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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1362 - mercoledì 6 maggio 2009

Sommario
- Terremoto Abruzzo: Errani, occorre un nuovo patto sociale
- Welfare: presentato Libro Bianco
- Sanità: rapporto 2008 Tribunale dei diritti del malato
- Decreto Abruzzo: prossimamente 3 emendamenti
- Protezione civile: Ordinanza 3671 per terremoto Abruzzo
- Il mare più blu

+T -T
Welfare: presentato Libro Bianco

Sacconi: modelli organizzativi obsoleti

(regioni.it) Il ministro Sacconi in Conferenza stampa ha presentato il Libro Bianco sul welfare in cui si parla anche della sanità futura, pensata con grandi reti ad alta tecnologia che punta sul territorio alla rivoluzione informatica.
Il ministero del Welfare indica sempre piu' spazio quindi ai servizi del territorio e alla loro efficienza La 'deospedalizzazione' è un altro punto per riorganizzare il Servizio sanitario nazionale costruendo grandi reti di strutture hi tech, tagliando i mini-ospedali 'generalisti', fino ad arrivare pertanto alla digitalizzazionedelle informazioni e all'integrazione delle politiche sanitarie e sociali.
Nel Libro Bianco presentato a Palazzo Chigi dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi c’è un "modello di ospedale che si va consolidando - si legge nel documento – che opera in grandi reti. La tecnologia e la professionalita' di cui si avvale sono elevate". Di conseguenza, prosegue il Libro Bianco, "gli erogatori pubblici e privati devono adeguare i loro modelli organizzativi di offerta ai trend internazionali consolidati che impongono una consistente riduzione del numero di ospedali generalisti per acuti (soprattutto di piccole dimensioni), la creazione di reti ospedaliere a elevata tecnologia e contenuto professionale, lo sviluppo della filiera assistenziale territoriale dicure primarie ed extraospedaliere".
Sacconi ha parlato anche di nuovi commissariamenti alle regioni che hanno sforato il deficit sanitario e che saranno decisi entro l'estate. Sacconi, presentando il Libro Bianco del Welfare, afferma: "All'ordine del giorno subito, qui e ora – ha sottolineato Sacconi - e' la questione della sanita' meridionale. L'accelerazione del risanamento dei servizi sociosanitari assistenziali nel mezzogiorno e i piani di rientro e i commissariamenti sono la premessa del buon funzionamento del federalismo fiscale. Significa dare ai cittadini del sud non meno ospedali ma piu' servizi, quelli che spendendo di meno il nord da' ai cittadini. Le regioni sottoposte ai piani – ha spiegato il ministro - sono monitorate, e i monitoraggi hanno riscontrato criticita'. Sono stati richiesti ulteriori decisioni in modo che entro l'estate si possa decidere cosa fare in quelle situazioni".
Alcune Regioni, sostiene il Libro Bianco, "hanno mantenuto o addirittura implementato modelli organizzativi obsoleti per cui a elevati livelli di spesa corrisponde una bassa qualita' dei servizi erogati. Ne e' riprova il fatto che sono sempre piu' consistenti i flussi di mobilita' di pazienti dal Sud al Nord alla ricerca di prestazioni e livelli essenziali di qualita' non erogati dalle Regioni di appartenenza, nonostante (e forse proprio a causa di) una capillare e abnorme diffusione di ospedali "generalisti".
Il governo della qualita' e quantita' della spesa sanitaria, prosegue il testo, "rappresenta una condizione necessaria anche per la applicazione della nuova legislazione sul federalismo fiscale se e' vero che ben tredici Regioni registrano un disavanzo di gestione, mentre l'85 per cento del disavanzo complessivo si concentra in Lazio, Campania e Sicilia".
Il Libro Bianco parla anche dei Livelli essenziali di assistenza, che "sono diventati talora l'alibi per coprire inefficienze e sprechi,anche perche' privi di efficaci meccanismi di controllo e monitoraggio. La loro introduzione non ha generato il cambiamento auspicato. Mancano strumenti informativi e valutativi in grado di cogliere le asimmetrie tra domanda e offerta di salute per arrivare a un loro progressivo riallineamento". 
L’integrazione socio-sanitario-assistenziale è il principio cardine per garantire il passaggio da un Welfare assistenziale a un Welfare delle responsabilità condivise. Politiche integrate sulla vita agevolano il passaggio da una offerta settoriale a una offerta di interventi rivolti alla persona e alla famiglia, sostenendo le fragilità, favorendo lo sviluppo di capacità individuali e la promozione di reti di relazioni. Solo in questo modo è possibile rispondere alla complessità del bisogno di salute delle persone (il patrimonio genetico, le variabili fisiopatologiche, l’ambiente, gli stili di vita, la storia personale e familiare). I fattori da considerare sono molteplici, così come l’intensità degli stessi (fasi intensiva, estensiva, di lungo-assistenza), la loro durata (breve, media, lunga), il costo degli interventi, l’apporto dei diversi erogatori delle prestazioni, siano essi enti pubblici, privati lucrativi e non. La rivoluzione epidemiologica in atto, lo sviluppo scientifico e la sua applicazione in