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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1332 - venerdì 20 marzo 2009

Sommario3
- Piano casa: Conferenze Regioni e Unificata il 25 marzo
- Errani su piano casa: decreto strumento improprio
- Federalismo fiscale: approvazione la prossima settimana
- Montagna: le questioni aperte che interessano il sistema
- Governo clinico: Regioni su proposte di legge
- Cassa Depositi e prestiti: due prodotti per investimenti Regioni

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Piano casa: Conferenze Regioni e Unificata il 25 marzo

(regioni.it) E’ convocata una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per mercoledì 25 marzo (ore 9.30 - Segreteria della Conferenza – Via Parigi, 11 – Roma) sul Piano casa.
Così in preparazione della Conferenza Unificata programmata per mercoledì 25 marzo alle ore 12.30 (Sala Verde di Palazzo Chigi), è convocata la Conferenza straordinaria delle Regioni e delle Province autonome per lo stesso giorno, alle ore 9.30, presso la Segreteria della Conferenza delle Regioni con il seguente ordine del giorno:
1)  Esame iniziative legislative del Governo finalizzate ad un rilancio dell’attività edilizia e del tessuto urbanistico.
Sempre per mercoledì 25 marzo (alle ore 12.30, presso la Sala Verde di Palazzo Chigi), il Ministro dei rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha convocato la Conferenza Unificata: si tratta di una seduta straordinaria che ha il fine "di avviare un confronto con le Autonomie nel merito delle iniziative legislative per il rilancio dell’attività edilizia e del tessuto urbanistico”. 
Venerdì 27 marzo è infine previsto il Consiglio dei ministri.
 
 (red/20.03.09)

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Errani su piano casa: decreto strumento improprio

(regioni.it) Mercoledì 25 marzo sarà avviato il confronto Governo-Regioni-Enti locali sul piano casa, per l’esattezza nel merito delle “iniziative legislative per il rilancio dell’attività edilizia e del tessuto urbanistico”.
Il progetto piano casa del Governo interessa anche l’Europa, lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa tenuta, insieme a Giulio Tremonti e Franco Frattini, al termine del Consiglio europeo. C’è grande interesse tra i leader dell'Ue. Berlusconi ha pertanto annunciato che questo piano sara' inviato entro lunedi' all'ambasciate dei paesi europei. ''Ieri, dopo la cena al termine della prima giornata del vertice - ha detto Berlusconi  - mi hanno fatto tante domande al riguardo''.''Il piano casa italiano - ha spiegatoTremonti - e' efficace non solo per la nostra realta'''.
Nel contempo il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, precisa: ''c'e' un problema di strumenti: un decreto per gestire una materia concorrente tra Stato, Regioni e Comuni, e' uno strumento improprio, secondo me non costituzionale. E questa e' la prima questione di cui discuteremo''. Errani aggiunge: ''Cio' che non puo' funzionare e' che il messaggio che si da al Paese e' che si fa un condono preventivo, e questo non va bene, puo' rappresentare un danno per il Paese. Auspico che il Governo sia pronto a fare una discussione seria e vere, nel rispetto delle competenze, con le Regioni''. Errani non ha ancora visto i contenuti del piano ''che il Governo in queste ore sta inviando alle Regioni''.
''Nel merito se si tratta di lavorare insieme con gli strumenti giusti, legge quadro, atto di indirizzo'', aggiunge Errani, ''su come semplificare norme e procedure per dare maggiore efficacia agli strumenti urbanistici e nel rapporto con i cittadini, allora ben venga''. Anche se ''diverse Regioni hanno gia' strumenti in questa direzione''.
 
 (red/20.03.09)

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Federalismo fiscale: approvazione la prossima settimana

Franceschini, Bossi, Di Pietro, Errani...

