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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1360 - lunedì 4 maggio 2009

Sommario3
- UE: quest'anno Pil Italia a -4,4%
- Trasporto pubblico locale: riformare sistema risorse
- Agricoltura: osservazioni su opere irrigue
- Governo clinico: proposte delle Regioni
- Posta elettronica certificata: intesa con "raccomandazioni"
- Agricoltura: valutazioni su finanziamento imprese

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UE: quest'anno Pil Italia a -4,4%

(regioni.it) Il Pil italiano scendera' del 4,4% nel 2009 e, dopo una graduale risalita, si attestera' solo allo 0,1% nel 2010. E' quanto emerge dalle previsioni di primavera della Commissione europea.
Nel contempo l’Istat rende noto che scendono i prezzi a marzo dell’industria.I prezzi alla produzione dei prodotti industriali a marzo sono diminuiti dello 0,6% rispetto a febbraio e del 3,9% rispetto a marzo 2008. Lo comunica l'Istat, sulla base del nuovo indice totale riferito all'insieme dei beni venduti sul mercato interno ed estero:
Quindi la Commissione Ue taglia le previsioni della crisi economica e finanziaria. In Italia il Pil nel 2009 fara' pertanto registrare una flessione del 4,4%, per poi tornare - a politiche invariate - appena sopra lo zero nel 2010.
Lo scorso gennaio l'esecutivo Ue aveva previsto un -2% nel 2009 e un +0,3% nel 2010. Le nuove stime di Bruxelles sono un po' piu' pessimistiche di quelle del governo, che nella Relazione unificata ha indicato un -4,2% quest'anno e un +0,3% il prossimo.
Secondo l'esecutivo Ue, dopo "un'altra forte contrazione nel primo trimestre del 2009", l'attivita' economica "continuera' a declinare per la maggior parte dell'anno, sebbene muovendosi gradualmente verso una stabilizzazione" che arrivera' infine nel 2010. Anche per Eurolandia le previsioni sono al ribasso.
Nel 2009 il Pil dell'area euro e quello dell'Unione europea si contrarranno del 4%, contro rispettivamente il -1,9% e il -1,8% stimati a gennaio. Si tratta della peggiore recessione dalla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 2010 sia l'area euro che l'Unione europea registreranno un'altra contrazione dello 0,1% del Pil, contro il +0,4% e il +0,5% stimati a gennaio.
"La situazione resta ancora fragile", ha sottolineato il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, "l'economia non e' piu' in caduta libera e potrebbe esserci una stabilizzazione nel 2010". Tuttavia secondo Almunia l'economia europea e' "nel mezzo della recessione piu' profonda ed estesa del dopoguerra".
Normale quindi che "a soffrire di piu' siano le economie che dipendono dalle esportazioni". Nel dettaglio, la Germania subira' una contrazione del Pil del 5,4% quest'anno per risalire dello 0,3% nel 2010, la Francia avra' una contrazione del 3% nel 2009 e dello 0,2% il prossimo, la Spagna rispettivamente del 3,2% e dell'1% con una disoccupazione record al 20,5% nel 2010. La Gran Bretagna registrera' un calo del 3,8% quest'anno e un debole +0,1% il prossimo. In Italia l'andamento negativo del Pil non sara' indolore per i conti pubblici.
Il deficit, secondo Bruxelles, si attestera' al 4,5% quest'anno e al 4,8% il prossimo. Il debito salira' invece al 113% a fine 2009 e al 116,1% nel 2010, tornando sui "livelli record della fine degli anni '90". In calo l'inflazione, che dal 2,8% del 2008 scendera' all'1,9% nel 2009 e all'1,5% nel 2010. Il tasso di disoccupazione aumentera' dal 6,8% del 2008 all'8,8% nel 2009 e al 9,4% nel 2010 e gli economisti Ue sottolineano anche "il calo sostanziale della produttivita'", dal 4,2% nel 2008 al 3,3% nel 2009 allo 0,8% nel 2010.  
 
