2 dell’art. 117 Cost.   (Al riguardo si segnala l’esigenza di formulare un ulteriore emendamento irrinunciabile).
Anche per questo disegno di legge occorre ripristinare i meccanismi dell’intesa in Conferenza Unificata.
Nel testo sui “Piccoli comuni” l’aspetto più rilevante è contenuto nell’art. 3, che introduce la possibilità che i sindaci svolgano il terzo mandato consecutivo. Per il resto appare sostanzialmente privo di contenuti dispositivi: è stata eliminata la previsione di fondi per incentivi fiscali in favore dei soggetti residenti nei piccoli comuni.
Prendendo le mosse da quanto sin qui rilevato va, inoltre, segnalato che la clausola di salvaguardia delle competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province Autonome già approvata dalla Conferenza Unificata in occasione del parere al ddl Amato-Lanzillotta non solo non è stata sostituita a quella originariamente prevista, ma è addirittura stata del tutto soppressa. Non pare il caso di dilungarsi sulla necessità dell’inserimento della predetta clausola in tutti i quattro DDL; la stessa, com’è noto, è stata il frutto di una travagliata e complessa trattativa al fine di giungere ad una posizione unitaria sulla quale non è quindi il caso di ritornare.
Ed invero pur se l'autonomia differenziata non potrebbe comunque essere incisa dagli interventi legislativi statali nelle materie de quibus (cfr. per tutte C.Cost sent.n. 238/2007) la soppressione della clausola di salvaguardia non può che mettere in allarme.
Emendamenti irrinunciabili
Emendamenti al ddl “Disposizioni in materia di individuazione ed allocazione delle funzioni fondamentali, di conferimento delle funzioni amministrative statali alle regioni e agli enti locali e norme di principio per la legislazione regionale”
·        All’art. 1, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente comma:
“4. Ai fini della predisposizione degli atti istruttori relativi ai provvedimenti attuativi dei decreti delegati della presente legge è istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, una apposita sede paritetica nell’ambito della Conferenza Unificata, di coordinamento cui partecipano i rappresentanti dello Stato e degli enti di cui all’art. 114, secondo comma, della Costituzione. Spetta altresì a tale sede la verifica e il monitoraggio dei tempi e delle modalità dei processi di individuazione, allocazione e conferimento delle funzioni amministrative e delle relative risorse da parte dello Stato e delle regioni. Gli oneri relativi sono a carico dei relativi soggetti istituzionali rappresentati.”
·        All’art. 2, il comma 2, è sostituito dal seguente:
“2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari , da rendere entro il termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione. In mancanza di intesa nel termine di cui all’art. 3 del dlgs 281 del 1997, il Consiglio dei ministri delibera, approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Decorso inutilmente il termine per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati”.
·        Si propone di unificare l’articolo 2 con l’articolo 3 del ddl per la necessità di rendere omogenei i tempi di attuazione dei processi legislativi degli articoli 117 II comma e 118 della Costituzione.
·        Art. 2, comma 4, 5, 6.
Il meccanismo di determinazione e di trasferimento delle risorse necessarie all’esercizio delle funzioni previsto dai commi sopra riportati (e il conseguente richiamo all’articolo 3 comma 4) oltre che di difficile interpretazione e di problematica attuazione, interferisce illegittimamente (comma 4) con le competenze regionali. Per questo è da stralciare la parte che richiama le competenze regionali.
Si propongono quindi i seguente emendamenti al comma 4 dell’articolo 2:
 - al primo rigo del comma dopo le parole titolarità di una funzione fondamentale” inserire le seguenti: “ di cui al comma II dell’articolo 117 della Costituzione”;
- dopo le parole “gli altri ministeri interessati ” sopprimere le parole “e per le materie di competenza legislativa regionale le Regioni”.
Al comma 5 dell’articolo 2:
 - al primo rigo dopo le parole “le funzioni fondamentali” inserire le seguenti: ““ di cui al comma II dell’articolo 117 della Costituzione”;
 - al comma 5 sopprimere le parole “della Conferenza Stato Città ed autonomie locali o “ e le parole “nelle materie di competenza legislativa regionale”.
In questo modo per tutte le materie di competenza legislativa regionale spetterà alla Regione adeguare la propria legislazione, allocando anche funzioni e relative risorse (cfr. articolo 4 comma 1 come di seguito riformulato).
Si segnala comunque che l’intero meccanismo potrebbe essere comunque rimandato a quanto previsto dall’articolo 7 della Legge 131/2003 assicurando un ruolo di coordinamento alla cd cabina di regia di cui all’articolo 1 del ddl come sopra riformulato, nonché con la piena garanzia del ruolo della legislazione regionale per le materie di propria competenza, sicuramente più rispondete all’obiettivo posto dalla norma.
·        All’art. 2, comma 7, dopo le parole “può emanare” sono aggiunte le seguenti parole “con le medesime procedure”.
·        Art. 3, comma 3 è sostituito dal seguente:
“2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari , da rendere entro il termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione. In mancanza di intesa nel termine di cui all’art. 3 del dlgs 281 del 1997, il Consiglio dei ministri delibera, approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Decorso inutilmente il termine per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati”.
·        Art. 3 comma 4 è necessario abolire il riferimento all’articolo 2, comma 4, 5 e 6.
·        All’art. 3, comma 5, dopo le parole “può emanare” sono aggiunte le seguenti parole “con le medesime procedure”.
·        All’art. 4 comma 1, inserire dopo la frase “sulla base di accordi stipulati nei consigli delle autonomie o in altra sede di concertazione prevista dai propri ordinamenti” le seguenti parole: nel rispetto delle disposizioni statutarie regionali”;
·        All’art. 4 al comma 1 alla fine del periodo sono aggiunte le seguenti parole: “e allocando le funzioni amministrative e le relative risorse in modo organico a comuni, province e città metropolitane al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni di competenze”.
·        Art. 4 comma 3 aggiungere alla lettera d) dopo le parole “possa configurarsi” aggiungere le seguenti “di regola”.
·        Art. 5 comma 1: aggiungere prima delle parole le regioni quelle “lo Stato”, o in alternativa abrogare la disposizione.
·        Inserire un articolo aggiuntivo del seguente tenore:
 “Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano le materie di cui alla presente legge secondo quanto previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione, fermo restando quanto disposto dall’articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.”
Emendamenti al ddl “Delega al Governo per l’adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali alla riforma del Titolo V Cost. e per l’adozione della “Carta delle autonomie”
·        All’articolo 1, comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari , da rendere entro il termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione. In mancanza di intesa nel termine di cui all’art. 3 del dlgs 281 del 1997, il Consiglio dei ministri delibera, approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Decorso inutilmente il termine per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati”.
·        Art. 1 comma 3 lettera b: dopo la parola principi aggiungere la seguente “generali”
·        All’articolo 1, comma 4, la lettera c) è soppressa.
·        All’articolo 1, comma 4, lettera d), le parole “delle aziende sanitarie locali e ospedaliere” sono soppresse.
·        All’articolo 2, comma 4 è sostituito dal seguente:
“2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari , da rendere entro il termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione. In mancanza di intesa nel termine di cui all’art. 3 del dlgs 281 del 1997, il Consiglio dei ministri delibera, approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Decorso inutilmente il termine per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati”.
·        Art. 5 comma 5, dopo le parole “può emanare” sono aggiunte le seguenti parole “con le medesime procedure”.
·        Inserire un articolo aggiuntivo del seguente tenore:
 “Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano le materie di cui alla presente legge secondo quanto previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione, fermo restando quanto disposto dall’articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.”
Emendamenti al ddl “Delega al Governo per la disciplina e l’istituzione
delle città metropolitane”
·        All’articolo 1, comma 2, le parole è sostituito dal seguente:
“2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari , da rendere entro il termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione. In mancanza di intesa nel termine di cui all’art. 3 del dlgs 281 del 1997, il Consiglio dei ministri delibera, approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Decorso inutilmente il termine per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati”.
·        Art. 1 comma 5, dopo le parole “può emanare” sono aggiunte le seguenti parole “con le medesime procedure”.
·        All’articolo 2, comma 6, è sostituito dal seguente:
“2. Gli schemi di decreti legislativi di cui al comma 1, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari , da rendere entro il termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione. In mancanza di intesa nel termine di cui all’art. 3 del dlgs 281 del 1997, il Consiglio dei ministri delibera, approvando una relazione che è trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non è stata raggiunta. Decorso inutilmente il termine per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati”.
Emendamenti al ddl “misure a favore dei piccoli comuni”
·        All’articolo 2, comma 1, sopprimere le parole “ai sensi del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di seguito denominato “Testo unico”.
·        Inserire un articolo aggiuntivo del seguente tenore:
 “Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano le materie di cui alla presente legge secondo quanto previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione, fermo restando quanto disposto dall’articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.”
Roma 5 marzo 2009
 