(regioni.it) La Camera approva buona parte del provvedimento sul federalismo fiscale. E prima del si' finale della prossima settimana, c’è quello annunciato da Antonio Di Pietro: l’Idv voterà in Aula a favore.
Calderoli coglie quindi l’occasione per dire che quella federalista sara' una riforma che ''potra' durare negli anni, non soltanto una legislatura'', grazie al metodo del dialogo utilizzato durante l'iter del provvedimento e che continuerà – garantisce Calderoli - anche sui decreti attuativi della delega sul federalismo fiscale.
''Votiamo si' - dice Di Pietro - perche' in un momento di cosi' grave crisi di economica ci assumiamo la responsabilita' per una maggiore cautela nelle spese". L'Idv ha sempre messo al primo posto le ragioni del Paese: "noi non siamo mai stati per l'astensione perche' chi si astiene non decide, non prende posizione e sta alla finestra''. "Accettiamo la sfida della Lega - ha detto Di Pietro - ad una condizione: il federalismo deve servire per controllare meglio il territorio, per verificare chi paga le tasse ".
L'Udc invece conferma il voto contrario sul testo: ''e' uno spot elettorale per la Lega'', dice Michele Vietti.
Il Pd tende all’astensione nonostante la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, insista per il no. Pier Luigi Bersani evidenzia che ''sul federalismo, fin dall'inizio avevamo due possibilita': o lavorare sulle loro contraddizioni oppure sulle loro aperture. Abbiamo scelto questa seconda strada e con le nostre proposte abbiamo radicalmente il provvedimento''. Comunque l'assenza di cifre e prima dei decreti delegati pone dei limiti, ma ''credo – sostiene Bersani - che a questo punto il nostro debba essere un atteggiamento che veda luci e ombre del provvedimento che ha aperto anche spazi come dimostrato dal voto sulla mozione Franceschini''. ''Una rondine non fa primavera – aggiunge Bersani - ma la puo' fare la forza dei fatti. Noi da anni parliamo della questione del Patto di stabilita', ne parla Confindustria e alla fine anche il governo arriva, ma sempre pero' tirato per la giacca e a spizzichi e bocconi''.
Calderoli annuncia inoltre che la prossima tappa sarà la riforma Costituzionale. ''A meta' aprile - dice  Calderoli- il governo partira' con la sua proposta di riforma costituzionale''. ''Si prenda una camomilla'', ironizza in proposito l'Udc con Lorenzo Cesa. ''Un federalismo senza numeri - ha sottolineato Pier Ferdinando Casini - non e' tale. Credo che sia una solenne presa in giro che si fa per l'interesse politico della Lega. Perche' questo governo e' succube della Lega e purtroppo lo e' anche il Pd''. ''Siamo contenti di avere - ha aggiunto Casini - il coraggio di esprimere le nostre idee; ieri e' stato bocciato l'emendamento per il 20% dell'Irpef ai comuni, sostenuto da tutti i sindaci del Nord. Questo federalismo e' uno spot pubblicitario per la Lega, che moltiplichera' i conti di spesa e determinera' un inasprimento della pressione fiscale''. ''Sono molto meravigliato - ha concluso Casini - che il Pd non accetti di contrapporti a questo federalismo che serve solo a Calderoli e Bossi, e la sinistra si piega''.
Sui decreti attuativi della delega sul federalismo fiscale ''ci sara' il concorso di tutti – ribadisce Calderoli - perche' le riforme non sono ne' di destra ne' di sinistra ma vanno fatte con tutti''.
