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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1361 - martedì 5 maggio 2009

Sommario3
- Conferenza delle Regioni il 7 maggio
- Lombardia e Piemonte: nuove sedi, nuovi grattacieli
- Trasporto pubblico locale: ok a Decreto su risorse per promozione
- Salute mentale: raccomandazioni per trattamenti sanitari obbligatori
- P.A. : compensi per prestazioni e incentivi, chiesta modifica norma
- G.U.: terremoto Abruzzo; Ordinanza n. 3760

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Conferenza delle Regioni il 7 maggio

(regioni.it) Il Presidente Vasco Errani ha convocato una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per giovedì 7 maggio 2009 alle ore 10.00 presso la Segreteria della Conferenza - Via Parigi, 11 - Roma.
Questo l’ordine del giorno:
1)       Esame dello schema di decreto-legge recante “Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica ed opere pubbliche”;
2) Valutazione esiti incontro Sindacati del 29 aprile scorso su Contratto del Comparto Sanità;
3)        COMMISSIONI AFFARI ISTITUZIONALI E GENERALI– Regione Siciliana -
a)       Esame della bozza informale di disegno di legge recante “disposizioni in materia di organi e funzioni di enti locali, semplificazione e razionalizzazione dell’ordinamento e carta delle autonomie” predisposta dal Ministro Calderoli
b)       Esame della bozza informale di decreto legislativo recante attuazione della Legge 15/2009 in materia di ottimizzazione del lavoro pubblico predisposta dal Ministro Brunetta
 
(red/05.05.09)

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Lombardia e Piemonte: nuove sedi, nuovi grattacieli

(regioni.it) "La data e' di quelle da ricordare".Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha annunciato che venerdi' prossimo, 8 maggio, la Torre dell'Altra Sede di Regione Lombardia raggiungera' e superera' l'altezza dell'Edificio Pirelli (127,40 metri), diventando cosaì il punto piu' alto di Milano e della Lombardia. La sera stessa la Regione Lombardia festeggera' questo ideale "passaggio di consegne" con un evento che i cittadini potranno seguire sia dal piazzale antistante il Pirelli sia dal Belvedere del 31mo piano.
"Alle 21.30 - ha spiegato Formigoni - sulla sommita' del cantiere dell'Edificio Pei-Cobb (questi i nomi dei progettisti) verra'collocata una 'pietra di quota' che segnera' appunto 127,40 metri, cioe' il punto corrispondente all'altezza del Palazzo Pirelli, che verra' superata". Ci sara' la presenza degli operai che a quell'ora saranno al lavoro (il cantiere e' attivo su tre turni 24 ore su 24). Sulla "pietra di quota" verra' poi posizionata la Madonnina di cantiere, miniatura della Madonnina del Duomo, una cui copia di 85 centimetri e' stata posta nel 1960 sul tetto del grattacielo Pirelli (dove e' tuttora). Verra' cosi' mantenuta la tradizione che vuole la Madonnina nel punto piu' alto della citta'.
"Questa tradizione – spiega Formigoni - deve essere proseguita, conservata ed esaltata perche' la Madonnina e' un simbolo non solo religioso in cui si identifica il popolo di  Milano". Una copia definitiva verra' collocata sulla sommita' dell'Edificio Pei-Cobb di 166 metri alla fine dell'anno, quando saranno terminati i lavori.
Anche in Puglia e Piemonte si lavora per nuove sedi regionali, in entrambe siamo in una fase avanzata della progettazione.
In particolare la regione Piemonte ha in progetto un grattacielo che sara' alto 181 metri e avra' 44 piani. E' il grattacielo, che sorgera' sull'area ex Fiat Avio a Torino e che ospitera' gli uffici della Regione Piemonte. Il progetto definitivo dell'opera di Massimiliano Fuksas e' stato approvato dalla giunta regionale che ha avviato il progetto esecutivo. Anche se rispetto al progetto preliminare l'edificio e' stato abbassato (avrebbe dovuto raggiungere un'altezza di 220 metri) il grattacielo della Regione sara' il piu' alto della citta': ai 181 metri di altezza si aggiungeranno 20 metri della cosiddetta veletta, pareti trasparenti che racchiuderanno un giardino all'ultimo piano. La superficie totale sara' di 70 mila metri quadrati e lo spazio degli uffici sara' di 12 metri quadrati a persona. La costruzione sara' finanziata con la vendita di sei edifici di proprieta' regionale ubicati, a Torino, e la dismissione di 31 sedi ora in affitto, per le quali la Regione paga un canone annuo complessivo di 13 milioni di euro che serviranno per la copertura di un leasing quindicennale. La vendita attorno al grattacielo di 25mila metri quadrati, che avrebbero dovuto essere la sede del Consiglio regionale e altri 96mila mq (meta' a scopo residenziale e meta' per servizi commerciali e privati) permettera' il pagamento di una maxi rata iniziale.
La nuova Sede di Regione Lombardia comprendera' un mix di funzioni amministrative, culturali, di rappresentanza e di svago, migliaia di metri quadrati di verde e giardini pensili, impianti eco-compatibili d'avanguardia per il riscaldamento e l'energia: pompe di calore, pannelli fotovoltaici e generatore a idrogeno. Nessun uso di combustibili inquinanti.
Sorgera' nell'area di 30.000 mq compresa tra via Pola, via Algarotti, via Melchiorre Gioia, largo de Benedetti e viale Restelli. Non sostituira' il Palazzo Pirelli, ma si affianchera' ad esso raggruppando gli uffici ora distribuiti in diverse sedi in affitto a Milano.
L'intera area sara' caratterizzata da una serie digiardini e spazi verdi cosi' articolati: 3.300 mq di aree a bosco, 6.800 mq di giardino pensile, 3.200 mq di piazze alberate, 3.380 mq dipiazze coperte, 9.000 mq di giardino lineare, 2.060 mq di aree porticate. In particolare, i giardini pensili di cui saranno coronati tutti gli edifici avranno arbusti e piante tipiche dei boschi lombardi.

