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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1362 - mercoledì 6 maggio 2009

Sommario3
- Terremoto Abruzzo: Errani, occorre un nuovo patto sociale
- Welfare: presentato Libro Bianco
- Sanità: rapporto 2008 Tribunale dei diritti del malato
- Decreto Abruzzo: prossimamente 3 emendamenti
- Protezione civile: Ordinanza 3671 per terremoto Abruzzo
- Il mare più blu

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Terremoto Abruzzo: Errani, occorre un nuovo patto sociale

Prevenzione: un cambio culturale interessi imprese, professioni, istituzioni

(regioni.it) Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani è intervenuto alla seduta solenne del Consiglio regionale dell’Abruzzo, tenutosi a L’Aquila il 6 maggio, a un mese dal terremoto. Questo il testo integrale dell’intervento (il file audio-video è disponibile su Rai news 24 al link: http://www.rainews24.it/ran24/player/video.asp?videoID=12941)
“A un mese di distanza dagli eventi sismici che hanno scosso la terra abruzzese e che hanno avuto ricadute drammatiche per tante famiglie, rinnoviamo oggi il nostro cordoglio e la nostra solidarietà, Siamo qui, senza retorica, semplicemente con la voglia e la convinzione di assumerci per intero le nostre responsabilità di amministratori per ciò che è giusto fare, e insieme per imparare la lezione che questa tragedia, come ci ha detto il Presidente della Repubblica, propone a tutto il Paese e a ciascuno di noi.
Quanto è successo non va scordato, sia sotto il profilo normativo, sia sul piano dei controlli: occorre fare in modo che il rispetto dei criteri antisismici non si trasformi mai in una formalità burocratica, a cui magari sfuggire con qualche escamotage. Noi dobbiamo fare fino in fondo la nostra parte, ma occorre forse di più: è necessario lavorare per una sorta di cambio culturale che interessi il sistema delle imprese, il mondo delle professioni, le Istituzioni, l’intera società. Una consapevolezza che metta al centro le persone, il diritto fondamentale alla sicurezza, che riguarda le famiglie, che riguarda l’intero Paese.
Ci vuole una responsabilità diffusa e consapevole. Ecco perché questa vicenda riguarda tutti, ciascuno di noi. Occorre un vero e proprio rinnovato patto sociale per promuovere semplificazioni, responsabilità, prevenzione, qualità del governo del territorio. Contestualmente lo Stato, la Repubblica nel suo insieme deve imparare e imporre la legalità nei cantieri, ogni giorno. A tutela delle imprese in regola, a tutela dei lavoratori, a tutela di tutti i cittadini. Non vogliamo più dire che nella tragedia, nell’emergenza, l’Italia tira fuori le sue risorse migliori. Adesso è l’ora della prevenzione.
Tra non molto, si spegneranno uno dopo l’altro i riflettori dei media per riaccendersi magari puntualmente quando dovranno far sentire un’eventuale critica nel difficile processo che vi aspetta e ci aspetta: quello della ricostruzione.
Regioni, Autonomie locali  e Governo possono e debbono fare molto e faranno ancora di più se sapranno coordinare gli interventi, sia quelli normativi che quelli relativi alle risorse, in un’ottica di forte e leale collaborazione istituzionale. Come Regioni abbiamo vissuto questi primi giorni della gestione dell’emergenza improntando il nostro impegno alla massima serietà istituzionale. Voglio approfittare di questa solenne occasione per lanciare un messaggio chiaro e univoco: La ricostruzione d’Abruzzo non può e non deve essere terreno di una schermaglia, né una  riserva di caccia: occorrerà trasparenza e correttezza di procedure e tutte le istituzioni debbono dare prova di lavorare insieme così come abbiamo fatto con il Sottosegretario Bertolaso e la protezione civile nazionale in queste prime settimane