Nuove previsioni Commissione Ue sull'Italia per il 2009 e il 2010:
                                2009            2010
----------------------------------------------------------------
- crescita pil                 -4,4%            0,1%
- rapporto deficit-pil          4,5%            4,8%
- rapporto debito-pil          113,0%          116,1%
- inflazione                     0,8%            1,8%
- tasso di disoccupazione        8,8%            9,4%
 
 
(red/30.04.09)

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Trasporto pubblico locale: riformare sistema risorse

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) Le Regioni chiedono di riformare o quanto meno di rivedere il sistema che garantisce le risorse al trasporto pubblico locale che non può più fondarsi semplicemente sulle accise sui carburanti, anche perché - spiega la Conferenza delle Regioni un documento approvato il 29 aprile 2009 (e pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it) – si profila il paradosso secondo cui il maggior utilizzo dei mezzi pubblici provoca una riduzione dell’uso dei mezzi privati e conseguentemente anche una flessione nei consumi di carburante che sostengono proprio il gettito che alimenta il settore del trasporto pubblico locale.
Si riporta di seguito il testo integrale del documento.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
nel prendere atto di quanto emerso nelle interlocuzioni con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in relazione al sistema delle risorse per il trasporto pubblico di interesse regionale e locale recato dalla legge finanziaria per il 2008,
conferma
il documento da essa approvato nella seduta del 20 marzo 2008 e recante “Linee di indirizzo generali per l'applicazione delle disposizioni recate dalla legge finanziaria 2008 in materia di risorse per il trasporto pubblico di interesse regionale e locale”, allegato al presentedocumento.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
nel rilevare che - a causa della costante riduzione dei consumi di benzina e della consequenziale costante riduzione della accisa e della connessa compartecipazione delle Regioni al gettito della stessa - l’equilibrio finanziario delineato dal predetto sistema previsto dalla legge finanziaria per il 2008 non si è realizzato in concreto per il paradosso, tra l’altro, che l’aumento dell’utilizzo del trasporto collettivo determina una riduzione dell’uso dei mezzi privati e conseguentemente dei consumi di carburante che sostengono il gettito che alimenta il settore del trasporto pubblico regionale e locale,
chiede al Governo
che il predetto sistema delle risorse per il trasporto pubblico di interesse regionale e locale recato dalla legge finanziaria per il 2008 sia ridiscusso, nell’ottica di assicurare al trasporto pubblico di interesse regionale e locale un sistema strutturale, anche basato su meccanismi diversi da quelli dell’accisa sui carburanti, che garantisca un equilibrio economico finanziario tale da dare stabilità al settore e consentirne anche lo sviluppo.
Roma, 29 aprile 2009
 
(red/04.05.09)

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Agricoltura: osservazioni su opere irrigue

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) la Conferenza delle Regioni del 29 aprile ha approvato un documento sulle opere irrigue. Le osservazioni delle Regioni nascono dalla indagine in materia promossa dal Parlamento. Si riporta di seguito il testo integrale del documento (pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it).
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ritiene opportuno evidenziare preliminarmente che presso il competente Ministero risultano depositati da tempo, da ogni singola Regione, gli elenchi dei progetti ritenuti prioritari per l’attuazione del Programma Irriguo Nazionale . Trattandosi di progetti esecutivi e, quindi, immediatamente cantierabili le Regioni ritengono che gli stessi debbano essere tutti finanziati.
Viene rilevata la carenza e l’incertezza delle risorse finanziarie disponibili per la realizzazione del Programma Irriguo nell’ambito dei progetti esecutivi presentati. Pertanto, alla luce dell’oggetto dell’indagine si ritiene di dover ribadire la necessità che venga dato avvio al Programma Irriguo lasciando alle Regioni la possibilità di individuare ulteriori priorità a seguito dell’assegnazione delle risorse finanziarie. A tal proposito si ritiene indispensabile fissare i criteri di ripartizione delle risorse o, meglio, pervenire alla loro diretta assegnazione al fine di rendere più efficiente la scelta degli stessi.
Appare inoltre necessario rilevare come il livello di progettazione richiesto per l’inserimento nel parco progetti sia di livello “medio alto”, con la conseguenza che gli “utenti dei consorzi irrigui” sono costretti a sostenere preventivamente elevati costi di progettazione a cui si contrappone una significativa incertezza sulla reale finanzi abilità delle opere. Al riguardo si propone di risolvere il problema attraverso un livello di “progettazione di fattibilità” in luogo delle odierne richieste di “progettazione esecutiva”. In subordine potrebbe essere opportuno prevedere un idoneo strumento finanziario atto a sostenere gli oneri legati alle progettazioni.
Roma, 29 aprile 2009
 
(red/04.05.09)

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Governo clinico: proposte delle Regioni