 

 
(red/05.05.09)

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Trasporto pubblico locale: ok a Decreto su risorse per promozione

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) Le Regioni nel dare via libera al decreto sul riparto risorse del fondo per la promozione e il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale ha espresso alcune osservazioni in un documento (approvato dalla Conferenza delle Regioni il 29 aprile e pubblicato sul sito www.regioni.it, nella sezione “conferenze”) che si riporta di seguito.
Punto 5) Elenco B) O.d.g. Conferenza Stato-Regioni
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime avviso favorevole all’intesa a condizione che – in considerazione del fatto che il decreto del Ministro dei trasporti n. 82/T del 19 marzo 2008 è stato adottato ed è divenuto efficace prima della riduzione a zero delle relative risorse ad opera del decreto-legge n. 93 del 2008 (convertito nella legge n. 126 dello stesso anno), risorse poi ristabilite ex articolo 63, comma 12 del decreto-legge n. 112 del 2008 (convertito nella legge n. 133 dello stesso anno) – siano fatte salve le azioni poste in essere sulla base del predetto decreto ministeriale n. 82/T e fino all’adozione del decreto per cui si esprime l’attuale intesa.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome raccomanda altresì che al provvedimento venga data piena esecuzione nel più breve tempo possibile. Quanto innanzi al fine di poter disporre tempestivamente delle risorse stanziate, di cui si auspica un necessario incremento anche per successive annualità.
Roma, 29 aprile 2009
 
(red/05.05.09)

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Salute mentale: raccomandazioni per trattamenti sanitari obbligatori