medicina, in uno con l’attesa di un miglioramento della qualità della vita, stanno determinando un significativo ridisegno delle funzioni assistenziali. L’ospedale, come luogo di risposta predominante ai bisogni di salute e assistenza, lascia spazio a una filiera di servizi di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione per la non autosufficienza assolutamente innovativi anche nelle modalità di erogazione e organizzazione, in grado di rispondere con appropriatezza e puntualità alle richieste dell’utente. Tutto ciò, paradossalmente, con un minore costo del sistema. Il modello di ospedale che si va consolidando opera in grandi reti. La tecnologia e le professionalità di cui si avvale sono elevate. Impiega metodiche di “dematerializzazione” nella trasmissione e archiviazione delle informazioni con capacità di risposta alla pluralità delle richieste del paziente, compresa la qualità e la sicurezza delle informazioni stesse.
Nella dimensione territoriale acquisiscono un ruolo crescente i servizi di assistenza domiciliare, le residenzialità extra ospedaliere per non autosufficienti disabili, anche con formule innovative, quali gli ospedali di comunità e gli hospice per i pazienti oncologici. Lo sviluppo delle politiche di integrazione prevede una gestione unitaria dei servizi socio-sanitario-assistenziali in ambiti territoriali omogenei: la sistematicità e l’integrazione degli approcci, creando un continuum tra sistemi preposti alla cura della salute e sistemi addetti alla protezione sociale; lo sviluppo dei distretti socio-sanitari quali centri di riferimento dei cittadini e sede della integrazione operativa; la programmazione territoriale; il superamento della distinzione tra pubblico e privato attraverso il riconoscimento alle formazioni sociali di una soggettività di rilievo pubblico anche nella programmazione dei servizi.
Il Welfare delle opportunità va oltre il concetto di integrazione tra ospedale e territorio, perché sa cogliere il valore della sinergia tra ambienti professionali con competenze diverse, ma assolutamente complementari nel percorso di cura e presa in carico della persona. Lo stesso vale per l’integrazione tra medici di medicina generale e altre figure professionali che operano sul territorio, promuovendo culture e saperi interdisciplinari e interprofessionali. Anche nella formula organizzativa, la medicina generale sta cambiando, con il superamento della figura del medico “solista”, per approdare a nuove forme di associazione e collaborazione, che consentano di dar vita a un sicuro e stabile riferimento per il paziente lungo l'arco della giornata e della settimana. 
Nella prospettiva di un federalismo sostenibile e responsabile le risorse necessarie a finanziare il complesso delle prestazioni sanitarie ricomprese nei livelli essenziali sono generate, Regione per Regione, da un mix di fonti. La spesa eccedente rispetto al livello efficiente dovrà rimanere, completati i processi riorganizzativi, a carico delle Regioni e trovare copertura in aumenti della pressione fiscale, nello spostamento di risorse all’interno del bilancio, o in compartecipazioni da parte dei fruitori. 
Federalismo sanitario non significa ovviamente abbandonare a sé stesse intere aree geografiche o ancorare la spesa al reddito prodotto in loco e al conseguente gettito fiscale, ma il passaggio dal finanziamento della spesa storica – che spesso incorpora alti livelli di inefficienza – ai costi standard, ovvero al finanziamento dei servizi erogati secondo principi di efficienza e appropriatezza. Tali costi vanno individuati in termini sintetici in rapporto alla popolazione sulla base delle migliori gestioni regionali e lo stesso correttivo demografico deve essere calcolato secondo le esperienze più efficienti rispetto alle fasce anziane della popolazione regionale. I costi standard sono lo strumento più equo ed efficace per guidare i processi di cambiamento e rappresentano la base per determinare la futura allocazione delle risorse. 
Il differenziale tra costi standard e costi storici costituisce la misura di quanto deve essere recuperato in termini di migliore efficienza, appropriatezza delle cure e del modello organizzativo. I livelli essenziali di assistenza (LEA) vanno ripensati come uno strumento in grado di conciliare sostenibilità del sistema, diritti del cittadino, accesso ai servizi, appropriatezza e sicurezza delle cure. I LEA devono trovare una dimensione oltre che qualitativa anche quantitativa, correlata alle migliori pratiche diagnostiche e terapeutiche, alla medicina basata sulla evidenza, a processi di benchmarking almeno interregionali sui costi delle principali funzioni assistenziali. Una distorta applicazione dei LEA si traduce, di fatto, in una maggiore spesa a carico del cittadino e in un razionamento iniquo delle prestazioni.


Presentazione del Ministro Sacconi (formato .pdf 277,3 Kb)
Libro Bianco (formato .pdf 2,53 Mb)

Libro Verde (formato .pdf 273,98 Kb)
 
(red/06.05.09)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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