Pertanto i primi 16 articoli del provvedimento vedono finora l’astensione del Pd, l'Udc che vota contro e l'Idv a favore. Probabilmente martedi' ci sara' il via libera di Montecitorio e poi il testo tornera' per il passaggio definitivo al Senato dove dovrebbe essere approvato entro Pasqua. Nell’”uovo” delle Camere c'è quindi il federalismo fiscale.
Le Regioni disporranno di compartecipazioni erariali, in via prioritaria all'Iva, tributi propri e quote di fondo di perequazione per finanziare le spese per lo svolgimento delle funzioni di loro competenza. Quindi l’Irpef è stata sostituita dall’Iva.
Aver evitato lo ''spezzettamento regionale'' dell'Irpef-Ire e' un grande successo, sostiene il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, in una lettera al Corriere della Sera, in cui risponde alle accuse del presidente del Piemonte, Mercedes Bresso che aveva parlato di ''federalismo ingannevole''. ''Con la riserva di aliquota - scrive Franceschini - si rischierebbe di balcanizzare la principale imposta italiana in 21 diverse imposte''.
Inoltre, aggiunge Franceschini, “per quanto riguarda la riserva di aliquota sull’imposta personale sui redditi – spiega Franceschini – so bene che le Regioni l’avevano accettata a fronte dell’ipocrisia del Governo, che ha ridotto la abse imponibile dell’Ici e continua a ritenere l’Irap un’imposta da abolire”.
''C'e' un solo modo di superare gli endemici conflitti fra le Conferenze Stato-Regioni-Auonomie ed il Parlamento ed e' quello di andare verso una riforma del Parlamento, il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e delle Autonomie''.
Calderoli ha infine sottolineato come il fisco federale sia solo ''un tassello'' di un piu' ampio mosaico di riforme che deve comprendere anche il codice delle autonomie, la riforma dei regolamenti parlamentari e quella costituzionale. Sulla quale il ministro ha spiegato di voler procedere con un metodo condiviso. ''Ci sara' un confronto - ha sottolineato - su questo con i capigruppo di tutti i partiti per individuare gli articoli sui quali vogliamo andare a intervenire''.
Infine la cosa fondamentale e' portare a casa il federalismo – afferma Bossi in un’intervista a “la Repubblica” : “Il disegno di legge deve ancora tornare in Senato e non si sa mai…”.
''Ho lavorato su questo progetto di legge, su questa delega e le Regioni hanno dato un giudizio complessivamente positivo'', ha dichiarato Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni. E sull'astensione del Pd alla Camera commenta Errani: ''credo che il Pd abbia fatto un lavoro di qualita' in Parlamento, e credo sia uno dei pochi atti in cui il governo si e' mostrato disponibile ad un confronto con l'opposizione concreto e costruttivo perche' ha prodotto dei risultati. Credo - prosegue Errani - che l'astensione sia un segno: noi vogliamo il federalismo vero, ma la vera partita si gioca da adesso in avanti. Vogliamo capire quali sono le risorse. Vogliamo passare alla fase attuativa''.
Come ''piccolo esempio'', Errani, afferma che ''se il riferimento del federalismo fiscale e' la Finanziaria approvata, che prevede per il 2010 ed il 2011 una sottostima del fondo sanitario di almeno 7 miliardi, allora non ci siamo, perche' vorrebbe dire mettere in crisi un diritto fondamentale e costituzionale come il diritto alla salute''. Ora ''e' arrivato il momento della verita', dalla propaganda e dai proclami si passa al vero, e sara' un lavoro molto impegnativo''.