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) Facilitare l’applicazione, coerente e omogenea su tutto il territorio nazionale, delle procedure assistenza sanitaria obbligatoria e trattamenti sanitari obbligatori, in una logica di difesa di un duplice diritto della persona,affetta da malattia mentale: la difesa della salute e la libertà individuale nell’esercizio di questo stesso diritto. E’ questo l’obiettivo di un documento di 13 pagine approvato dalla Conferenza delle Regioni, nella seduta del 29 aprile 2009, intitolato: “Raccomandazioni in merito all’applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale (art. 33 – 34 – 35 legge 23 dicembre 1978, n. 833)”.
Il testo integrale è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it e il link è:
Si riporta di seguito il testo della “Premessa”.
Il documento contiene indicazioni e raccomandazioni tese a facilitare l’applicazione, coerente e omogenea su tutto il territorio nazionale, delle procedure ASO e TSO di cui agli articoli 33-34-35 della Legge 833/78. In questi articoli si trova il riferimento all’Art. 32 della Costituzione per il quale è lecito curare la salute di un cittadino, contro la sua volontà, solo nei casi previsti dalla legge. E’ alla luce di questo principio che va letta la delimitazione, prevista dall’Art. 34, delle condizioni in cui ad una persona, affetta da malattia mentale, è lecito imporre interventi obbligatori.
Nel primo comma dell’Art 33 della Legge 833/78 leggiamo che “gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono di norma volontari”. Con ciò viene affermato un duplice diritto: alla difesa della salute e alla libertà individuale nell’esercizio di questo diritto. Ogni forma di intervento sanitario che prescinda dal consenso viene considerata un’eccezione, di cui restringere la portata, salvaguardando i diritti della persona dalle limitazioni che ne derivano. Da ciò una certa complessità delle procedure che regolano gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale. Questa complessità è una delle ragioni delle difformità di applicazione sul territorio nazionale, tra una regione e l’altra e, spesso, nella stessa regione, tra il territorio di una ASL e l’altro.
Questo documento si pone nella prospettiva di rimediare alla diversificazione delle procedure nell’esecuzione delle ordinanze per interventi sanitari obbligatori e vuole esplicitare e chiarire l’applicazione delle norme e fornisce l’indicazione di buone pratiche per i diversi attori chiamati in causa per l’applicazione delle procedure.
Le raccomandazioni saranno esposte nei seguenti capitoli:
1) garanzie amministrative e giurisdizionali;
2) procedure per l’accertamento sanitario obbligatorio (ASO);
3) procedure per il trattamento sanitario obbligatorio (TSO) in degenza ospedaliera;
4) procedure per il TSO extra ospedaliero;
5) libertà di scelta da parte del paziente;
6) individuazione del luogo in cui attuare il TSO;
7) circostanze in cui non si applicano le procedure ASO/TSO;
8) procedure ASO e TSO in età evolutiva
Rendendo operative, nel modo più completo, le garanzie introdotte dalla legge, si migliora la risposta in termini di qualità della cura ed efficacia dei servizi che vi sono preposti, introducendo quei valori di trasparenza delle procedure, permeabilità dei luoghi di cura, valutabilità delle prestazioni, sempre più rilevanti nella nostra società. L’integrale applicazione delle norme darà più chiarezza alle procedure, favorirà una maggiore omogeneità di esercizio in tutto il territorio nazionale. Sarà difeso così il diritto del paziente a ricevere cure nel pieno rispetto della sua dignità e della sua volontà e si ridurrà l’allarme sui rischi cui i medici vanno incontro a causa della complessità di queste norme, ridando tranquillità all’esercizio professionale anche nelle circostanze eccezionali previste dalla 833/78 per le alterazioni psichiche.
L’applicazione di tutte le procedure previste dalla legge può sembrare a qualcuno un inutile dispiegamento di atti burocratici. Ma prima di pensare a un eccesso formale di garanzie, dovremmo non dimenticare l’importanza dei diritti che sono con ciò garantiti, come quello alla libertà personale e il diritto di decidere sulla propria salute. Di fronte alla constatazione che non sempre la quantità di energie e tempo impiegati per gli adempimenti previsti dalla legge è proporzionale al risultato si dovrebbe valorizzare il significato pedagogico dell’applicazione della legge: si testimonia al paziente il rispetto personale e sociale cui ha diritto, realizzato anche con il puntuale rispetto delle leggi, si sottolinea l’importanza che la sua adesione volontaria ha per la progettazione condivisa di un intervento terapeutico, con ciò favorendo una contrattazione per una presa in carico post TSO da parte dei presidi e servizi territoriali.
Certamente la prospettiva migliore in cui affrontare e risolvere le difficoltà che si incontrano nella gestione degli interventi psichiatrici obbligatori è quella che nasce dalla loro collocazione nell’ambito della totalità della psichiatria e di una pratica di salute mentale. E’ qui che ci si può interrogare sulla efficacia delle prestazioni di prevenzione, di cura e di riabilitazione; sulla adeguatezza delle risorse disponibili (non solo in termini di posti letto, ma anche di operatori qualificati sul territorio); sulla razionalità dell’organizzazione rispetto alle risorse disponibili e ai bisogni degli utenti; sulla integrazione della rete dei servizi. Soltanto soluzioni adeguate dei problemi della rete dei servizi di salute mentale, rendono credibile l’impegno, cui ci sollecita la legge, a riportare nell’ordinaria modalità di gestione del bisogno psichiatrico quelle che sono eccezioni, e cioè gli interventi fatti senza il consenso del paziente.
In fase applicativa le Regioni, e le Province autonome di Trento e di Bolzano, garantiranno, sul proprio territorio, una diffusa conoscenza di queste raccomandazioni e ne promuoveranno l’applicazione. A tal fine, se non l’hanno già fatto, favoriranno, nel territorio di competenza, la partecipazione di tutte le Istituzioni coinvolte (Comune, Polizia municipale, Pronto Soccorso Ospedaliero, 118, DSM, SPDC, Servizi di NPIA, Tribunale dei Minorenni, Polizia di stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco, ecc.) in un coordinamento per l’attuazione una corretta applicazione delle procedure di intervento sanitario obbligatorio, anche attraverso la siglatura di protocolli applicativi; attiveranno programmi di formazione interprofessionale per la condivisione delle competenze necessarie.
Nel monitoraggio delle attività sanitarie una particolare attenzione sarà riservata ai servizi e alle prestazioni per l’urgenza psichiatrica e agli interventi sanitari obbligatori che eventualmente ne scaturiscono, sia in età adulta che in età evolutiva. I dati raccolti saranno utilizzati per implementare la prevenzione di ASO e TSO e per valutare l’adeguatezza dei servizi in modo da introdurre nei PSR eventuali correttivi.
Tutte queste iniziative sono condizioni necessarie, anche se non sufficienti, per rendere più esigibile, alla persona affetta da malattia mentale, il diritto alla salute, nel rispetto della sua dignità e con le minori limitazioni possibili della sua libertà.
 
