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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1466 - lunedì 26 ottobre 2009

Sommario3
- L'intesa siglata per il nuovo "Patto per la Salute"
- Regioni su mercato immobiliare
- Corte dei Conti: delibere su attività Marche, Emilia-Romagna e Provincia autonoma di Bolzano
- Il 24 ottobre Marrazzo si è "autosospeso"
- Bolzano: referendum senza quorum
- Friuli: in diretta tv le sedute del Consiglio

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L'intesa siglata per il nuovo "Patto per la Salute"

(regioni.it) Si riporta di seguito il testo integrale del “Patto per la salute”, sottoscritto al termine del confronto Governo-Regioni, tenutosi a Palazzo Chigi il 23 ottobre 2009 (cfr. “Regioni.it” n. .1465).
Il patto è stato pubblicato anche nell’Archivio della sezione “sanità” del sito www.regioni.it : il link è:
“23 ottobre 2009
1. Le Regioni devono assicurare l'equilibrio finanziario della gestione in condizioni di efficienza e appropriatezza.
2. Lo Stato si impegna ad assicurare in relazione al livello di finanziamento del servizio sanitario nazionale cui concorre lo Stato stabilito dalla vigente legislazione, pari a 104.614 milioni di euro per l'anno 2010 ed a 106.934 milioni di euro per l'anno 2011, risorse aggiuntive pari a 1.600 milioni di euro per l'anno 2010 e a 1.719 milioni di euro per l'anno 2011; per l'anno 2012, lo Stato si impegna ad assicurare risorse aggiuntive tali da garantire un incremento del livello di finanziamento rispetto all'anno 2011 del 2,8%. A tali risorse aggiuntive concorrono:
a) il riconoscimento con riferimento alla competenza 2010 di incrementi da rinnovo contrattuale pari a quelli derivanti dal riconoscimento della indennità di vacanza contrattuale con economie pari a 466 milioni di euro annui;
b) il finanziamento a carico del bilancio dello Stato di 584 milioni di euro per l'anno 2010 e di 419 milioni di euro per l'anno 2011;
c) le ulteriori misure che lo Stato si impegna ad adottare nel corso del 2010 dirette ad assicurare l'intero importo delle predette risorse aggiuntive.
Lo Stato si impegna inoltre:
- ad adottare nel corso del 2010 ulteriori misure dirette a garantire un ulteriore finanziamento qualora al personale dipendente e convenzionato del SSN vengano riconosciuti con riferimento alla competenza 2010incrementi da rinnovo contrattuale superiori a quelli derivanti dal riconoscimento della indennità di vacanza contrattuale;
- a garantire nel bilancio pluriennale 2010-2012 ai fini del finanziamento dell'edilizia sanitaria ex art. 20 L. n. 67/88, in aggiunta ai 1.174 milioni di euro relativi all'anno 2009, 4.715 milioni di euro;
- ad ampliare lo spazio di programmabilità degli interventi previsti dal predetto art. 20 L. n. 67/88 elevandolo dagli attuali 23 miliardi di euro a 24 miliardi di euro, destinando tale incremento prioritariamente alle regioni che hanno esaurito le loro disponibilità attraverso la sottoscrizione di accordi. Sull'edilizia sanitaria Stato e regioni convengono sulla possibilità di utilizzare anche le risorse FAS di competenza regionale;
- a garantire, per l'anno 2010: a) un finanziamento pari a 400 milioni di euro per il Fondo per la non autosufficienza ex art. 1, comma 1264, L. n. 296/06; b) un incremento di 30 milioni di euro del Fondo nazionale per le politiche sociali nonché la separazione delle risorse assegnate all'Inps per la garanzia dei diritti soggettivi da quelle di competenza delle regioni.
Stato e regioni convengono che eventuali risparmi nella gestione del Servizio sanitario nazionale, effettuati dalle regioni, rimangano nella disponibilità delle regioni stesse.