Nei giorni successivi al terremoto si sono susseguiti i dati e le cifre sull’impegno della Protezione Civile. Io non voglio dare i dati: ciò che conta è che non  c’è una Regione o Provincia autonoma d’Italia che non abbia sentito la necessità di realizzare una esperienza concreta di sostegno e di solidarietà. Dimostrando così una forte convinzione nel sistema della protezione civile nazionale, di cui noi ci sentiamo parte e protagonisti reali. Dimostrando così che il federalismo è e può essere, non divisione e destrutturazione, ma un senso più alto di unità ed efficienza nazionale, in chiave solidale e costruttiva.
Una protezione civile moderna e articolata, capace di raccogliere  sui territori le risorse e le spinte migliori, a cominciare dal volontariato. Questo è il segno della nostra esperienza e credo che di questo vada dato merito al Governo e al sottosegretario Bertolaso del lavoro che hanno saputo fare assieme a noi.
Ora dobbiamo guardare oltre, ma sempre partendo da ciò che è accaduto. Perseguendo le eventuali responsabilità, facendo tesoro delle esperienze pregresse. In particolare penso alle più recenti: dal Friuli alle Marche, all’Umbria, al Molise. Ma soprattutto dobbiamo agire con grande chiarezza, in particolar modo per quello che concerne l’individuazione e la allocazione delle risorse certe e la definizione dei tempi relativi alla loro effettiva collocazione.
Per le case in primo luogo, ma anche per le scuole, per l’Università, per i servizi, per la ripresa della vita della comunità.
Il sistema delle Regioni e delle Autonomie locali è pronto a ricercare, d’intesa con il Governo, le soluzioni più concrete, a partire dai gemellaggi, dalla realizzazione di opere pubbliche di cui noi siamo pronti a farci carico non per un malinteso spirito di solidarietà, ma perché questo è un dovere di tutte le istituzioni, di tutti i territori, perché questo è un problema di tutto il Paese.
Sottolineo infine un punto: occorrerà lavorare insieme, avendo come riferimento, almeno per noi, la Regione Abruzzo, con il Comune e la Provincia dell’Aquila, tutti gli altri comuni, perché, come ci confermano le esperienze che abbiamo alle spalle è dalle istituzioni locali e dal loro protagonismo è dalla comunità locale che si può ripartire e governare la ricostruzione.
Si può provare a ripercorrere il modello che le Regioni hanno proposto e ottenuto con l’accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga. Possiamo impegnarci in un’azione condivisa, coordinata, mettendoci del nostro senza da parte nostra alcun fai-da-te, o alcuna voglia di apparire. Piuttosto con l’esigenza di fare un discorso comune, da condividere con l’Unione Europea per dare risposte concrete alle esigenze di una comunità che sappiamo quanto sia forte, quanto abbia sofferto, ma di cui conosciamo anche la grande dignità. L’Aquila non è sola e non sarà sola. Protagonista L’Aquila i suoi amministratori, la sua gente, protagonista con noi a fianco, con le istituzioni, il sistema delle Regioni, in uno sforzo di solidarietà del popolo italiano che può rappresentare un impegno anche per il futuro”.
 