(red/05.05.09)

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P.A. : compensi per prestazioni e incentivi, chiesta modifica norma

Conferenza Regioni Doc 29.04.09

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 29 aprile ha approvato una proposta per modificare due commi dell’articolo 61 del Decreto legge 112 del 2008 (poi convertito dalla L.133/08).  Si riporta di seguito il documento delle Regioni (pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it).
Al comma 7-bis dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n.133, è aggiunto il seguente periodo : “Il presente comma non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale.”.
Al comma 9 dell'articolo 61 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, è aggiunto il seguente periodo : “Il presente comma non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale.”.
TESTO DEI COMMI 7-BIS E 9 DELL’ARTICOLO 61 RISULTANTE DALLE MODIFICHE PROPOSTE:
7-bis.  A decorrere dal 1° gennaio 2009, la percentuale prevista dall'articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, è destinata nella misura dello 0,5 per cento alle finalità di cui alla medesima disposizione e, nella misura dell'1,5 per cento, è versata ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato per essere destinata al fondo di cui al comma 17 del presente articolo. Il presente comma non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale.
9.  Il 50 per cento del compenso spettante al dipendente pubblico per l’attività di componente o di segretario del collegio arbitrale è versato direttamente ad apposito capitolo del bilancio dello Stato; il predetto importo è riassegnato al fondo di amministrazione per il finanziamento del trattamento economico accessorio dei dirigenti ovvero ai fondi perequativi istituiti dagli organi di autogoverno del personale di magistratura e dell’Avvocatura dello Stato ove esistenti; la medesima disposizione si applica al compenso spettante al dipendente pubblico per i collaudi svolti in relazione a contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai corrispettivi non ancora riscossi relativi ai procedimenti arbitrali ed ai collaudi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il presente comma non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale.
RELAZIONE
Le modifiche proposte risultano necessarie al fine di rendere univoca la interpretazione del dettato dell'articolo 61 del decreto legge 25 giugno 2008 n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n.133, con particolare riferimento ai commi 7-bis e 9 riguardanti compensi per prestazioni ed incentivi per i dipendenti.
Con la nuova formulazione proposta si rende chiaro che la norma citata si applica esclusivamente ai dipendenti delle Amministrazioni Statali e non ai dipendenti degli enti territoriali e dei relativi enti del Servizio Sanitario Nazionale.
In particolare si illustra quanto segue.
L’articolo 61, commi 7-bis, 9 e 17, ha introdotto le disposizioni, qui di seguito riportate, che hanno dato luogo ad aspri dibattiti fra gli operatori di settore.
Tali discussioni hanno ad oggetto, in primo luogo, l’applicabilità o meno dei ricordati commi 7-bis e 9 agli enti pubblici territoriali, agli enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico, ecc, vale a dire alle Amministrazioni Aggiudicatici di cui all’art.3 punto 25 del D.Lgs. 163/06, diversi dalle amministrazioni dello Stato (Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane, ASL, soc. pubbliche di servizi, ecc.); in secondo luogo, nel caso fosse acclarata la controversa applicabilità agli enti de quibus, si discute riguardo alla destinazione dei fondi derivanti dalla riduzione di spesa: permanenza nei bilanci degli enti in questione, diversa allocazione per ora non ben identificata etc..
Il comma 7-bis vigente prevede che:
A decorrere dal 1° gennaio 2009, la percentuale prevista dall'articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, è destinata nella misura dello 0,5 per cento alle finalità di cui alla medesima disposizione e, nella misura dell'1,5 per cento, è versata ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato per essere destinata al fondo di cui al comma 17 del presente articolo.
Il successivo comma 9 a sua volta recita:
Il 50 per cento del compenso spettante al dipendente pubblico per l’attività di componente o di segretario del collegio arbitrale è versato direttamente ad apposito capitolo del bilancio dello Stato; il predetto importo è riassegnato al fondo di amministrazione per il finanziamento del trattamento economico accessorio dei dirigenti ovvero ai fondi perequativi istituiti dagli organi di autogoverno del personale di magistratura e dell’Avvocatura dello Stato ove esistenti; la medesima disposizione si applica al compenso spettante al dipendente pubblico per i collaudi svolti in relazione a contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai corrispettivi non ancora riscossi relativi ai procedimenti arbitrali ed ai collaudi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
Ed infine il comma 17 stabilisce:
Le somme provenienti dalle riduzioni di spesa e le maggiori entrate di cui al presente articolo, con esclusione di quelle di cui ai commi 14 e 16, sono versate annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. La disposizione di cui al primo periodo non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale. Le somme versate ai sensi del primo periodo sono riassegnate ad un apposito fondo di parte corrente. La dotazione finanziaria del fondo è stabilita in 200 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2009; la predetta dotazione è incrementata con le somme riassegnate ai sensi del periodo precedente. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro dell’economia e delle finanze una quota del fondo di cui al terzo periodo può essere destinata alla tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, inclusa l’assunzione di personale in deroga ai limiti stabiliti dalla legislazione vigente ai sensi e nei limiti di cui al comma 22; un’ulteriore quota può essere destinata al finanziamento della contrattazione integrativa delle amministrazioni indicate nell’articolo 67, comma 5, ovvero delle amministrazioni interessate dall’applicazione dell’articolo 67, comma 2. Le somme destinate alla tutela della sicurezza pubblica sono ripartite con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, tra le unità previsionali di base interessate. La quota del fondo eccedente la dotazione di 200 milioni di euro non destinata alle predette finalità entro il 31 dicembre di ogni anno costituisce economia di bilancio.
Con l’attuale formulazione delle norme in questione, la disciplina prevista dall’art. 92, comma 5 del D. Lgs. 163 del 2006 e s.m.i. vedrebbe il venir meno di almeno i tre quarti delle risorse destinate all’incentivazione del personale (cioè l’1,5 % dell’importo posto a base di gara su una percentuale del 2% dello stesso, che costituisce quella massima applicabile; molte amministrazioni, infatti, hanno applicato percentuali inferiori), vale a dire il responsabile del procedimento, gli incaricati della redazione del progetto, del piano di sicurezza, della direzione lavori, del collaudo nonché i loro collaboratori.
Diminuendo, fino alla quasi totale eliminazione, l’incentivazione prevista per la progettazione, tutti i tecnici dipendenti delle Pubbliche amministrazioni, incaricati di svolgere attività di progettazione, direzione lavori, collaudo ecc. non avrebbero più lo stimolo e la motivazione ad assumersi le enormi responsabilità che caratterizzano, ad esempio, la figura del R.U.P. (Responsabile Unico del procedimento), cosa che potrebbe risultare ostativa per la normale prosecuzione delle attività, considerati anche i notevoli carichi di lavoro assegnati alla parte dei dipendenti più qualificati e motivati, cosa che di riflesso obbligherebbe il ricorso all’esternalizzazione dei servizi con aggravio della spesa pubblica.
Pertanto si ritiene indispensabile modificare come proposto in questa sede il comma 7-bis dell’art. 61 per due ordini di ragioni: la prima attiene al fatto che la predetta incentivazione, per la progettazione interna all’Amministrazione, se mantenuta nella percentuale del 2% consente un enorme contenimento della spesa pubblica, in quanto diversamente, le Stazioni appaltanti, sarebbero costrette a ricorrere a professionalità esterne predisponendo bandi di gara per l’individuazione di professionisti, con conseguente perdita di tempo e notevole dispendio di risorse economiche; la seconda è che si priva il professionista interno di quella crescita e arricchimento professionale, che l’attività di progettazione è in grado di fornire, limitandolo così ad un’attività di mero controllo che non potrà mai essere completamente efficace, qualora non venga accompagnata anche dall’esperienza legata all’attività di progettazione.
E’ bene ricordare che l’art, 92, c. 5 del d.lgs. 163/06 e ss.mm.ii., Codice dei contratti pubblici, prevede che “una somma non superiore al due per cento dell'importo posto a base di gara di un'opera o di un lavoro, comprensiva anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell'amministrazione, a valere direttamente sugli stanziamenti di cui all'articolo 93, comma 7, è ripartita, per ogni singola opera o lavoro, con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata e assunti in un regolamento adottato dall'amministrazione, tra il responsabile del procedimento e gli incaricati della redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo, nonché tra i loro collaboratori. La percentuale effettiva, nel limite massimo del due per cento, è stabilita dal regolamento in rapporto all'entità e alla complessità dell'opera da realizzare. La ripartizione tiene conto delle responsabilità professionali connesse alle specifiche prestazioni da svolgere. Le quote parti della predetta somma corrispondenti a prestazioni che non sono svolte dai predetti dipendenti, in quanto affidate a personale esterno all'organico dell'amministrazione medesima, costituiscono economie. I soggetti di cui all'articolo 32, comma 1, lettere b) e c), possono adottare con proprio provvedimento analoghi criteri.”
Dal comma 17 del citato articolo 61 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito nella legge n. 133 del 2008 si evince che “le somme provenienti dalle riduzioni di spesa e le maggiori entrate di cui al presente articolo, (…) sono versate annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.”
Il comma in questione prosegue statuendo che “la disposizione di cui al primo periodo non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale.”
Si evince che il primo periodo, ossia “le somme provenienti…sono versate annualmente…” - e non il comma 7-bis - non sia applicabile agli enti territoriali. Ma il comma 7-bis citato prevede che la “misura dell'1,5 per cento, è versata ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato”.
In altri termini, il secondo periodo del comma 17 esclude per gli enti territoriali l’applicabilità di una norma (il primo periodo dello stesso comma 17) assolutamente simile ad altra norma (il comma 7-bis) per il quale non vi è alcuna esplicita esclusione.
Un differenza sta nella cadenza “annuale”, ma non pare razionale pensare che il legislatore abbia voluto diversificare i regimi previsti solo su questo aspetto.
Più logico appare invece considerare che il comma 7-bis in questione, non prevedendo la creazione di “somme provenienti da riduzioni di spesa” o di “maggiori entrate”, in quanto lascia inalterata l’aliquota del 2%, sia da leggere separatamente e disgiuntamente dal successivo comma 17.