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) “Non spetta al livello centrale stabilire che la clinical governance sia il modello organizzativo idoneo a rispondere efficacemente alle esigenze degli utenti e dei professionisti del servizio Sanitario nazionale. Prevedere inoltre che tale governo venga assicurato da precisi organismi (collegio di direzione) è oltremodo invasivo dell’autonomia regionale in materia di programmazione, organizzazione e gestione dei servizi”, è quanto sostiene la Conferenza delle Regioni in un Documento di osservazioni alla proposta di testo unificato elaborata dal relatore “principi fondamentali in materia di governo delle attività cliniche per una maggiore efficienza e funzionalità del servizio sanitario nazionale”, approvato nella riunione del 29 aprile 2009 (e pubblicato integralmente nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it). Il link è:
 
(red/04.05.09)

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Posta elettronica certificata: intesa con "raccomandazioni"

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) la Conferenza delle Regioni ha espresso la propria intesa (durante la riunione della Conferenza Unificata del 29 aprile 2009) su un decreto relativo alle modalità di attivazione, rilascio e uso della casella di posta elettronica certificata ai cittadini. Nel dare il via libera le Regioni hanno però voluto fornire all’esecutivo alcune raccomandazioni contenute in un documento (pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it) che si riporta di seguito integralmente.
Punto 3) - Elenco A - O.d.g. Conferenza Unificata
Le Regioni e le Province Autonome esprimono la propria intesa sullo schema di decreto recante disposizioni in materia di rilascio e di uso della casella di PEC assegnata ai cittadini al Governo con le seguenti raccomandazioni:
1. Modificare se possibile il contenuto dell’art. 34 del DDL 1441-bis-B attualmente in seconda lettura alla Camera dei Deputati, poiché esso è palesemente in contraddizione con quanto disposto dall’art. 16-bis del DL 185; se ciò non fosse possibile, sarà indispensabile intervenire con un provvedimento legislativo di modifica o con una variazione al DPCM in oggetto in modo da regolamentare in modo rigoroso le modalità di emissione e gestione della casella PEC del cittadino. Quando questa, infatti, è rilasciata dalle pubbliche amministrazioni, deve essereunica per un cittadino rappresentando ai fini pubblici il suo unico ed univoco
domicilio digitale.
2. E’ necessario approfondire il senso del comma 6 dell’art. 16-bis del DP 185, orientandolo in modo che possa avere attuazione legittima e utile, Si chiede di verificare se tale orientamento possa andare nel senso della restrizione alle sole comunicazioni fra le pubbliche amministrazioni e i propri dipendenti che concernono il rapporto di lavoro, identificando quindi queste caselle PEC con quelle in dotazione per le attività lavorative e non attribuendo ad esse gli obblighi stabiliti per le caselle PEC richieste volontariamente da un cittadino ai sensi del DL185.
3. Considerato che alcuni aspetti attuativi saranno correttamente definiti in sede di definizione del capitolato tecnico del futuro bando per gli affidatari del servizio, è opportuno che il testo del capitolato sia concertato con le Regioni e le Province autonome, oltre che con ANCI ed UPI.
4. In relazione a quanto previsto all’art. 5 dello schema di decreto, è necessario che vengano specificati all’interno del capitolato di gara per l’identificazione dell’affidatario, specifici criteri atti a eliminare il rischio che si crei una posizione dominante da parte dell’affidatario del servizio e per non introdurre criticità operative per le PP.AA in particolare per quelle che già stanno distribuendo le caselle ai propri cittadini.
5. Lo spirito con il quale è stata affrontata l’istruttoria tecnica del DPCM è stato moltocollaborativo da parte di tutti, nella convinzione che l’attuazione delle finalità delprovvedimento potranno portare benefici e che tali benefici saranno duraturi se nel futuro si potranno sempre concertare tutte le azioni operative di competenza delle pubbliche amministrazioni, centrali regionali e locali, volte all’attuazione e al potenziamento dell’iniziativa. Altrettanto necessario appare discutere e risolvere in modo concertato i casi di criticità operative e i conseguenti affinamenti normativi e tecnologici che certamente potranno presentarsi in futuro.
Si chiede pertanto al Governo d’istituire un tavolo tecnico permanente di discussione e concertazione sul “domicilio digitale”, finalizzato a dare piena attuazione a quanto disposto dall’art. 16-bis del DL 185.
Roma, 29 aprile 2009
 
(red/04.05.09)

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Agricoltura: valutazioni su finanziamento imprese