 ( giuseppe schifini  /20.03.09)
 

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Montagna: le questioni aperte che interessano il sistema

Conferenza Regioni Doc 19.03.09

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 19 marzo ha approvato un documento sulle “questioni aperte” che interessano il “sistema montagna”. Si riporta di seguito il testo integrale del documento (pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it).
Le norme emanate dai Governi nazionali nella XV e nella XVI legislatura relativamente al “sistema della montagna” impongono oggi una riflessione, resa ancor più necessaria ed opportuna in ragione anche dei provvedimenti che si stanno elaborando da una parte per fronteggiare da parte del Governo e del sistema degli enti territoriali la crisi economica, dall’altra per realizzare il federalismo fiscale. E’ necessario evidenziare, in prima analisi, come la salvaguardia e la valorizzazione delle specificità culturali, economiche sociali ed ambientali delle zone montane rivestono carattere di preminente interesse per le Regioni e le Province autonome, con la conseguenza che qualsiasi approccio alla montagna va affrontato in maniera sistematica ed organica.
Lo stesso documento italiano di osservazioni al Libro Verde della Coesione Territoriale contiene un riferimento esplicito ai territori montani, considerandoli ambiti cui prestare particolare attenzione in quanto la loro economia è sfavorita dai sovraccosti dovuti a gravi svantaggi naturali o demografici. Per questo la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso, e già rappresentato al Governo, la necessità di riprendere il confronto con tutte le Istituzioni competenti al fine di esaminare tutte le questioni aperte ed individuare soluzioni normative e finanziarie in grado di rispondere pienamente ai problemi degli Enti, degli operatori e delle realtà locali.
FONDO NAZIONALE MONTAGNA
In relazione al fondo nazionale per la montagna, tre sono le questioni che debbono, con urgenza essere affrontate:
1. Un’importante quota (circa il 60%) del Fondo Nazionale Montagna 2004 non è stata ancora liquidata alle Regioni e ad oggi, ci risulta, siano somme in perenzione. Per questo, è necessario chiedere la re iscrizione nel bilancio statale dell’intero importo non ancora erogato dallo Stato e contestualmente al Governo l’immediato accredito di tali risorse.
2. Anche in relazione alla situazione di particolare criticità in cui versano le Comunità Montane, a causa della drastica riduzione e dei ritardi dell’erogazione dei Fondi per le Comunità Montane, è necessario sollecitare il CIPE ad adottare con la massima urgenza tutti gli atti necessari per addivenire alla liquidazione delle somme del Fondo Nazionale Montagna relativo all’anno 2008, nel più breve tempo possibile, considerato che i relativi criteri di riparto sono stati approvati dalla Conferenza Stato-Regioni il 18 dicembre 2008.
3. Per le stesse ragioni, si chiede il massimo impegno di tutte le parti per definire celermente i criteri di riparto del Fondo Nazionale Montagna 2009, presupposto per giungere all’individuazione dell’entità delle somme assegnate alle singole Regioni e consentire un rapido svolgimento delle procedure di liquidazione. Le Regioni, chiedono che qualora l’entità dell’importo stanziato per il fondo Nazionale della Montagna anno 2009 sia effettivamente di 39 milioni di Euro, si proceda all’integrazione di detto importo in modo da raggiungere la cifra di 50 milioni di Euro come per l’anno 2008.
SEMPLIFICAZIONE PROCEDURE ED EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DELLE REGIONI AL TAVOLO DI CONCERTAZIONE DEL FONDO NAZIONALE MONTAGNA (CTIM)
In relazione alle effettive e concrete modalità di definizione degli indicatori di riparto in ultimo del Fondo Nazionale Montagna 2008 tra le diverse Regioni e considerata l’attuale situazione di riduzione dei fondi e, quindi, la necessità di addivenire, nel più breve tempo possibile, all’erogazione dei fondi 2009, è necessario rivedere la procedura di ripartizione del fondo procedendo da subito ad una semplificazione, che contempli necessariamente l’effettiva partecipazione delle Regioni per la definizione degli indicatori, avendo conoscenza di tutti i dati a disposizione del Governo, dell’impatto, delle ripercussioni che essi avranno e del riparto effettivo dei Fondi.