Le considerazioni sopra esposte possono valere anche per l’altra norma in esame, ossia il comma 9 dell’art. 61 della l. n. 133/08, il quale prevede cheIl 50 per cento del compenso spettante al dipendente pubblico per l’attività di componente o di segretario del collegio arbitrale è versato direttamente ad apposito capitolo del bilancio dello Stato; il predetto importo è riassegnato al fondo di amministrazione per il finanziamento del trattamento economico accessorio dei dirigenti ovvero ai fondi perequativi istituiti dagli organi di autogoverno del personale di magistratura e dell’Avvocatura dello Stato ove esistenti; la medesima disposizione si applica al compenso spettante al dipendente pubblico per i collaudi svolti in relazione a contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai corrispettivi non ancora riscossi relativi ai procedimenti arbitrali ed ai collaudi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
Di norma, a differenza dei dipendenti dello Stato, gli incarichi ricompresi nel comma 9 attengono ad attività che vengono espletate dai dipendenti del comparto enti locali al di fuori dell’orario di lavoro previa semplice autorizzazione dell’ente di appartenenza che verifica il requisito di compatibilità. La previsione del versamento della somma trattenuta “direttamente ad apposito capitolo del bilancio dello Stato; il predetto importo è riassegnato al fondo di amministrazione per il finanziamento del trattamento economico accessorio dei dirigenti ovvero ai fondi perequativi istituiti dagli organi di autogoverno del personale di magistratura e dell'Avvocatura dello Stato, ove esistenti” crea distorsione di trattamento tra il dirigente dello Stato e il dipendente dell’ente locale in quanto il primo potrà beneficiare delle somme legittimamente guadagnate dal secondo senza apparente risparmio per la Pubblica Amministrazione.
E’ evidente che in questo confuso quadro normativo chi subisce maggiori danni sono proprio gli enti locali, quotidianamente alle prese con il delicato settore dei pubblici appalti.
Sarà opportuno preliminarmente sottolineato che gli enti territoriali avevano espresso forte criticità verso tali disposizioni dell’articolo 61 in quanto fortemente lesive dell’autonomia finanziaria degli stessi cosa che ha poi effettivamente dato luogo ad atti di impugnativa di fronte alla Corte Costituzionale.
A tal riguardo è opportuno rammentare che vi sono sentenze della Corte Costituzionale (n. 417/2005; n. 449/2005) le quali affermano: “le norme statali che fissano vincoli puntuali relativi a singole voci di spesa dei bilanci delle regioni e degli enti locali, non costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, ai sensi dell’art. 117, terzo comma Cost. e ledono pertanto l’autonomia finanziaria e di spesa garantita dall’art. 119 Costituzionale ad ogni livello di governo.”
Premesso questo, nel merito, si ritiene che dal combinato disposto dei commi 7-bis, 9 e 17 dello stesso articolo, si evince la “sostanziale” inapplicabilità delle disposizioni in oggetto agli enti territoriali.
Tale interpretazione si ricava considerando il dato testuale del comma 17 che recita “Le somme provenienti dalle riduzioni di spesa e le maggiori entrate di cui al presente articolo, con esclusione di quelle di cui ai commi 14 e 16, sono versate annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. La disposizione di cui al primo periodo non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale”.
La norma afferma, dunque, che i risparmi derivanti dall’attuazione della riduzione della percentuale di incentivazione suddetta, non deve – per gli enti territoriali – essere versata nel Bilancio dello Stato.
La quota percentuale prevista dall’art. 92 comma 5 del codice dei contratti pubblici, per l’incentivazione alla progettazione interna, concorre alla costituzione del fondo di cui all’art. 15 del Contratto Collettivo Nazionale del comparto Regioni-enti locali, ed ha, nell’ambito di tale fondo, una destinazione “vincolata”.
Qualora solamente la quota dello 0,5% confluirà nel fondo predetto, non si comprende dove potrebbe essere collocata la rimanente quota dell’1,5%.
Pertanto, da queste argomentazioni, si ricava che se si applicasse anche agli enti locali la predetta riduzione della quota prevista per l’incentivazione alla progettazione di cui all’art. 92 comma 5 del Codice dei contratti pubblici, ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio “vuoto” normativo, difficile da sostenere.
Pare più logico e soprattutto coerente con l’impianto normativo delineato dal legislatore, ritenere che l’ambito soggettivo di applicazione della norma sia riferito unicamente alle Amministrazioni Statali.
Tali tesi è supportata anche dalla collocazione della disposizione in oggetto nell’ambito del Titolo III, Capo I della Legge n. 133/2008 di conversione del D.L.112/2008, che è dedicato a misure di stabilizzazione della finanza pubblica e alle riduzioni di spesa delle Amministrazioni Statali.
In conclusione, l’interpretazione prospettata, che appare invero incontestabile, va avvalorata – quanto meno per esigenze di chiarezza, di certezza del diritto e di uniformità di applicazione – attraverso l’accoglimento delle presenti proposte di modifica.
Ma vi è di più: le presenti proposte di modifica potrebbero anche costituire il testo di una norma che - anziché andare ad incidere letteralmente nelle disposizioni di cui ai commi 7-bis e 9 dell’articolo 61 (come proposto) - vada a fornire una vera e propria interpretazione autentica delle stesse nel senso qui descritto, con conseguente efficacia retroattiva. Si tratterebbe quindi di una disposizione autonoma di interpretazione autentica e non di una modifica ad una disposizione esistente.
Roma, 29 Aprile 2009
 