(red/06.05.09)

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Welfare: presentato Libro Bianco

Sacconi: modelli organizzativi obsoleti

(regioni.it) Il ministro Sacconi in Conferenza stampa ha presentato il Libro Bianco sul welfare in cui si parla anche della sanità futura, pensata con grandi reti ad alta tecnologia che punta sul territorio alla rivoluzione informatica.
Il ministero del Welfare indica sempre piu' spazio quindi ai servizi del territorio e alla loro efficienza La 'deospedalizzazione' è un altro punto per riorganizzare il Servizio sanitario nazionale costruendo grandi reti di strutture hi tech, tagliando i mini-ospedali 'generalisti', fino ad arrivare pertanto alla digitalizzazionedelle informazioni e all'integrazione delle politiche sanitarie e sociali.
Nel Libro Bianco presentato a Palazzo Chigi dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi c’è un "modello di ospedale che si va consolidando - si legge nel documento – che opera in grandi reti. La tecnologia e la professionalita' di cui si avvale sono elevate". Di conseguenza, prosegue il Libro Bianco, "gli erogatori pubblici e privati devono adeguare i loro modelli organizzativi di offerta ai trend internazionali consolidati che impongono una consistente riduzione del numero di ospedali generalisti per acuti (soprattutto di piccole dimensioni), la creazione di reti ospedaliere a elevata tecnologia e contenuto professionale, lo sviluppo della filiera assistenziale territoriale dicure primarie ed extraospedaliere".
Sacconi ha parlato anche di nuovi commissariamenti alle regioni che hanno sforato il deficit sanitario e che saranno decisi entro l'estate. Sacconi, presentando il Libro Bianco del Welfare, afferma: "All'ordine del giorno subito, qui e ora – ha sottolineato Sacconi - e' la questione della sanita' meridionale. L'accelerazione del risanamento dei servizi sociosanitari assistenziali nel mezzogiorno e i piani di rientro e i commissariamenti sono la premessa del buon funzionamento del federalismo fiscale. Significa dare ai cittadini del sud non meno ospedali ma piu' servizi, quelli che spendendo di meno il nord da' ai cittadini. Le regioni sottoposte ai piani – ha spiegato il ministro - sono monitorate, e i monitoraggi hanno riscontrato criticita'. Sono stati richiesti ulteriori decisioni in modo che entro l'estate si possa decidere cosa fare in quelle situazioni".
Alcune Regioni, sostiene il Libro Bianco, "hanno mantenuto o addirittura implementato modelli organizzativi obsoleti per cui a elevati livelli di spesa corrisponde una bassa qualita' dei servizi erogati. Ne e' riprova il fatto che sono sempre piu' consistenti i flussi di mobilita' di pazienti dal Sud al Nord alla ricerca di prestazioni e livelli essenziali di qualita' non erogati dalle Regioni di appartenenza, nonostante (e forse proprio a causa di) una capillare e abnorme diffusione di ospedali "generalisti".
Il governo della qualita' e quantita' della spesa sanitaria, prosegue il testo, "rappresenta una condizione necessaria anche per la applicazione della nuova legislazione sul federalismo fiscale se e' vero che ben tredici Regioni registrano un disavanzo di gestione, mentre l'85 per cento del disavanzo complessivo si concentra in Lazio, Campania e Sicilia".
Il Libro Bianco parla anche dei Livelli essenziali di assistenza, che "sono diventati talora l'alibi per coprire inefficienze e sprechi,anche perche' privi di efficaci meccanismi di controllo e monitoraggio. La loro introduzione non ha generato il cambiamento auspicato. Mancano strumenti informativi e valutativi in grado di cogliere le asimmetrie tra domanda e offerta di salute per arrivare a un loro progressivo riallineamento". 
L’integrazione socio-sanitario-assistenziale è il principio cardine per garantire il passaggio da un Welfare assistenziale a un Welfare delle responsabilità condivise. Politiche integrate sulla vita agevolano il passaggio da una offerta settoriale a una offerta di interventi rivolti alla persona e alla famiglia, sostenendo le fragilità, favorendo lo sviluppo di capacità individuali e la promozione di reti di relazioni. Solo in questo modo è possibile rispondere alla complessità del bisogno di salute delle persone (il patrimonio genetico, le variabili fisiopatologiche, l’ambiente, gli stili di vita, la storia personale e familiare). I fattori da considerare sono molteplici, così come l’intensità degli stessi (fasi intensiva, estensiva, di lungo-assistenza), la loro durata (breve, media, lunga), il costo degli interventi, l’apporto dei diversi erogatori delle prestazioni, siano essi enti pubblici, privati lucrativi e non. La rivoluzione epidemiologica in atto, lo sviluppo scientifico e la sua applicazione in medicina, in uno con l’attesa di un miglioramento della