3. Occorre rivisitare, potenziare e semplificare il meccanismo di "commissariamento" delle Regioni in disavanzo, ferme restando le funzioni del Tavolo di verifica degli adempimenti e del Comitato per la verifica dei LEA in materia di monitoraggio trimestrali e annuali e di verifica dell'attuazione dei Piani di rientro secondo un nuovo regolamento condiviso tra Stato e regioni.
4. All'esito della verifica relativa all'anno precedente, nel caso di disavanzo non coperto (in tutto o in parte), occorre confermare i vigenti automatismi (innalzamento aliquote IRPEF e lRAP), da potenziare con il blocco del turn-over e il divieto di effettuazione di spese non obbligatorie. Se lo scostamento (calcolato rispetto al finanziamento ordinario integrato delle entrate proprie effettive) è superiore al 5 per cento, ovvero inferiore al 5 per cento se gli automatismi fiscali o altre risorse di bilancio della regione non garantiscono con la quota libera la copertura integrale del disavanzo, scatta comunque l'obbligo di presentare un piano di rientro.
5. La regione ha l'obbligo di presentare entro il 30 giugno il piano di rientro. Il piano, elaborato con l'ausilio dell'AIFA e dell'AGENAS, è valutato da una Struttura tecnica di monitoraggio a composizione paritetica, presieduta da un ulteriore componente scelto di comune accordo, e dalla Conferenza Stato-regioni entro termini perentori. Il Consiglio dei Ministri accerta (anche nell'ipotesi in cui la Conferenza e la Struttura non abbiano trasmesso le proprie valutazioni) l'adeguatezza del piano di rientro:
- in caso di riscontro positivo, approva il piano e la regione inizia ad attuarlo;
- in caso di mancata presentazione o insufficienza del piano, la regione viene commissariata (il presidente della regione assume il ruolo di commissario ad acta per la redazione e per l'attuazione del piano) e scattano, oltre gli automatismi anzidetti (innalzamento aliquote IRPEF e IRAP, blocco del turn-over e divieto di effettuazione di spese non obbligatorie), ulteriori automatismi (sospensione dei trasferimenti erariali a carattere non obbligatorio; decadenza dei direttori generali delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere).
6. Nell'ipotesi di inadempimento del piano da parte della regione tenuta ad attuarlo, il Consiglio dei Ministri, sentite la Struttura tecnica di monitoraggio e la Conferenza Stato-regioni, che esprimono il proprio parere entro il termine perentorio di 15 giorni, diffida la regione interessata ad attuare il piano; in caso di perdurante inottemperanza, la regione viene commissariata (il presidente della regione assume le funzioni di commissario ad acta) e scattano tutti gli automatismi anzidetti.
7. Per i vigenti piani di rientro relativi alle regioni già commissariate resta fermo l'assetto della gestione commissariale vigente, salva la possibilità della Regione di presentare un nuovo piano ai sensi della nuova disciplina nonché la cessazione del commissariamento a seguito dell'approvazione del nuovo piano.
8. Nell'ambito dei piani di rientro, le regioni interessate da disavanzo possono utilizzare nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, d'intesa con il Governo, a copertura del debito, le risorse del FAS preordinate alla programmazione regionale o altri eventuali strumenti di ristrutturazione del debito compatibili con le esigenze di finanza pubblica. In particolare la singola Regione, d'intesa con lo Stato, può utilizzare una parte delle risorse originariamente destinate ai PAR del proprio territorio”.
 