(red/05.05.09)

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G.U.: terremoto Abruzzo; Ordinanza n. 3760

(regioni.it) La Gazzetta Ufficiale (GU n. 101 del 4-5-2009) ha pubblicato l’ ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 30 aprile 2009.
Attuazione dell'articolo 2, comma 3, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici verificatisi nella provincia dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009.
 
ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 30 aprile 2009
Attuazione dell'articolo 2, comma 3, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici verificatisi nella provincia dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009.
(Ordinanza n. 3760). (09A04992)
 
                            IL PRESIDENTE
                     DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
 
 Visto l'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
 Visto l'art. 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
 Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;
 Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6
aprile 2009 recante la dichiarazione dello stato d'emergenza in
ordine agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato la
provincia dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno
6 aprile 2009;
 Vista l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6
aprile 2009, n. 3753, recante primi interventi urgenti conseguenti
agli eventi sismici che hanno colpito la provincia dell'Aquila ed
altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009;
 Viste le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9
aprile 2009, n. 3754, del 15 aprile 2009, n. 3755 e del 21 aprile
2009, n. 3757, recanti: «Ulteriori disposizioni urgenti conseguenti
agli eventi sismici che hanno colpito la provincia dell'Aquila ed
altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009»;
 Visto l'art. 1 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 che rinvia
l'attuazione delle disposizioni ivi previste ad apposite ordinanze
del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate ai sensi dell'art.
5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze per quanto attiene agli
aspetti di carattere fiscale e finanziario;
 Visto l'art. 2, comma 3, del sopra citato decreto-legge che prevede
che il Commissario delegato approva il piano degli interventi di cui
al comma 1 previo parere di un'apposita conferenza di servizi che
delibera a maggioranza dei presenti validamente intervenuti;
 Ravvisata la necessita' di provvedere all'approvazione del piano
degli interventi, al fine di attuare i primi interventi urgenti
finalizzati a fronteggiare l'emergenza in atto;
 Tenuto conto che le disposizioni contenute nella presente ordinanza
non ineriscono ad aspetti di natura finanziaria;
 D'intesa con la regione Abruzzo;
 Su proposta del Capo del Dipartimento della protezione civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri;
                              Dispone:
 
 
                               Art. 1.
 