qualità della vita, stanno determinando un significativo ridisegno delle funzioni assistenziali. L’ospedale, come luogo di risposta predominante ai bisogni di salute e assistenza, lascia spazio a una filiera di servizi di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione per la non autosufficienza assolutamente innovativi anche nelle modalità di erogazione e organizzazione, in grado di rispondere con appropriatezza e puntualità alle richieste dell’utente. Tutto ciò, paradossalmente, con un minore costo del sistema. Il modello di ospedale che si va consolidando opera in grandi reti. La tecnologia e le professionalità di cui si avvale sono elevate. Impiega metodiche di “dematerializzazione” nella trasmissione e archiviazione delle informazioni con capacità di risposta alla pluralità delle richieste del paziente, compresa la qualità e la sicurezza delle informazioni stesse.
Nella dimensione territoriale acquisiscono un ruolo crescente i servizi di assistenza domiciliare, le residenzialità extra ospedaliere per non autosufficienti disabili, anche con formule innovative, quali gli ospedali di comunità e gli hospice per i pazienti oncologici. Lo sviluppo delle politiche di integrazione prevede una gestione unitaria dei servizi socio-sanitario-assistenziali in ambiti territoriali omogenei: la sistematicità e l’integrazione degli approcci, creando un continuum tra sistemi preposti alla cura della salute e sistemi addetti alla protezione sociale; lo sviluppo dei distretti socio-sanitari quali centri di riferimento dei cittadini e sede della integrazione operativa; la programmazione territoriale; il superamento della distinzione tra pubblico e privato attraverso il riconoscimento alle formazioni sociali di una soggettività di rilievo pubblico anche nella programmazione dei servizi.
Il Welfare delle opportunità va oltre il concetto di integrazione tra ospedale e territorio, perché sa cogliere il valore della sinergia tra ambienti professionali con competenze diverse, ma assolutamente complementari nel percorso di cura e presa in carico della persona. Lo stesso vale per l’integrazione tra medici di medicina generale e altre figure professionali che operano sul territorio, promuovendo culture e saperi interdisciplinari e interprofessionali. Anche nella formula organizzativa, la medicina generale sta cambiando, con il superamento della figura del medico “solista”, per approdare a nuove forme di associazione e collaborazione, che consentano di dar vita a un sicuro e stabile riferimento per il paziente lungo l'arco della giornata e della settimana. 
Nella prospettiva di un federalismo sostenibile e responsabile le risorse necessarie a finanziare il complesso delle prestazioni sanitarie ricomprese nei livelli essenziali sono generate, Regione per Regione, da un mix di fonti. La spesa eccedente rispetto al livello efficiente dovrà rimanere, completati i processi riorganizzativi, a carico delle Regioni e trovare copertura in aumenti della pressione fiscale, nello spostamento di risorse all’interno del bilancio, o in compartecipazioni da parte dei fruitori. 
Federalismo sanitario non significa ovviamente abbandonare a sé stesse intere aree geografiche o ancorare la spesa al reddito prodotto in loco e al conseguente gettito fiscale, ma il passaggio dal finanziamento della spesa storica – che spesso incorpora alti livelli di inefficienza – ai costi standard, ovvero al finanziamento dei servizi erogati secondo principi di efficienza e appropriatezza. Tali costi vanno individuati in termini sintetici in rapporto alla popolazione sulla base delle migliori gestioni regionali e lo stesso correttivo demografico deve essere calcolato secondo le esperienze più efficienti rispetto alle fasce anziane della popolazione regionale. I costi standard sono lo strumento più equo ed efficace per guidare i processi di cambiamento e rappresentano la base per determinare la futura allocazione delle risorse. 
Il differenziale tra costi standard e costi storici costituisce la misura di quanto deve essere recuperato in termini di migliore efficienza, appropriatezza delle cure e del modello organizzativo. I livelli essenziali di assistenza (LEA) vanno ripensati come uno strumento in grado di conciliare sostenibilità del sistema, diritti del cittadino, accesso ai servizi, appropriatezza e sicurezza delle cure. I LEA devono trovare una dimensione oltre che qualitativa anche quantitativa, correlata alle migliori pratiche diagnostiche e terapeutiche, alla medicina basata sulla evidenza, a processi di benchmarking almeno interregionali sui costi delle principali funzioni assistenziali. Una distorta applicazione dei LEA si traduce, di fatto, in una maggiore spesa a carico del cittadino e in un razionamento iniquo delle prestazioni.