(red/26.10.09)

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Regioni su mercato immobiliare

Conferenza Regioni Doc 22.10.09

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 22-23 ottobre ’09 ha approvato un documento sul mercato immobiliare. La posizione è stata adottata in relazione all’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Ambiente, territorio e la vori pubblici della Camera.
Il documento è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è:
Si riporta si seguito il testo integrale:
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
09/068/CR/C4
La questione abitativa è tornata ad essere, in questi ultimi anni, una vera e propria emergenza che investe tutto il Paese.
Infatti, soprattutto nelle grandi città, sono sempre più numerose le famiglie che incontrano estrema difficoltà nell’individuare una soluzione alloggiativa compatibile con la propria condizione economica.
Questa situazione di criticità non investe ormai, come in passato, solo le categorie emarginate, quali i disoccupati o i lavoratori precari, ma anche le “nuove povertà”, ovvero le famiglie monoreddito che si rivolgono al mercato privato della locazione chiedendo offerte economicamente sostenibili.     
Inoltre, la domanda “di prima casa” ha subito un incremento a causa di altri fattori: la maggiore mobilità nel mercato del lavoro, la continua riduzione delle dimensioni medie delle famiglie italiane, e, quindi, la consistente presenza di nuclei composti da una sola persona, nonchè l’accelerazione dei flussi migratori, che sta esercitando una forte pressione sul mercato delle locazioni a canone sociale e moderato.
Infine, sono emersi nuovi bisogni alloggiativi, espressi da particolari categorie sociali, quali anziani e studenti.
In particolare per gli anziani, come del resto per i portatori di handicap, è necessario realizzare sia residenze con peculiari caratteristiche, sia ricercare possibili soluzioni alternative che consentano la permanenza nell’alloggio di residenza combinata con forme di assistenza domiciliare.
Per gli studenti universitari, fortemente presenti in alcune città, è necessario intervenire sia con azioni di controllo sulle locazioni private sia con la realizzazione di alloggi tipologicamente adeguati, utilizzando al meglio le strutture edilizie esistenti, anche nei centri storici.
Queste crescenti esigenze possono essere soddisfatte dal sostegno pubblico, che, tuttavia, non è più in grado di fornire risposte adeguate, essenzialmente a causa della drastica riduzione delle risorse finanziarie impegnate e, di conseguenza, della forte diminuzione dell’offerta di alloggi sociali.   
Per circa venti anni, dal 1978 al 1998, il settore ha beneficiato di un flusso costante di finanziamenti, che ha consentito di realizzare un consistente patrimonio, sia di edilizia sociale che agevolata, con il quale si è dato un contributo determinante alla riduzione del fabbisogno abitativo.
Sono state costruite molte nuove abitazioni a canone sociale, è stata effettuata una costante manutenzione del patrimonio già esistente, sono stati realizzati programmi di riqualificazione urbana, specie nei centri storici, e si è potuto sostenere, con mutui agevolati, l’acquisto da parte dei privati della prima abitazione realizzata da imprese e cooperative.
Dal 1998, in ambigua concomitanza col trasferimento di competenze alle Regioni operato dal D.Lgsl. 112/98, è cessata la principale fonte di finanziamento delle politiche per la casa, il prelievo Gescal dalla busta paga dei lavoratori dipendenti, e tale circostanza è stata l’inizio di una crisi profonda per il settore, che da allora non è stato più oggetto di una programmazione organica, ma esclusivamente di sporadici e frammentari interventi. 
Per questo motivo le Regioni si sono più volte impegnate a realizzare una forte azione politica finalizzata ad aprire un costruttivo confronto con l’Amministrazione statale, al fine di poter affrontare e risolvere congiuntamente gli aspetti più urgenti del problema e poter individuare le modalità per ripristinare un canale di finanziamenti statali certi e costanti, pari almeno a 1,1 miliardi di euro l’anno, corrispondenti alla media di quanto è stato assegnato nel triennio 1995-97.
