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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1376 - martedì 26 maggio 2009

Sommario
- Riforme, province e bicameralismo imperfetto
- Toscana: legge sull'immigrazione
- Colozzi: sanità; sì a rinnovo contratto infermieri, tecnici e amministrativi
- Istat: XVII Rapporto annuale
- VIII Giornata Nazionale Sollievo: Iorio a presentazione
- Sanità: Berlusconi, Calabria da commissariare; Loiero, stupefacente

+T -T
Istat: XVII Rapporto annuale

Dati aggiornati su commercio estero e vendite

(regioni.it) L’Istat rende noti i dati di sintesi del suo rapporto annuale statistico 2008 e nel contempo pubblica anche i dati economici aggiornati sul commercio estero e sulle vendite al dettaglio. Le esportazioni verso i Paesi extra Ue ad aprile sono diminuite dello 0,7% rispetto a marzo e del 20,5% rispetto ad aprile 2008. L'Istat precisa che le importazioni sono diminuite del 2,8% rispetto a marzo e del 29,6% rispetto ad aprile 2008. Il calo tendenziale delle importazioni e' il piu' consistente dal 1993. Ad aprile il saldo e' stato negativo per 76 milioni di euro, con una notevole riduzione rispetto al disavanzo di 1.774 milioni di aprile 2008. ''Prima o poi la crisi terminera', ma bisogna essere preparati, sapere dove intervenire, essere pronti a rispondere''. Sulla base di cio', non servono ''interventi a pioggia per tutte le imprese'', ma mirati per ''quelle che vanno bene, che esportano''. Di questo si e' detto convinto il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, nel corso della presentazione del XVII Rapporto annuale dell'Istituto di Statistica sulla situazione del Paese nel 2008. Biggeri ha aggiunto, ''bisogna favorire, ma non in generale, le esportazioni, quelle che gia' sono sul mercato, che differenziano i prodotti e le aree geografiche, quelle cioe' che ci faranno uscire dalla crisi''. Occhi puntati su occupazione, reddito, urbanizzazione e immigrazione.
OCCUPAZIONE
Uomo, tra i 35 ed i 54 anni, residente nelle regioni centro- settentrionali, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria, sposato o convivente: e' questo l'identikit del 'nuovo disoccupato'. Nella maggioranza dei casi ha perso il lavoro nell'industria. Lo stesso rapporto Istat rivela che piu' di una famiglia su cinque (il 22,2%) ha difficolta' economiche di vario grado. Al contrario, circa 10 milioni di famiglie, pari al 41,5%, non presentano disagi e altre 8,8 milioni (36,3%) vivono in condizioni di relativo benessere.
Dopo un prolungato aumento dell’occupazione e una altrettanto prolungata fase di discesa della disoccupazione, nel 2008 quest’ultima registra una crescita prossima alle 186 mila persone, concentrata nei mesi finali.
La riduzione di oltre 450 mila disoccupati avvenuta tra il 2005 e il 2007 è stata erosa e le persone in cerca di lavoro (1,7 milioni) sono più che nel 2006. Al risultato hanno contribuito più gli uomini che le donne, più i giovani fino a 34 anni che gli adulti con responsabilità familiari, più il Centro e il Nord-ovest che il Mezzogiorno. Oltre a quelle in cui non vi sono occupati (530 mila, e in crescita rispetto al 2007), le famiglie più esposte sono quelle in cui è presente un solo occupato (più di otto milioni). Lesituazioni estreme sono rappresentate da due gruppi di dimensione moltodiversa: da un lato 10 milioni di famiglie agiate, con casa di proprietà, un capofamiglia con titolo di studio elevato e almeno due persone occupate (oltre il 60 per cento di queste famiglie risiede nelle regioni settentrionali); dall’altro, le famiglie più disagiate sono 1 milione e mezzo (oltre la metà di questi nuclei risiede nelle regioni meridionali). La maggior parte delle famiglie si colloca in una situazione intermedia: altri 9 milioni di famiglie non segnalano disagi rilevanti (anche se le famiglie giovani sono gravate dal mutuo per la casa). Vanno tuttavia emergendo situazioni critiche in altrI 3,8 milioni di famiglie, che denunciano ristrettezze di bilancio e anche difficoltà ad affrontare le spese di vita quotidiana.
REDDITO 
Il mercato del lavoro, evidenzia ancora un divario tra il Nord e il Sud, ma anche nel Mezzogiorno ci sono territori in controtendenza. Lo Stato non puo' ''rinunciare ai suoi doveri: proteggere quei lavoratori e quelle famiglie che rischiano di essere colpite dalla crisi in modo piu' profondo'', ha affermato il presidente dell'Istat Biggeri. Occorre, dunque, ha aggiunto ''un sostegno alle fasce piu' deboli e piu' colpite, sostegno che ha per altro una giustificazione economica nella necessita' di evitare che la crisi si autoalimenti attraverso la caduta della domanda interna''. Sottolineando la diseguaglianza e la disomogeneita'  territoriale dei redditi, Biggeri ha evidenziato come ''le  famiglie a basso reddito sono ovviamente piu' vulnerabili, piu' esposte ai rischi di peggioramento delle proprie condizioni economiche comportati dalla recessione, che verosimilmente - ha detto - non si e' ancora completamente esplicitata sulle condizioni occupazionali e sui redditi delle famiglie''.