Presentazione del Ministro Sacconi (formato .pdf 277,3 Kb)
Libro Bianco (formato .pdf 2,53 Mb)

Libro Verde (formato .pdf 273,98 Kb)
 
(red/06.05.09)

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Sanità: rapporto 2008 Tribunale dei diritti del malato

(regioni.it) E’ stato presentato il rapporto del Tribunale per i diritti del malato realizzato su un campione di 25 mila segnalazioni in merito allo stato di salute della sanità italiana dal puntio di vista dei cittadini. Nel XII Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva, "Cittadini al primo posto. Per una sanità più umana ed accessibile", emerge un quadro diluci ed ombre.
Malpractice, invalidità, liste di attesa ed intramoenia, assistenza territoriale, assistenza ospedaliera, farmaci, salute e lavoro, malattie rare, cure all'estero, sono alcuni dei principali temi affrontati. Si evidenzia una sanita' con una sempre minore attenzione al lato umano e un continuo aumento dei costi. Ai primi posti per carenze di attenzioni, i cittadini mettono i pediatri (31,87%), poi i medici di medicina generale (25,4%) e la riabilitazione ambulatoriale (21%). In aumento anche le segnalazioni di casi di errori medici o diagnostici.
Seguono la assistenza residenziale (20%), le strutture riabilitative (18%) e i ricoveri (10%). L'esigenza di maggior garbo ed interesse nei confronti dei pazienti e' sentita da 10 regioni sulle 19 che hanno partecipato alla stesura del Rapporto. La carenza di umanizzazione si colloca, in queste Regioni, tra il secondo e il quarto posto. Per Trentino, Emilia Romagna e Toscana rappresenta la seconda voce; la terza invece per Friuli Venezia Giulia, Puglia e Basilicata; al quarto posto in Lombardia, Veneto, Abruzzo e Marche.
Circa il 74% delle Regioni individuano, tra le principali criticita', la difficolta' di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d'attesa. In particolare, secondo il Rapporto di Tdm, questo problema e' percepito nelle regioni meridionali: Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Seguono le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo per il Centro e, per il Nord, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia.
L'area maggiormente interessata dal fenomeno delle liste d'attesa e' la diagnostica con il 51% delle segnalazioni, seguita dalla specialistica con il 23% e dagli interventi chirurgici (20%). Crescono notevolmente rispetto al 2007 (+ 11%) le segnalazioni riguardanti le attese per interventi chirurgici.
I cittadini segnalano, oltre ai tempi incompatibili rispetto alle esigenze di cura, la difficolta' nel ricevere informazioni rispetto alla posizione che si occupa all'interno delle liste d'attesa (il che rileva, quindi, una scarsa trasparenza nella gestione delle pratiche); da sottolineare anche ritardi nell'erogazione e mancato inserimento in lista d'attesa.
Sul fronte della malpractice dal Rapporto del Tdm emerge che in quasi un caso su cinque le segnalazioni giunte riguardano presunti errori medici o diagnostici, confermandosi come il principale problema segnalato dai cittadini.
Tra le tipologie di sospetti errori figurano gli interventi (53%) e le diagnosi errate (26%). La gran parte si registra in strutture pubbliche (88%). Sette le aree specialistiche maggiormente interessate da presunti errori medici, nell'ordine: ortopedia (17,5%), oncologia (13,9%), ginecologia e ostetricia(7,7%), chirurgia generale ed oculistica (5,4%), odontoiatria (5,2%), emergenza e pronto soccorso (2,8%).
 
 (red/06.05.09)

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Decreto Abruzzo: prossimamente 3 emendamenti

Uno riguarderà i poteri del Sindaco e del Presidente della Regione

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri del 6 maggio ha dato  mandato al Presidente del Consiglio Berlusconi a presentare tre emendamenti al  decreto sul terremoto in Abruzzo. Il primo- si legge nel  comunicato finale - riguarderà i contributi alla ricostruzione  della prima casa, il secondo i poteri del Sindaco e del Presidente della Regione sul piano di ricostruzione del centro  storico dell'Aquila, il terzo infine verterà sul ruolo di  Fintecna S.p.a. e sulle modalita' con cui sarà chiamata ad  operare.
 
(red/06.05.09)

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Protezione civile: Ordinanza 3671 per terremoto Abruzzo