Segnali positivi in tal senso erano stati evidenziati con l’approvazione della Legge 9/07, che, pur nella indeterminatezza di azioni di rilancio del settore evidenziate dalle regioni, prevedeva comunque la convocazione di un “Tavolo di concertazione sulle politiche abitative”, propedeutico alla predisposizione di un Programma nazionale, con il quale dovevano essere delineati gli obiettivi e gli indirizzi di carattere generale, le proposte normative in materia fiscale, l’individuazione delle possibili misure dirette a favorire la continuità della cooperazione tra Stato, Regioni ed enti locali, nonchè la stima delle risorse finanziarie.  
Nel documento preparatorio all’avvio dei lavori del Tavolo, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni in data 29.3.2007, venivano individuati alcuni elementi che potevano divenire i contenuti qualificanti di una programmazione nazionale, concordata con le Regioni:      
Ø                   il rilancio del mercato delle locazioni, prevedendo, tra l’altro, nuove agevolazioni fiscali per rendere più appetibile la stipula dei contratti a canone concordato; 
Ø                   la ripresa degli interventi pubblici di edilizia sociale, al fine di ampliare il patrimonio a disposizione da assegnare alle famiglie in condizioni di bisogno;
Ø                   la revisione complessiva delle tematiche fiscali strettamente connesse con la “casa”;
Ø                   l’incremento della dotazione finanziaria per il Fondo nazionale per l’affitto di cui all’art. 11 della legge 431/98;
Ø                   il raccordo tra le politiche abitative e quelle per la città, per superare il degrado dei quartieri;
Ø                   l’approfondimento delle conoscenze del fabbisogno abitativo, dei nuovi fenomeni in atto e degli effetti prodotti da norme e programmi d’intervento, rilanciando il progetto di “Osservatorio nazionale sulla condizione abitativa” quale sintesi e raccordo degli “Osservatori regionali”. 
I temi focalizzati nel documento ripresi nella relazione finale del Tavolo, sono ancora attuali e possono costituire la base per sviluppare il confronto, nel rispetto dei ruoli costituzionalmente garantiti, che devono vedere lo Stato sempre più ispiratore di politiche generali e le Regioni competenti ad emanare leggi e predisporre programmi che favoriscano forme di intervento sempre più rispondenti ai bisogni territoriali e sociali specifici. Per questo motivo è stato visto positivamente l’accordo siglato tra il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Presidente della Conferenza delle Regioni in data 1.10.2008, con il quale si era concordato di attivare un tavolo per la definizione e la gestione del “Piano casa”, accordo che, purtroppo, sino ad oggi non ha avuto alcun seguito.
E’ evidente che una strategia organica destinata alla politica per la casa rappresenta ormai una vera e propria priorità nazionale, affinché il sistema pubblico non continui a fornire solo risposte episodiche, procedendo con interventi isolati e disomogenei, senza prospettive di lungo respiro e soprattutto non distolga per altri scopi le poche risorse che occasionalmente vengono messe a disposizione.
A tale proposito è opportuno ricordare quanto avvenuto con il fondo di 550 milioni di euro stanziati col D.L. 159/07, destinato alla predisposizione di un “Programma straordinario di interventi di edilizia sociale”.
L’opportunità era stata ritenuta valida anche dal Tavolo di confronto tra istituzioni, forze economiche e sociali di cui alla legge 9, in quanto, in breve tempo, si sarebbero potuti realizzare circa 12.000 nuovi alloggi in locazione a canone sociale.
Gli interventi previsti dovevano essere rapidamente cantierabili ed avevano la finalità di incrementare il patrimonio pubblico a disposizione per fornire una soluzione alloggiativa ai bisogni dei nuclei familiari colpiti da sfratto e socialmente deboli.
Il programma è stato approvato e, in molti casi, sono iniziati i lavori, ma, nel frattempo, con la legge 133/08, la relativa dotazione finanziaria è stata “requisita” e destinata ad un nuovo Piano casa nazionale, previsto dall’art. 11 della stessa legge.
A seguito del contenzioso aperto dalle Regioni, il Programma straordinario è stato poi rifinanziato, per ora con risorse più che dimezzate (200 milioni di euro) e, quindi, con evidenti notevoli problemi, legati alla necessità di selezionare esclusivamente gli interventi più urgenti, pur con l’impegno ribadito dal CIPE di ripristinare nel 2010 l’originario stanziamento. 
 