(red/09.03.09)

+T -T
Associazionismo comunale: regionalizzare il fondo

Conferenza Regioni Doc 05.03.09

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella seduta del 5 marzo 2009, preso atto della proposta della Commissione Affari Istituzionali
in merito alle problematiche concernenti l’Intesa della Conferenza Unificata del 1 marzo 2006 recante “Intesa in ordine ai nuovi criteri per il riparto e la gestione delle risorse statali a sostegno dell’associazionismo comunale, attuativa dell’Intesa sancita con atto n. 873 del 28 luglio 2005”
ha deciso quanto segue:
-         di richiedere formalmente al Governo la regionalizzazione del Fondo;
-         di considerare l’Intesa del 1 marzo 2006 non più rinnovabile alla data del 31 dicembre 2009;
-         di considerare validi i criteri dell’Intesa del 1 marzo 2006 solo per l’anno 2009;
-         di costituire un tavolo di lavoro congiunto delle Commissioni Affari Istituzionali e Affari Finanziari per l’individuazione di nuovi criteri;
-         di dare termine al 15 aprile 2009 alle Regioni per formulare proposte di revisione dei criteri;
-         di dare termine al 31 luglio 2009 per la conclusione del lavoro tecnico sull’individuazione dei nuovi criteri.
Roma 5 marzo 2009
 
(red/09.03.09)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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