 1.   Per assicurare il coordinamento delle funzioni pubbliche
coinvolte nella fase di approvazione degli interventi di cui all'art.
2, comma 3, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 e dei conseguenti
progetti preliminari, il Commissario delegato indice, ove necessario,
apposite    conferenze    di   servizi   decisorie   assicurando   la
partecipazione di tutti i soggetti istituzionali interessati al
governo del territorio.
 2. In considerazione del preminente interesse pubblico delle opere
di cui all'art. 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, il
Commissario delegato convoca, una volta definito il piano degli
interventi ed i conseguenti progetti preliminari delle opere da
realizzare, la conferenza di servizi, da tenersi nei successivi tre
giorni, per l'approvazione del progetto e per l'acquisizione, delle
intese, dei pareri, delle concessioni, delle autorizzazioni, delle
licenze, dei nulla osta e degli assensi, comunque denominati,
richiesti dalla normativa vigente. La convocazione della conferenza
di servizi e' effettuata tramite telefax o altro mezzo telematico o
informatico idoneo.
 3. Qualora alla conferenza di servizi uno o piu' rappresentanti di
Amministrazioni invitate siano risultati  assenti o comunque non
dotati di adeguato potere di rappresentanza, la conferenza delibera
prescindendo dalla loro presenza e dalla adeguatezza dei poteri di
rappresentanza dei soggetti intervenuti. Il dissenso manifestato in
sede di conferenza di servizi deve essere motivato, a pena di
inammissibilita', anche con riferimento alle specifiche prescrizioni
progettuali necessarie al fine dell'assenso.
 4. La conferenza di servizi adotta la propria determinazione a
maggioranza dei presenti.
 5. In sede di svolgimento della conferenza di servizi i soggetti
preposti alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del
patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della
pubblica incolumita', si pronunciano, per quanto riguarda l'interesse
da   ciascuno   tutelato,   sulle soluzioni progettuali prescelte,
indicando le condizioni e gli elementi necessari per il consenso.
 6. Per i progetti di interventi e di opere per cui e' prevista
dalla normativa vigente la procedura di valutazione di impatto
ambientale statale o regionale, ovvero per progetti relativi ad opere
incidenti   su   beni sottoposti a tutela ai sensi del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 la procedura medesima deve essere
conclusa entro il termine di 15 giorni dalla attivazione. In caso di
mancata espressione del parere o di motivato dissenso espresso, alla
valutazione stessa si procede in una apposita conferenza di servizi,
da concludersi entro sette giorni dalla convocazione.
 7. Nei casi di mancata espressione del parere o di motivato
dissenso   espresso,   dalle amministrazioni preposte alla tutela
ambientale    e    paesaggistico-territoriale    o   del   patrimonio
storico-artistico,   la   decisione e' rimessa al Presidente del
Consiglio dei Ministri, d'intesa con il Presidente della Regione
Abruzzo   che si esprime entro e non oltre dieci giorni dalla
richiesta, in deroga alla procedura prevista dall'art. 14-quater
della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni e
integrazioni. Qualora la mancata espressione del parere ovvero il
dissenso siano riferiti a progetti di interventi od opere di
competenza regionale e degli enti locali, la decisione e' rimessa
alla Giunta regionale, che si esprime entro e non oltre quindici
giorni dalla richiesta del Commissario.
 8. Il Commissario delegato, per l'esercizio delle funzioni di cui
alla presente ordinanza, provvede con le deroghe di cui all'art. 3
dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3753 del
6 aprile 2009.
 
                               Art. 2.
 
 1. Al fine di garantire la trasparenza e la concorrenza delle
procedure di affidamento ed esecuzione dei contratti di lavori,
servizi e forniture, stipulata per l'attuazione dell'art. 2 del
decreto-legge del 28 aprile 2009, n. 39 il Commissario delegato puo'
avvalersi dell'Autorita' di vigilanza sui contratti pubblici di
lavori, servizi e forniture, per chiarimenti tecnici, indicazioni e
pareri nella selezione dei concorrenti, nella predisposizione dei
contratti e nella gestione dei rapporti con le ditte appaltatrici.
 2. Per l'efficace attuazione dei compiti di competenza l'Autorita'
di vigilanza organizza un'apposita struttura di riferimento composta
da proprio personale fino a dieci unita', senza alcun onere a carico
del bilancio dello Stato.
 La presente ordinanza  sara' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
 
   Roma, 30 aprile 2009
 
 
(red/05.05.09)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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