In questo quadro, anche il “Piano casa” della legge 133/08 si rivela insufficiente in quanto:
Ø                         non rappresenta un intervento pubblico di medio periodo, che individui, a seguito di approfondite valutazioni, gli obiettivi più necessari da raggiungere;
Ø                         dovrebbe essere finanziato con risorse economiche di gran lunga più consistenti di quelle previste;
Ø                         non si impegna in una politica urbanistica che consenta di reperire aree edificabili a costi compatibili per la locazione a canone sociale, bensì sembra favorire interventi in project financing che solo in parte possono soddisfare la realizzazione di “alloggi sociali” ai sensi del D.M. dell’aprile 2008 e che sovente presuppongono interventi non conformi alle previsioni dei PRG;
Ø                         si affida prevalentemente al partenariato pubblico-privato per la realizzazione degli interventi in locazione a canone moderato, ma non stanzia risorse statali per incrementare il patrimonio abitativo pubblico da destinare alle diverse forme di locazione, in particolare a quella a canone sociale (intervento che, al contrario, è stato da sempre considerato dalle Regioni come prioritario);
Ø                         non prevede l’utilizzo dello strumento fiscale quale possibile canale di finanziamento per alimentare le politiche abitative, almeno per la parte che è rivolta a soddisfare i bisogni minimi essenziali delle famiglie meno abbienti.
Da valutare con attenzione ed interesse è invece l’introduzione del Fondo immobiliare nazionale e del Sistema integrato con Fondi locali, a cui possono aderire investitori istituzionali di lungo termine, finalizzato alla valorizzazione e l’incremento dell’offerta abitativa in locazione. Una volta definita la disciplina e gli obiettivi del Fondo sarà possibile apprezzarne a pieno le potenzialità.
E’ evidente comunque che il Piano della 133/08 non rappresenti la risposta adeguata alla crisi che il settore della casa e dell’housing sociale attraversa. Le Regioni chiedono un’azione più incisiva, che affronti alla radice i problemi del bisogno abitativo, da concertare insieme in sede di Conferenza Unificata e che si fondi:
Ø                         sul ripristino di un canale di finanziamenti certi, da alimentare con continuità, con il quale poter realizzare una soddisfacente programmazione organica e pluriennale d’interventi da sviluppare nel rispetto delle specifiche competenze;
Ø                         l’incremento del patrimonio di edilizia sociale, l’unico in grado di dare risposta abitativa alle famiglie più bisognose, da gestire con criteri di efficienza ed economicità e secondo i principi del D.M. del 2008;
Ø                         il rilancio del mercato delle locazioni, prevedendo nuove agevolazioni fiscali che rendano più appetibile la stipula dei contratti di locazione a canone concordato;
Ø                         l’incremento delle risorse per il Fondo nazionale per l’affitto di cui all’art. 11 della Legge 431/98, ripristinando almeno la dotazione iniziale che è stata invece gradatamente erosa;
Ø                         il raccordo stretto tra gli interventi per la residenza e quelli per il miglioramento della qualità urbana delle città, anche attraverso il rafforzamento del partenariato pubblico-privato, al fine di superare le situazioni di degrado dei quartieri, garantendo anche maggiore sicurezza per i residenti;
Ø                         la valorizzazione del patrimonio pubblico che svolge funzione sociale insostituibile e che deve essere potenziato nonchè gestito con criteri di sostenibilità anche economica ed eventualmente alienato secondo le disposizioni stabilite dalle normative regionali.
Roma, 22 ottobre 2009
 