Nel lungo periodo sarebbe opportuno rivedere le sedi di concertazione tra lo Stato e le Regioni a partire dall’Osservatorio della Montagna e dal CTIM al fine di rendere più efficace la concertazione con le Regioni.
FONDO NAZIONALE PER LE COMUNITA’ MONTANE
Due sono le questioni da affrontare:
1. Risorse statali da attribuire alle comunità montane Lo Stato deve provvedere ad attribuire le risorse del fondo ordinario alle comunità montane. Per effettuare questa operazione, essenziale per assolvere all’obbligo di approvare il bilancio entro il 31 marzo 2009, è necessaria l’adozione, con la massima urgenza, del decreto del Ministro dell’interno di attuazione dell’articolo 76, comma 6 bis, della legge 133/2008, per il quale nella seduta del 12 marzo 2009 è stato reso il parere della Conferenza Unificata. Anche in relazione alla recente richiesta del Ministero per gli Affari regionali relativa all’accreditamento delle risorse del fondo nazionale per le comunità montane per l’anno 2009 a seguito delle legge regionali di riordino, è necessario programmare una riunione urgente con il Governo al fine di condividere le modalità operative.
2. Personale delle comunità montane
Fino al 2007, il sistema dei trasferimenti erariali ha dato alle comunità montane certezza di risorse, sulla base delle quali e nel rispetto dei limiti di legge sono state perseguite le politiche sul personale. I tagli operati al fondo ordinario sono stati effettuati dalla legge n. 244 del 2007 e dalla legge n. 133 del 2008, di conversione del decreto-legge n. 112 del 2008, senza tenere conto delle ripercussioni sulla copertura finanziaria delle spese per il personale. Ciò è avvenuto pur nella conferma della salvaguardia dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, disposta dalla citata legge n. 244.
Si è così determinata una estesa oggettiva difficoltà di “chiudere” i bilanci per il 2009, con il rischio gravissimo di numerose situazioni di sostanziale dissesto finanziario. Perfino gli enti che riescono a chiudere i bilanci nel 2009 non saranno in grado di farlo nell’anno successivo, quando verranno meno sul fondo ordinario ulteriori 20 milioni di euro. La soluzione del problema non può essere trovata nemmeno nella soppressione delle comunità montane e nel trasferimento del personale ad altri enti locali, poiché questa operazione non solo non ha copertura finanziaria, ma comporta anche il superamento dei limiti di legge derivanti, a seconda dei casi, dal patto di stabilità o dalle norme sulla spesa di personale.
Risulta dunque evidente che lo Stato, che ha determinato questa situazione, è tenuto ad intervenire con proprie risorse finanziarie per integrare il fondo, a partire dalla copertura delle spese del personale in servizio presso le comunità montane alla data del 1° gennaio 2008 e per rendere neutrale – rispetto ai limiti del patto di stabilità o ai limiti imposti per la spesa di personale di ciascun ente locale – il trasferimento del personale delle comunità montane ad altro ente. Su questo punto è necessario che si intervenga con specifico atto o circolare del Ministero che chiarisca la neutralità di dette risorse. Non si tratta, pertanto, di mettere in discussione il processo di riordino delle comunità montane, quanto di consentire che questo abbia effettivamente attuazione, con la piena corresponsabilità dello Stato nel processo di compiuta regionalizzazione della disciplina delle comunità montane e delle risorse finanziarie necessarie ad integrare la copertura delle spese di personale già oggi sostenute dal sistema regionale e locale.
REGIONALIZZAZIONE FONDO ORDINARIO COMUNITÀ MONTANE