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) la Conferenza delle Regioni del 29 aprile ha approvato un documento di valutazioni sul sistema di finanziamento delle imprese agricole. Il testo (pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it) è stato elaborato ai fini della indagine conoscitiva promossa dal Parlamento. Si riporta di seguito il documento integrale
1. Le ripercussioni della crisi economico-finanziaria sul settore agricolo
Le conseguenze della grave crisi finanziaria internazionale si fanno ora pesantemente sentire sull’intero tessuto economico-produttivo, agricoltura compresa. Tra gli effetti più preoccupanti è da segnalare la consistente contrazione dei volumi di capitale liquido disponibile presso il sistema bancario per gli investimenti e le anticipazioni alle imprese che hanno portato ad una stretta negli impieghi creditizi e ad una contestuale richiesta di maggiori garanzie per l’erogazione del credito. Questo fatto incide sul settore primario in misura particolarmente negativa in quanto:
- le imprese agricole sono oggi fortemente impegnate nei processi di ristrutturazione produttiva e di riposizionamento sui mercati interni ed internazionali;
- in questi ultimi anni i redditi agricoli hanno subito una consistente erosione a causa sia dello sfavorevole andamento dei prezzi all'origine dei prodotti, sia del forte incremento registrato sui costi di produzione;
- per molte produzioni i tempi di vendita sono particolarmente lunghi e quindi determinano, anche in relazione alle caratteristiche di molti prodotti di qualità che richiedono periodi di stagionatura, forti immobilizzazioni finanziarie;
- i meccanismi che normalmente contraddistinguono il mercato del credito creano una oggettiva situazione di svantaggio alle imprese agricole rispetto a quelle attive negli altri settori. Le prime scontano maggiori difficoltà nell'accesso e costi più alti per la provvista del danaro.
L’accesso al finanziamento è stato individuato quale obiettivo primario su cui fare leva nel piano di ripresa messo a punto dall’Unione Europea per superare l’attuale crisi finanziaria ed economica. All’interno di tale approccio metodologico, che è del tutto condivisibile, le misure temporanee adottate non hanno però tenuto nella dovuta considerazione le specificità, anche normative, del settore della produzione agricola che è così rimasta in parte esclusa. Infatti è stato aumentato, da 200 mila a 500 mila euro, il massimale degli aiuti concedibili in regime de minimis per gli altri settori produttivi (Reg. 1998/2006) mentre non è stato nemmeno menzionato il Regolamento 1535/2007 che reca il massimale di 7.500 euro, palesemente insufficiente per efficaci interventi, su cui possono contare le imprese agricole.
E' opportuno che all'interno dei provvedimenti, che sono in fase di adozione a livello nazionale, per la notifica alla UE e la successiva attivazione delle misure anticrisi trovino i dovuti spazi anche gli interventi per il settore agricolo.
2. Le politiche di incentivazione ed il credito agrario
Nella fase attuale le politiche regionali sono essenzialmente volte a dare piena attuazione ad importanti programmi pubblici che recano ingenti somme da mettere a disposizione a favore dei soggetti che operano sul territorio e sulla filiera produttiva. Tali programmi, quali ad esempio quelli riguardanti lo sviluppo rurale o le Organizzazioni comuni di Mercato dei comparti ortofrutticolo e viti-vinicolo, rappresentano sicuramente una leva capace di stimolare la ripresa stessa in quanto volti a sostenere, in via prioritaria, il ricambio generazionale e le migliori aziende; quelle più competitive, orientate al mercato e all’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi.
In tale contesto, pur caratterizzato da una forte contribuzione pubblica, il ruolo che è chiamato a svolgere il sistema bancario è determinante anche ai fini della piena ed ottimale attuazione delle politiche regionali. L’effettuazione degli investimenti e dei progetti da parte delle imprese sono strettamente dipendenti dalla possibilità da parte delle stesse di poter reperire sul mercato, a prezzi contenuti, quelle risorse finanziarie che sono necessarie per integrare il contributo ed i capitali propri e, in alcuni casi, per anticipare anche l’aiuto pubblico che normalmente è erogato a consuntivo. Occorre quindi essere consapevoli degli effetti che la stretta creditizia potrebbe determinare proprio sulle aziende migliori, che sono anche quelle più indebitate in quanto hanno investito per essere competitive sui mercati e per questo motivo trovano maggiori difficoltà a reperire capitali sia per l’ordinaria conduzione aziendale che per
nuovi investimenti.
3. Le azioni per favorire l’accesso al credito ed il ruolo dei Confidi