(red/26.10.09)

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Corte dei Conti: delibere su attività Marche, Emilia-Romagna e Provincia autonoma di Bolzano

In particolare si tratta:
·          Delibera n. 146 della Sezione regionale di controllo per le Marche
 
La Sezione regionale di controllo per le Marche ha approvato il referto sull'utilizzazione dei finanziamenti comunitari nella Regione per gli esercizi finanziari 2007-2008. Dall'indagine è risultato che, nel periodo di programmazione 2000-2006 che ha protratto parte dei propri effetti anche sui due esercizi finanziari. i progetti conclusi hanno raggiunto una percentuale di realizzazione del 92,7%.
Per l’Emilia Romagna la Sezione regionale riferisce gli esiti dei controlli svolti e sugli elementi conoscitivi acquisiti, osservando che, "fino ad oggi, le nove Amministrazioni provinciali (Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza Ravenna, Reggio Emilia, Rimini) e i 341 Comuni esistenti nella regione, hanno tutti rispettato le disposizioni di legge".
Infine la Sezione regionale di controllo per la Provincia autonoma di Bolzano ha effettuato l'indagine gestionale sugli organismi partecipati dagli enti locali per esercitare in forma mirata parte degli accertamenti previsti dalla legge finanziaria 2006.  
 
 
(red/26.10.09)

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Il 24 ottobre Marrazzo si è "autosospeso"

Rimetterà anche carica di "Commissario per la sanità"

(regioni.it) Il 24 ottobre 2009 il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha deciso di autosospendersi dall'incarico e di conferire la delega al vice presidente dopo la vicenda che lo ha visto coinvolto. A renderlo noto e' stato lo stesso Marrazzo, che in un comunicato ammette di aver commesso ''errori'' che ho tuttavia ''non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica e di governo”. “Ho detto la verità ai magistrati prima che l'intera vicenda fosse di pubblico dominio'', ha proseguito Marrazzo. ''L'inchiesta sta procedendo speditamente anche grazie a quelle dichiarazioni, che sono state improntate dall'inizio alla massima trasparenza. Si tratta di una vicenda personale in cui sono entrate in gioco mie debolezze inerenti alla mia sfera privata, e in cui ho sempre agito da solo”. Nella nota, Marrazzo dice di aver sempre “avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti più cari; gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica e di governo. Sono tuttavia consapevole che la situazione ha ora assunto un rilievo pubblico di tali dimensioni da rendere oggettivamente e soggettivamente inopportuna la mia permanenza alla guida della Regione, anche al fine di evitare nel giudizio dell'opinione pubblica la sovrapposizione tra la valutazione delle vicende personali e quella sull'esperienza politico-amministrativa”. Oltre ad autospendersi dalla carica, Marrazzo ha annunciato anche di voler rinunciare ''a ogni indennità e beneficio connessi'' e che ''in considerazione degli importanti provvedimenti di governo e legislativi che nell'immediato dovranno essere assunti, in virtù della particolare congiuntura economica e anche in relazione alle funzioni che svolgo in qualità di commissario di Governo, ho deciso di aprire un percorso che porti alle mie dimissioni dalla carica di presidente della Regione''. Il Presidente Marrazzo rimettera' anche la carica di commissario ad acta  per l'attuazione del piano di rientro del deficit sanitario  regionale. Marrazzo rimettera' questa delega al Governo visto  che la nomina del commissario e' di pertinenza dell'esecutivo. Marrazzo era stato nominato commissario per la sanita' il 4  luglio del 2008.

 

(red/26.10.09)
 

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Bolzano: referendum senza quorum