Il tema della regionalizzazione del Fondo ordinario delle Comunità montane è stato più volte affrontato sia in sede tecnica che in sede politica. Inizialmente le Regioni avevano sottolineato l’opportunità di poter disporre direttamente di tale fondo soprattutto a vantaggio di una maggiore flessibilità nei criteri di riparto.
A seguito delle riduzioni intervenute a partire dalla L. 244/07 e dell’ulteriore taglio di 30 mln € previsto dal Dlgs. 112/08 convertito in Legge n. 133/08, la quantificazione effettiva delle spettanze riferite al fondo ordinario risulta di ca. 36 mln € per il 2009 e sarà pari a ca. 11 mln € a partire dal 2010.
Le Regioni pur considerando positivamente in linea di principio la regionalizzazione del fondo ordinario, ritengono che sulla base di questi importi tale operazione non sia al momento opportuna. Ribadiscono in definitiva la disponibilità alla regionalizzazione a condizione che il fondo ordinario venga significativamente implementato con risorse statali e con garanzia di continuità negli anni.
REVISIONE DELLA LEGGE 31 GENNAIO 1994, N. 97
La legge n. 97/1994, seppur utile nella sua applicazione, con il tempo ha mostrato tutti i suoi limiti. La modifica del quadro costituzionale, l’evoluzione delle problematiche montane e la dinamica costantemente discendente delle risorse destinate alla montagna, suggeriscono e sollecitano l’adozione di un nuovo provvedimento legislativo che sia non solo di respiro più ampio ma che tenga maggiormente conto delle istanze regionali e locali.
Il coordinamento ha valutato l'opportunità di impostare il nuovo testo legislativo partendo dal lavoro presentato nel 2006 dal gruppo di lavoro ristretto costituito in seno alla commissione politica della montagna.
Tale testo, legge essenzialmente di principi, dovrebbe porre al centro l'obiettivo della valorizzazione e della tutela dei territori montani, indipendentemente dalla natura dell'ente incaricato di attuare gli interventi. Il gruppo, in tal senso, sottolineava la necessità di considerare la montagna non come oggetto di politiche meramente settoriali ma come vero e proprio sistema socio-economico con connotazioni del tutto peculiari.
Il testo nell'ipotesi del gruppo di lavoro, era strutturato in una parte generale, portatrice degli elementi fondanti e strategici per la politica della montagna in Italia, e di una parte speciale cui assegnare il compito di definire puntualmente gli interventi di competenza esclusiva statale nelle aree montane nell’ambito dei servizi universali, al fine di assicurare il livello essenziale delle prestazioni erogate.
La struttura tipo sulla quale andrebbero valutati tutti gli aggiornamenti resi necessari in virtù del mutato quadro normativo, è la seguente:
A) Principi e definizioni
1- ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni
2- individuazione di nuovi criteri di definizione dei territori montani
Al riguardo le Regioni hanno evidenziato due possibili ipotesi di lavoro sulle quali intendono confrontarsi:
- un’ipotesi condivisa dalla maggior parte delle Regioni, che prevede l’individuazione di un criterio “misto”, formato da una combinazione di parametri altimetrici, fisici (ad es. acclività ed in genere parametri che caratterizzino il territorio montano) demografici, e indicatori di tipo socio-economico che evidenzino condizioni di “svantaggio” dei territori montani; tali parametri andrebbero poi articolati in modo da rappresentare le diverse criticità regionali;
- una seconda ipotesi formulata da alcune Regioni, che prevede l’individuazione di un criterio altimetrico “puro”, da abbinare ad un sistema di indicatori sulla falsa riga di quelli sopra evidenziati da definire e utilizzare a livello delle singole Regioni, allo scopo di orientare le politiche per la montagna.
B) Interventi di sostegno alle aree montane
1- valorizzazione del sistema delle intese e degli accordi Stato-Regioni-Enti locali
2- deroghe alla disciplina comunitaria in materia di concorrenza
3- interventi specifici nel quadro della politica di coesione economica, sociale e territoriale:
C) Norme di natura finanziaria
1- forme di finanziamento delle politiche per la montagna
D) Funzioni di competenza statale
Roma 19 marzo 2009
(red/20.03.09)