Oltre agli aspetti richiamati in premessa, alcuni dei motivi che determinano difficoltà maggiori nell’accesso al credito possono essere individuati nelle condizioni strutturali (scarsa capitalizzazione, frammentazione, piccole dimensioni) ed economico-finanziarie (prevalenza di imprese a conduzione familiare, mancanza di bilanci, forte attenzione all’aspetto produttivo rispetto a quello finanziario) che caratterizzano il tessuto produttivo agricolo. Per superare tali criticità occorre puntare su delle specifiche azioni, alcune delle quali prive del carattere di incentivo, in grado di accompagnare in maniera sinergica l’attuale sistema degli aiuti che arrivano alle imprese.
Si possono citare al riguardo:
a) Accordi con il sistema bancario
La necessità di un accordo con il sistema bancario è indispensabile affinché lo stesso, anche sulla base delle iniziative assunte contro la crisi a livello nazionale, renda disponibili degli specifici plafond da destinare alle piccole e medie imprese del settore agricolo per gli investimenti e la gestione aziendale. Pur nella gravità del momento tali iniziative dovrebbero anche individuare dei costi di provvista contenuti rispetto al mercato, nonché degli specifici prodotti, anche innovativi, in grado di cogliere gli articolati bisogni finanziari delle imprese stesse, quali ad esempio la anticipazione del contributo pubblico nella fase di avvio e completamento degli investimenti.
La strada degli accordi convenzionali con le banche è già stata percorsa in questi ultimi anni a livello regionale. Affinché gli stessi, nella attuale fase di turbolenza e crisi finanziaria, possano produrre i risultati attesi è però necessario agire anche a livello centrale per reperire e rendere disponibile i capitali di credito per gli affidamenti.
All’interno di tali accordi dovranno trovare la giusta considerazione anche le problematiche riguardanti la ricontrattazione delle ipoteche accese suifinanziamenti bancari al fine di ridurre le stesse proporzionalmente al debito residuo. In tale modo, pur salvaguardando appieno la copertura del rischio bancario, le imprese agricole saranno in grado di dare garanzia per nuovi finanziamenti con i beni così liberati.
b) Sviluppo dei Confidi agricoli
Gli Organismi di garanzia assumono, nell’ambito della filiera del credito agrario, un ruolo di cerniera rispetto ai diversi attori che agiscono all’interno del sistema ed in particolare tra le banche e le imprese. Funzione centrale e strategica che consente di migliorare le possibilità di accesso ai finanziamenti dei loro soci e di contrattare tassi più bassi rispetto a quelli riscontrabili sui mercati. Forniscono elementi conoscitivi utili alle banche per la individuazione del merito creditizio delle singole imprese e possono essere inoltre interfaccia della pubblica amministrazione nel veicolare i contributi pubblici. Al riguardo della bontà della loro azione e della affidabilità delle strutture di garanzia collettiva basta rilevare come le percentuali di insolvenza delle operazioni loro garantite (meno di un punto) sia molto al di sotto dei valori medi del settore. A livello regionale il ruolo dei Confidi agricoli è sostenuto attraverso una legge che prevede in particolare contributi per l’integrazione dei fondi di garanzia, contributi in conto interesse per l’abbattimento del tasso dei prestiti garantiti e contributi per attività di assistenza economico finanziaria. In questa fase l’obiettivo primario è quello di favorire processi di aggregazione e fusione tra gli otto Organismi presenti in regione, anche attraverso la loro capitalizzazione, al fine di accrescerne ulteriormente l'operatività.
Nell’ambito delle misure adottate dal Parlamento contro la crisi sono state destinate risorse specifiche al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Poiché lo stesso rappresenta uno strumento che interessa solo in via marginale le imprese di produzione agricola sarebbe opportuno destinare a queste ultime delle somme da trasferire, per gli stessi scopi, ai Confidi agricoli o, in alternativa, per le regioni dove questi non sono operativi, al Fondo di garanzia Ismea. La richiamata dotazione è strategica in quanto la garanzia, come visto, rimane la leva principale per favorire l’accesso al credito e superare le stretta operata dalle banche.
c) Credito agevolato e consolidamento delle passività a breve termine
