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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1327 - venerdì 13 marzo 2009

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 19 marzo
- Scuola: preoccupazione per tagli del Governo
- Anoressia e bulimia in aumento tra i giovani
- Tondo: droga; atteggiamento pragmatico per affrontare il problema
- Campania: nuova legge elettorale
- Sindacati medici: segnalazione clandestini è imposta

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Sindacati medici: segnalazione clandestini è imposta

Pronti a ricorrere a Corte Costituzionale e a Corte di giustizia europea

(regioni.it) I sindacati medici chiedono la cancellazione della norma - inserita nel Ddl sicurezza – che rimuove il divieto per i medici di segnalare all’autorità giudiziaria di stranieri non in regola. A lanciare l'appello sono i sindacati della dirigenza medica e  veterinaria del Ssn, riuniti l’11 marzo  a Roma proprio per spingere il  Governo a tornare sui propri passi e bocciare la norma  anti-clandestini, contenuta nel Ddl sicurezza. All'incontro hanno  preso parte tutte le maggiori sigle sindacali della dirigenza medica:  Anaao Assomed, Cimo Asmd, Fp Cgil medici, Aaroi, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici Uil-Fpl. Organizzazioni che si dicono  pronte, se la legge dovesse passare, "ad andare fino alla Corte di giustizia europea, passando per la Corte costituzionale".
Il Ministro dell’interno, Roberto Maroni, sottolinea che “il Governo ''si limita a togliere il divieto di segnalazione di immigrati clandestini, norma che esiste solo in Italia. Poi le regioni decideranno come credono”, poi aggiunge “Stiamo parlando di una cosa inesistente; i medici vogliono fare ricorro alla  Corte di
Giustizia? Benissimo! Così si vedrà – conclude Maroni - che stiamo solo eliminando un divieto”.
L’obbligo per i medici di denunciare all’autorità giudiziaria gli immigrati clandestini, è contenuto nell’art. 45, comma 1 lettera t) del ddl sicurezza (C2180) approvato solo dal Senato ed ora in discussione alle Commissioni riunite I e II Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.Con l’approvazione in Senato di un emendamento presentato dalla Lega Nord al ddl sicurezza è stato abrogato il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico di disciplina dell’immigrazione” secondo il quale “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.A questa norma – spiegano i sindacati medici nella cartella stampa diffusa in occasione dell’incontro dell’11 marzo - è strettamente connessa quella che considera reato l'ingresso ed il soggiorno illegale nel territorio dello Stato (l'art. 21 del ddl in esame che introduce il nuovo art. 10bis del decreto legislativo n. 286 del 1998).Al riguardo, va sottolineato che il medico dipendente da Enti pubblici o da Enti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio (artt. 357 e 358 c.p.).  Da ciò deriva per i medici un vero e proprio obbligo di denuncia di un reato di cui essi abbiano avuto notizia nell'esercizio delle loro funzioni o servizi, la cui omissione o ritardo comporta essere sottoposti ad una sanzione penale.  Ciò comporterebbe che agli stranieri, anche irregolari, devono essere garantite le prestazioni sanitarie e che l’operatore sanitario, deve agire secondo le regole generali effettuando la denuncia all’Autorità Giudiziaria (artt. 361 e 362 c.p.).Dunque, nel quadro normativo che risulterebbe in caso di conferma integrale del ddl citato, non solo verrebbe meno la “garanzia di non segnalazione” precedentemente prevista, ma addirittura risulterebbe vigente – sebbene non disposto espressamente – un obbligo di segnalazione da parte dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Va aggiunto che gli obblighi di denuncia e di referto non vengono meno per effetto del segreto professionale che le norme deontologiche impongono di rispettare al medico.Più nello specifico, il nuovo Codice (dicembre 2006), prevede numerose disposizioni che sembrerebbero porsi in contrasto con l’obbligo di denuncia: i doveri del medico rivolti alla tutela della salute dell’uomo in condizioni di uguaglianza; il diritto inalienabile del medico ad esercitare la professione in modo libero ed indipendente, secondo le sue conoscenze scientifiche ed i propri valori etici; le clausole sul segreto professionale e sulla riservatezza dei dati personali; una generale e trasversale clausola di “coscienza” che informa l’attività del medico.
Tuttavia, l‘obbedienza del medico alle norme deontologiche non lo tutela dalle conseguenze della mancata denuncia di reato. Infatti, il consolidato insegnamento della giurisprudenza ha stabilito che il dovere di riferire all'autorità giudiziaria supera il segreto professionale che il medico non può quindi invocare al fine di superare la responsabilità penale del dichiarante. In linea generale non è possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a tale prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge (ad esempio IVG ai sensi della L. 194/78).
La dannosità di questo nucleo di nuove disposizioni appare chiara non solo in relazione alla diminuzione di tutela del diritto alla salute degli extracomunitari, costituzionalmente garantito ad ogni individuo indipendentemente dallo stato giuridico, ma anche sul piano della sicurezza sociale. E' facile prevedere, infatti, che a fronte del rischio concreto di essere denunciati alle autorità giudiziarie, si determinerebbe la marginalizzazione di gran parte dei cittadini extracomunitari i quali sarebbero comunque costretti, in caso di necessità, a ricorrere ad un "sistema sanitario parallelo" sottratto da ogni regola e controllo, ingenerando situazioni di pericolo per la salute collettiva (si pensi per esempio alla necessità di controllare le malattie infettive e diffusive).
Infine il quadro normativo in esame presenta un evidente profilo di incostituzionalità per contrasto con l’articolo 32 della Costituzione – in base al quale “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività” –, in quanto le esigenze di ordine pubblico, che hanno indotto il Governo a presentare il ddl in esame, non appaiono adeguatamente bilanciate agli altri valori garantiti dalla Carta Costituzionale, che sono posti in grave pericolo.
 
Per approfondire : cfr. la cartella stampa diffusa dalle organizzazioni sindacali dei medici
 
(red/13.03.09)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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