L'Italia e' uno dei paesi europei con ''la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque e' a rischio di vulnerabilita' economica''. Il rapporto annuale dell'Istat, evidenzia che ''rischi altrettanto elevati'' si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei paesi baltici. Il rischio di vulnerabilita' riguarda, invece, soltanto una persona su dieci nei paesi scandinavi, nei Paesi Bassi, nella Repubblica Ceca e in Slovacchia. Questo si rileva particolarmente nelle regioni meridionali:  nel 2007 risultano esposte al rischio meno dell'8% nel Nord-est,  poco piu' del 10% nel Nord-ovest e nel Centro e circa una su tre  nel Mezzogiorno.
In particolare, la percentuale di popolazione a basso reddito nel Paese si attesta al 18,4%, sulla base di valori del 2006; l'incidenza risulta massima in Sicilia (41,2%), Campania (36,8%) e Calabria (36,4%). All'opposto, i valori meno elevati si registrano in Valle d'Aosta (6,8%) e nelle province autonome di Bolzano (6,6%) e Trento (3,8%).
Guardando al reddito disponibile, sempre nel 2006, le regioni del nord registrano un livello procapite superiore o prossimo ai 20 mila euro (20.300 euro al Nord-Ovest e 19.900 al Nord-est); le regioni del Centro mostrano livelli piu' bassi (18.500), pur mantenendosi al di sopra della media nazionale (16.200), mentre il Mezzogiorno detiene ''storicamente'' livelli sensibilmente piu' bassi, pari a 12.700 euro.
IMMIGRAZIONE
La componente regolare degli immigrati si stabilizza sempre più. Ne è un segnale evidente il crescente numero di nati stranieri, che passano dai 64 mila del 2007 agli oltre 73 mila del 2008. Al 1° gennaio 2009, i minori stranieri sono 868 mila e di questi 520 mila sono nati in Italia e rappresentano quindi la seconda generazione di immigrati, in senso stretto, con forte impatto sulle strutture e sull’organizzazione scolastica e sanitaria. La dimensione e le caratteristiche assunte dal fenomeno dell’immigrazione richiedono attenzione ai problemi dell’inserimento e, soprattutto, dell’istruzione per le seconde generazioni. Inoltre, “la diseguale distribuzione territoriale delle imprese e delle occasioni di lavoro condiziona le migrazioni interne degli stranieri, più mobili sul territorio rispetto agli italiani perché meno radicati, ma anche perché meno “protetti” dalle reti informali e soprattutto da quelle familiari. L’offerta sul territorio di asili, scuole, mezzi di trasporto pubblici, ma anche di servizi socio-sanitari e scolastici, appare irrinunciabile per chi non può contare sulla rete della famiglia e degli amici”. 
Nel mondo della scuola nell'anno 2007-08 gli alunni stranieri sono stati 574 mila, in aumento dell'87% rispetto al 2003/04. Gli studenti non italiani sono 6,4 ogni 100 iscritti. Inoltre nel 2008 in Italia sono arrivati piu' extracomunitari che comunitari: 274 mila contro 185 mila. Dei 3,9 milioni di stranieri residenti al primo gennaio 2009, la comunita' piu' numerosa e' quella romena (780 mila).
URBANIZZAZIONE
Infine continua l'espansione delle aree urbanizzate in Italia: Molise, Puglia, Marche, Basilicata insieme al Veneto sono le regioni in cui la corsa all'edificazione e' piu' accentuata. Lo rileva sempre  il Rapporto annuale dell'Istat sulla situazione del paese, sottolineando che quest'espansione si e' verificata spesso ''in assenza di pianificazione urbanistica sovracomunale''.
Tra il 2001 e il 2008, limitatamente alle regioni per le quali e' gia' in corso il processo di perimetrazione delle aree urbanizzate - si legge nel rapporto -, la superficie edificata e' aumentata in misura piu' consistente in Molise (18%) e in Puglia, Marche e Basilicata (il 12% e il 15%). In Veneto, che sia' nel 1991 condivideva con la Lombardia il primato della regione ''piu' costruita'' d'Italia, le superfici edificate sono cresciute ancora del 5,4%, ''approssimando situazioni di saturazione territoriale'', segnala l'Istat. Con Lazio e Puglia - specifica ancora il rapporto - il Veneto e' anche la regione dove in assoluto si e' costruito di piu', con oltre 100 chilometri quadrati di nuove superfici edificate.
Considerando il periodo 1995-2006, i comuni italiani hanno rilasciato in media permessi di costruire per 3,1 miliardi di metri cubi (22,3 metri cubi all'anno per abitante), il 40% dei quali per edilizia residenziale, il resto per attivita' produttive.

 
Commercio estero. Ad aprile -76 mln di euro il saldo con l’extra-UE Vendite. A marzo +0,1% su febbraio, -5,2% in un anno
Rapporto annuale: Comunicato stampa
PDF (1417 kbyte)
 
(gs/26.05.09)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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