Il credito che supporta l’attività agricola è ormai quasi interamente non agevolato. Negli ultimi anni, per una serie di motivazioni, abbiamo assistito alla progressiva riduzione degli stanziamenti a favore del settore agricolo ed al contestuale passaggio, nella modalità di erogazione, dalla forma creditizia a quella contributiva (fondo perduto). Quest’ultima non sempre riesce, come succede nella attuale congiuntura, ad assicurare l’effettuazione degli investimenti senza il necessario apporto di risorse aggiuntive da parte del sistema creditizio. L’attuale crisi impone quindi una riflessione anche sulle scelte riguardanti le modalità di concessione degli aiuti pubblici e mette in evidenza come le stesse dovrebbero mantenere il massimo grado di flessibilità per consentire alle aziende di poter operare la propria scelta sulla base delle condizioni economico-finanziarie. Gli altri aspetti di criticità riguardano sia il credito di gestione che lo spostamento delle passività esistenti dal breve-medio termine al lungo termine. Le regole introdotte dai nuovi Orientamenti per gli aiuti di Stato 2007-2013 non consentono di assumere misure di aiuto volte a garantire o ad abbattere i tassi per queste
tipologie di credito. Ciò rappresenta un forte limite alle azioni pubbliche in quanto, come visto nelle premesse, l’imprenditore deve necessariamente anticipare tutti i capitali di conduzione necessari al ciclo produttivo-colturale anche attraverso l’indebitamento bancario a breve termine.
Le analisi dei dati sull’andamento del credito evidenziano come la richiamata tipologia di prestiti incida per oltre il 40% sul totale erogato dalle banche.
D’altro canto l’iniziativa di incentivazione pubblica non può essere attuata in maniera efficace nemmeno attraverso lo strumento del regime de minimis agricolo. Il massimale di aiuto di 7.500 euro in tre esercizi finanziari ad azienda, unitamente ad un plafond complessivo nazionale di poco superiore ai 320 milioni di euro, rendono il citato Regolamento uno strumento insufficiente ad affrontare in maniera seria le problematiche del credito di conduzione o di consolidamento delle posizioni debitorie. Stesso discorso per la garanzia. La garanzia sottesa ad un prestito di 56 mila euro corrisponde da sola al massimale assentito dal regolamento.
4. Gli strumenti per la gestione dei rischi
La normativa sul Fondo di solidarietà nazionale costituisce per le nostre aziende un valido strumento attraverso il quale garantire il proprio reddito contro i danni causati dalle avversità atmosferiche, dalle fitopatie e dalle epizoozie.
a) le assicurazioni agricole
In particolare è stata la riforma del 2004 che ha puntato in maniera decisa sullo strumento assicurativo ed ha consentito di sviluppare in maniera decisa il mercato delle assicurazioni fino ad allora incentrato unicamente sulle polizze monorischio grandine. Sono così aumentati i valori della produzione assicurata e contestualmente si sono ridotti i costi medi delle polizze. Nella campagna 2008 l’incidenza percentuale della garanzia monorischio grandine ha rappresentato solo il 47% del totale, mentre le polizze pluririschio sono salite al 34%, le multirischio al 5% strutture e zootecnia rispettivamente all’8 e al 6%. A fronte di tale performance, le incertezze determinate in questo ultimo anno dal mancato stanziamento del contributo pubblico previsto dalla norma rischia di determinare pesanti ripercussioni sugli imprenditori e di riportare il mercato indietro di 10 anni.
Infatti mancano risorse(circa 95 milioni) per chiudere il saldo del contributo sulla campagna assicurativa del 2007 e manca completamente lo stanziamento per il 2008 (circa 250 milioni).
Nonostante siamo ormai in primavera, la situazione di incertezza in cui si sono venuti a trovare i Consorzi di difesa e le Compagnie di assicurazione non consente il normale avvio della campagna assicurativa. Per la sopravvivenza delle nostre aziende agricole è indispensabile che tali fabbisogni trovino immediata copertura.
b) gli interventi compensativi
Per i danni non ammissibili ad assicurazione agevolata dal Piano assicurativo nazionale la citata norma prevede interventi volti alla compensazione dei danni. Lo stanziamento nazionale per tali interventi ha subito forti decurtazioni tanto che negli ultimi riparti la copertura dei danni segnalati dalle regioni è stata inferiore al 5% del fabbisogno. Relativamente ai danni del 2007 tali risorse, come detto del tutto insufficienti, sono state ulteriormente tagliate di un altro 70%. Trattandosi di interventi di soccorso, percentuali così esigue di aiuto finiscono per toglier qualsiasi efficacia agli interventi stessi. E’ quindi necessario uno sforzo da parte del Governo per trovare maggiori risorse.
5. Credito d’Imposta
La concessione di aiuti pubblici attraverso il credito di imposta nelle aree più produttive del paese ha trovato anche per il settore agricolo alti indici di gradimento. Poiché oggi lo stesso è limitato al sud sarebbe necessario estenderlo nuovamente a tutto il territorio nazionale.
Roma, 29 aprile 2009
 
(red/04.05.09)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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