Durnwalder: proposte di legge poco chiare

(regioni.it) Bocciati dal quorum i cinque referendum propositivi in Alto Adige. L'affluenza alla urne ha superato il 38% su un quorum del 40%: La maggioranza ha votato si' ai quesiti, che vanno da una legge per limitare le case popolari agli extracomunitari, ad un'altra contro quella che i promotori chiamano la 'svendita' del patrimonio edilizio ai non autoctoni, a due norme sui referendum stessi e ad una legge contro il finanziamento pubblico all'aeroporto di Bolzano.
Il presidente Luis Durnwalder ha detto che il voto e' un ''segnale di stabilita' '', ma ha dovuto concedere ai promotori l'onore delle armi, ammettendo che le materie oggetto dei quesiti dovranno comunque essere approfondite dall'esecutivo.
''Il risultato dei referendum e' un segnale che invita ad intensificare la discussione pubblica ma dimostra anche che gli altoatesini sono per la stabilita' e la continuita' '': lo sottolinea il presidente della Provincia Luis Durnwalder.
  ''I cittadini non sono si sono lasciati coinvolgere da proposte di legge poco chiare e non sufficientemente coordinate'', sottolinea il presidente Durnwalder appreso l'esito dei cinque referendum provinciali che non hanno raggiunto il quorum del 40%. Durnwalder sottolinea che, se da un lato per i promotori si puo' trattare comunque di un buon successo, dall'altro ''la popolazione ha scelto la stabilita' e la continuita' di una amministrazione della nostra provincia che sinora ha portato buoni risultati per tutti i cittadini.'' 
L'esito della consultazione e la partecipazione, conclude Durnwalder, ''rappresentano pero' per le forze politiche e di governo un richiamo ad approfondire la discussione pubblica, nel solco di una gestione consolidata dell'autonomia e delle sue risorse''. 


Ecco i risultati dei referendum propositivi svoltisi ieri. Nessuno dei quesiti ha raggiunto il quorum necessario del 40%.
   Quesito numero 1 sulla precedenza alla popolazione locale per le case popolari: 
Si' 82,6% - No 17,4%.
   Quesito numero 2 contro la 'svendita' del patrimonio edilizio: 
Si' 80,9% - No 19,1%.
   Quesito numero 3 su modifiche all'istituto dei referendum:
Si' 71,7% - No 28,3%.
   Quesito numero 4 sulla democrazia diretta: 
Si' 83,2% - No
16,8%.
   Quesito numero 5 contro il finanziamento pubblico all'aeroporto di Bolzano: 
Si' 81,0% - No 19,0%.
 
(red/26.10.09)

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Friuli: in diretta tv le sedute del Consiglio

(regioni.it) Le sedute d'Aula del Consiglio regionale del Friuli Venezia  Giulia: saranno trasmesse in diretta televisiva : L’opportunità è stata offerta dalla Rai regionale che, per tre mesi, proporrà i lavori sulla Terza Rete bis. La trasmissione sarà visibile a partire dalla prossima  seduta d'Aula (in calendario il 27, 28 e 29 ottobre) nelle  province di Trieste e Gorizia, interesserà le tre frequenze 40  Trieste - Belvedere (orizzontale), la 64 Muggia (verticale) e la  69 Gorizia-San Michele (verticale).
 “La sperimentazione - ha spiegato il Presidente del Consiglio, Edouard Ballaman - rientra nella Convenzione firmata  tra Rai e Regione il 20 aprile scorso e che si propone di realizzare anche delle iniziative di promozione e diffusione delle attività istituzionali''. Secondo Ballaman, ''l'obiettivo dell'iniziativa e' dare ancor  più trasparenza ai lavori del Consiglio, per avvicinare e guardare nella maniera il più obiettiva possibile il nostro lavoro”.''Con il passaggio al digitale nel 2010 - ha spiegato Roberto  Collini, direttore della sede regionale della Rai - ci potrà essere la possibilità di estendere il segnale a tutta la Regione''. Per il Presidente del Corecom (Comitato regionale per al  comunicazione), Paolo Francia, si tratta di ''un passo in avanti molto importante che consentirà ai cittadini di avere una visione diretta dei lavori''. La diretta, secondo Francia, 'responsabilizzerà i consiglieri. L'auspicio e' che domani, con il passaggio al digitale - ha concluso - ci siano emittenti dedicate a questo tipo di servizio''.
 
(red/26.10.09)
Regioni.it
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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