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Governo clinico: Regioni su proposte di legge

Conferenza Regioni Doc 19.03.09

(regioni.it) la Conferenza delle Regioni del 19 marzo ha approvato un documento sul testo unificato per il governo delle attività cliniche attualmente all’attenzione della Camera. Il documento è stato poi illustrato dall’Assessore Giovanni Bissoni (Emilia-Romagna) durante l’audizione che si è tenuta sempre il 19 marzo presso la Commissiine Affari sociali della Camera. Nel corso del confronto è stata sottolineata la necessità di un maggiore coinvolgimento delle Regioni, verificando anche l’opportunità dell’apertura di uno specifico tavolo di lavoro congiunto.
Si riporta di seguito il testo integrale del documento (pubblicato nella seziione conferenze del sito www.regioni.it)
La XII Commissione della Camera dei deputati (Affari sociali) in sede di esame di una serie di proposte di legge di iniziativa parlamentare recanti “Modifiche al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e altre disposizioni in materia di governo clinico”, ha costituito apposito Comitato ristretto che ha predisposto una proposta di testo unificato. L’Ufficio di Presidenza della Commissione parlamentare, integrato da rappresentanti dei gruppi parlamentari, ha convenuto sull’opportunità di svolgere un’audizione degli assessori regionali alla sanità sulla proposta di testo unificato; il Presidente della Commissione On. Giuseppe Palumbo ha trasmesso il testo agli assessori regionali promuovendo apposita audizione.
Le Regioni in merito alla proposta di legge evidenziano i seguenti principali aspetti della questione:
a)     nell’ambito della sovranità del Parlamento si evidenzia un problema giuridico rilevante anche in relazione a diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno delineato i rispettivi ambiti di competenza dello Stato e delle Regioni, in quanto la proposta di testo unificato presenta caratteri di incostituzionalità alla luce della riforma del Titolo V. Le disposizioni risultano invasive dell’autonomia regionale soprattutto in materia di programmazione, organizzazione e gestione dei servizi. Pertanto si ritiene opportuno che tali tematiche siano oggetto di confronto per il quale le Regioni manifestano la più ampia disponibilità;
b)    un problema di merito: poiché la legge affronta temi ed individua proposte già esaminate e discusse dalle Regioni in relazione ad una precedente proposta di legge governativa si confermano le considerazioni espresse anche in sede di precedente audizione che costituiscono a tutt’oggi la posizione unitaria sulla materia.
Roma, 19 marzo 2009

(red/20.03.09)

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Cassa Depositi e prestiti: due prodotti per investimenti Regioni

PRESTITI PER REGIONI E PROVINCE AUTONOME SENZA PREAMMORTAMENTO AD EROGAZIONE UNICA O MULTIPLA

(regioni.it) On line sul sito della Cassa Depositi e Prestiti i prodotti finanziari per “prestiti per regioni e province autonome senza preammortamento ad erogazione unica o multipla”.  Due i prodotti rivolti al finanziamento degli investimenti delle Regioni e delle Province Autonome così come descritti nella Circolare CDP S.p.A. n. 1271 del 30 novembre 2007. Al "Prestito senza preammortamento ad erogazione unica", finalizzato prevalentemente alla copertura finanziaria del disavanzo tra il totale delle spese di investimento impegnate ed il totale delle entrate accertate, la CDP affianca il "Prestito senza preammortamento ad erogazione multipla", fornendo un nuovo strumento finanziario che consente sia di adeguare la struttura dell’indebitamento alla dinamica d’impegno delle spese di investimento e di accertamento delle entrate sia di identificare quale debito la somma effettivamente erogata.
Le principali caratteristiche del Prestito ad erogazione multipla sono:
§                     durata del periodo di utilizzo compresa tra uno e cinque anni a partire dal 1° gennaio successivo alla data di stipula; 
§                     importo minimo delle singole erogazioni pari a euro 5 milioni;
§                     assenza di oneri di preammortamento e d’impegno;
§                     regime di interessi a tasso fisso o a tasso variabile da applicarsi al rimborso di ciascuna erogazione definito dall'ente al momento della relativa richiesta di erogazione;
§                     possibilità di riduzione della somma prestata al termine del periodo di utilizzo e di rimborso anticipato delle erogazioni in ammortamento a tasso variabile, senza indennizzo;
§                     opzione di trasformazione del regime di interessi inizialmente prescelto da tasso variabile in tasso fisso per la durata residua del prestito.
 
(red/19.03.09)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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