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale

(regioni.it) E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2009, l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 maggio 2009  n.3671: Si riporta di seguito il testo integrale tratto da www.gazzettaufficiale.it .
Attuazione dell'articolo 2, comma 12, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici verificatisi nella provincia dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009. (Ordinanza n. 3761). (09A05116) (GU n. 102 del 5-5-2009 )
ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 1 maggio 2009
 Attuazione dell'articolo 2, comma 12, del decreto-legge 28 aprile
2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni
colpite dagli eventi sismici verificatisi nella provincia dell'Aquila
ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009.
(Ordinanza n. 3761). (09A05116)
              IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
 Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
 Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
 Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;
 Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6
aprile 2009 recante la dichiarazione dell'eccezionale rischio di
compromissione   degli   interessi   primari a causa dei predetti
interventi   sismici,   ai   sensi dell'articolo 3, comma 1, del
decreto-legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni,
dall'articolo 1 della legge 27 dicembre 2002, n. 286;
 Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6
aprile 2009 recante la dichiarazione dello stato d'emergenza in
ordine agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato la
provincia dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo il giorno
6 aprile 2009;
 Vista l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6
aprile 2009, n. 3753, recante primi interventi urgenti conseguenti ai
predetti eventi sismici;
 Viste le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9
aprile 2009, n. 3754, del 15 aprile 2009, n. 3755, e del 21 aprile
2009, n. 3757, recante: «Ulteriori disposizioni urgenti conseguenti
agli eventi sismici che hanno colpito la provincia dell'Aquila ed
altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009»;
 Visto l'articolo 1 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, che
rinvia l'attuazione delle disposizioni ivi previste ad apposite
ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate ai sensi
dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze per quanto
attiene agli aspetti di carattere fiscale e finanziario;
 Visto l'articolo 2, comma 12, del predetto decreto-legge;
 Ritenuto di dover nominare i Vice Commissari al fine di coadiuvare
il Commissario delegato nell'esercizio delle proprie funzioni di cui
uno con funzioni vicarie, nonche' i Sindaci dei Comuni interessati
quali soggetti attuatori per garantire l'immediata effettivita'
dell'azione commissariale;
 D'intesa con la regione Abruzzo;
 Su proposta del Capo del Dipartimento della protezione civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri;
                              Dispone:
                               Art. 1.
 1. Per assicurare il supporto all'attuazione delle iniziative
necessarie per il superamento della situazione d'emergenza di cui al
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri citato in premessa,
il Commissario delegato si avvale del Prefetto dell'Aquila in
qualita' di Vice-Commissario delegato, con funzioni vicarie.
 2. Il comma 1 dell'articolo 1 dell'ordinanza di protezione civile
n. 3755 del 15 aprile 2009 e' soppresso.
                               Art. 2.
 1. L'ing. Luciano Marchetti, esperto in materia di beni culturali
della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei
grandi rischi, e' nominato Vice-Commissario delegato per coadiuvare
il Commissario delegato nell'esercizio delle funzioni inerenti agli
interventi urgenti volti ad assicurare la messa in sicurezza per
evitare situazioni di maggiori danni e per eliminare situazioni di
pericolo del patrimonio culturale e per il recupero dei beni
culturali danneggiati dal sisma, comprese le attivita' progettuali
propedeutiche ai lavori di recupero.
 2. Il predetto Vice-Commissario delegato opera con le procedure di
somma urgenza e si avvale delle deroghe di cui all'articolo 3
dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 aprile
2009, n. 3753.
 3. Per l'espletamento delle attivita' il Vice-Commissario delegato
si avvale del supporto tecnico e amministrativo del Ministero per i
beni e le attivita' culturali e puo' costituire un'apposita struttura
di supporto composta da personale del medesimo Dicastero nel limite
di 12 unita'.
 4. Al comma 1 dell'articolo 10 dell'ordinanza di protezione civile
n. 3754 del 9 aprile 2009 le parole: «aperta presso il Segretariato
generale del Ministero per i beni e le attivita' culturali» sono
sostituite dalle seguenti: «intestata al Vice-Commissario delegato
per la tutela dei beni culturali».
 5. Al comma 4 dell'articolo 10 dell'ordinanza di protezione civile
n. 3754 del 9 aprile 2009 la parola: «il Ministero» e' sostituita
dalle parole: «il Vice-Commissario delegato per la tutela dei beni
culturali».
 6. Il Vice-Commissario delegato provvede avvalendosi delle risorse
che si renderanno disponibili ai sensi dell'articolo 10, comma 1,
dell'ordinanza di protezione civile n. 3754 del 9 aprile 2009.
     
                               Art. 3.
 1. Al fine di coadiuvare il Commissario delegato nelle attivita' di
emergenza il Prof. De Bernardinis, Vice Capo del Dipartimento della
protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e'
nominato Vice-Commissario per provvedere alle iniziative inerenti
alle operazioni di soccorso e assistenza alle popolazioni sfollate in
conseguenza degli eventi sismici e per accelerare la chiusura della
prima fase dell'emergenza, individuando e ponendo in essere tutte le
iniziative necessarie alla rapida sistemazione delle popolazioni
sfollate anche attraverso l'emanazione di direttive nei confronti dei
comuni e degli altri enti pubblici interessati.
                               Art. 4.
 1. All'articolo 3 dell'ordinanza di protezione civile n. 3753 del 9
aprile 2009 sono aggiunte le seguenti disposizioni:
   decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 2007;
   decreto   legislativo   22 gennaio 2004, n. 42, e successive
modificazioni ed integrazioni, articoli 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24,
25 e 135.
 2. Per la realizzazione degli interventi da porre in essere ai
sensi della presente ordinanza i Vice-Commissari delegati possono
avvalersi dei poteri di deroga di cui all'articolo 3 dell'ordinanza
di protezione civile n. 3753 del 9 aprile 2009, cosi come integrato
dal comma 1, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento
giuridico.
                               Art. 5.
 1. I sindaci dei comuni di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, sono nominati soggetti attuatori
per garantire immediata effettivita' ai provvedimenti del Commissario
delegato   e   la continuita' dei servizi tecnico amministrativi
comunali.
                               Art. 6.
 1. In relazione a quanto previsto dall'articolo 5 dell'ordinanza
del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3753 del 6 aprile 2009,
il Dipartimento della protezione civile e' individuato quale soggetto
per il cui tramite possono trovare applicazione le disposizioni di
cui all'articolo 27, comma 1, della legge 13 maggio 1999, n. 133.
 La presente ordinanza sara' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
   Roma, 1° maggio 2009
                                            Il Presidente: Berlusconi
 
(red/06.05.09)

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Il mare più blu

(regioni.it) Si avvicina l’estate e la Fee, la Fondazione per l'educazione ambientale, presenta anche per il 2009 le “bandiere blu” del mare italiano. Ecco l’elenco regione per regione delle località indicate con il mare più blu:
  • - PIEMONTE (1): Cannero Riviera (Verbania)
  • - FRIULI VENEZIA GIULIA (2): Grado (Gorizia); Lignano Sabbiadoro (Udine)
  • - VENETO (6): Caorle, San Michele al Tagliamento-Bibione, Eraclea-Eraclea mare, Jesolo, Cavallino Treporti (Venezia), Venezia-Lido di Venezia
  • - LIGURIA (16): Camporosso, Bordighera (Imperia); Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona-Fornaci, Albisola Superiore,  Albissola Marina, Celle Ligure, Varazze (Savona); Chiavari, Lavagna, Moneglia (Genova); Lerici, Ameglia-Fiumaretta (La Spezia)
  • - EMILIA ROMAGNA (8): Comacchio-Lidi Comacchiesi (Ferrara); Lidi Ravennati, Cervia (Ravenna); Cesenatico, San Mauro Pascoli-San Mauro mare (Forli'-Cesena); Bellaria Igea Marina, Rimini, Cattolica (Rimini)
  • - TOSCANA (16): Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio (Lucca); Pisa-marina di Pisa-Tirrenia-Calambrone, Livorno-Antignano e Quercianella, Castiglioncello e Vada di Rosignano Marittimo, Cecina, marina di Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Riotorto-Piombino: parco naturale della Sterpaia (Livorno); Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina e Principina di Grosseto, Monte Argentario (Grosseto)
  • - MARCHE (16): Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo (Pesaro-Urbino); Senigallia, Sirolo, Numana (Ancona); Porto Recanati, Civitanova Marche, Potenza Picena-Porto Potenza Picena(Macerata); Porto S.Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Grottammare, Cupra Marittima, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)
  • - LAZIO (4): Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga, Gaeta (Latina)
  • - ABRUZZO (13): Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido,Giulianova-lungomare Zara, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina (Teramo); Francavilla al Mare, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Vasto, San Salvo (Chieti). Per i laghi bandiera blu a Scanno (L'Aquila)
  • - MOLISE (1): Termoli (Campobasso)
  • - CAMPANIA (12): Massa Lubrense (Napoli); Positano,Agropoli, Castellabate, Montecorice-Agnone e Capitello, Acciaroli-Pioppi di Pollica, Casalvelino, Ascea, Pisciotta, Centola-Palinuro, Vibonati-Villammare, Sapri (Salerno)
  • - BASILICATA (1): Maratea (Potenza)
  • - PUGLIA (7): Rodi Garganico (Foggia); Polignano aMare (Bari); Ostuni-Marina di Ostuni (Brindisi); Castellaneta, Ginosa-Marina di Ginova (Taranto); Castro, Salve (Lecce)
  • - CALABRIA (4): Cariati-Marina di Cariati (Cosenza); Ciro' Marina-Punta Alice (Crotone); Roccella Jonica, Marinadi Gioiosa Jonica (Reggio Calabria)
  • - SICILIA (4): Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa); Menfi (Agrigento); Fiumefreddo di Sicilia-Marina di Cottone (Catania)
  • - SARDEGNA (2): Santa Teresa di Gallura-Rena Bianca, LaMaddalena-Spalmatore e Punta Tegge (Olbia-Tempio).
     
 
(red/06.05.09)
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